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Archivio mensile:giugno 2012

Purificare il cuore..

Dio può essere trovato nel cuore dell’uomo

Nella vita dell’uomo la salute del corpo rappresenta un bene, ma la felicità non consiste nel conoscere la ragione della salute, bensì nel vivere in salute. Se uno dopo aver celebrato le lodi della salute, prende cibi che gli causano malattie, che cosa gli possono giovare le lodi della salute? Allo stesso modo dobbiamo intendere il presente discorso, quando il Signore dice che la felicità non consiste nel conoscere qualche verità su Dio, ma nell’avere Dio in se stessi: «Beati», infatti, «i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5, 8). Mi pare proprio che Dio voglia mostrarsi a faccia a faccia a colui che ha l’occhio dell’anima ben purificato, ma secondo quanto dice Cristo: Il regno di Dio è dentro di voi (cfr. Lc 17, 21). Chi ha purificato il suo cuore può contemplare l’immagine della divina natura nella bellezza della sua stessa anima.

Se dunque laverai le brutture che hanno coperto il tuo cuore, risplenderà in te la divina bellezza. Come il ferro, liberato dalla ruggine, splende al sole, così anche l’uomo interiore, quando avrà rimosso da sé la ruggine del male, ricupererà la somiglianza con la forma originale e primitiva e sarà buono.

Quindi chi vede se stesso, contempla ciò che desidera in se stesso. In tal modo diviene beato chi ha il cuore puro, perché mentre guarda la sua purità, scorge, attraverso questa immagine, la sua prima e principale forma. Coloro che vedono il sole in uno specchio, benché non fissino i loro occhi in cielo, vedono il sole non meno bene di quelli che guardano direttamente l’astro luminoso. Così anche voi, benché le vostre forze non siano sufficienti per scorgere e contemplare la luce inaccessibile, se ritornerete alla grazia originaria troverete in voi ciò che cercate. La divinità infatti è purezza, è assenza di vizi e di passioni, è lontananza da ogni male. Se dunque queste realtà sono in te, Dio è senz’altro in te. Quando pertanto la tua anima sarà pura da ogni sorta di vizi, libera da passioni e difetti e lontana da ogni inquinamento, allora sei felice per l’acutezza e la limpidezza della vista, perché ciò che sfuggirà allo sguardo di coloro che non si sono purificati, tu invece, purificato, lo scorgerai. Tolta dagli occhi spirituali l’oscurità materiale, avrai la beata visione nella pura serenità del cuore.

E questo sublime spettacolo in che cosa consiste? Nella santità, nella purezza, nella semplicità, e in tutti i luminosi splendori della natura divina per mezzo dei quali si vede Dio.

Dalle «Omelie» di san Gregorio di Nissa, vescovo

(Om. 6, sulle beatitudini; PG 44, 1270-1271)

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Pubblicato da su 30 giugno 2012 in Uncategorized

 

Come vasi di creta

La debolezza e la forza di san Paolo nella riflessione di Benedetto XVI

“Quando sono debole, è allora che sono forte”. Queste parole di san Paolo, contenute nella seconda Lettera ai Corinzi, sono state il filo conduttore della catechesi dell’udienza generale di oggi, dedicata all’“esperienza personale” a cui san Paolo fa riferimento nel capitolo 12, dove “con grande pudore” racconta “il momento in cui visse l’esperienza particolare di essere rapito sino al cielo di Dio”, quattordici anni prima dell’invio della Lettera. “Per non montare in superbia per la grandezza delle rivelazioni ricevute – ha commentato Benedetto XVI – egli porta con sé una ‘spina’, una sofferenza, e supplica con forza il Risorto di essere liberato dall’inviato del Maligno, da questa spina dolorosa nella carne”. La risposta di san Paolo a questa “prova”, ha affermato il Papa, “rivela come egli abbia compreso che cosa significa essere veramente apostolo del Vangelo”: “Mi compiaccio nelle mie debolezze – si legge, infatti, nella seconda Lettera ai Corinzi – negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte”. “Questo atteggiamento di profonda umiltà e fiducia di fronte al manifestarsi di Dio – ha detto il Papa – è fondamentale anche per la nostra preghiera e per la nostra vita”. 

La debolezza è forza. “Ogni difficoltà nella sequela di Cristo e nella testimonianza del suo Vangelo può essere superata aprendosi con fiducia all’azione del Signore”, ha assicurato Benedetto XVI, sottolineando come san Paolo “comprende con chiarezza come affrontare e vivere ogni evento, soprattutto la sofferenza, la difficoltà, la persecuzione: nel momento in cui si sperimenta la propria debolezza, si manifesta la potenza di Dio, che non abbandona, non lascia soli, ma diventa sostegno e forza”. “Nella misura in cui cresce la nostra unione con il Signore e si fa intensa la nostra preghiera – ha proseguito il Papa – anche noi andiamo all’essenziale e comprendiamo che non è la potenza dei nostri mezzi che realizza il Regno di Dio, ma è Dio che opera meraviglie proprio attraverso la nostra debolezza”. Per questo “dobbiamo avere l’umiltà di non confidare in noi stessi, ma di lavorare nella vigna del Signore, affidandoci a Lui come fragili vasi di creta”. 

La forza si manifesta nella debolezza. “È Dio che opera meraviglie proprio attraverso la nostra debolezza, la nostra inadeguatezza all’incarico”, ha assicurato il Papa, parlando a braccio sul tema della preghiera nella seconda Lettera di san Paolo ai Corinzi, che dimostra come “la forza si manifesta pienamente nella debolezza”. “Paolo avrebbe preferito essere liberato” dalla “prova” descritta nella Lettera, ha commentato Benedetto XVI, ma il Signore gli ha risposto: “Avrai sufficiente grazia per resistere”. “Il Signore – ha spiegato infatti il Santo Padre – non libera dai mali, ma ci aiuta a maturare nelle sofferenze, nelle difficoltà, nelle persecuzioni”. “La fede – ha proseguito il Papa – ci dice che se rimaniamo in Dio, anche se l’io esteriore si va disfacendo, anche se ci sono tante difficoltà, quello interiore si rinnova, matura di giorno in giorno proprio nelle prove”. “Anche noi siamo deboli, ma vivremo in Lui”, ha detto Benedetto XVI, spiegando come “la preghiera non allontana dal mondo, ma ci dà la forza di fare quello che si deve fare nel mondo”.

La sua tenda in mezzo a noi. “In un mondo in cui rischiamo di confidare solamente sull’efficienza e la potenza dei mezzi umani, siamo chiamati a riscoprire e testimoniare la testimonianza della preghiera”, ha ammonito il Papa, spiegando come “nella preghiera noi apriamo il nostro animo al Signore affinché Egli venga ad abitare la nostra debolezza, trasformandola in forza per il Vangelo”. Il Signore, ci insegna san Paolo, “continua a porre la sua tenda in noi, in mezzo a noi: è il Mistero dell’Incarnazione. Lo stesso Verbo divino, che è venuto a dimorare nella nostra umanità, vuole abitare in noi, piantare in noi la sua tenda, per illuminare e trasformare la nostra vita”. 

Affascinante e tremendo. “Contemplare il Signore – ha spiegato il Papa sulla scorta di san Paolo – è, allo stesso tempo, affascinante e tremendo: affascinante perché Egli ci attira a sé e rapisce il nostro cuore verso l’alto, portandolo alla sua altezza dove sperimentiamo la pace, la bellezza del suo amore; tremendo perché mette a nudo la nostra debolezza umana, la nostra inadeguatezza, la fatica di vincere il Maligno che insidia la nostra vita, quella spina conficcata anche nella nostra carne”. “Nella preghiera, nella contemplazione quotidiana del Signore – ha testimoniato Benedetto XVI citando la Lettera ai Romani – noi riceviamo la forza dell’amore di Dio e sentiamo che sono vere le parole di san Paolo ai cristiani di Roma: ‘Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore’”.

La vera mistica. “La mistica di san Paolo – ha precisato Benedetto XVI – non si fonda soltanto sugli eventi eccezionali da lui vissuti, ma anche sul quotidiano e intenso rapporto con il Signore che lo ha sempre sostenuto con la sua grazia”. “Anche nella nostra vita di preghiera possiamo avere momenti di particolare intensità, in cui sentiamo più viva la presenza del Signore”, ha commentato il Papa, “ma è importante la costanza, la fedeltà del rapporto con Dio, soprattutto nelle situazioni di aridità, di difficoltà, di sofferenza”. “Soltanto se siamo afferrati dall’amore di Cristo, saremo in grado di affrontare ogni avversità come Paolo, convinti che tutto possiamo in Colui che ci dà forza”, la convinzione di fondo del Santo Padre: “Quanto più diamo spazio alla preghiera, tanto più vedremo che la nostra vita si trasformerà e sarà animata dalla forza concreta dell’amore di Dio”. L’esempio additato dal Papa è quello della beata Madre Teresa di Calcutta.

 
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Pubblicato da su 29 giugno 2012 in Uncategorized

 

LA FEDE

Scriveva Natalia Ginzburg nel 1970: “La fede non è una bandiera da portarsi in gloria. E’, invece, una candela accesa che si porta in mano tra pioggia e vento in una notte d’inverno”. Quanti commenti si potrebbero fare a questa frase… Nessuno si deve sentire arrivato in ambito spirituale, ma, come dice S.Paolo, “chi è in piedi guardi di non cadere”.

 

Preghiera per la fede

di Paolo VI

Signore, io credo: io voglio credere in Te.

O Signore, fa che la mia fede sia piena, senza riserve, e che essa penetri nel mio pensiero, nel mio modo di giudicare le cose divine e le cose umane.

O Signore, fa che la mia fede sia libera: cioè abbia il concorso personale della mia adesione, accetti le rinunce ed i doveri che essa comporta e che esprima l’apice decisivo della mia personalità: credo in Te, o Signore.

O Signore, fa che la mia fede sia certa; certa d’una sua esteriore congruenza di prove e d’una interiore testimonianza dello Spirito Santo, certa di una sua luce rassicurante, d’una sua conclusione pacificante, d’una sua assimilazione riposante.

O Signore. fa che la mia fede sia forte; non tema le contrarietà dei problemi, onde è piena l’esperienza della nostra vita avida di luce; non tema le avversità di chi la discute, la impugna, la rifiuta, la nega; ma si rinsaldi nell’intima prova della Tua verità, resista alla fatica della critica, si corrobori nella affermazione continua sormontante le difficoltà dialettiche e spirituali, in cui si svolge la nostra temporale esistenza.

O Signore, fa che la mia fede sia gioiosa e dia pace e letizia al mio spirito, e lo abiliti all’orazione con Dio e alla consacrazione con gli uomini, così che irradi nel colloquio sacro e profano l’interiore beatitudine del suo fortunato possesso.

O Signore, fa che la mia fede sia operosa e dia alla carità le ragioni della sua espansione morale, così che sia vera amicizia con Te e sia in Te nelle opere, nelle sofferenze, nell’attesa della rivelazione finale, una continua testimonianza, un alimento continuo di speranza.

O Signore, fa che la mia fede sia umile e non presuma fondarsi sull’esperienza del mio pensiero e del mio sentimento; ma si arrenda alla testimonianza dello Spirito Santo, e non abbia altra migliore garanzia che nella docilità alla Tradizione e all’autorità del Magistero della santa Chiesa. Amen.

 
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Pubblicato da su 28 giugno 2012 in Uncategorized

 

Tu, o Signore….

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Tu, o Signore, continui a sfogliare
le pagine del mio romanzo,
e vi aggiungi sempre parole di pace e di perdono;
o Signore,
costantemente mi chiami e mi interpelli
anche se non so interpretare la Tua voce,
anche se continuo a costruirmi
i miei castelli sulla sabbia.

Tu mi insegui,
mi passi sempre accanto, inosservato…,
e mi sfiori dolcemente con la tua carezza soffice
fino a quando il tuo tenero bacio
non prosciuga l’ultima mia lacrima.

Tu, o Signore, insisti sempre
a voler sottrarre alla morte anche i sordi
i falliti, lo sfiduciato e chiunque si ostina
a non lasciarsi inebriare
dal Tuo eterno soffio rigeneratore…
perchè, Signore, Tu sei la vita che non muore!

(L. Spilla)

 
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Pubblicato da su 27 giugno 2012 in Uncategorized

 

MESSAGGIO DA MEDJUGORJE 25 GIUGNO 2012

“Cari figli! Con la grande speranza nel cuore anche oggi vi invito alla preghiera. Se pregate figlioli, voi siete con me, cercate la volontà di mio Figlio e la vivete. Siate aperti e vivete la preghiera; in ogni momento sia essa sapore e gioia della vostra anima. Io sono con voi e intercedo per tutti voi presso mio Figlio Gesù. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

 
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Pubblicato da su 26 giugno 2012 in Uncategorized

 

Video Krizevac

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Pubblicato da su 25 giugno 2012 in Uncategorized

 

Gesù fa l’elogio del Battista

(Gesù fa l’elogio del Battista (Mt 11,7-19 // Lc 7,24-35)

Lc 7,24Quando gli inviati di Giovanni furono partiti, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle:

È proprio in questo momento che Gesù fa l’elogio del Battista difendendone l’onore, perché poteva essere possibile, di fronte a quella domanda dubbiosa, che la gente dubitasse di Giovanni Battista come se fosse una banderuola, una persona instabile e insicura.

«Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento?

Quasi tutte le persone presenti al discorso di Gesù erano state anche loro nel deserto dal Battista e Gesù si rivolge proprio a loro con una certa severità: Perché ci siete andati? Perché siete andati a sentirlo? Siete andati a cercare una canna? Una canna sbattuta dal vento è tipica immagine biblica che corrisponde a quello che noi diremmo una banderuola, cioè una realtà debole, instabile, che si muove a seconda di come soffia il vento. È forse un uomo così che voi siete andati a cercare? Certamente no!

25Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso?

Uno ricco, uno alla moda, uno che attira lo sguardo per la sua eleganza, la sua ricchezza? No di certo…

Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re.

Riconosciamo qui una allusione al persecutore del Battista, cioè Erode: lui sì che è una canna sbattuta dal vento; il potente Erode è una banderuola, una marionetta! Giovanni infatti non era un uomo vestito con abiti di lusso, Erode sì. Ma voi, allora, cosa siete andati a cercare?

26Ebbene, che cosa siete andati a vedere?

Per la terza volta Gesù pone questa domanda in modo tale che i suoi ascoltatori entrino in se stessi e cerchino una risposta.

Un profeta?

È proprio questa la risposta che dovevate dare. Certo, sì, siete andati a vedere un profeta,

Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. 27Egli è colui del quale sta scritto:

Ecco, dinanzi a te mando il mio messaggero,

davanti a te egli preparerà la tua via.

Questa è una citazione ancora dal profeta Malachia al cap. 3, una citazione che avevamo già trovato all’inizio nel Vangelo secondo Luca, messa in bocca all’angelo Gabriele quando annunciava la nascita di questo bambino. È una formula che anche Gesù adopera per identificare il ruolo del Battista, non solo un profeta – uno dei tanti – ma il messaggero di Dio.

In greco ―messaggero‖ si dice «a;ggeloj» (ángelos) e nella tradizione bizantina Giovanni Battista è visto come l’angelo di Dio, il messaggero per eccellenza; tanto è vero che in molte icone viene raffigurato con le ali. È invece un uomo in carne e ossa con la pelle ruvida dell’uomo del deserto, con i panni rustici; ma tuttavia ha le ali degli angeli. È un uomo angelico, un uomo che ha un compito angelico.

Il testo che cita Gesù non è proprio alla lettera il brano di Malachia, ma è una fusione con un versetto dell’Esodo, dove il Signore dice a Mosè che manderà davanti al popolo il suo angelo per preparare la strada al popolo:

( Es 23,20Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato. )

È un testo che noi leggiamo il 2 ottobre nella festa degli Angeli Custodi e Gesù applica questo testo – in cui Dio promette di mandare il suo messaggero davanti al popolo – alla persona del Battista che è… ben più di un profeta.

( Il più grande… ma anche il più piccolo)

28Io vi dico: fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui.

  ( Conversazioni bibliche di don Claudio Doglio)

(trovata sul web)

PREGHIERA A SAN GIOVANNI BATTISTA

 San Giovanni Battista, che fosti chiamato da Dio a preparare la via

al Salvatore del mondo e invitasti le genti alla penitenza e alla conversione,

fa’ che il nostro cuore sia purificato dal male perchè diveniamo degni di 

accogliere il Signore.

Tu che avesti il privilegio di battezzare nelle acque del Giordano il Figlio di Dio

fatto uomo e di indicarlo a tutti quale Agnello che toglie i peccati del mondo,

ottienici l’abbondanza del doni dello Spirito Santo e guidaci nella via

della salvezza e della pace. Amen

 
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Pubblicato da su 24 giugno 2012 in Uncategorized