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MEDITAZION I SUI SETTE DOLORI DI MARIA SS ADDOLORATA

15 Set

Tratto da: “MARIA REGINA E MADRE DI MISERICORDIA” – DON GIUSEPPE TOMASELLI

L’ADDOLORATA

Sul Calvario, mentre si compiva il grande sacrificio di Gesù, si potevano mi­rare due vittime: il Figlio, che sacrifica­va il corpo con la morte, e la Madre Ma­ria, che sacrificava l’anima con la coíìi­passione. Il Cuore della Vergine era il riflesso dei dolori di Gesù. D’ordinario la madre sente le soffe­renze dei figli più delle proprie. Quanto dovette soffrire la Madonna a vedere morire Gesù in Croce! Dice San Bona­ventura che tutte quelle piaghe ch’erano sparse sul corpo di Gesù, erano nello stesso tempo tutte unite nel Cuore di Maria. – Più si ama una persona e più si soffre nel vederla soffrire. L’àmore che la Vergine nutriva per Gesù era smisu­rato; lo amava di amore soprannatu­rale come suo Dio e di amore naturale come suo Figlio; ed avendo un Cuore delicatissimo, soffrì tanto da meritare il titolo di Addolorata e di Regina dei Martiri.  Il Profeta Geremia, tanti secoli pri­ma, la contemplò in visione ai piedi del Cristo morente e disse: « A che ti para­gonerò o a chi ti somiglierò, figlia di Ge­rusalemme? … La tua amarezza infatti è grande come il mare. Chi ti potrà consolare? » (Geremia, Lam. II, 13). E lo stesso Profeta pone in bocca alla Ver­gine Addolorata queste parole: « O voi tutti che passate per la via, fermatevi e vedete se c’è dolore simile al mio! » (Geremia, I, 12). Dice Sant’Alberto Magno: Come noi ‘ siamo obbligati a Gesù per la sua Passio­ne sofferta per nostro amore, così pure siamo obbligati a Maria per il martirio che ebbe nella morte di Gesù per la no­stra eterna salute. – La nostra riconoscenza verso la Ma­donna sia almeno questa: meditare e compatire i suoi dolori.  Gesù rivelò alla Beata Veronica da Binasco che molto si compiace nel vede­re compatita la Madre sua, perché gli sono care le lacrime che Ella sparse sul Calvario.  La stessa Vergine si dolse con Santa Brigida che sono molto pochi coloro che la compatiscono e la maggior parte di­mentica i suoi dolori; onde le raccoman­dò tanto di aver memoria delle sue pene.  La Chiesa per onorare l’Addolorata ha istituito una festa liturgica, che ricorre il quindici settembre.  Privatamente è bene ricordare tutti i giorni i dolori della Madonna. Quanti devoti dí Maria recitano ogni giorno la corona dell’Addolorata! Questa corona ha sette poste ed ognuna di queste ha sette grani. Che si allarghi sempre più la cerchia di coloro che onorano la Vergine Dolente!  E’ una buona pratica la recita quoti­diana della preghiera dei Sette Dolori, che trovasi in tanti libri di devozione, ad esempio, nel « Massime Eterne ».  Nelle « Glorie di Maria » Sant’Alfon­so scrive: Fu rivelato a Santa Elisabetta Regina che San Giovanni Evangelista de­siderava vedere la Beata Vergine, dopo essere stata assunta in Cielo. Ebbe, la grazia e gli apparvero la Madonna e Gesù; in tale occasione intese che Maria domandò al Figlio qualche grazia spe­ciale per, i,devoti dei suoi dolori. Gesù promise quattro grazie principali:

1. – Chi invoca la Divina Madre per i suoi dolori, prima della morte meriterà fare vera penitenza di tutti i suoi peccati.

2. – Gesù custodirà questi devoti nel­le loro tribolàzioni, specialmente al tem­po della morte.

3. – Imprimerà loro la memoria della sua Passione, con grande premio in Cielo.

4. – Gesù porrà questi devoti in ma­no di Maria, affinché Ella ne disponga a suo piacere e loro ottenga tutte le grazie che vuole.

ESEMPIO Un ricco signore, abbandonata la via del bene, si diede completamente al vi­zio. Accecato dalle passioni, fece espres­samente un patto con il demonio, prote­stando di dargli l’anima dopo la morte. Dopo settant’anni di vita di peccato giunse al punto della morte.  Gesù, volendo usargli misericordia, dis­se a S. Brigida: Va’ a dire al tuo Con­fessore che corra al letto di questo mori­bondo; lo esorti a confessarsi! – Il Sa­cerdote andò per tre volte e non riuscì a convertirlo. In fine manifestò il segre­to: Non sono venuto da voi spontanea­mente; Gesù stesso mi ha mandato per, mezzo di una santa Suora e vuole ac­cordarvi il suo perdono. Non resistete più alla grazia di Dio! –  L’infermo, sentendo ciò, s’intenerì e ruppe in pianto; poi esclamò: Come pos­so essere perdonato dopo avere servito il demonio per settant’anni? I miei pec­cati sono gravissimi ed innumerevoli! – Il Sacerdote lo rassicurò, lo dispose alla Confessione, lo assolvette e gli diede il Viatico. Dopo sei giorni quel ricco si­gnore moriva.  Gesù, apparendo a S. Brigida, così le parlò: Quel peccatore è salvo; al pre­sente è in Purgatorio. Ha avuta la gra­zia della conversione per intercessione della mia Vergine Madre, perché, seb­bene vivesse nel vizio, tuttavia conser­vava la devozione ai suoi dolori; quando ricordava le sofferenze dell’Addolorata, se ne immedesimava e la compiangeva. – 

Primo dolore: LA PROFEZIA DI SIMEONE

Affinché la devozione ai dolori di Ma­ria si radichi nel nostro cuore, conside­riamo una ad una le spade che trafissero il Cuore Immacolato della Vergine. I Profeti avevano descritta la vita di Gesù in tutti i particolari, specialmente iella Passione. La Madonna, che cono­;ceva le profezie, accettando di divenire Madre dell’Uomo dei dolori, sapeva be­ne a quante sofferenze- sarebbe andata incontro.  È cosa provvidenziale non conoscere le croci che Dio ci riserva nel corso della vita; la nostra debolezza è tale che resterebbe schiacciata al pensiero di tutte le tribolazioni future. Maria Santissima, af­finché soffrisse e meritasse di più, ebbe una conoscenza dettagliata delle pene di Gesù, che sarebbero state anche pene sue. Per tutta la vita portò in pace nel cuore la sua amarezza amarissima.  Presentando Gesù Bambino al Tem­pio, senti dirsi dal vecchio Simeone: « Questo Bambino è posto in segno di contraddizione … Ed una spada trapas­serà la tua stessa anima » (S. Luca, II, 34).  Ed invero, il cuore della Vergine senti sempre la trafittura di questa spada. A­mava senza limiti Gesù e si doleva che un giorno sarebbe stato perseguitato, chia­mato bestemmiatore ed indemoniato, sa­rebbe stato condannato innocentemente e poi ucciso. Dal suo Cuore materno non si allontanava tale visione dolorosa e poteva dire: Il mio- diletto Gesù è per me un mazzetto di mirra! –  Scrive il Padre Engelgrave essere sta­ta rilevata a Santa Brigida questa soffe­renza. La Vergine disse: Nutrendo il mio Gesù, io pensavo al fiele ed all’aceto che i nemici gli avrebbero dato sul Calvario; rivolgendolo nelle fasce, il mio pensiero andava alle corde, con le quali sarebbe stato legato come un malfattore; quando lo contemplavo addormentato, me lo figu­ravo morto; quando miravo quelle sue sacre mani ed i piedi, pensavo ai chiodi che l’avrebbero trafitto ed ‘ allora i miei occhi si riempivano di lacrime ed il mio Cuore era straziato dal dolore. –  Anche noi abbiamo ed avremo nella vita la nostra tribolazione; non sarà la spada acuta della Madonna, ma certo per ogni anima la propria croce è sem­pre pesante. Imitiamo nella sofferenza la Vergine e portiamo in pace la nostra amarezza.  A che giova dirsi devoti della Ma­donna, se nel dolore non ci si sforza a rassegnarsi ai voleri di Dio? Non si dica mai quando si soffre: Questa sofferenza e troppa; supera le mie forze! – Il dire così è una mancanza di fiducia in Dio ed un affronto alla sua bontà e sapien­za infinita.  Gli uomini conoscono i pesi che i loro giumenti possono portare e non danno ad essi un peso più forte, per non aggra­varli. Il vasaio sa quanto tempo la sua creta deve rimanere nel forno, per essere cotta al grado di calore che la renda pronta agli usi; non ve la lascia né più né meno.  Bisogna non aver riflettuto mai per osare dire che Dio, Sapienza infinita e che ama di amore infinito, possa caricare le spalle delle sue creature di un fardello troppo pesante e possa lasciare più a lungo di quanto occorra nel fuoco della tribolazione.

ESEMPIO Nelle Lettere Annuali della Compa­gnia di Gesù si legge un episodio, avve­nuto ad un giovane indiano. Questi aveva abbracciata la Fede Cattolica e viveva da buon cristiano. Un giorno fu preso da forte tentazione; non pregò, non rifletté al male che stava per compiere; la passione lo aveva accecato.  Decise di uscire da casa per commet­tere un peccato. Mentre si avviava all’u­scio, udì queste parole: – Fermati! … Do­ve vai? –  Si voltò e vide un prodigio: l’imma­gine della Vergine Addolorata, ch’era alla parete, si animò. La Madonna stac­cò dal suo petto la piccola spada e riprese a dire: Su, prendi questa spada e ferisci me, anziché il Figlio mio, col peccato che vuoi commettere! – Il giovane, tremante, si prostrò a ter­ra e con vera contrizione chiese perdono, piangendo dirottamente. 

Secondo dolore: LA FUGA IN EGITTO

I Magi, avvisati dall’Angelo, ritorna­rono alla propria patria, non ripassando da Erode. Questi, irato per essere stato deluso e temendo che il nato Messia un giorno gli avrebbe tolto il trono, stabili di uccidere tutti i bambini di Betlem e dei dintorni, dai due anni in giù, nella stolta speranza di coinvolgere nella strage anche Gesù.  Ma l’Angelo del Signore apparve nel sonno a Giuseppe e gli disse: Alzati, prendi il Bambino e la Madre sua e fug­gi in Egitto; starai lì finché io te lo dica. Infatti manca poco che Erode cerchi il Bambino per ucciderlo. – Giuseppe si alzò, prese il Bambino e la Madre sua di nottetempo e si recò in Egitto; quivi rimase sino alla morte di Erode, affinché si adempisse quanto era stato detto dal Signore per mezzo del Profe­ta: « Ho chiamato dall’Egitto il mio Figliuolo » (San Matteo, II, 13). In questo episodio della vita di Gesù consideriamo il dolore provato dalla Ma­donna. Quale angoscia per una madre il sapere che il proprio figlio è cercato a morte, senza motivo, da un uomo forte e prepotente! Deve fuggire subito, di notte, nella stagione invernale, per recar­si in Egitto, circa 400 miglia distante! Abbracciare i disagi di un lungo viaggio, per le vie incomode ed attraverso il deser­to! Andare ad abitare, priva di mezzi, in paese sconosciuto, ignara della lingua e senza conforto dei parenti!  La Madonna non disse parola di la­mento, né contro Erode né verso la Prov­videnza, che tutto disponeva. Avrà ri­chiamato alla mente la parola, di Simeo­ne: Una spada trapasserà la tua stessa anima! –  È provvidenziale ed umano l’ambien­tarsi. Dopo parecchi anni di dimora in Egitto, la Madonna, Gesù e San Giusep­pe si erano acclimatati. Ma l’Angelo or­dinò di ritornare in Palestina. Senza ad­durre pretesti, Maria riprese il viaggio del ritorno, adorando i disegni di Dio.  Quale lezione devono apprendere i de­voti di Maria!  La vita è un intreccio di contrattempi e di disillusioni. Senza la luce della fede, potrebbe avere il sopravvento lo scorag­giamento. È necessario mirare gli avve­nimenti sociali, familiari ed individuali, con gli occhiali celesti, cioè vedere in ogni cosa il lavoro della Provvidenza, che tutto dispone per il maggior bene delle creature. I disegni di Dio non si possono scrutare, ma con l’andar del tempo, se si riflette, ci si convince della bontà di Dio nell’aver permessa quella croce, quel­l’umiliazione, quella incomprensione, nel­l’avere impedito quel passo e nell’averci posto in circostanze impreviste.  In ogni contrarietà procuriamo di non perdere la pazienza e la fiducia in Dio e in Maria Santissima. Uniformiamoci ai voleri di Dio, dicendo umilmente: Signore, sia fatta la tua volontà!

ESEMPIO Si narra nelle Cronache Francescane che due Religiosi dell’Ordine, amanti del­la Madonna, si misero in viaggio per vi­sitare un santuario. Pieni di fede, aveva­no fatto molto cammino ed infine s’inol­trarono in un fitto bosco. Speravano po­terlo presto attraversare, ma non vi riu­scirono, essendo venuta la notte. Presi da sgomento, si raccomandarono a Dio e al­la Madonna; compresero che la volon­tà divina permetteva quel contrattempo.  Ma la Vergine Santissima veglia sui suoi figliuoli tribolati e viene a soccorrerli; meritarono questo soccorso quei due Fra­ti, che si trovavano nell’imbarazzo.  I due sperduti camminando ancora, s’imbatterono in una casa; s’accorsero ch’era una nobile abitazione. Chiesero ospitalità per la notte.  I due servitori, che aprirono l’uscio, accompagnarono i Frati dalla padrona. La nobile matrona chiese: Come vi tro­vate in questo bosco? – Siamo in pelle­grinaggio ad un santuario della Madon­na; ci siamo per caso sperduti.  – Dato che è così, passerete la not­te in questo palazzo; domani, ‘ quando partirete, vi darò una lettera che potrà giovarvi. –  Il mattino seguente, ricevuta la lette­ra, i Frati ripresero il cammino. Allonta­natisi un po’ dall’abitazione, osservaro­no la letterà e si meravigliarono a non vedervi l’indirizzo; nel frattempo, guar­dando all’intorno, si accorsero che l’abi­tazione della matrona non c’era più; era  sparita ed al suo posto c’erano gli alberi. Aperta la lettera, vi trovarono un foglio, firmato dalla Madonna. Lo scritto dice­va: Colei che vi ha ospitato è la vostra Madre Celeste. Ho voluto ricompensarvi del vostro sacrificio, perché vi siete messi in viaggio per amor mio. Continuate a servirmi e ad amarmi. Vi aiuterò in vita ed in morte. – Dopo questo fatto, si può immagina­re con quanto ardore quei due Frati ono­rassero la Madonna per tutta la vita.  Iddio permise quello smarrimento nel bosco, affinché quei due potessero pro­vare la bontà e la delicatezza della Ma­donna. 

Terzo dolore: SMARRIMENTO DI GESÙ

Avvenne che Gesù, all’età di dodici anni, essendo andato con Maria e Giu­seppe a Gerusalemme secondo la consue­tudine della festa ed essendo finiti i gior­ni della festa, rimase in Gerusalemme e non se ne accorsero i suoi parenti. Cre­dendo che Egli fosse nella comitiva dei pellegrini, fecero un giorno di cammino e lo cercarono tra gli amici e i conoscen­ti. E non avendolo trovato, ritornarono a Gerusalemme per cercarlo. Dopo tre giorni lo trovarono nel Tempio, seduto in mezzo ai Dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. Quelli che ascoltavano, si stupivano della sua prudenza e delle sue risposte. Maria e Giuseppe, vedendo­lo, si meravigliarono; e la Madre gli dis­se: « Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco tuo padre ed io, addolorati, ti abbia­mo cercato! – E Gesù rispose: Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo trovarmi in quelle cose che riguardano il Padre mio? – Ed essi non compresero il significato di queste parole. E discese Gesù con loro e venne a Nazaret; e sta­va soggetto ad essi. E la Madre sua con­servava tutte queste parole nel suo cuo­re (S. Luca, II, 42). Il dolore che provò la Madonna nello smarrimento di Gesù, fu tra i più acerbi della sua vita. Più prezioso è il tesoro che si perde, più dolore si ha. E quale tesoro più prezioso per una madre che il proprio figlio? Il dolore è in rapporto all’amore; quindi Maria, che viveva so­lo dell’amore di Gesù, dovette sentire in modo straordinario la puntura della spada nel suo cuore.  La Madonna in tutte le pene conservò il silenzio; mai una parola di lamento. Ma in questo dolore esclamò: Figlio, per­ché ci hai fatto questo? – Di certo non intendeva rimproverare Gesù, ma fare un’amorosa lagnanza, non conoscen­do lo scopo di quanto era avvenuto.

Ciò che soffrì la Vergine in quei tre lunghi giorni di ricerca, non possiamo comprenderlo appieno. Nelle, altre pene aveva la presenza di Gesù; nello smar­rimento mancava tale presenza. Dice 0­rigène che forse il dolore di Maria fu intensificato da questo pensiero: Che Ge­sù si sia smarrito per colpa mia? – Non c’è maggior pena per un’anima a­mante che il timore d’avere disgustata la persona amata.  Il Signore ci ha dato la Madonna co­me modello di perfezione e ha voluto che soffrisse, e moltissimo, per farci com­prendere che la sofferenza è necessaria ed apportatrice di beni spirituali la la pazienza è indispensabile per segui e Gesù che porta la Croce.  L’angoscia di Maria ci dà degli inse­gnamenti per la vita spirituale. Gesù ha una moltitudine di anime che lo amano davvero, servendolo con fedeltà e non a­vendo altro di mira che fargli piacere. Di tanto in tanto Gesù si nasconde a loro, cioè non fa sentire la sua presenza, e le lascia nell’aridità spirituale. Spesso que­ste anime si turbano, non sentendo il pri­mitivo fervore; credono che le preghiere recitate senza gusto non siano gradite a Dio; pensano che sia un male il fare il bene senza slancio, anzi con ripugnanza; in balia delle tentazioni, ma sempre con la forza di resistere, temono di non pia­cere più a Gesù.  Costoro si sbagliano! Gesù permette l’aridità anche alle anime più elette, af­finché si distacchino dai gusti sensibili ed affinché abbiano a soffrire molto. In­vero l’aridità è per le anime amanti una dura prova, spesso un’angosciosa agonia, pallidissima immagine di quella provata dalla Madonna nello smarrire Gesù.  A chi è tribolato in questo modo, si raccomanda: la pazienza, aspettando l’o­ra della luce; la costanza, non tralascian­do alcuna preghiera od opera buona, su­perando la noia o l’abbattimento; dire spesso: Gesù, ti offro la mia angoscia, in unione a quella che tu provasti nel Get­semani e che la Madonna provò nel tuo smarrimento! –

ESEMPIO Il Padre Engelgrave narra che una povera anima era angosciata per afflizio­ni di spirito; per quanto bene facesse, credeva di non piacere a Dio, anzi di di­sgustarlo. ,  Era devota della Madonna Addolora­ta; a Lei pensava spesso nelle sue pene e contemplandola nei suoi dolori ne ri­ceveva conforto. Ammalatasi gravemente, il demonio approfittò per tormentarla di più con i soliti timori. La Madre pietosa venne in aiuto della sua devota e le apparve per assicurarla che il suo stato spirituale non dispiaceva a Dio. Così le disse: Perché temi i giudizi di Dio e ti rattristi? Tu tante volte mi hai consolata, compaten­do i miei dolori! Sappi che è proprio Gesù che mi manda a te per darti sollievo. Consolati e vieni con me in Paradiso! –  Piena di confidenza, quell’anima de­vota dell’Addolorata, spirò. 

Quarto dolore: INCONTRO CON GESÙ

Gesù prediceva agli Apostoli i dolori che l’attendevano nella Passione, per di­sporli alla grande prova: « Ecco, ascen­diamo a Gerusalemme ed il Figlio del­l’uomo sarà consegnato ai principi dei Sacerdoti e degli Scribi e lo condanne­ranno a morte. E lo daranno in mano ai gentili per essere deriso, flagellato e crocifisso, ed, il terzo giorno risorgerà » (S. Matteo, XX, 18). Se Gesù disse questo più volte agli Apostoli, di certo lo disse anche alla Ma­dre sua, alla quale nulla nascondeva. Ma­ria Santissima conosceva attraverso le Sa­cre Scritture quale sarebbe stata la fine del suo Divin Figlio; ma sentendo la storia della Passione dalle labbra stesse di Gesù, il suo Cuore sanguinava.  Rivelò la Beata Vergine a Santa Bri­gida, che quando si avvicinava il tem­po della Passione di Gesù, i suoi occhi materni stavano sempre pieni di lacrime ed un sudore freddo le scorreva per le membra, prevedendo quel vicino spetta­colo di sangue.  Quando cominciò la Passione, la Ma­donna era a Gerusalemme. Non assistet­te alla cattura nell’orto del Getsemani e neppure alle scene umilianti del Sinedrio. Tutto questo era avvenuto di nottetem­po. Ma fatto giorno, quando Gesù fu con­dotto da Pilato, la Madonna potè essere presente ed ebbe sotto il suo sguardo Ge­sù flagellato a sangue, vestito da pazzo, coronato di spine, sputato, schiaffeggia­to e bestemmiato, ed in fine ascoltò la sentenza di morte. Quale madre avrebbe potuto resistere a tanto strazio? La Madonna non mori per la fortezza straordi­naria di cui era dotata e perché Dio la ri­servava a maggiori dolori sul Calvario. Quando il doloroso corteo si mosse dal Pretorio per andare al Calvario, Maria, accompagnata da San Giovanni, vi andò ed attraversando una strada più breve, si fermò per incontrarsi con l’afflitto Ge­sù, che di lì sarebbe passato.  Era conosciuta dai Giudei e chi sa quante parole ingiuriose abbia udito con­tro il Divin Figlio e contro di Lei!  Secondo l’uso del tempo, il passaggio del condannato a morte era annunziato da un mesto suono di tromba; precede­vano quelli che portavano gli strumenti della crocifissione. La Madonna con lo schianto nel Cuore udiva, mirava e lacri­mava. Quale non fu il suo dolore quando vide passare Gesù carico della croce! Il volto insanguinato, la testa ricoperta di spine, il passo vacillante! – Le ferite e le lividure lo facevano sembrare un lebbro­so, quasi da non riconoscersi (Isaia, LITI). Dice Sant’Anselmo che Maria avrebbe voluto abbracciare Gesù, ma non le fu concesso; si contentò di guardarlo. Gli oc­chi della Madre s’incontrarono con quelli del Figlio; non una parola. Che cosa sarà passato in . quell’istante tra il Cuore di Gesù ed il Cuore della Madonna? Non può esprimersi. Sentimenti di tenerezza, di compassione, d’incoraggiamento; visio­ne dei peccati dell’umanità da riparare, adorazione della volontà del Divin Pa­dre! …  Gesù continuò la via con la croce sulle spalle e Maria lo seguiva con la croce nel Cuore, diretti tutti e due al Calvario per immolarsi a bene dell’umanità ingrata.  « Chi vuol venire dietro a me, aveva detto un giorno Gesù, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua! » (San Matteo, XVI, 24). Anche a noi ripete le stesse parole! Prendiamo la croce che Dio ci assegna nella vita: o povertà o malat­tia o incomprensione; portiamola con merito e seguiamo Gesù con gli stessi sentimenti con cui lo seguiva la Madon­na nella via dolorosa. Dopo la croce c’è la gloriosa risurrezione; dopo il patire di questa vita c’è il gaudio eterno.

ESEMPIO Nel dolore si aprono gli occhi, si ve­de la luce, si mira al Cielo. Un militare, dedito ad ogni sorta di piaceri, non pen­sava a Dio. Sentiva il vuoto nel cuore e cercava di riempirlo con gli svaghi che gli permetteva la vita militare. Così con­tinuò, finché gli sopraggiunse una gran­de croce.  Preso dai nemici, fu chiuso in una tor­re. Nella solitudine, nella privazione dei piaceri, rientrò in se stesso e si accorse che la vita non è un giardino di rose, ma un intreccio di spine, con qualche rosa. Gli tornarono alla mente i buoni ricordi dell’infanzia e cominciò a meditare la Passione di, Gesù ed i dolori della Ma­donna. La luce divina rischiarò quella mente ottenebrata.  Il giovane ebbe la visione delle sue colpe, avverti la sua debolezza per tron­care ogni peccato ed allora ricorse per aiuto alla Vergine. La forza gli venne; non solo potè evitare il peccato, ma si diede ad una vita di densa preghiera e di aspra penitenza. Gesù e la Madonna ri­masero così lieti di questo cambiamento, che confortarono il loro figliuolo con del­le apparizioni ed una volta gli fecero ve­dere il Paradiso ed il posto che gli era preparato. Quando fu liberato dalla prigionia, ab­bandonò la vita del mondo, si consacrò a Dio e divenne fondatore di un Ordine Religioso, detto dei Padri Somaschi. Mo­rì santamente ed oggi la Chiesa lo vene­ra sugli Altari, San Girolamo Emiliani.  Se non avesse avuto la croce della pri­gionia, forse quel militare non si sarebbe santificato. 

Quinto dolore: MORTE DI GESÙ

Ad assistere alla morte di qualcuno, anche estraneo, si provano sentimenti do­lorosi. E che cosa prova una madre quan­do è presso il letto del figlio moribondo? Vorrebbe poter lenire tutte le pene del­l’agonia e darebbe la vita per procurare dei conforti al figlio morente. Contempliamo la Madonna ai piedi iella Croce, ove agonizzava Gesù! La pietosa Madre aveva assistito alla barbara scena della crocifissione; aveva mirato i soldati che toglievano la veste a Gesù; aveva visto il vaso di fiele e di mirra appressarsi alle sue labbra; aveva visto penetrare i chiodi nelle mani e nei pie­di del suo diletto; ed eccola ora ai piedi della Croce ed assistere alle ultime ore di agonia! Un figlio innocente, che agonizza in un mare di tormenti … la Madre vicina e le viene proibito di dargli il minimo sollievo. La terribile arsura fece dire a Gesù: Ho sete! – Chiunque corre a cercare un sorso d’acqua per un mori­bondo; alla Madonna fu vietato fare ciò. San Vincenzo Ferreri commentava: Ma­ria avrebbe potuto dire: Non ho da darti che lacrime! –  L’Addolorata teneva fisso lo sguardo sul Figlio pendente dalla Croce e ne se­guiva i movimenti. Vedere le mani fo­rate e sanguinanti, contemplare quei pie­di del Figlio di Dio largamente piagati, osservare la stanchezza delle membra,  senza poter menomamente aiutarlo. Oh che spada al Cuore della Madonna! E fra tanto dolore era costretta a sen­tire gli scherni e le bestemmie che sol­dati e Giudei lanciavano al Crocifisso. O Donna, grande è il tuo dolore! Acutissima è la spada che trapassa il tuo Cuore!  Gesù soffriva oltre ogni credere; la presenza della Madre sua, così immersa nel dolore, aumentava la pena del suo delicato Cuore. Si avvicina la fine. E­sclamò Gesù: Tutto è compiuto! — Un tremito pervase il suo corpo, abbassò il capo e spirò.  Maria se ne accorse; non disse parola, ma costernata all’estremo limite, uni il suo olocausto a quello del Figlio. Consideriamo, anime pietose, il per­ché delle sofferenze di Gesù e di Maria: la Divina Giustizia, oltraggiata dal pec­cato, da riparare. Solo il peccato fu la causa di tanti dolori. O peccatori, che con tanta facili­tà commettete la grave colpa, ricordate il male che fate col calpestare la legge di Dio! Quell’odio che nutrite in cuore, quelle cattive soddisfazioni che accordate al corpo, quelle gravi ingiustizie che fate al prossimo … ritornano a crocifiggere nell’anima vostra il Figlio di Dio e ‘tra­passano, quale spada, il Cuore Imma­colato di Maria! Come puoi, o anima peccatrice, dopo aver commesso un peccato mortale, resta­re indifferente e scherzare e riposare co­me se nulla avessi fatto? … Piangi ai piedi della Croce le tue colpe; supplica la Vergine che lavi con le sue lacrime le tue impurità. Prometti, se viene Satana a tentarti, di richiamare alla mente lo strazio della Madonna sul calvario. Quan­do le passioni vorrebbero trascinarti al male, pensa: Se cedo alla tentazione, sono figlio indegno di Maria e rendo inutili per me tutti i suoi dolori! … La morte, ma non peccati! –

ESEMP1O Il Padre Roviglione della Compagnia di Gesù narra che un giované aveva con­tratta la buona abitudine di visitare ogni giorno un’immagine di Maria Addolora­ta. Non si contentava di pregare, ma con­templava con compunzione la Vergine, raffigurata con sette spade nel Cuore. Avvenne che una notte, non resisten­do agli assalti della passione, cadde in peccato mortale. Capì di aver fatto male e si riprometteva di andare in seguito a confessarsi.L’indomani mattina, al solito, andò a visitare l’immagine dell’Addolorata. Con sua sorpresa vide che nel petto della Ma­donna erano conficcate otto spade. – Come mai, pensò, questa novità? Sino a ieri le spade erano sette. – Udì allora una voce, che certamente veniva dalla Madonna: Il grave peccato che questa notte hai commesso, ha ag­giunto una nuova spada a questo Cuore di Madre. –  Il giovane s’intenerì, comprese il suo misero stato e senza porre tempo in mez­zo andò a confessarsi. Per intercessione della Vergine Addolorata riacquistò l’a­micizia di Dio. 

Sesto dolore: LANCIATA E DEPOSIZIONE

Gesù era morto, erano finite le sue sof­ferenze, ma non erano finite per la Ma­donna; ancora una spada doveva tra­figgerla. Affinché non fosse turbata la gioia del seguente sabato pasquale, i Giudei de­ponevano dalla croce i condannati; se ancora non erano morti, li uccidevano rompendo loro le ossa. La morte di Gesù era certa; tuttavia uno dei soldati si avvicinò alla Croce, diede un colpo di lancia e apri il costato al Redentore; ne usci sangue ed acqua. Questa lanciata fu per Gesù un oltraggio, per la Vergine un nuovo dolore. Se una madre vedesse infiggere un col­tello nel petto del figlio morto, cosa pro­verebbe nell’animo? … La Madonna contemplò quell’atto spietato e senti tra­passare dalla stessa lancia il suo Cuore. Altre lacrime sgorgarono dai suoi occhi. Anime pietose s’interessarono per ave­re da Pilato il permesso di seppellire il corpo di Gesù. Con grande rispetto il Redentore fu deposto dalla Croce. La Madonna ebbe tra le braccia il cor­po del Figlio. Seduta ai piedi della Croce, col Cuore spezzato dal dolore, contemplò quelle sacre membra insanguinate. Rivi­de nella mente il suo Gesù, tenero bam­bino vezzoso, quando lo copriva di baci; lo rivide grazioso adolescente, quando in­cantava con la sua attrattiva, essendo il più bello dei figli degli uomini; ed ora lo mirava esanime, in uno stato da far pietà. Guardò la corona di spine intrisa di sangue e quei chiodi, strumenti della Pas­sione, e si fermò a contemplare le ferite! Vergine Sacrosanta, tu hai dato al mondo il tuo Gesù per la salvezza degli uomini e guarda come ora gli uomini te lo rendono! Quelle mani che hanno be­nedetto e beneficato, l’ingratitudine uma­na le ha forate. Quei piedi che sono andati in giro per evangelizzare sono piagati! Quel volto, che gli Angeli mi­rano con devozione, gli uomini lo hanno ridotto irriconoscibile! O devoti di Maria, perché non sia va­na la considerazione del grande dolore della Vergine ai piedi della Croce, pren­diamo qualche frutto pratico. Quando i nostri occhi si posano sul Crocifisso o sull’immagine della Madon­na, rientriamo in noi stessi e riflettiamo: Io con i miei peccati ho aperto le ferite nel corpo di Gesù ed ho fatto lacrimare e sanguinare il Cuore di Maria! Mettiamo nella ferita del Costato di Gesù le nostre colpe, specialmente le più gravi. Il Cuore di Gesù è aperto, affin­ché tutti vi possano entrare; però vi si entra per mezzo di Maria. La preghiera della Vergine è efficacissima; tutti i pec­catori possono goderne i frutti. La Madonna implorò sul Calvario la divina misericordia per il buon ladrone e gli ottenne la grazia di andare quel gior­no stesso in Paradiso. Nessun’anima dubiti della bontà di Ge­sù e della Madonna, ancorché fosse carica dei più enormi peccati.

ESEMPIO Narra il Discepolo, valente scrittore sacro, che vi era un peccatore, il quale tra le altre colpe aveva anche quella di avere ucciso il padre e il fratello. Per sfuggire alla giustizia andava ramingo. Un giorno di quaresima entrò in una Chiesa, mentre il predicatore parlava del­la misericordia di Dio. Il suo cuore si aprì alla fiducia, decise di confessarsi e, finita la predica, disse al predicatore: Vo­glio confessarmi con voi! Ho dei delitti nell’anima! – Il Sacerdote lo invitò ad andare a pregare all’Altare della Madonna Addo­lorata: Domandate alla Vergine il vero dolore dei vostri peccati! -Il peccatore, inginocchiato davanti al­l’immagine dell’Addolorata, pregò con fede e ricevette tanta luce, per cui capi la gravezza delle sue colpe, le molte of­fese recate a Dio ed alla Madonna Ad­dolorata e fu preso da tale dolore che mori ai piedi dell’Altare. Il giorno seguente il Sacerdote predi­catore raccomandò al popolo che si pre­gasse per l’infelice ch’era morto in Chie­sa; mentre diceva ciò, apparve nel Tem­pio una bianca colomba, da cui si vide cadere una cartella davanti ai piedi del Sacerdote. Questi la prese e vi lesse: L’a­nima del morto appena uscita dal corpo, è andata in Paradiso. E tu continua a pre­dicare l’infinita misericordia di Dio! – 

Settimo dolore: SEPOLTURA DI GESÙ  

Giuseppe d’Arimatea, nobile decurio­ne, volle avere l’onore di dare la sepol­tura al corpo di Gesù e diede un sepolcro nuovo, scavato nella viva pietra, poco di­stante dal posto ove il Signore era stato crocifisso. Comprò una sindone per avvol­gervi le sacre membra. Gesù morto fu trasportato con mas­simo rispetto alla sepoltura; si formò un mesto corteo: alcuni discepoli portavano il cadavere, le pie donne seguivano com­mosse e tra loro stava la Vergine Addo­lorata; anche gli Angeli invisibilmente fa­cevano corona.Il cadavere fu deposto nel sepolcro e, prima di essere avvolto nella sindone e legato con le bende, Maria diede l’ultimo sguardo al suo Gesù. Oh, come avrebbe voluto la Madonna restare sepolta col Di­vin Figlio, pur di non abbandonarlo! Si avanzava la sera ed era necessario lasciare il sepolcro. Dice San Bonaventura che Maria al ritorno passò da quel posto ov’era ancora innalzata la Croce; la rimi­rò con affetto e dolore e baciò quel San­gue del Divin Figlio, che la imporporava. L’Addolorata ritornò a casa con Gio­vanni, l’Apostolo prediletto. Andava così afflitta e mesta questa povera Madre, dice San Bernardo, che per dove passava muo­veva al pianto. Straziante è ‘ la prima notte per una madre che perde il figlio; l’oscurità ed il silenzio portano alla riflessione ed al risveglio dei ricordi. In quella notte, dice Sant’Alfonso, la Madonna non poteva riposare e le terri­ficanti scene della giornata le rivivevano nella mente. In tanta ambascia era so­stenuta dall’uniformità ai voleri di Dio e dalla ferma speranza della vicina ri­surrezione. Consideriamo che anche per noi ver­rà la morte; saremo messi in un sepolcro e lì attenderemo l’universale risurrezione. Il pensiero che il nostro corpo dovrà glo­riosamente risorgere, ci sia di luce nella vita, di conforto nelle prove e ci sostenga in punto di morte. Consideriamo inoltre che la Madonna, allontanandosi dal sepolcro, lasciò il Cuo­re sepolto con quello di Gesù. Anche noi seppelliamo il nostro cuore, con i suoi affetti, nel Cuore di Gesù. Vivere e mo­rire in Gesù; essere seppelliti con Gesù, per risorgere con Lui. Il sepolcro che conservò per tre gior­ni il Corpo di Gesù, è simbolo del nostro cuore che conserva Gesù vivo e vero con la Santa Comunione. Questo pensiero è richiamato nell’ultima stazione della Via Crucis, quando si dice: O Gesù, fate che io vi possa ricevere degnamente nella Santa Comunione! – Abbiamo meditato i sette dolori di Ma­ria. Il ricordo di quello che soffri la Ma­donna per noi, ci sia sempre presente. Desidera la nostra Celeste Madre che i Figli non dimentichino le sue lacrime. Nel 1259 apparve a sette suoi devoti, che poi furono i fondatori della Congregazio­ne dei Servi di Maria; presentò loro una veste di colore nero, dicendo che se vo­levano farle piacere, meditassero spesso i suoi dolori e in memoria di essi portas­sero come abito quella veste nera.O Vergine Addolorata, imprimete nel nostro cuore e nella nostra mente la me­moria della Passione di Gesù e dei vostri dolori!

ESEMPIO Il periodo della gioventù è assai peri­coloso per la purezza; se non si domina il cuore, può giungersi sino all’aberrazio­ne nella via del male. Un giovane di Perugia, ardendo di a­more illecito e non riuscendo nel suo pes­simo intento, invocò il demonio per essere aiutato. Il nemico infernale si presentò in forma sensibile. – Io ti prometto di darti l’anima mia, se tu mi aiuterai a commettere un pec­cato! – Sei disposto a scrivere la promes­sa? – Sì; e la firmerò col mio sangue! – L’infelice giovane riuscì a commettere il peccato. Subito dopo il demonio lo condusse vicino ad un pozzo; gli disse: Mantieni ora la tua promessa! Gettati in questo pozzo; se non lo farai, ti porterò all’inferno in anima e corpo! – Il giovane, credendo di non potere più liberarsi dalle mani del maligno, non a­vendo il coraggio di precipitarsi, soggiun­se: Dammi tu stesso la spinta; io non oso gettarmi! – La Madonna venne in aiuto. Il gíovane teneva al collo l’abitino dell’Addo­lorata; da tempo lo portava. Il demonio soggiunse: Togli prima dal collo quel­l’abitino, altrimenti non posso darti la spinta! – Il peccatore comprese a queste parole l’inferiorità di Satana davanti alla po­tenza della Vergine e gridando invocò l’Addolorata. Il demonio, arrabbiato a vedersi sfuggire la preda, protestò, cercò d’intimorire con minacce, ma alla fine parti sconfitto. Il povero traviato, grato alla Madre Addolorata, andò a ringraziarla e, penti­to dei suoi peccati, volle sospenderne an­che un voto, espresso in un quadro al suo Altare nella Chiesa di S. Maria La Nuo­va, in Perugia.

 
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Pubblicato da su 15 settembre 2012 in Uncategorized

 

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