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Archivio mensile:ottobre 2012

MESSAGGIO DA MEDJUGORJE DEL 25 OTTOBRE 2012

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Cari figli! Anche oggi vi invito a pregare per le mie intenzioni. Rinnovate il digiuno e la preghiera perché satana è astuto e attira molti cuori al peccato e alla perdizione. Io vi invito figlioli alla santità e a vivere nella grazia. Adorate mio Figlio affinché Lui vi colmi con la Sua pace e il Suo amore ai quali anelate. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.
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Pubblicato da su 25 ottobre 2012 in Uncategorized

 

IL DONO DELLO STUPORE…

Fa’, o Signore,
che non perda mai
il senso del sorprendente.
Concedimi il dono dello stupore!
Donami occhi rispettosi del tuo creato,
occhi attenti, occhi riconoscenti.
Signore, insegnami a fermarmi:
l’anima vive di pause;
insegnami a tacere:
solo nel silenzio si può capire
ciò che è stato concepito in silenzio.

Ovunque hai scritto lettere:
fa’ che sappia leggere
la tua firma dolce
nell’erba dell’aiuola pettinata,
la tua firma forte
nell’acqua del mare agitata.

 Hai lasciato le tue impronte digitali:
fa’ che sappia vederle
nei puntini delle coccinelle,
nel brillìo delle stelle.
Tutto è tempio,
tutto è altare!

Rendimi, Signore,
disponibile alle sorprese:
comprenderò
la liturgia pura del sole,
la liturgia mite del fiore;
sentirò che c’è un filo conduttore
in tutte le cose……e salirà
il voltaggio dell’anima.
Amen!!

 
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Pubblicato da su 20 ottobre 2012 in Uncategorized

 

NON POSSO DIMENTICARMI DI TE!

Signore, mi ricordo di tutto,
non posso dimenticarmi di te,
della tua tenerezza.
Aprimi al tuo silenzio,
tutto ciò che ho dimenticato
sussurralo al mio orecchio.
Non vorresti confidarmi
ciò che mi rende fedele a te;
non vuoi che la mia carne
ritrovi il ricordo
della tua mano stretta nella mia?
Nel più profondo di me incidi
con tutto il tuo fuoco
la meraviglia del tuo amore, della tua gloria.
Allora la mia vita si risveglierà
e il mio amore saprà ricordarsi,
e vedrai tutto il mio essere
ardere della Parola di gioia
e correre davanti ai fratelli
per cantare il suo Signore
e lodare il mio Dio!

( PIERRE GRIOLET )

 
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Pubblicato da su 18 ottobre 2012 in Uncategorized

 

La porta della fede

LETTERA APOSTOLICA:

PORTA FIDEI 

DEL SOMMO PONTEFICE  BENEDETTO XVI

CON LA QUALE SI INDICE L’ANNO DELLA FEDE

1. La “porta della fede” (cfr At 14,27) che introduce alla vita di comunione con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa è sempre aperta per noi. E’ possibile oltrepassare quella soglia quando la Parola di Dio viene annunciata e il cuore si lascia plasmare dalla grazia che trasforma. Attraversare quella porta comporta immettersi in un cammino che dura tutta la vita. Esso inizia con il Battesimo (cfr Rm 6, 4), mediante il quale possiamo chiamare Dio con il nome di Padre, e si conclude con il passaggio attraverso la morte alla vita eterna, frutto della risurrezione del Signore Gesù che, con il dono dello Spirito Santo, ha voluto coinvolgere nella sua stessa gloria quanti credono in Lui (cfr Gv 17,22). Professare la fede nella Trinità – Padre, Figlio e Spirito Santo – equivale a credere in un solo Dio che è Amore (cfr 1Gv 4,8): il Padre, che nella pienezza del tempo ha inviato suo Figlio per la nostra salvezza; Gesù Cristo, che nel mistero della sua morte e risurrezione ha redento il mondo; lo Spirito Santo, che conduce la Chiesa attraverso i secoli nell’attesa del ritorno glorioso del Signore.

 

“Viver d’Amore è, mentre Gesù dorme, trovar riposo sui tempestosi flutti. Non temere, Signor, che io ti svegli! In pace attendo il celeste approdo. Presto la Fede squarcerà il suo velo”

(Santa Teresa del Bambin Gesù)

 
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Pubblicato da su 11 ottobre 2012 in Uncategorized

 

Una sola Messa all’anno…..

 

UN SEGRETO SU MEDJUGORJE..

Una sola Messa all’anno…..

Molti ignorano un fatto magnifico e stupefacente della storia di Medjugorje. Sono felice di poterla condividere con voi oggi, perché è direttamente collegata alla domenica della Divina Misericordia! I turchi hanno dominato nel paese per più di quattro secoli (dal 1263 al 1873). A quell’epoca, i cristiani erano molto perseguitati ed erano costretti a convertirsi all’Islam. Secondo l’emissario del Papa, Peter Masarecchi, fra 40 e 50.000 cattolici croati della Bosnia centrale, furono obbligati a convertirsi all’Islam nel 1624 (questo è il motivo della presenza di musulmani nel paese, che in effetti sono degli “ex-cristiani” per le loro radici). Il governo di allora non permetteva ai cattolici di celebrare la Messa. Si formò allora una specie di vita cristiana segreta, simile a quella nelle catacombe di Roma nei primi secoli del cristianesimo e simile anche al giorno d’oggi ad alcuni paesi come la Cina. Tuttavia, grazie a , c’era un’eccezione alla regola. I cristiani ricevettero l’autorizzazione di celebrare una Messa all’anno, una sola, e questa in un luogo ben stabilito, lontano da tutto, in mezzo alla campagna. Anche la data di questa Messa era stabilita, si trattava della prima domenica dopo Pasqua, il giorno che più tardi Gesù sceglierà come la festa della Divina Misericordia, secondo le rivelazioni di Santa Faustina Kowalska. I cristiani ferventissimi a quell’epoca, non esitavano ad andare a piedi a migliaia in questo preciso luogo, camminando per giorni e notti con qualsiasi tempo (aprile è la stagione delle piogge), affrontando grandi pericoli, pur di vivere questa Messa e “vedere Gesù” presente nell’Ostia, almeno una volta all’anno. Questo pellegrinaggio era per loro la sorgente della loro forza, la loro speranza, la loro gioia, e la luce nella notte della persecuzione. Noi lo sappiamo, porta avanti i Suoi progetti nonostante tutto. Solo in cielo conosceremo il rovescio dell’arazzo che ha tessuto nel mondo attraverso la Sua Divina Provvidenza e quanto tutti noi siamo legati gli uni agli altri attraverso la Comunione dei Santi! Scopriremo allora quanto alcuni avvenimenti che ci sembravano nuovi, affondavano profondamente le loro radici nel passato, nel cuore di molte generazioni di credenti che hanno pregato e sofferto, che hanno anche versato il sangue per la fede. Delle volte succede che rivela un po’ dei suoi misteriosi disegni e illumina una sorprendente continuità nelle sue scelte. Questo luogo benedetto, dove migliaia di cristiani perseguitati, celebravano la loro Messa annuale, non è altro che il terreno pietroso di Medjugorje, a quell’epoca nudo, precisamente là dove adesso si trova il cimitero di Kovacica (dove riposa Padre Slavko), a qualche metro dall’attuale chiesa dove oggi migliaia di pellegrini si radunano!
Perché stupirsi che torrenti di grazie piovano su questo villaggio !? Il nostro non è veramente magnifico!?

di suor Emmanuel – Les Enfants de Medjugorje http://www.edm.eu.com

 
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Pubblicato da su 10 ottobre 2012 in Uncategorized

 

UN UOMO IN CROCE

Tratto da: “Francesco uomo di Dio e fratello di tutti”

LA VERNA, IL MONTE DELLA TRASFIGURAZIONE

Da San Damiano al monte della Verna, l’inizio e il compimento della storia di un al­tro uomo crocifisso per amore. L’ini­zio negli anni della giovinezza, il com­pimento nella maturità.

Tommaso da Celano ricollega que­ste due tappe della vita di Francesco in modo acuto: “Da quel momento (San Damiano) si fissò nella sua anima san­ta la compassione del Crocifisso e, co­me si può pienamente ritenere, le ve­nerande stimmate della passione, quantunque non ancora nella carne, gli si impressero profondamente nel cuo­re” ( Vita Seconda, VI).

La Verna è un’intera montagna che Francesco ebbe in dono dal conte Or­lando da Chiusi, un luogo “rimosso dal­la gente” e “ben atto a chi volesse fa­re penitenza o desiderasse vita solita­ria” (Fioretti, Delle Sacre istimmate di santo Francesco). Per i francescani è diventata sacra come il Sinai, il Tabor o il Calvario per i cristiani, perché las­sù sono avvenute le teofanie, cioè le manifestazioni di Dio.

Il silenzio e la maestà di quel monte afferrarono l’ani­ma di Francesco, il quale più che cercare l’orizzonte e la­sciarsi incantare dal panora­ma che domina la vallata del Tevere e dell’Arno, preferiva sprofondare negli anfratti della roccia per proteggere, lontano da ogni sguar­do, la fiamma interiore che lo brucia­va.

Per farsi un’idea dei sentimenti e della passione che colmavano il cuore di Francesco, basta leggere, con cal­ma meditata e maestosa, l’inno di lo­de che egli scrisse per consolare frate Leone. É una specie di Te Deum, una lode litanica dall’intensità sempre più crescente che solo un cuore totalmen­te posseduto da Dio poteva recitare. Il documento è conservato nella cappel­la delle reliquie della basilica inferiore.

Fu su questa montagna che Fran­cesco desiderò con immenso ardore sapere come unirsi ancor più intima­mente al Cristo Crocifisso.

Siamo nel 1224, è il giorno dell’As­sunta -15 agosto – il Santo vuole trac­ciare un consultivo della sua vita, ap­partarsi dalle gravi tensioni che si muo­vono nell’Ordine da lui fondato, e riti-

rarsi per vivere una quaresima in ono­re di san Michele, ma sopratutto per cercare sempre più la sua somiglian­za a Cristo.

E si reca alla Verna. Sulla strada uno stormo di uccelli lo accolgono fe­stanti, avvolgendolo nel frullo delle lo­ro ali.

L’ULTIMO SIGILLO

Nel Natale dell’anno prece­dente (1223) a Greccio ebbe l’indicibile gioia di stringere a sé il neonato Gesù, povero e nu­do sulla paglia; ora per la festa dell’esaltazione della Croce (14 settembre) vorrebbe stringere il Cristo povero e nudo sulla Cro­ce, Ma come?

Si avvicina alla pietra dell’al­tare che lui stesso aveva pre­parato e su cui ha posto il Van­gelo. Dopo aver invocato lo Spi­rito di Dio, apre il libro.

Il primo passo che incontra è la passione del Signore. Per escludere l’eventualità del caso, prova una seconda e una terza volta e sempre ai suoi occhi la Parola gli parla del mistero del­la Croce.

Quel gesto di aprire la Pa­rola per sapere che cosa Dio gli stava chiedendo l’aveva com­piuto all’inizio della sua missio­ne, ora voleva sapere come meglio concluderla.

Dopo essersi occupato per anni della croce e avere svilup­pato una sensibilità sempre più acuta verso quel dolore fino al punto da non saper trattenere le lacrime e piangere anzi con singhiozzo convul­so, in quel settembre si stava verifican­do un avvenimento che mai si era ve­rificato nella carne di un uomo: l’im­pressione delle Stimmate di Cristo crocifisso, “l’ultimo sigillo”, le definì Dan­te.

Dell’apparizione del Serafino ci of­fre un’ampia descrizione il Celano. “Allorché dimorava nel romitorio che dal nome del luogo è chiamato Verna, due anni prima della sua mor­te, ebbe da Dio una visione.

Gli apparve un uomo, in forma di Serafino, con le ali, librato sopra di lui, con le mani distese ed i piedi uniti, con­fitto ad una croce.

Due ali si prolungavano sopra il ca­po, due si dispiegavano per volare e due coprivano tutto il corpo. A quell’ap­parizione il beato servo dell’Altissimo si sentì ripieno di una ammirazione in­finita, ma non riusciva a capirne il si­gnificato.

Era invaso anche da una viva gio­ia e sovrabbondante allegrezza per lo sguardo bellissimo e dolce col quale il Serafino lo guardava, di una bellezza inimmaginabile; ma era contempora­neamente atterrito nel vederlo confitto in croce nell’acerbo dolore della pas­sione. Si alzò, per così dire, triste e lie­to, poiché gaudio e amarezza si alter­navano nel suo spirito.

Cercava con ardore di scoprire il senso della visione, e per questo il suo spirito era tutto agitato. Mentre era in questo stato di preoccupazione e di to­tale incertezza, ecco: nelle sue mani e nei piedi cominciarono a comparire gli stessi segni dei chiodi che aveva ap­pena visto in quel misterioso uomo cro­cifisso.

Le sue mani e i piedi apparvero tra­fitti nel centro da chiodi, le cui teste erano visibili nel palmo delle mani e sul dorso dei piedi, mentre le punte spor­gevano dalla parte opposta.

Quei segni poi erano rotondi dalla parte interna delle mani, e allungati nell’esterna, e formavano quasi una escrescenza carnosa, come fosse pun­ta di chiodi ripiegata e ribattuta. Così pure nei piedi erano impressi i segni dei chiodi sporgenti sul resto della car­ne. Anche il lato destro era trafitto co­me da un colpo di lancia, con ampia cicatrice, e spesso sanguinava, ba­gnando di quel sacro sangue la tona­ca e le mutande” (Vita Prima di Tom­maso da Celano).

Il celebre monaco Thomas Merton, così commenta: “L’aver Francesco rice­vuto le Stimmate fu un segno divino che fra tutti i santi egli era il più somi­gliante a Cristo. Meglio di ogni altro era riuscito nell’opera di riprodurre nella sua vita la semplicità, la povertà e l’amore di Dio e degli uomini che ca­ratterizzano la vita di Gesù.

Conoscere semplicemente san Francesco vuol dire comprendere il Vangelo e seguirlo nel suo spirito sin­cero e integrale, è vivere il Vangelo in tutta la sua pienezza. San Francesco fu, come tutti i Santi devono cercare di essere, semplicemente un “altro Cri­sto”. Il Cristo risorto rivisse in modo perfetto in quel Santo, completamente posseduto e trasformato dallo Spirito della carità divina”.

 
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Pubblicato da su 4 ottobre 2012 in Uncategorized

 

MESSAGGIO DEL 2 OTTOBRE 2012 DA MEDJUGORJE

“Cari figli, vi chiamo e vengo in mezzo a voi perché ho bisogno di voi. Ho bisogno di apostoli dal cuore puro. Prego, ma pregate anche voi, che lo Spirito Santo vi renda capaci e vi guidi, che vi illumini e vi riempia di amore e di umiltà. Pregate che vi riempia di grazia e di misericordia. Solo allora mi capirete, figli miei. Solo allora capirete il mio dolore per coloro che non hanno conosciuto l’Amore di Dio. Allora potrete aiutarmi. Sarete i miei portatori della luce dell’Amore di Dio. Illuminerete la via a coloro a cui gli occhi sono donati, ma non vogliono vedere. Io desidero che tutti i miei figli vedano mio Figlio. Io desidero che tutti i miei figli vivano il Suo Regno. Vi invito nuovamente e vi prego di pregare per coloro che mio Figlio ha chiamato. Vi ringrazio”.

 
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Pubblicato da su 3 ottobre 2012 in Uncategorized