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Archivio mensile:giugno 2012

Aprirsi con sincerità agli altri

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da: “Perché ho paura di dirti chi sono”

(Ed. Gribaudi) di John Powell, sacerdote gesuita e psicologo.

La tesi di fondo è : ognuno di noi è mosso da un violento desiderio di essere compreso e amato. Si tratta di una legge innegabile. Ora, chi è compreso ed amato matura più facilmente come persona. Tutti, infatti, portano dentro di sé molte cose (un passato segreto, vergogne clandestine, sogni distrutti, speranze nascoste, felicità frustrate, talenti inespressi ecc…) che, inconsciamente, piacerebbe condividere, però, al di sopra vi è una paura matta di aprirsi liberamente e sinceramente agli altri, a causa del timore, del loro giudizio. L’essere umano, infatti, è interiormente diviso, da una parte da un bisogno quasi irrefrenabile del mondo e delle persone, dall’altro lato da una paura quasi disperata di essere respinto se uscisse dall’isolamento. Il risultato è che la maggior parte degli individui risponde molto superficialmente all’invito di andare incontro agli altri perché prova grande disagio a rivelare la propria nudità interiore. Alcuni sono disposti solo a simulare l’esodo da se stessi, mentre solo pochi trovano il coraggio per imboccare la strada di un’autentica libertà.
Infatti, secondo l’autore, non è la strada dell’introspezione interiore che porta a un reale conoscimento di se stessi, ma la vera autenticità della persona è solo quando il mio esterno riflette fedelmente il mio interno.
In altri termini, per John Powell, nella misura in cui siamo capaci di rischiare, comunicando agli altri chi noi siamo o crediamo di essere, possiamo conoscere chi veramente noi siamo. La comunicazione, cioè è l’unica via che conduce alla comunione e quindi all’accettazione di se stessi e degli altri.
Se, invece, io riesco a comunicare con te e tu con me solo a livello del rapporto soggetto-oggetto, probabilmente ambedue comunicheremo con gli altri e persino con Dio al medesimo livello.
E così, meno una persona è aperta e dilatata all’incontro con l’altro più avrà soltanto parvenze di amicizie e un’eventuale parvenza di fede religiosa (puri scambi di cortesie senza alcun significato autenticamente personale). La vita, sarà, cioè costituita così da un mondo di oggetti, di cose da manipolare, da adoperare come distrazioni o fonti di piacere, ma essenzialmente la persona rimarrà profondamente sola e il processo dinamico della sua personalità soffocato. Ci sarà ,allora, bisogno di stimoli momentanei e artificiali che consistono in varie esperienze “eccitanti”, ossia brevi “viaggi” per sfuggire all’inesorabile impatto della realtà e della solitudine, ma che in realtà mettono una saracinesca di fronte alla vita.
Secondo il sacerdote americano, quindi, la vita ha una legge fondamentale: dobbiamo usare le cose ed amare le persone. Chi vive tutta quanta la sua vita a livello soggetto-oggetto, al contrario, ama le cose ed usa le persone, indossa delle maschere e non è mai se stesso. L’autore ritiene, inoltre, che i nostri sentimenti, se non li manifestiamo in qualche modo, prima o poi esploderanno per qualche via “dannosa”. La medicina psicosomatica, insegna, in tal senso che le emozioni represse possono esplodere in emicranie, eruzioni cutanee, allergie, banali raffreddori, asma, mal di schiena, dolori alle articolazioni, contrazioni muscolari. E ancora, altre esplosioni possono essere, ad esempio, lo sbattere le porte, il serrare i pugni, l’aumento della pressione, lo stringere i denti, le lacrime, gli eccessi di collera e persino la masturbazione.
Ma ciò che è importante sottolineare è che i nostri sentimenti non possono essere seppelliti definitivamente, cioè non possiamo sbarazzarcene facilmente perchè rimangono vivi giù nell’inconscio da dove ci feriscono e ci turbano, ma soprattutto ci condizionano, quotidianamente, e per di più senza neanche accorgercene. Se ,invece, manifesteremo, le nostre vere emozioni, positive o negative che siano, con sincerità, ma anche con equilibrio, rispettando nella comunicazione sia l’emittente (noi stessi) che il ricevente (gli altri), allora , conosceremo meglio il nostro vero io, saremo più padroni di noi stessi, faciliteremo lo svilupparsi di una personalità autentica e preserveremo la nostra salute psichica e fisica.
Il più delle volte se non apriamo al prossimo il nostro mondo emotivo è perché non vogliamo che entri in “casa nostra”, così nascondiamo ciò che proviamo realmente fino a razionalizzare questo atteggiamento, mascherandolo dietro motivazioni diverse, dettate unicamente dalla paura. Però, tutte queste ragioni sono essenzialmente fraudolente e il nostro atteggiamento non può che generare un rapporto fraudolento, freddo, distaccato e meschino, destinato a esaurirsi nel tempo. Dobbiamo, invece, essere capaci di operare un opzione fondamentale e responsabile all’amore, alla gratuità, al dono di sé agli altri e in tale scelta scorgere la motivazione essenziale della nostra vita. In quale modo ciò avverrà è solo relativo.

“Chi ha un perché nella vita troverà anche il come”

 (V.Frankl).

 
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Pubblicato da su 23 giugno 2012 in Uncategorized

 

Importunate il buon Dio

La croce

Ci lamentiamo di soffrire; avremmo maggiore ragione di lamentarci di non soffrire, poiché niente ci rende piu’ simili a Nostro Signore. Oh, bella unione dell’anima con Nostro Signo­re Gesu’ Cristo mediante l’amore della sua croce! Nostro Signore e’ il nostro modello: prendiamo la nostra croce e seguiamolo. Se il buon Dio ci invia delle croci, ci scoraggiamo, ci lamentiamo, mormoriamo, siamo talmente nemici di tutto quello che ci contraria, che vorremmo sempre essere in una scatola di bambagia.

Nel vostro battesimo avete accettato una croce che dovete lasciare soltanto alla morte.

Puo’ essere la vita di un buon cristiano altra cosa che quel­la di un uomo attaccato alla croce con Gesu’ Cristo? Se qualcuno vi dicesse: «Vorrei volentieri diventar ricco, cosa devo fare?», gli rispondereste: «Bisogna lavorare». Ebbe­ne!, per andare in cielo, bisogna soffrire. Non bisogna mai guardare da dove vengono le croci: ven­gono da Dio. E’ sempre Dio che ci da’ questo mezzo per pro­vargli il nostro amore. La croce e’ il libro piu’ sapiente che si possa leggere. Colo­ro che non conoscono questo libro sono ignoranti, anche se conoscono tutti gli altri libri. I veri sapienti sono soltanto colo ro che lo amano, lo consultano, l’approfondiscono… Quanto piu’ si e’ alla sua scuola, tanto piu’ si vuole rimanervi. Il tempo vi passa senza noia. Si sa tutto quello che si vuole sapere, e non si e’ mai sazi di cio’ che vi si gusta. Le persone del mondo si affliggono quando hanno delle croci, i cristiani veri si affliggono soltanto quando non ne hanno. Nella via della croce, soltanto il primo passo costa.La paura delle croci e’ la nostra grande croce. Tutto va bene se portiamo bene la nostra croce.

Ci sono due modi di soffrire: soffrire amando e soffrire senza amare. I santi soffrivano tutti con pazienza, gioia e perse­veranza, perché amavano. Noi soffriamo con rabbia, dispetto e noia, perché non amiamo. Se amassimo Dio, saremmo felici di poter soffrire per amore di Colui che ha accettato di soffrire per noi. Voi dite che e’ duro? No, e’ dolce, e’ consolante, e’ soave: e’ la felicita’… Soltanto, bisogna amare quando si soffre, e soffrire amando.

Colui che va incontro alla croce, cammina in senso inverso alle croci: egli le incontra forse, ma e’ contento di incontrarle: le ama, le porta con coraggio. Lo uniscono a Nostro Signore. Lo purificano. Lo distaccano da questo mondo. Tolgono gli osta­coli dal suo cuore e lo aiutano ad attraversare la vita come un ponte aiuta a passare l’acqua. La maggior parte degli uomini gira le spalle alle croci e scappa davanti ad esse. Quanto piu’ essi corrono, tanto piu’ la croce li insegue. Dovremmo correre dietro alla croce come l’avaro corre dietro al denaro. Sembra che perché si ama un po’ il buon Dio, non si debba avere niente che ci contrari, niente che ci faccia soffrire… E’ perché non capiamo il valore e la felicita’ delle croci. Non capisco come mai un cristiano possa non amare la croce e fuggirla! Non significa fuggire allo stesso tempo colui che ha voluto esservi appeso e morire per noi? La croce e’ la lampada che illumina il cielo e la terra. Bisogna chiedere l’amore per le croci: allora diventano dolci. Ne ho fatto l’esperienza: durante quattro o cinque anni sono stato calunniato, contraddetto molto, scompigliato assai. Oh, ne avevo delle croci… ne avevo quasi piu’ di quello che ne potevo portare! Mi son messo a chiedere l’amore per le croci… allora sono stato felice. Lo dico sul serio: non c’e’ felicita’ che la’…

Quando si amano le croci, non se ne ha mai, ma, quando si respingono, vi si rimane schiacciati. Fuggire le croci, e’ volerne essere oppresso; desiderarle, e’ non sentirne l’amarezza La croce!, la croce! Fa perdere la pace? E’ lei che da’ la pace al mondo; e’ lei che deve portarla nel nostro cuore. Tutte le nostre miserie provengono dal fatto che non l’amiamo. E’ la paura delle croci che aumenta le croci. Una croce portata sem­plicemente e senza questi ritorni dell’amor proprio che esage­rano i dolori, non e’ piu’ una croce, una sofferenza. La croce e’ un dono che il buon Dio fa ai suoi amici. Cio’ che fa si che non amiamo Dio e’ che non siamo arriva­ti a quel grado in cui tutto quello che costa ci fa piacere. Una lunga malattia e’ vantaggiosa per un cristiano che sa approfittarne. Bisogna gia’ essere arrivato ad un certo grado di perfezione per sopportare la malattia con pazienza. Non si ha il coraggio di portare la propria croce! Si ha ben torto, poiché, checché facciamo, la croce ci tiene, non possia­mo sfuggirle.

Importunate il buon DIO (pensieri e discorsi del curato d’Ars)

 
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Pubblicato da su 22 giugno 2012 in Uncategorized

 

Stai con me..

 

Stai con me, e io inizierò a risplendere
come tu risplendi,
a risplendere fino ad essere luce per gli altri.
La luce, o Gesù, verrà tutta da te: nulla sarà merito mio.
Sarai tu a risplendere,
attraverso di me, sugli altri.
Fa’ che io ti lodi così
nel modo che tu più gradisci,
risplendendo sopra tutti coloro
che sono intorno a me.
Dà luce a loro e dà luce a me;
illumina loro insieme a me, attraverso di me.
Insegnami a diffondere la tua lode,
la tua verità, la tua volontà.
Fa’ che io ti annunci non con le parole
ma con l’esempio,
con quella forza attraente,
quella influenza solidale
che proviene da ciò che faccio,
con la mia visibile somiglianza ai tuoi santi,
e con la chiara pienezza dell’amore
che il mio cuore nutre per te.

(John Henry Newman)

 
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Pubblicato da su 21 giugno 2012 in Uncategorized

 

Andiamo con DIO.

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Andiamo con Dio…
 Quando si parla di spiritualità si ricorre a parlare in termini di “alta”
 spiritualità, si pensa a una spiritualità “rarefatta”, riservata a pochi
 eletti. Si presenta spesso come unione estatica che si leva in alto o come
 un mare di sofferenze drammatiche più intense dei reali e abituali problemi
 della vita. Il Cristo nudo sulla croce, dalla prospettiva del Padre

 che guarda il suo Figlio crocifisso, evoca qualcosa di troppo distante da noi.
 Cristo, monte di Dio. E la via al monte è ardua.
 Le vie del possesso non raggiungono la vetta; soltanto la via
 del dono di sé porta alla vetta dove Dio è niente e tutto, non una cosa, ma
 ogni cosa! Parlare di spiritualità può sembrare un eroico e persino epico
 viaggio a Dio. Ed è soltanto per gli esperti montanari che osano scalare
 tali vette. Ma se l’ascesa del Monte è un fatto epico, che cosa allora siamo
 chiamati a fare noi cristiani ordinari? Sentiamo di essere talora guardiani
 di una tradizione di cui non abbiamo fatto esperienza? Sentiamo di essere di
 “seconda mano” nella sequela di Cristo, ma mai realmente noi stessi? Nella
 trasformazione dell’amore, con audacia possiamo dire: Diventiamo Dio!…
 Quanto raro è questo far respirare la vita divina in noi!
 rinascere in Cristo, vivere una vitalità nuova,
 risorgere dalle antiche rovine dell’egoismo e del timido ripiegarsi tra le
 proprie cose… Alziamo lo sguardo e andiamo: Lui è con noi, ci ha raggiunto
 
prima ancora che ci mettessimo in cammino!!!

 

 

 

CristoTramontoBig

 
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Pubblicato da su 20 giugno 2012 in Uncategorized

 

La gioia e il dolore…

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Allora una donna disse:


“Parlaci della Gioia e del Dolore”.
E lui rispose:
“La vostra gioia è il vostro dolore senza maschera,
E il pozzo da cui scaturisce il vostro riso,
è stato sovente colmo di lacrime.
E come può essere altrimenti ?
Quanto più a fondo vi scava il dolore,
tanta più gioia potrete contenere.
La coppa che contiene il vostro vino
non è forse la stessa bruciata nel forno del vasaio ?
E il liuto che rasserena il vostro spirito
non è forse lo stesso legno scavato dal coltello ?
Quando siete felici, guardate nel fondo del vostro cuore
e scoprirete che è proprio ciò che vi ha dato dolore a darvi ora gioia.
E quando siete tristi, guardate ancora nel vostro cuore
e saprete di piangere per ciò che ieri è stato il vostro godimento.
Alcuni di voi dicono: “La gioia è più grande del dolore”,
e altri dicono: “No, è più grande il dolore”.
Ma io vi dico che sono inseparabili.
Giungono insieme,
e se l’una siede con voi alla vostra mensa,
ricordate che l’altro è addormentato nel vostro letto.
In verità voi siete bilance che oscillano tra il dolore e la gioia.
Soltanto quando siete vuoti, siete equilibrati e saldi.
Come quando il tesoriere vi solleva per pesare oro e argento,
così la vostra gioia e il vostro dolore
dovranno sollevarsi oppure ricadere”.

(Gibran)

È bello scoprire che per ogni cosa c’è da ringraziare,
in ogni situazione c’è motivo per gioire,
per ogni vita c’è da sperare…

 
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Pubblicato da su 19 giugno 2012 in Uncategorized

 

LA SPIRITUALITA’ DEL SACRO CUORE DI GESU’

LA SPIRITUALITA’ DEL SACRO CUORE DI GESU’

La spiritualità del S. Cuore di Gesù nacque ai piedi della croce, sul Calvario.

L’Evangelista Giovanni, “il discepolo che Gesù amava”, stava lì assieme a Maria e fu il primo a contemplare quel cuore trafitto dalla lancia del soldato e a capire il valore simbolico:

“Uno dei soldati gli colpì il costato con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua…

Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura…

Che dice: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto”

(Gv 19, 34-37)

Per Giovanni, è dal Cuore trafitto di Gesù che nasce la nuova umanità, la Chiesa e i Suoi Sacramenti (l’acqua del Battesimo e il Sangue dell’Eucaristia).

L’Evangelista dà grande importanza a questo fatto del Cuore trafitto di Gesù:

“Io ho visto. Io ne sono testimone. Io dico la verità, perché voi crediate”

(Gv 19, 35)

Giovanni in questo fatto scorge la profezia di Zaccaria (Zc 12,10).

“Accadde questo, perché si realizzasse il passo della Scrittura che dice: Guarderanno a colui che hanno trafitto”

(Gv 19, 36-37)

Contemplando Gesù sulla Croce e il Suo Cuore trafitto, Giovanni deve essersi ricordato di quel giorno nel Tempio di Gerusalemme, quando Gesù disse, in forma solenne, in piedi:

“Chi ha sete venga a me

e beva chi crede in me!

Come dice la Scrittura! Fiumi di acqua viva

sgorgheranno dal mio seno”

(Gv 7,37-38)

 
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Pubblicato da su 18 giugno 2012 in Uncategorized

 

Da questo Cuore…

“Il ricordo vivo dell’amore di Cristo per noi ha trovato un’espressione nella devozione al suo Cuore.

Da questo Cuore squarciato viene a noi tutto: l’amore infinito del Padre, la grazia e la salvezza.

Quante consolazioni possiamo provare, quando pensiamo che siamo infinitamente amati dal Cuore del Dio Salvatore; che in ogni momento è pronto ad ascoltare le nostre suppliche; che in ogni istante prega per noi; e che ci invita ad andare da Lui, a riposare sul suo Cuore!

Venite a me voi tutti che siete stanchi e oppressi ed io vi darò ristoro” (Mt 11,28).

Apriamo dunque il cuore alla confidenza e alla fiducia, poiché non c’è un bene e una gioia più grande che abitare in questo Cuore.

( IL SACRO CUORE NEGLI SCRITTI DI SAN BONAVENTURA )

 
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Pubblicato da su 17 giugno 2012 in Uncategorized