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Archivio mensile:gennaio 2013

“Essere santi” con Paolo

 

“Essere santi” con Paolo

Chi sono i «santi» ai quali si rivolge l’Apostolo? (1Tm)

ROMA, giovedì, 29 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito un articolo a firma di don Carlo Cibien, dottore in teologia con specializzazione in sacramentaria, apparso sul numero di novembre di Paulus, dedicato alla Prima lettera a Timoteo e al tema “Paolo l’organizzatore”.

* * *

La fede dell’apostolo Paolo ha radici profonde nella fede secolare del popolo d’Israele. Quando ci si interroga sulla sua idea di “santità” occorre dunque ripercorrere, almeno a grandi linee, la strada intrapresa dall’Apostolo.

Dio solo è “il Santo”

Il comando del Signore, introdotto in Levitico 11,44: «Santificatevi e siate santi perché io sono santo» è poi ribadito nel cosiddetto “Codice di santità”: «Parla a tutta la comunità dei figli d’Israele e di’ loro: Siate santi, perché santo sono io, il Signore Dio vostro. Ognuno di voi abbia riverenza per sua madre e suo padre e osservate i miei sabati. Io sono il Signore Dio vostro» (Lv 19,2-3). Qualche commentatore si trova imbarazzato di fronte a questo particolare ordine (madre, padre, sabato). Forse gli sfugge che nel brano ci sono, ma in ordine crescente, le tre componenti essenziali della legge di Dio: Dio stesso; il sabato, come spazio cosmico in cui gli uomini s’incontrano con Dio; i genitori: madre e padre, come datori di vita ed educatori alla pratica del sabato e dunque al rapporto con Dio, e come educatori al rapporto con gli altri uomini e con la società nella storia. Quella indicata dal codice di Levitico 19 è dunque una santità densa: la santità che viene da Dio e che Dio chiede al suo popolo, una santità olistica, che investe ogni aspetto della vita. Santità presente e santità futura Nel Nuovo Testamento il plurale “santi” – mentre al singolare è usato solo per Dio – appare nella descrizione della risurrezione di Gesù: «Le tombe si aprirono e molti corpi dei santi che vi giacevano risuscitarono. Infatti, dopo la risurrezione di lui uscirono dalle tombe, entrarono nella città santa e apparvero a molti» (Mt 27,52-53). E quindi nelle descrizioni della parusìa: «Il Signore […] confermi i vostri cuori irreprensibili nella santità davanti a Dio nostro Padre, nella venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi» (1Ts 3,13), assimilando così i santi agli angeli, che nella tradizione giudaica fanno corona al Signore nel giorno della sua venuta (cfr. Zc 14,5). Anche in questo caso la santità è un termine di unione tra Dio e gli uomini e tra il mondo presente e quello futuro. Potremmo allora collegare alla santità quella definizione che san Tommaso dava della grazia: Gratia nihil aliud est quam quaedam inchoatio gloriae in nobis (STh II-II, q 24, a 3, ad 3), la grazia è il canale che alimenta costantemente la nostra santificazione, fino alla glorificazione in Cristo.

Paolo “strumento” di santificazione

Su questi ambiti di santità Paolo innesterà la nuova situazione che si è venuta a creare per l’umanità con l’incarnazione del Cristo e con tutti quegli eventi teantropici – cioè divino-umani – che hanno costituito poi il kérygma primitivo. Con l’incarnazione di Cristo, Dio dice una parola nuova sull’umanità, una sorta di “nuova creazione”. La comunità dei “cristiani” (cfr. At 11,26) sarà dunque identificata come comunità di santi. Anania, in dialettica con il Signore circa Saulo, dice: «Ho udito molti parlare di quest’uomo e di quanto male ha fatto ai tuoi santi in Gerusalemme» (At 9,13). E la stessa espressione sarà usata da Paolo nel suo discorso di difesa di fronte al re Agrippa (cfr. At 26,10) quando chiamerà in causa il compimento della promessa fatta da Dio ai padri (At 26,6-8) ed evocherà il suo incontro con il Cristo (At 26,13) che gli dice: «Ti libererò dal popolo e dai pagani, ai quali io ti mando, per aprire loro gli occhi perché si convertano dalle tenebre alla luce e […] ottengano la remissione dei peccati e abbiano l’eredità tra i santificati per la fede in me» (At 17-18). Il “motore” di questa santificazione è subito precisato da Paolo: «Con l’aiuto di Dio fino a questo giorno io ho continuato a rendere testimonianza agli umili e ai potenti, non dicendo nient’altro se non ciò che i profeti e Mosè dissero che doveva avvenire, che il Cristo doveva soffrire e che, risuscitato per primo da morte, avrebbe annunciato la luce al popolo e ai pagani» (At 26,22-23). E quando Agrippa lo riprende con ironia – «Ancora un poco e mi persuadi a farmi cristiano» –, Paolo è pronto a rispondergli: «O poco o molto, Dio volesse che non solo tu, ma anche tutti quelli che oggi mi ascoltano diveniste come io sono, all’infuori di queste catene» (At 26,28-29).

I cristiani: comunità di santi

Paolo è cosciente di non diffondere un messaggio estraneo alla storia del popolo eletto: quel comando contenuto nel Levitico, ora si realizza, ma in un modo nuovo. Paolo non si distacca dal suo passato, non rinnega le proprie radici. Semplicemente è invitato a non fissarsi sulle posizioni raggiunte e lascia che Dio compia in lui il suo disegno: «Per grazia di Dio – dice in 1Corinzi 15,10 – sono quello che sono, e la sua grazia in me non fu vana; anzi, ho faticato più di tutti loro, non io invero, ma la grazia di Dio». Le comunità a cui sono indirizzate le lettere paoline sono spesso chiamate “santi” (Ef 1,4; Col 1,2; 1Cor 1,2; 2Cor 1,1; Rm 1,7). Nella Lettera ai Romani, espressione della maturità, l’Apostolo scrive: «Paolo, servo di Gesù Cristo, chiamato apostolo, consacrato al vangelo di Dio […] a tutti coloro che si trovano in Roma, amati da Dio, chiamati santi». Quindi descrive il proprio mandato: «Per mezzo di Gesù Cristo abbiamo ricevuto la grazia e la missione apostolica per portare all’obbedienza della fede tutti i gentili a gloria del suo nome, tra i quali siete anche voi, chiamati da Gesù Cristo»; non senza averne spiegato i contenuti: «Vangelo che egli aveva preannunciato per mezzo dei suoi profeti negli scritti sacri riguardo al Figlio suo, nato dalla stirpe di Davide secondo la natura umana, costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santificazione mediante la risurrezione dai morti: Gesù Cristo Signore nostro». Come dirà in seguito: «Lo Spirito di Colui che risuscitò Gesù da morte abita in voi, Colui che risuscitò da morte Cristo Gesù darà la vita anche ai vostri corpi mortali, in forza dello Spirito che abita in voi» (Rm 8,11). Questa santità si concretizza in un “comportamento santo” molto concreto. Ad esso Paolo richiama a più riprese le sue comunità, spronandole alla carità verso la “comunità santa” per speciale vocazione: «Ora mi metto in viaggio verso Gerusalemme per rendere un servizio ai santi. È parso bene, infatti, alla Macedonia e all’Acaia, di fare una colletta per i poveri che si trovano tra i santi in Gerusalemme. È parso loro bene, poiché sono anche debitori verso di essi. Se, infatti, i gentili sono venuti a far parte dei beni spirituali, devono rendere loro un servizio sacro [= liturgia] nelle loro necessità materiali» (Rm 15,25-27).
Nell’indirizzo della 1Corinzi, Paolo sinteticamente scrive: «Paolo […] alla chiesa di Dio che è a Corinto, ai santificati in Cristo Gesù, chiamati ad essere santi con tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, nostro e loro». Egli esprime così le due modalità di santificazione: il cristiano è già oggettivamente santificato in Cristo Gesù, ma deve corrispondere soggettivamente rispondendo lungo tutta la sua vita alla chiamata alla santità. Tra l’azione oggettiva di Dio e la santità parusiaca in Cristo, si colloca dunque l’azione libera di ogni persona/comunità che risponde singolarmente/ comunitariamente al Padre, in Cristo, nello Spirito. Tale impegno è costante e investe ogni momento della vita, anche nel caso di valutazioni e giudizi: «Vi è tra di voi chi, avendo una questione con un altro, ha l’ardire di farsi giudicare dagli ingiusti anziché dai santi?». Ma anche in questo caso, la santità in Cristo lega il mondo terreno a quello celeste: «O non sapete che i santi giudicheranno il mondo? […] Non sapete che giudicheremo gli angeli?» (1Cor 6,1ss.). Paolo quindi conclude: «O non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? […] E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio!» (1Cor 6,9-11).

Carlo Cibien

 
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Pubblicato da su 27 gennaio 2013 in Uncategorized

 

PREGHIERE ALLA VERGINE MARIA RIPERCORRENDO LA SUA VITA DI MADRE DI FAMIGLIA

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L’ADOLESCENZA DEL FIGLIO

I figli crescono. Anche il tuo Gesù cresceva.
I tanti perché dell’infanzia diminuivano.
Cominciava a pensare e tu pensavi con lui.
Quanti momenti, in silenzio, saranno passati, guardandovi solo negli occhi!
Lo ammiravi nelle sue fattezze di bimbo che scomparivano.
Lo sentivi più grande tra le tue braccia.
Contemplavi la grandezza di Dio nascosta in quel ragazzo che sembrava prendere coscienza del mondo da lui creato.
Cresceva in sapienza, quella sapienza che Dio aveva infuso in te, insieme alla Grazia.
Giorno per giorno la trasmettevi a Lui esternamente.
Correvano i giorni, correvano gli anni, non facevi a tempo a seguire quel corpo preso da te che si perfezionava come uomo tra gli uomini.
Il tuo affetto non diminuiva. L’affetto di una mamma non tramonta mai.
La vocina di bimbo, diventava Parola.
Nella famiglia cresceva, emergeva, tra la tua e quella di Giuseppe e in te aumentava il silenzio, incantata.

O Maria, madre di famiglia, facci essere ammirati dei figli che crescono!

 
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Pubblicato da su 18 gennaio 2013 in Uncategorized

 

Preghiera per far crescere e purificare la fede (Papa, Paolo VI)

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Signore, io credo; io voglio credere in Te.  

O Signore, fa’ che la mia fede sia piena, senza riserve, e che essa penetri nel mio pensiero, nel mio modo di giudicare le cose divine e le cose umane.  

O Signore, fa’ che la mia fede sia libera: cioè abbia il concorso personale della mia adesione, accetti le rinunce e i doveri ch’essa comporta e che esprima l’apice decisivo della personalità: credo in Te, o Signore. 

O Signore, fa’ che la mia fede sia certa; certa d’una esteriore congruenza di prove e di un’interiore testimonianza dello Spirito Santo, certa d’una sua luce rassicurante, d’una sua conclusione pacificante, d’una sua assimilazione riposante.  

O Signore, fa’ che la mia fede sia forte, non tema la contrarietà dei problemi, onde è piena l’esperienza della nostra vita avida di luce, non tema le avver­sità di chi la discute, la impugna, la rifiuta, la nega; ma si rinsaldi, nell’ultima prova della prova della tua verità, resista alla fatica della critica, si corrobori nella affermazione continua sormontante le difficoltà dialettiche e spirituali, in cui si svolge la nostra temporale esistenza.  

O Signore, fa’ che la mia fede sia gioiosa e dia pace e letizia al mio spirito, e lo abiliti all’orazione con Dio e alla conversazione con gli uomini, così che irradi nel colloquio sacro e profano l’interiore beatitudine del suo fortunato possesso.  

O Signore, fa’ che la mia fede sia operosa e dia alla carità le ragioni della sua espansione morale, così che sia vera amicizia con Te e sia di Te nelle opere, nelle sofferenze, nell’attesa della rivelazione finale, una continua ricerca, una continua testimo­nianza, un alimento continuo di speranza.  

O Signore, fa’ che la mia fede sia umile e non pre­suma fondarsi sull’esperienza del mio pensiero e del mio sentimento; ma si arrenda alla testimonianza dello Spirito Santo, e non abbia altra migliore garanzia che nella docilità alla Tradizione e all’autorità del magistero della Santa Chiesa.  

Amen.

 
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Pubblicato da su 12 gennaio 2013 in Uncategorized

 

Natale dei Magi

RE MAGI

Fra i personaggi del Natale ce ne sono tre che il racconto evangelico ci presenta con un’aura

di particolare fascino e di mistero: i Magi. “Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re

Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: ‘Dov’è colui che è nato, il

re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo’” (Matteo 2,1s). In

questi uomini venuti da lontano, pellegrini nella notte guidati da una stella, mi sembra sia possibile

vedere la ricerca del nostro cuore inquieto: essi ci rappresentano tutti, o almeno coloro fra noi che

sono disposti a vivere l’esistenza non come resa all’evidenza finale della morte, ma come esodo,

cammino verso la luce che viene dall’alto. E questo riguarda non solo chi crede, ma anche chi cerca

non avendo il dono della fede: il cosiddetto ateo, quando lo è non per semplice qualificazione

esteriore, ma per le sofferenze di una vita che lotta con Dio senza riuscire a credere in Lui, vive in

una condizione di vera ricerca, di viva e spesso dolorosa attesa. Il non credente pensoso, come il

credente non negligente, è qualcuno che lotta con Dio: proprio così alla ricerca della verità,

pellegrino nella notte, attratto e inquietato da una misteriosa stella. L’essere umano è un

“mendicante del cielo” (Jacques Maritain), cercatore di un senso, che dia dignità e bellezza al vivere

e al morire. Tentazione è sentirsi arrivati, non più esuli in questo mondo, possessori di un oggi che

vorrebbe arrestare la fatica del viaggio. “L’esilio di Israele – afferma un detto rabbinico – cominciò

il giorno in cui Israele non soffrì più del fatto di essere in esilio”. L’esilio è di chi ha dimenticato la

meta e si è “accasato” nella mediocrità della scena che passa.

Se i Magi rappresentano l’uomo alla ricerca di Dio, la stella che li guida e il Bambino cui

essa li conduce ci mostrano un Dio alla ricerca dell’uomo. Dio viene nelle nostre esistenze, nel

nostro dolore e nella nostra gioia: si fa compagno di strada del nostro impegno, della nostra attesa,

dei nostri problemi. Maestro del desiderio, Dio è colui che dandosi si nasconde allo sguardo e,

rapendoci il cuore, si offre sempre nuovo e lontano: il Dio rivelato e nascosto! Proprio così, è il Dio

vicino, che sostiene la nostra stanchezza, alimenta la nostra speranza, condivide il desiderio e

l’impegno per gli altri, soprattutto per i più deboli e i più poveri. La Parola viene ad abitare fra noi,

affinché nessuno si senta più solo e i nostri gesti di fede e d’amore la rivelino a chi ancora non l’ha

incontrata: il Verbo si fa carne affinché diventiamo noi stessi il riposo della Parola, dove essa si

lascia custodire e dire, come nel grembo verginale della Donna che ha detto “sì” al mistero

dell’avvento, per dare vita e speranza ai cuori spezzati, per suscitare energie e futuro in chi è

chiamato a farsi protagonista del domani: “Anche i giovani faticano e si stancano, gli adulti

inciampano e cadono; ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile,

corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi” (Isaia 40,30s).

Pellegrini nella notte, guidati dalla stella, i Magi hanno riconosciuto nel Bambino il dono

della verità, la luce che salva: lo hanno adorato. In questo atto di adorazione il cercatore è raggiunto

dallo sguardo del Dio che ha avuto tempo per l’uomo. È l’incontro, è la fede: lotta, agonia, non

riposo di un possesso tranquillo. Dio è fuoco divorante, il Dio vivente, non il “Deus mortuus” o

“otiosus”. Perciò Pascal affermava che Cristo sarà in agonia fino alla fine del tempo: quest’agonia è

la lotta di credere, di sperare e di amare, la lotta del discepolo con Dio! L’aver conosciuto il Signore

non esimerà nessuno dal cercare sempre più la luce del Suo Volto, accenderà anzi sempre più la sete

dell’attesa. Il credente è un cercatore di Dio, sulle cui labbra risuonerà la struggente invocazione del

Salmista: “Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto” (Salmo 27,8s). Anche così

la fede è resa e abbandono, approdo di bellezza e di pace: la bellezza dell’Uomo dei dolori,

dell’amore crocifisso, della vita donata. L’adorazione dei Magi non è, allora, assenza di scandalo,

ma presenza di un più forte amore: la fede non è risposta tranquilla alle nostre domande, ma sovversione, ricerca del Volto amato, consegna al Dio rivelato e nascosto. Il sì del Natale dei Magi

lo ha espresso Kierkegaard con queste parole: “Nessuno può scegliere per te oppure in senso ultimo

e decisivo può consigliarti riguardo all’unica cosa importante, l’affare della tua salvezza… Soli!

Poiché quando hai scelto, troverai certamente dei compagni di viaggio, ma nel momento decisivo e

ogni volta che c’è pericolo di vita, sarai solo” (Vangelo delle sofferenze). Quella scelta, quell’ora,

non altrove, ma qui, non di fronte ai paradisi artificiali, ma davanti alle sfide e alle contraddizioni

del nostro presente, è il vero Natale. Quello che auguro a ognuno di noi.

(Bruno Forte Arcivescovo di Chieti-Vasto)

Preghiera ai Santi Re Magi

O perfettissimi adoratori del neonato Messia,
Santi Magi, veri modelli del cristiano coraggio,
che nulla vi sgomentò del gravoso viaggio
e che prontamente al segno della stella
seguiste le divine aspirazioni,
ottenete a noi tutti la grazia che a vostra imitazione
s’abbia sempre di andare a Gesù Cristo
e di adorarlo con viva fede quando entriamo nella sua casa,
e gli offriamo continuamente l’oro della carità,
l’incenso dell’orazione, la mirra della penitenza,
e non decliniamo giammai dalla strada della santità,
che Gesù ci ha insegnato così bene col proprio esempio,
prima ancora che con le proprie lezioni;
e fate, o Santi Magi, che ci si possa meritare dal Divin Redentore
le sue elette benedizioni qui sulla terra
ed il possedimento poi della gloria eterna.
Così sia.

Tre Gloria.

 
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Pubblicato da su 6 gennaio 2013 in Uncategorized

 

MESSAGGIO DELLA MADONNA di MEDJUGORJE del 2 GENNAIO 2013

 

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“Cari figli, con molto amore e pazienza, cerco di rendere i vostri cuori simili al mio Cuore. Cerco di insegnarvi, col mio esempio, l’umiltà, la sapienza e l’amore, perché ho bisogno di voi, non posso senza di voi, figli miei. Secondo la volontà di Dio vi scelgo, secondo la sua forza vi rinvigorisco. Perciò, figli miei, non abbiate paura di aprirmi i vostri cuori. Io li darò a mio Figlio ed Egli, in cambio, vi donerà la pace divina. Voi lo porterete a tutti coloro che incontrate, testimonierete l’amore di Dio con la vita e, tramite voi stessi, donerete mio Figlio. Attraverso la riconciliazione, il digiuno e la preghiera, io vi guiderò. Immenso è il mio amore. Non abbiate paura! Figli miei, pregate per i pastori. Che le vostre labbra siano chiuse ad ogni condanna, perché non dimenticate: mio Figlio li ha scelti, e solo Lui ha il diritto di giudicare. Vi ringrazio”.

 
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Pubblicato da su 2 gennaio 2013 in Uncategorized

 

Ci alzeremo in piedi

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Anche  in questo nuovo Anno iniziamo con una preghiera di Giovanni Paolo II

Ci alzeremo in piedi

Ci alzeremo in piedi ogni volta che
la vita umana viene minacciata…

Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita
viene attaccata prima della nascita

Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha
l’autorità di distruggere la vita non nata…

Ci alzeremo quando un bambino viene visto
come un peso
o solo come un mezzo per soddisfare un’emozione
e grideremo che ogni bambino
è un dono unico e irripetibile di Dio…

Ci alzeremo quando l’istituzione del matrimonio
viene abbandonata all’egoismo umano…
e affermeremo l’indissolubilità del vincolo coniugale…

Ci alzeremo quando il valore della famiglia
è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche…
e riaffermeremo che la famiglia è necessaria
non solo per il bene dell’individuo
ma anche per quello della società…

Ci alzeremo quando la libertà
viene usata per dominare i deboli,
per dissipare le risorse naturali e l’energia
e per negare i bisogni fondamentali alle persone
e reclameremo giustizia…

Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti
vengono abbandonati in solitudine
e proclameremo che essi sono degni di amore,
di cura e di rispetto.

 

 
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Pubblicato da su 1 gennaio 2013 in Uncategorized