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SOLENNITA DI TUTTI I SANTI

01 Nov

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio (Mt 5,8)

Celebrare la solennità di tutti i santi ci porta a riflettere su tre aspetti della santità: è comprensibile che il nostro pensiero e la nostra meditazione si rivolga anzitutto, in questo giorno, ai fratelli e le sorelle che “glorificano in eterno il nome di Dio” (Prefazio del giorno) e che la Chiesa addita a noi come modelli e compagni nel cammino dell’esistenza, canonizzando uomini e donne, chierici e laici, religiose e religiose che con le loro manifeste virtù hanno vissuto il Vangelo di Gesù Cristo nella loro esistenza.
Tuttavia, il libro dell’Apocalisse che oggi viene letto al capitolo 7, ci descrive la scena di un coro maestoso e sconfinato, di una “moltitudine immensa che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza popolo e lingua” (7,9). I confini della santità, dunque, non sono identificabili strettamente entro la cerchia, seppure ampia, di quanti vengono canonizzati ed elevati agli onori degli altari. A questa santità “ufficiale” si affianca la santità “quotidiana” descritta dal brano evangelico delle beatitudini: essa si incarna in tutti quelli che vivono già ora secondo la mentalità del Vangelo e sanno morire a se stessi per guadagnare il regno dei cieli. Questa santità è comune a tutti i battezzati i quali, in virtù del sacramento che hanno ricevuto, sono associati alla morte e alla risurrezione del Signore.
Nessuno è escluso da questa vocazione comune che la costituzione dogmatica sulla Chiesa del Concilio Vaticano II, Lumen gentium, così esprime: “Il Signore Gesù, maestro e modello divino di ogni perfezione, a tutti e a ciascuno dei suoi discepoli di qualsiasi condizione ha predicato quella santità di vita, di cui egli stesso è autore e perfezionatore: «Siate dunque perfetti come è perfetto il vostro Padre celeste» (Mt 5,48)… I seguaci di Cristo, chiamati da Dio, non a titolo delle loro opere, ma a titolo del suo disegno e della grazia, giustificati in Gesù nostro Signore, nel battesimo della fede sono stati fatti veramente figli di Dio e compartecipi della natura divina, e perciò realmente santi” (LG 40).
È ancora il libro dell’Apocalisse, infine, a suggerirci la terza ed ultima riflessione sulla liturgia odierna. Nel dialogo mistico che intercorre tra l’autore del testo sacro e il vegliardo che incontra, quest’ultimo afferma che la moltitudine appena vista è formata da coloro che “vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello” (Ap 7, 14).
Il candore delle vesti, segno esteriore della santità che caratterizza il popolo santo è una conseguenza dell’aver lavato le proprie vesti nel sangue dell’Agnello. Questa espressione chiarisce, dunque, qual è l’origine della santità che l’uomo non può donarsi da sé, ma che può solo accogliere quale dono da parte di Dio. La santità, in altri termini, ci è donata solo in virtù della nostra partecipazione al mistero di Gesù Cristo, l’Agnello immolato e risorto mediante il cui sangue siamo stati resi santi.
È forte qui il richiamo alla narrazione del Libro dell’Esodo del sangue dell’agnello posto sugli architravi delle porte perché l’angelo distruttore passasse oltre e non uccidesse i primogeniti degli Israeliti. Il nuovo Agnello santificatore è Cristo stesso e per mezzo del suo sangue la Chiesa è resa santa, immacolata.
Celebrare la solennità di tutti i santi è sì, dunque, celebrazione della Chiesa trionfante che già gode della visione di Dio, ma è anche celebrazione della Chiesa peregrinante quella fatta dagli uomini di buona volontà che nella loro vita vivono e testimoniano le beatitudini evangeliche.
Tutti insieme, “avvolti in bianche vesti ed attraversato il Mar Rosso cantiamo a Cristo Signore” (Inno dei II Vespri di Pasqua).

SANTI SIAMO ANCHE NOI

Chiamati a seguire l’Agnello immolato e risorto,
povero, casto e obbediente
noi ti lodiamo e benediciamo, Padre.
Rigenerati alla speranza
per costruire un mondo di Pace;
illuminati dalla fede siamo tuoi figli ed eredi.
santi perché tu sei Santo, liberi e senza malizia;
fortificati dalla carità ci amiamo di vero cuore.
Pietre viventi e preziose poste sulla pietra angolare,
veniamo costruiti dallo Spirito
per formare il tempio di Dio.
Ci siamo accostati al Pastore
che guida le anime nostre;
seguiamo le orme di Cristo
nel perdono e nella pazienza;
Fra le persecuzioni del mondo
e le consolazioni di Dio
viviamo come fratelli, portando coraggio e speranza.
Secondo la grazia che hai dato viviamo in santa letizia
benedicendo chi ci insulta e dando pace a chi ci incontra.
Il nostro futuro é la gloria, la luce del sole dall’Alto
che splende nel cuore dei poveri e dona pace a ogni uomo.
Amen.

 
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Pubblicato da su 1 novembre 2012 in Uncategorized

 

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