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Archivio mensile:maggio 2012

PIENO ABBANDONO ALLA VERGINE

«La vera devozione procede dalla fede vera, dalla quale siamo spinti al filiale amore verso la Ma­dre nostra e all’imitazione delle sue virtù». Concilio Vaticano II

La conclusione della bella pratica del me­se mariano, che ci auguriamo sia stata per tutti ricca di copiose grazie, non deve segnare nella nostra vita quotidiana l’interruzione di una sentita ed intensa devozione filiale ver­so la nostra Madre Santissima; anzi deve se­gnare in ciascuno di noi un vero e proprio rilancio di amore a Maria e di apostolato ma­riano, perché dobbiamo cercare di riversare in altre anime tutto ciò che noi abbiamo ri­cevuto da lei in questo mese. Dobbiamo par­tire dall’altare di Maria Santissima col pro­posito di abbandonarci, d’ora innanzi, com­pletamente nelle sue braccia, come figli af­fezionatissimi, e confidare tutto al suo Cuore materno, deponendo in esso le nostre gioie, le nostre necessità, i nostri dolori, le nostre angustie. Abbandonarsi nelle sue braccia è come donarsi interamente a Gesù, perché è questo l’unico desiderio della Vergine: vive­re con lei, in lei e per lei per unirci a Cristo e vivere con lui, in lui e per lui.

Se ci facciamo piccoli, come,ci esorta Ge­sù, allora sarà facile per noi correre con slan­cio fra le braccia della Madre sua e sentirci stretti dal suo amore. Maria ha tanto sofferto col Cristo a causa nostra; la madre che sof­fre ama più che mai i figli che sono stati causa delle sue sofferenze. Uniti al suo Cuore at­tingeremo da lei la vita di Cristo. Ella unirà le sue alle nostre preghiere, presenterà le no­stre lacrime al Figlio Crocifisso, implorerà le grazie a noi necessarie e Gesù non potrà mai dire di no alla Madre sua.

Siamo tutti peccatori e, se Maria è madre di tutti, lo è di più dei peccatori, perché è il Rifugio dei peccatori, sui quali china lo sguardo e se essi sapranno fissare in quegli occhi dolcissimi le loro pupille piene di an­goscia, ella li libererà dal peccato, perché è vita, dolcezza, speranza nostra.

La Regina del Prez.mo Sangue che ci mo­stra il Pargolo divino che leva in alto il Cali-

ce del suo Sangue Prezioso, parla al nostro cuore solo un linguaggio di amore e di per­dono. Non dovrebbe perciò mai mancare nel­le nostre case quest’immagine, che esprime, forse meglio di ogni altra, tenerezza, promes­sa e sicurezza. Gesù e Maria, così uniti, con­tinueranno sempre a presentare al Padre il Sangue Divino per noi; perciò questa è una immagine che ci darà il necessario sostegno nel pericolo, fiducia e speranza nei momen­ti di incertezza.

Maria, durante tutta la vita, ci darà la for­za incrollabile di vivere sinceramente la no­stra fede cristiana e con lei, se necessario, sa­remo capaci di affrontare qualsiasi sacrifi­cio. Le nostre sofferenze, deposte nelle sue mani, diventeranno un tesoro incalcolabile da offrire a Dio. Maria stessa porrà il no­stro cuore straziato dal dolore accanto al suo Cuore trafitto dalla spada dolorosissima e lo accosterà al Cuore squarciato di Cristo; co­sì il nostro martirio si trasformerà in reden­zione e in gaudio di resurrezione.

Maria è davvero insostituibile nella nostra vita; se la togliessimo sarebbe come spegne­re ogni luce di speranza, togliere ogni palpito di amore, ogni anelito di vita. La sua pre­senza nelle nostre anime e nel corpo misti­co, non solo è la grazia più grande elargita da Dio all’umanità, ma la più dolce realtà nella vita della Chiesa. Maria e Gesù sono un binomio inscindibile: devono rimanere per sempre uniti nei nostri cuori, finché in essi vi sarà un palpito di vita; inscindibili nel no­stro amore, inscindibili nella nostra preghie­ra, inscindibili in ogni circostanza lieta o tri­ste, inscindibili sul letto della sofferenza e quando esaleremo l’ultimo respiro.

1 loro volti dolcissimi, così uniti, ci apri­ranno la porta del cielo!

Grazie a Te, o Sangue divino di Cristo, che ci hai fatto il più bel dono del cielo e della terra, la dolcissima Vergine Maria!

Il tuo Mistero, o Maria, comincia con l’In­carnazione di Dio nel tuo seno: il tuo cuore prepara al Verbo il sangue che dovrà libera­re il mondo, e tu abbracci già la Croce glo­riosa. Nel tuo seno ha pure inizio il Mistero della Chiesa che avvolgerà ogni uomo con l’abito del Sangue di Cristo. Tu sei la Madre di Dio e la Madre nostra. Noi esaltiamo la tua grandezza e glorifichiamo la tua mi­sericordia, e ti supplichiamo, o Piena di gra­zia: rendici degni delle promesse che Cristo ha sigillato col suo Sangue Prezioso.

 
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Pubblicato da su 31 maggio 2012 in Uncategorized

 

LA VERGINE GLORIOSA

«Tu sei rivestita di maestà e di splendore, avvol­ta di luce come di un manto». Cf. Sal. 104,1s

«Nel cielo apparve un segno grandioso. Una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e nel capo una corona di dodici stelle». In questa donna meravigliosa viene indicata sia la Vergine, sia la Chiesa della quale ella è figura e madre.

Il vestimento di splendore e maestà è pro­prio di Dio e solo chi appartiene in un mo­do eminente al mondo splendente di Dio può essere contemplato vestito di sole, come Gesù sul Tabor. Perciò la Donna vestita di sole è una realtà sommamente privilegiata dall’ini­ziativa amorosa di Dio ed appartenente, or­mai in via definitiva, al mondo celeste. La luna sotto i suoi piedi indica il dominio che ella ha nello svolgimento delle varie fasi del tempo, perchè nel Cielo non vi è più la suc­cessione dei tempi e la Sposa dell’Agnello di-

vino gode per l’eternità la gloria del suo Si­gnore. La corona di stelle dice che la Vergi­ne è stata collocata nel mondo celeste, au­reolata dalla corona del trionfo, quale Re­gina del cielo e della terra, al fianco del di­letto Figlio suo, Signore e Re dell’universo, da lui conquistato a prezzo del suo Sangue.

Anche se il Dogma dell’Assunzione in cielo di Maria, in anima e corpo, fu definito da Pio XII nel 1950, il culto alla Vergine As­sunta è giunto a noi attraverso una costante tradizione fin dai primi secoli del cristiane­simo; esso infatti non è che la logica conse­guenza dell’immacolato suo concepimento e della preservazione dal peccato originale.

Anche S. Gaspare volle scegliere il giorno di questa grande Solennità come data di na­scita della sua novella Congregazione intito­lata al Sangue di Cristo, ponendola sotto la protezione della Vergine Assunta in Cielo.

Come nella morte, nella resurrezione e nel­l’ascensione al cielo si compie definitivamente la redenzione umana, ma non cessa la me­diazione del Cristo e la sua azione salvifica nei nostri riguardi, così nella dormizione di Maria e nella sua assunzione al cielo, se si chiude il ciclo della sua missione terrena, se ne apre un altro ancor più valido a nostro favore accanto al Cristo glorioso. Come sulla terra fu associata alla Redenzione operata dal Cristo, cosí, per volere di Dio, in Cielo ella riceve l’investitura definitiva di Mediatrice a favore dell’umanità, alla quale, ai piedi del­la croce, fu data per Madre. Nel Cielo, ra­pita e circonfusa di luce divina, unita ormai indissolubilmente a Dio, ella conosce a fon­do, meglio che sulla terra, l’umanità con tutte le sventure e preoccupazioni di ciascuno di noi e, essendo divenuta onnipotente per Gra­zia, il suo cuore materno è divenuto tanto va­sto e generoso da riunire in sé, far sue e soc­correre le innumerevoli angosce dei suoi fi­gli. Fusione mirabile del Regno celeste di Cri­sto con la missione di Maria!

Cristo è il pegno della nostra futura resur­rezione e glorificazione, Maria ha ricevuto in anticipo quello che tutti noi, camminan­do sulle sue orme, riceveremo un giorno. È Cristo che, avendo con noi in comune il san­gue e la carne, salendo al Cielo ha trascina­to con Sé nella gloria anche l’umanità. Il Pa­dre «ci resusciterà con Cristo e con Lui ci farà sedere nell’alto dei Cieli». La nostra resur­rezione è un dono di Dio ed opera del suo Spirito e, come ha resuscitato il Cristo, da­rà un giorno anche ai nostri corpi nuova vi­ta e gloria. L’assunzione di Maria non ne è un semplice segno, ma piena garanzia: è stol­to chi non vi crede.

L’Assunzione non è soltanto la glorifica­zione della Vergine ed un alto riconoscimento dei suoi meriti, ma sancisce e solennizza an­che la- stessa vittoria di Cristo su Satana: una Donna ti schiaccerà il capo! L’Assunzione è anche il preludio della salvezza e della glo­ria, che, come lei, avrà nel futuro tutta la Chiesa. Perciò il Mistero dell’Assunzione si inserisce nella storia del XX secolo come un’aperta sfida al materialismo dilagante, che proclama la morte di Dio e nega la spiritua­lità dell’anima. Dio guarda alla totalità del­la persona umana, anima e corpo, e il Dog­ma dell’Assunzione di Maria vuol essere an­che l’esaltazione della vocazione alla vergi­nità, l’esaltazione del corpo umano, tempio dello Spirito Santo, e la riaffermazione dei fini ultimi che ci attendono.

Maria, assunta in cielo anima e corpo, ci invita a tendere con tutte le nostre forze verso questa meta soprannaturale e a vivere una vita di fede e di opere sante in attesa della venuta ultima del Signore; infiamma il no­stro cuore verso il Cielo e vi infonde il desi­derio di presto raggiungerlo: Vieni presto, Si­gnore Gesù!

La Meditazione dell’Assunzione di Maria dev’essere per noi come una fuga verso il Cie­lo, che sembra tanto lontano, ma che in real­tà è tanto a noi vicino. Contemplando la no­stra cara Madre immersa nella visione di Dio, come in un oceano di luce, cominceremo a pregustare quel che, al dir di Paolo, né oc­chio umano mai vide, né orecchio mai udì e che Dio ha preparato per coloro che ama.

Questa sinfonia di canti, di luce, di gioia, ora ci stordisce, ma nello stesso tempo ci dà la certezza di quel che saremo un giorno, quando, passata ogni pena, sentiremo la dol­ce voce di Gesù: «Venite, benedetti dal Pa­dre mio!».

Il giubilo sarà perfetto, o Maria, quando i nostri occhi contempleranno il Re nella sua bellezza e la Regina alla sua destra tutta splendore: brilla dinnanzi a noi peregrinan­ti quale segno di sicura speranza, e donaci di perseverare nel servizio del Signore e dei fratelli.

 
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Pubblicato da su 30 maggio 2012 in Uncategorized

 

CAUSA DELLA NOSTRA LETIZIA

 

«Maria, vicina al Cristo, ricapitola in sé tutte le gioie; essa vive la gioia perfetta promessa alla Chiesa». Paolo VI

Sembrerebbe fuori posto parlare di gioia in un mondo dove campeggiano di prevalen­za lacrime di oppressi, giusti maltrattati, gen­te torturata, uccisioni, rapimenti, fame, ma­lattie e guerre che seminano stragi e morte. Dov’è la gioia?

Eppure Dio ha creato l’uomo per la feli­cità, ha inondato il creato di meraviglie per lui e l’ha posto nell’Eden, luogo di incante­vole bellezza. Dov’è amore è anche gioia; e Dio, che è oceano d’amore, è anche un ocea­no di gioia. Non solo nella creazione, ma an­che nella storia della salvezza si rivela sempre di più fonte di gioia viva e genuina. Quali cantici più meravigliosi e traboccanti di gioia di quelli che leggiamo nella Bibbia? È tutto il creato che si unisce all’uomo nel narrare con gioia le meraviglie e la immensa bontà del Creatore! Il popolo eletto, solo quando pri­gioniero e schiavo, è lontano dalla sua ter­ra, depone le cetre ed ammutolisce: «Come possiamo cantare in terra straniera, dove non si adora il nostro Dio?» Ecco dunque che la vera felicità erompe solo dall’unione con Dio. È lui che dice al suo popolo: «Questo gior­no è il giorno del Signore vostro Dio, non fate lutto e non piangete, perché la gioia del Signore è la vostra forza».

Però è solo con la venuta di Cristo in mez­zo a noi che la gioia si realizza nel mondo. «Rallegrati» è la prima parola dell’Angelo a Maria, e l’anima della Vergine, traboccante di gioia per quanto Dio ha operato nel suo niente, esplode nel meraviglioso cantico del Magnificat, che trascina con lei tutto il suo popolo nella felicità. «Non temete, ecco io vi annuncio una grande gioia», dice l’Ange­lo ai pastori.

Tanta gioia non si limita alla nascita di Ge­sù, ma si irradia dalla sua Persona, nel cui volto prima la Vergine, poi i discepoli e tut­to il popolo riconoscono la fonte della gioia, che scaturisce anche dalle-sue parole e dalle sue opere. Annunzia il lieto Messaggio, pro­clama le beatitudini, perdona i peccati, con­forta, benedice. Gesù inizia la sua missione nella gioia di Cana, ovunque passa dona la sua gioia sanando ogni infermità e risusci­tando i morti. La gioia ch’Egli porta, più che di beni e di cose è il dono di Se stesso. Perfi­no nel giorno che precede la sua orrenda Pas­sione e Morte, Gesù prega per la nostra gioia: «Padre, ti prego, perché sia in essi la sapienza della tua gioia». Risorgendo dopo aver vin­to la morte e scacciato il «principe di questo mondo», appare ai suoi, li conferma nella fede e dona loro una gioia che nessuno po­trà togliere giammai.

«È vero, che nonostante fenomeni gran­diosi ed ineluttabili abbiano gettato scompi­glio nel mondo, e particolarmente nelle fa­miglie e in ciascuno di noi, anche sulla terra vi sono gioie semplici e schiette per l’uomo timorato di Dio: la salute, l’onesto benesse­re, la famiglia, l’amore coniugale, i figli, le vere amicizie, il lavoro, il riposo. Sono esse però gioie chiuse come in un vaso d’argilla che possono perdersi da un momento al­l’altro».

Qual è invece la gioia di Cristo? Contem­plare il Padre e le sue divine perfezioni: il suo Essere infinito, il suo Amore, la sua Bellez­za, la divina Purezza. La gioia di questa con­templazione forma il vertice della sua vita in­teriore. Nel suo Cuore arde costante il desi­derio di immolarsi per la gloria del Padre e per la redenzione dell’umanità, perché Egli ama immensamente il Padre ed ama immen­samente l’umanità: in lui quest’amore si con­cretizza nel dolore. «La tua nascita, o Ma­ria – canta la Chiesa – annunzia il gaudio al mondo intero! » Anche il gaudio di Ma­ria, in unione a quello di Cristo, è un fiore purpureo di sacrificio, perché lei è destinata a partecipare al martirio di Cristo. Ed è pro­prio attraverso questo sacrificio che ci comu­nica la gioia di Cristo. «Tu sei, o Maria, una visione di Paradiso, gaudio senza fine, cau­sa della nostra letizia, perchè hai generato per noi la salvezza». Così afferma Giovanni XXIII.

Quanta gioia inondò il cuore di Maria la contemplazione del Figlio di Dio, lo stringer­lo e nutrirlo al suo seno, amarlo e adorarlo! Quanta gioia la corrispondenza piena di Gesù, vedere le sue braccia tese verso di lei, sen­tirsi da lui chiamare teneramente «Mamma» e vederlo sereno dormire sulle sue ginocchia! Ella sapeva d’essere una Madre privilegiata e la prima creatura redenta dal Sangue che il Figlio cominciò a versare appena otto gior­ni dopo la nascita, nella Circoncisione. Seb­bene la visione del Calvario facesse sobbal­zare il suo cuore, godé trent’anni nella casa di Nazareth col suo Gesù.

Alla scuola di Maria noi apprendiamo co­me si gustano le gioie divine. Anche a noi, come a Lei, verrà la gioia nella contempla­zione di Cristo, nel dare con Lui gloria a Dio, nel sacrificio, nella povertà, nell’annichili­mento. Cos’è la gioia cristiana se non la par­tecipazione spirituale alla gioia insondabile, insieme divina e umana, che è nel Cuore di Cristo glorificato?

Nessuno è escluso dalla gioia di Cristo, ma quanti non la conoscono, quanti la rifiuta­no e preferiscono vivere nella disperazione! Essi non arrivano a comprendere che la vita è gioia finché è pura bellezza di Dio!

Chi è lontano da Dio, finché non fa a Lui ritorno, non può comprendere quanta gioia

porti il suo perdono e quanta festa si fa in Cielo per un peccatore pentito. Il vero cri­stiano non può tacere, non deve tacere il mes­saggio di gioia portato da Cristo e deve, con la sua presenza, esempio e parola, trasfon­derlo nel cuore di chi soffre moralmente e fisicamente. Deve dimostrare che il cuore che l’accetta si sentirà sopraffatto dalla immen­sa bontà di Dio e sentirà scaturire dentro di sé una forza nuova ed arderà sempre di più di sete per lui. Unica sventura non è né il do­lore, né la morte, ma non conoscere l’amo­re e la gioia di Cristo. È indispensabile vive­re nella Chiesa di Cristo, dove, ad opera dello Spirito Santo, non ha mai cessato di zampil­lare la vera gioia cristiana, generando uno stuolo di santi, che in ogni tempo hanno ri­petuto e ripetono il Magnificat di Maria. È la vera follia della croce, perché S. Paolo pro­clama in tutte le sue epistole, che non c’è al­tra gioia che lasciarsi crocifiggere con Cri­sto perché, senza la comunione alla croce, la gioia è pura illusione.

Il dolore, la persecuzione, lo stesso mar­tirio e la morte, uniti alla croce di Cristo, si trasformano in fonte di gioia. Nessuna meraviglia se milioni di martiri, dalle catacom­be ai nostri giorni, sono andati cantando in pasto alle belve e davanti al plotone di ese­cuzione; non è da meravigliarsi se S. Fran­cesco, nella sofferenza delle stimmate e nel­la povertà, esplose nel Cantico delle Crea­ture; se S. Gaspare, serafino e martire del Sangue di Cristo, gioiva fra le più abbiette umiliazioni e calunnie e si flagellava le car­ni; non è da meravigliarsi se gioiscono gli an­geli delle corsie negli ospedali, tra i lebbro­si, tra gli affamati, gli handicappati, di fronte a píaghe schifose e purulente, incuranti di mortali contagi. «Sorridete sempre, dice Te­resa di Calcutta, siate portatori di gioia, per­chè chi dona con gioia, dona di più».

Chi recepisce questa gioia può gridare con Giovanni Paolo 11: «L’Alleluja è la nostra canzone! Alleluja, Cristo è venuto al mon­do! Alleluja, Cristo è morto sulla croce! Al­leluja, Cristo è risorto! Alleluja, Cristo è la nostra vita!» Cantiamo a nostra volta: Al­leluja! Maria è con noi! A lei Dio ha asse­gnato il compito di conservare pura e intat­ta nel nostro cuore la presenza di Cristo Ri­sorto, sola vera gioia del mondo.

O Vergine Maria, sei apparsa come la Me­diatrice della vera gioia e della grazia, per­ché hai concepito lo Splendore dell’Eterna Luce: per la grande gioia e amara compas­sione che avesti ai piedi della Croce, donaci di rallegrarci sempre in Gesù, che è morto e risuscitato per noi.

 
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Pubblicato da su 29 maggio 2012 in Uncategorized

 

NELL’ORA DELLA NOSTRA MORTE

«Ella morì perchè il nostro Signore e Salvatore morì… Ma la sua morte fu un semplice fatto, non una conseguenza». Card. Newman

Fino alla venuta di Cristo l’anima umana è ancora dominata dalla morte, castigo e con­danna, perché frutto del peccato e della ma­ledizione. Dietro il potere della morte si an­nida il regno di Satana «omicida fin dalle ori­gini». Il Figlio di Dio è venuto per abbatte­re il regno del peccato e della morte: i gesti salvifici e le opere di vita di Cristo, che gua­risce i malati e risuscita i morti, rivelano ch’Egli è la Resurrezione e la Vita e che da­vanti a Lui la morte retrocede. Ma è sulla cro­ce che l’affronta decisamente e la sconfigge per sempre. Sebbene la morte sia conseguen­za del peccato, Gesù, senza macchia e col­pa, vi si assoggetta liberamente. Nella Pas­sione e morte di croce egli esprime il suo su­premo amore redentorè: il suo amore per noi culmina nell’abbassamento fino alla soffe­renza, all’agonia, alla morte. Gesù moren­do non solo ha distrutto la morte, ma l’ha addirittura sublimata, perchè ha fatto del momento della nostra morte corporea, il mo­mento della nostra personale redenzione, in quanto espressione del nostro amore croci­fisso per il Redentore, della radicale rinun­cia al peccato e di totale espiazione. Accet­tandola con sottomissione, anzi con amore, offriamo a Dio l’annientamento del nostro essere terreno per affidarci con fiducia inte­ramente nelle sue mani.

Maria, in quanto immacolata, non può aver subìto la morte per castigo del peccato, ma neppure fu preservata dal destino di tut­ta la umanità. Siccome la sua preservazione dal peccato fu conseguenza del sacrificio di Cristo, così la sua consacrazione a Dio e l’as­similazione in tutto al Figlio, comportò an­che in lei la morte corporea. La «dormizio­ne di Maria» nel Signore ebbe tuttavia tut­t’altra dimensione, perchè fu un sublime at­to di amore, una consumazione del suo es­sere corporeo, quale olocausto d’amore a Dio, l’esempio più bello della vera morte cristiana.

Fu nello stesso tempo per noi l’attuazione della promessa della resurrezione della car­ne che un giorno si verificherà per tutti e che per la Vergine si è realizzata istantaneamente.

Non si può parlare di vera morte cristia­na senza una fede incrollabile nella Resur­rezione, senza questa certezza sarebbe vana la nostra fede e tutta la nostra religione. La vittoria di Cristo sulla morte è la vittoria di tutti noi sulla morte. L’anima è stata creata per spogliarsi un giorno di tutte le strettezze della terra e librarsi nell’eternità: è fatta per contemplare le bellezze di Dio e godersele. L’anima è fatta per cantare l’inno sublime della vita: Ho sete della vita eterna, o Dio, quando vedrò il tuo volto? S. Paolo escla­ma: «Il mio vivere è Cristo e morire è un gua­dagno», perché la morte di Cristo è la vita di tutti.

Guardando alla morte, nella luce di Cri­sto, essa non costituisce più l’enigma scon­certante della nostra vita, perché di fronte a certi eventi inesplicabili, Cristo ci dice che proprio là, dove i nostri occhi scorgono se­gni di dolore e di disfacimento, è il germe del­la vera vita e della gioia: Questo spiega l’anelito dei Santi: soffrire e morire per vedere il volto del Signore. Quel che importa non è la morte in se stessa, o il dove e il quando, ma come si muore, perché la morte dei giu­sti è preziosa al cospetto del Signore. È vero che anche i giusti, i santi, le anime pie, non di rado tremano davanti al mistero della mor­te. È la natura umana, che, nel suo istinto, vi si ribella; ma il terrore può essere supera­to con l’abbandono nelle braccia di Cristo Misericordioso e affidandosi alla intercessio­ne della Vergine.

Maria è Madre per tutta la nostra vita, ma lo è ancora di più nel momento supremo della nostra esistenza terrena. Ella è dovunque si soffre e si muore, ella raccoglie le anime ovunque un male implacabile e le cattiverie umane o le guerre seminano la morte. La ric­chezza del suo cuore materno, specialmente in quel punto, non ha limiti.

Quanti episodi, tratti in particolare dalla vita dei santi e forse anche dalla nostra espe­rienza o per diretta conoscenza, e dalla sto­ria dei grandi peccatori, che, pur non creden­do a Cristo, attratti dalla dolcezza di Maria, diventano suoi figli e ritrovano, grazie a lei,

il Cristo Redentore nell’estremo momento della vita!

Ecco perchè, al Saluto Angelico, la Chie­sa ha voluto aggiungere: «Prega per noi pec­catori adesso e nell’ora della nostra morte».

Mostriamo ai moribondi, in un momento così decisivo, le dolci immagini di Gesù Cro­cifisso e della sua Madre Santissima, ponia­mo nelle loro mani la corona del Rosario, preghiamo con loro e per loro ed essi si ad­dormenteranno serenamente nel Signore.

Vergine Maria, terminata la tua vita ter­rena che fu tutta un olocausto, consegnasti il tuo spirito nelle mani del Figlio in un su­premo atto d’amore: assistici nell’ora della nostra morte e ristoraci con la rugiada del Costato trafitto.

 
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Pubblicato da su 28 maggio 2012 in Uncategorized

 

NEL CUORE DELLA VERGINE OGNI UOMO CHE SOFFRE

«Ovunque un uomo soffre, là è Cristo che sof­fre al suo posto». Giovanni Paolo II

Ovunque un uomo soffre, lì è Cristo che soffre, è Maria che soffre, perché il Mistero del Crocifisso è anche il Mistero dell’uomo che deve salire il calvario della vita.

Pilato, mostrando Gesù flagellato e coro­nato di spine, grida al popolo imbestialito: «Ecco l’Uomo!» Non crediamo di esagerare se anche noi, mostrando l’uomo di oggi e di sempre, dilacerato dal dolore e stretto dalla morsa della sofferenza, diciamo le stesse pa­role di Pilato: Ecco l’uomo! Sorge la con­vinzione che nella vita mondiale vadano riaf­fermandosi quotidianamente forme antiche e nuove di dolore, sia a livello sociale che in­dividuale: è una litania angosciosa senza ter­mine! La sofferenza non sta solo nel male fisico – malattie incurabili, fame, miserie, vio­lenze, torture – il dolore dell’anima può es-

sere ben più terribile di quello del corpo: in­giustizie, inganni, tradimenti, calunnie. An­cor più amare le sofferenze che ci vengono inflitte da persone amate e beneficate, da ge­nitori, figli, parenti stretti a noi dal vincolo del sangue o da amicizia. Fu proprio questo dolore che lacerò il Cuore di Cristo, rinne­gato e tradito dai suoi e dall’umanità per la quale donò il suo Sangue.

Il sogno di una società felice mediante il progresso tecnologico, promesso dagli uto­pisti contemporanei, è ormai tramontato. Nessuna teoria sociale può eliminare la sof­ferenza umana; la scienza, anche se ha fatto davvero progressi meravigliosi ed è riuscita a lenire il dolore, non potrà mai eliminarlo del tutto.

Perdute così le speranze umane, quando si è attanagliati dalla sofferenza, rimane sol­tanto Cristo, Colui che può esaudire i nostri desideri e realizzare le speranze umane: ac­canto a lui il dolore dell’uomo assume tut­t’altra dimensione.

Cristo si è presentato all’umanità come l’Uomo dei dolori, perché, pur essendo Dio, ha sofferto più di ogni altro essere umano al mondo e ci ha detto chiaramente che, sul suo esempio, ogni uomo può seguirlo solo portando come lui la propria croce. Questo concetto ribadisce l’Apóstolo Paolo dicen­doci quanto sia necessario per la nostra sal­vezza essere confitti alla croce con Cristo; an­zi, questo è un privilegio che ci fa assurgere alla dignità di figli di Dio e, col Cristo, coe­redi del Cielo.

Accanto al Cristo sofferente non manca mai la presenza della Vergine, associata pe­rennemente al Mistero dei suoi dolori. Per comprendere, almeno in parte, le sue soffe­renze è necessario meditare profondamente tutte le vicende umane della sua vita, dalla nascita di Gesù fino al Calvario, dove il suo strazio raggiunge l’apice d’ogni umano mar­tirio. E, per volere del Cristo stesso, ella co­m’è associata al Mistero dei dolori del Figlio, cosí è associata al mistero del dolore uma­no, perciò sente nel suo cuore le nostre pe­ne, come sentí quelle del suo Gesù. Maria è presente nel mondo ovunque si soffre: è accanto al letto degli infermi negli ospedali ed in ogni casa; è accanto agli emar­ginati, ai carcerati, ai torturati e allo sterminato stuolo di chi muore per fame. Ella sa cosa voglia dire stringere fra le braccia il cor­po di un Figlio trucidato! Con la sua sensi­bilità materna non solo ci rende più leggero il dolore e ci dà forza per sostenerlo, ma ce lo fa anche comprendere.

Quando l’uomo sopprime nella sua co­scienza la voce misericordiosa di Dio, Egli parla al suo cuore con la voce del dolore, la voce della croce, voce ultima, voce definiti­va, che ha la capacità di lacerare il cuore più ostinato. Il dolore, alla luce della fede, è dun­que anche un momento della Grazia, perché allora Dio penetra con tutte le sue forze nel cuore del peccatore con la tenerezza di un Pa­dre. Maria ci fa comprendere che il dolore non sempre è un castigo. Anche i credenti, a volte, non hanno tanta fede e tanta umiltà da saper riconoscere nella mano crudele del prossimo, la mano misericordiosa di Dio. È Cristo che ci dà il privilegio di completare in noi le sue stesse sofferenze, di cooperare al­la nostra stessa redenzione, offrendo a Dio la cosa unicamente nostra: il dolore.

Il dolore così inteso acquista un valore enorme. Dai deboli, dagli inabili, da coloro che sembrano i rifiuti della società, si spri­giona una sorgente inesauribile, una ricchez­za ineguagliabile: i sofferenti sono la forza insuperabile che sostiene la Chiesa, che sal­va la società. Coloro che più degli altri han­no compreso l’immenso valore della soffe­renza sono i santi, i quali non solo hanno sempre accettato con gioia il dolore, ma han­no chiesto costantemente al Signore di pati­re sempre di più per essere più simili a lui e per attirare la sua misericordia sul mondo.

Il dolore diventa sublime quando, sull’e­sempio di Cristo, fa perfino scaturire dal no­stro cuore il perdono per chi ce lo procura. È un eroismo che solo Cristo Crocifisso ci ha insegnato e può donarci la grazia di compiere.

Maria, ai piedi della croce, è la Donna del dolore, la Regina dei martiri, che ci assicura la vittoria sull’angoscia ed apre al sofferen­te una visione di speranza e di gioia. Nello stesso martirio del cuore ella ci fa pregusta­re quella bellezza del cielo, che attende chi sulla terra unisce le proprie pene a,quelle di Cristo.

La parola della croce lacerò il tuo cuore, o Madre purissima, e tutto il tuo dolore fu per noi: svelaci la fecondità di ogni soffrire con Cristo per la Chiesa e per il mondo.

 
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Pubblicato da su 27 maggio 2012 in Uncategorized

 

LA VERGINE DEGLI UMILI E DEI POVERI

« Il Signore saziò il desiderio dell’assetato e l’af­famato ricolmò di beni». Sal. 107,9

Più che guardare a Maria come a creatu­ra privilegiata bisogna studiarla in ciò che la rende a noi più vicina. Una Madonna regale e benefattrice, che distribuisce dall’Alto gra­zie in cambio di preghiere ed omaggi, sem­brerebbe più fatta per calmare la disperazione dei poveri e consacrare la loro passività che a promuovere la loro dignità umana. Si di­menticherebbe così che il Magnificat è il can­to degli umili e dei poveri e che la voce che in esso vibra non è soltanto quella di Maria, ma di tutta l’umanità cristiana; è l’annun­cio della venuta di Gesù, povero per eccel­lenza, rigettato, costretto a nascere in una stalla, senza un sasso sul quale posare il ca­po stanco, morto nudo e dissanguato per es­sere così contemplato nei secoli. Si dimenti­cherebbe anche che gli umili ed i poveri formano un corteo, con alla testa Cristo e Ma­ria, che grida a Dio la propria disumanizza­zione.

Il Concilio Vaticano II, contro l’eccessi­va idealizzazione della figura di Maria, ha presentato come base la sua vicenda storica di stirpe di Adamo. L’elevazione a Madre di Dio e l’immunità dalla colpa originale non l’hanno sottratta alla condizione umana di sofferenza, povertà e limitazioni. Lei stessa, nel Magnificat, loda e ringrazia l’Onnipoten­te, perché ha guardato alla «miseria» della sua serva, cioè alla sua nullità, alla sua uma­na bassezza, alla sua umiltà, alla sua pover­tà, al suo nascondimento. Maria infatti, per la sua condizione sociale, si allinea alle clas­si più umili del suo popolo e si sente con es­se solidale, perché ha sperimentato la loro condizione ed ha impegnato tutta la sua vi­ta per accogliere e donare particolarmente a loro il suo Gesù, Salvatore dei poveri. Nel suo volto dunque si rispecchia il volto sof­ferente di milioni di esseri umani in condi­zioni di vera e propria schiavitù.

Tutto ciò, l’hanno compreso i cristiani d’oggi, più di quelli del passato. Essi stanno

scoprendo la vera immagine di Maria nella genuinità del Vangelo; alla scuola di Cristo, ella è venuta a portare nella storia un fermen­to di liberazione per rovesciare i potenti e li­berare gli umili. Il piano di Dio rimarrà in­compiuto fino a quando ci sarà chi rimane sul trono della superbia e dello strapotere e chi è costretto a fare da sgabello ai suoi pie­di. I cristiani d’oggi cominciano a compren­dere da quale parte è Cristo, che, pur essen­do di Natura divina, umiliò se stesso fino a noi, divenendo uno di noi, e facendosi ob­bediente fino alla morte di croce.

«Vergine dei poveri» è un appellativo che non va inteso in un senso esclusivamente eco­nomico, perchè è denso di spiritualità bibli­ca e cristiana e del tutto corrispondente alla sensibilità contemporanea. Il povero è chia­mato a testimoniare una liberazione profon­da e a disvelare il vero significato ed il pre­gio della povertà nella costruzione del Regno di Dio, essendo la povertà una componente essenziale della salvezza. Basti in proposito ricordare la parabola evangelica del ricco Epulone e la terribile frase di Gesù: « È più facile che un cammello entri per la cruna di un ago, che un ricco entri nel Regno dei Cieli».

Se da una parte il dovere del cristiano d’og­gi è quello di porre riparo alle ingiustizie che creano un trauma irrimediabile tra le classi sociali e gettano interi popoli nella fame e nel­la miseria più nera, dall’altra parte è dove­roso anche guardare alla luce del Vangelo, come il Cristo ha nobilitato la povertà. Egli ci ha insegnato, infatti, che essa non va con­siderata soltanto come un castigo ed una umi­liante condizione di servaggio, ma può esse­re anche una libera scelta ed una disposizio­ne interiore per seguire più liberamente il Cristo.

La condizione di povero, scelta da Cristo, vuol significare una predilezione di uno sta­to di umiltà, in contraddizione alla superbia, causa di ogni male; nell’umiltà, nella pover­tà e nella sofferenza, Egli volle far propria la preghiera dei poveri e trascinare alla sua imitazione quella schiera innumerevole di santi, a cominciare dalla Vergine, che volle­ro sulla terra consacrarsi a Lui e a Lui ren­dersi più simili.

Il Signore non chiama tutti a questa rinuncia eroica e, purtroppo, vi saranno sempre poveri tra di noi. Essi saranno però sempre i prediletti di Dio e gli eredi del suo Regno; Maria accoglierà il loro gemito e li sosterrà nel faticoso cammino d’ogni giorno.

Il canto della tua povertà di Serva, o Ma­ria, fece eco all’inno del tuo Cristo che di­venne povero informa di schiavo, e fu la vit­toria della Croce: metti in noi gli stessi sen­timenti che furono in Gesù, e i poveri del mondo vedranno la salvezza.

 
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Pubblicato da su 26 maggio 2012 in Uncategorized

 

MARIA SUBLIME IDEALE DELLA DONNA D’OGGI

 

«La dignità che la Redenzione ha conferito a tutte le donne, si realizza in modo incomparabile in Maria. Ella è il modello di ogni donna veramen­te libera». I Vescovi degli Stati Uniti

«Maria è la donna nuova, accanto al Cri­sto l’Uomo Nuovo, nel cui Mistero soltanto si può trovare la vera luce del mistero del­l’uomo d’oggi. A questi, tormentato tra l’an­goscia e la speranza, la Vergine, contempla­ta nella sua vicenda evangelica, offre una vi­sione serena e urna parola rassicurante: la vit­toria della speranza sull’angoscia». Sono pa­role di Paolo VI, che così continua: «Maria è perciò da proporre in modo particolare co­me esempio alla donna d’oggi. Ella come ver­gine, come sposa, come madre è il tipo emi­nente di ogni condizione femminile».

La donna contemporanea, che desidera partecipare con potere decisionale alle scel­te della Comunità, contemplerà con intima gioia Maria, che elevata al dialogo con Dio, dà il suo assenso attivo e responsabile a quel­l’Opera dei secoli – com’è giustamente chia­mata l’Incarnazione del Verbo – e constate­rà che la scelta verginale da parte di Maria non fu atto di chiusura ad alcuno dei valori matrimoniali, ma una scelta coraggiosa per consacrarsi totalmente all’amore di Dio e al suo servizio; constaterà con lieta sorpresa che Maria, pur abbandonandosi ciecamente al­la volontà divina, fu tutt’altro che donna pas­siva e remissiva, ma donna che proclamò co­raggiosamente che Dio è vindice degli umili e degli oppressi e rovescia dai loro troni i po­tenti del mondo.

La donna d’oggi riconoscerà in Maria la donna forte, che conobbe povertà ed esilio, che sostenne nella fede la Comunità di Cri­sto, e la cui funzione materna si dilatò tanto sul Calvario da prendere dimensioni uni­versali.

La Chiesa ha sempre proposto Maria come modello alla donna di tutti i tempi per la sua totale adesione alla Volontà di Dio, perchè fu la prima e più perfetta seguace di Cristo e per il ruolo da lei avuto nel Mistero della salvezza.

Mentre fino a non molto tempo addietro la Storia era considerata soprattutto opera dell’uomo, oggi invece sta diventando sem­pre più cosciente la funzione che spetta alla donna in particolare, anche nella storia e nel­la vita della Chiesa… Per questo la Comu­nità cristiana, e la donna in particolare, può guardare a Maria come alla donna che sta alla svolta decisiva della storia della salvezza.

La donna vera sa credere ed amare; quan­do con un gesto di amore pone la sua mano in quella di Cristo, il suo potere non ha li­miti, purchè sappia impegnarsi totalmente come la Vergine.

Nella Vergine vediamo la donna forte lun­go la salita del Calvario e ai piedi della Cro­ce a testimoniare la sua fedeltà alla scelta fat­ta, aderendo al messaggio di Cristo, mentre l’uomo è fuggito, ha rinnegato, ha tradito. Ella crede con tutto il coraggio di cui il cuo­re umano è capace, ed ama con una fortez­za che ha dell’incredibile. Anche se dal Van­gelo non appare esplicitamente, Maria, do­po la Resurrezione, è la vera animatrice del­la nuova Comunità Cristiana, perchè non so­lo ha dato la vita a Cristo, ma è divenuta anche la vera madre dei viventi in Lui. Per que­sto non potrà mai venire meno la sua pre­senza nella Chiesa.

Ispirata dalla sua sublime immagine, in­contriamo anche oggi la donna forte nelle madri generose, in tante sorelle vigili e so­lerti, in tante ragazze pure fino all’eroismo ed al sangue, in tante donne consacratesi al­l’assistenza dei malati, degli orfani, degli ab­bandonati ed emarginati, nelle Missioni ed ovunque c’è bisogno di aiuto, conforto, amore. Una delle virtù piú eccelse della donna sem­bra essere quella di scoprire la forza del suo amore ed il suo eroismo proprio al momen­to in cui su di lei si abbattono le prove più dure. È certamente un dono questo, che non può davvero derivarle solo da doti umane. Sicuramente vi è in lei quel dono e quella gra­zia che il Martire del Golgota infonde quan­do ella deve, come Maria, affrontare il dolore.

O Vergine santa, tu sei la Vigna che ha pro­dotto il Grappolo che inebria e la Terra che ha fatto spuntare la Spiga che nutre: aiuta tutte le donne a divenire veramente libere nel servizio e nel dono di sé.

 
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Pubblicato da su 25 maggio 2012 in Uncategorized

 

IL MESSAGGIO DI MARIA AI GIOVANI D’OGGI

 

«La gioventù è lieta e serena perchè ha un gran­de amico e fratello: Cristo Gesù». Giovanni Paolo II

Cosa può significare la Madonna per la gioventù contemporanea?

Sono i giovani stessi a rivelarci l’esistenza d’un rapporto vitale con lei, che non è frut­to di reminiscenze infantili, ma d’una ricer­ca sofferta. Per essi l’immagine di Maria è di piena attualità se la considerano, com’è doveroso e logico, nel contesto globale del Mistero di Cristo, perché lei saprà certamente cogliere le loro domande, aspirazioni, esigen­ze, preoccupazioni e darne risposta.

La posizione dei giovani davanti alle scel­te definitive della vita è oggi quella dell’in­certezza. Essi chiedono alla Chiesa: «Prati­camente, cosa vuol dire oggi essere cristia­ni?» È dunque estremamente necessario pre­sentar loro la figura possente e sconvolgen­te del Cristo, non come uno dei tanti modelli

di vita, ma come l’unico capace di offrire va­lori veri e non banali di vita per una conni­venza sociale, che conduca con sicurezza al­la vita eterna. Il giovane ha bisogno d’una fede salda e d’una incondizionata adesione al Cristo, anche se Egli è segno di contrad­dizione.

La Persona ideale che riassume e incentra in sé la scelta radicale di Cristo, il s( alla Pa­rola di Dio, è la Vergine. La sua grandezza non sta soltanto nel concepimento biologi­co del Figlio di Dio, ma soprattutto nell’a­pertura totale del suo cuore ai Misteri divi­ni. Il suo sì è un fatto coraggioso di fede, di amore, di incrollabile speranza in Dio.

Altra caratteristica della gioventù sta sen­za meno nella ricerca affannosa del signifi­cato globale della vita. Oggi essi non accet­tano quasi mai la scelta dei loro Padri. Do­po le esperienze illusorie della contestazio­ne, del consumismo, della droga, della libertà sessuale, insoddisfatti e delusi, domandano alla Religione risposte sicure circa i proble­mi assillanti della vita, del dolore, della mor­te. È perciò essenziale presentar loro il Cri­sto, che, con la sua morte sulla croce, ha riscattato dalla illusione ed aberrazione che porta in noi l’orgoglio e il peccato e far com­prendere che il cuore dell’uomo potrà esse­re appagato solo da Lui, che, riscattandoci col suo Sangue, ha immesso nelle nostre ani­me il germe della figliolanza di Dio.

Sotto questo aspetto Maria attrae irresi­stibilmente il cuore dei giovani, perché è l’u­nica creatura che ha realizzato in sé piena­mente il Cristo e la sua redenzione. Essa è chiamata nel Vangelo beata, cioè pienamente benedetta da Dio, ricca di salvezza e felici­tà, perché, attraverso il Mistero del Cristo, ha raggiunto il compimento delle sue aspi­razioni. La vicenda della Vergine illumina, guida e accompagna il cristiano nel suo cam­mino dall’inizio fino al suo compimento.

Altra aspirazione genuina e logica della gioventù è quella di influire efficacemente nell’andamento della società, collaborare alla formazione d’un mondo nuovo e dinamico, libero e giusto. Cristo è non solo il perfettis­simo protótipo, ma il vero leader della do­nazione totale di Sé all’umanità; immolan­dosi egli ha portato alla vera liberazione ed ha restaurato il Regno di Dio, sicché può essere chiamato davvero l’autentico rivoluzio­nario della storia umana. Non certo nel sen­so dei demagoghi moderni, ma immettendo nuovi germi nelle coscienze e cioè: – Dio, fra­tellanza universale, amore verso i nemici, ser­vizio per i fratelli, disponibilità a patire violen­za e morte per la causa del Regno di Dio – e dando il suo Sangue e non quello degli altri.

Maria è stata chiamata da Dio stesso a coo­perare a questa missione liberatrice e vi ha profuso tutte le sue energie. 1 giovani soprat­tutto non possono rimanere indifferenti al canto del Magnificat, canto giovanile di Ma­ria, canto di esaltazione e riconoscenza a Dio, canto di gioia che celebra la salvezza dell’u­manità e l’avvento della Giustizia divina.

Infine non bisogna dimenticare che i gio­vani sono spinti fortemente a fare comunità con gli amici, che la giovinezza è legata al­l’amore e al cocente bisogno di crearsi una famiglia secondo il proprio ideale e non co­me cercano di imporlo gli altri. Ebbene, que­sti problemi trovano una logica realizzazio­ne nella Chiesa, che è la Società dei Reden­ti, uniti nel vincolo dell’amore di Cristo, che col suo Sangue ci ha resi fratelli e nella quale, col suo Testamento dall’alto della croce, ha posto Maria, come la Madre in un foco­lare domestico, affinché mantenga viva la fiamma della fede, vegli, protegga, difenda e, soprattutto, circondi del suo amore.

Nel cuore dell’uomo, e dei giovani in par­ticolare, brucia perennemente il desiderio d’amare e d’essere amati, l’impulso di get­tarsi nelle braccia d’una madre e versare nel suo cuore ogni pena.

È nel cuore di Maria che i giovani trove­ranno senza dubbio la risposta ai loro inter­rogativi e alle loro richieste ed il sostegno nel­le prime amarezze e sconfitte.

I giovani confidino a lei anche le loro gioie affinché, questa dolcissima Madre le bene­dica e le moltiplichi.

Vergine Maria, il Verbo che tu hai gene­rato in forma umana ci ha rivelato il Miste­ro del Padre e il mistero dell’uomo, mediante la follia della Croce: rendi i nostri giovani capaci di costruire un mondo migliore con una vita d’amore fino all’estremo.

 
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Pubblicato da su 24 maggio 2012 in Uncategorized

 

LASCIATE CHE I PARGOLI VENGANO A ME

«Ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia». Os. 11,4

La gioia di Maria nel dare alla luce Gesù fu veramente immensa. Ella lo generò in un’estasi di fede e di amore, perché lo concepì nella sua anima prima che nel suo seno. Con quanta delicatezza lo avvolse nei poveri pan­ni, lo adorò, lo strinse al suo cuore, lo mo­strò a Giuseppe, ai pastori, ai Magi! La gioia di Maria si riflette nei nostri cuori, che, dopo tanti secoli, celebriamo la umana Natività di Cristo, come la festa più suggestiva della Fa­miglia. In ogni casa veramente cristiana, quando viene alla luce un bambino, il pen­siero corre spontaneo alla Culla di Bethlem. «Purtroppo – dice Pio XII – a tanta esultan­za di Maria fa subito eco uno straziante do­lore nel suo cuore. Un amore sconfinato, un dolore sconfinato! Dietro il legno della man­giatoia, s’innalza gigante il legno della croce! »

La nascita di Gesù da Maria non è come quella che avviene dalle altre madri; la sua Maternità porta con sé il germe della Reden­zione e la sua piena cooperazione ad essa. Ge­sù nasce Sacerdote ed Agnello Divino, de­stinato alla immolazione; nasce già Salvato­re e Redentore. Egli è destinato al Calvario e Maria è chiamata ad essergli accanto per soffrire con lui. Ella sa che Gesù non è solo suo, ma appartiene a tutta l’umanità, che da secoli lo attende. Lei stessa lo deve offrire per il sacrificio e la morte!

Quante mamme, come la Vergine, si tur­bano e trepidano al pensiero di ciò che il do­mani potrebbe serbare a quel pargolo, che ine­briate di amore, stringono al proprio seno! Per Maria la croce è una certezza, non un dub­bio, ma è anche via per divenire la Madre di tutti noi, fin dalla nostra nascita. La Tradi­zione cristiana ci presenta Maria quasi sem­pre col santo Bambino stretto fra le braccia. S. Gaspare fu il primo, e forse l’unico, ad uni­re il Mistero della nascita di Gesù a quello del suo Sangue, quando volle che il Bambino in braccio alla Madonna levasse con la sua te­nera mano in alto il Calice del suo Sangue.

Maria non fu solo la custode di Gesù, ma custodisce nel suo cuore ogni neonato, lo guarda e lo difende come ha fatto col suo Ge­sù. Per questo ogni madre che porta una creaturina nel seno dovrebbe pensare a lei, invocarla, chiamarla anche presso la culla della sua creatura. Se Dio, nella creazione, ha fatto questa meraviglia tra le meraviglie, cioè il cuore di una madre, e vi ha messo den­tro un amore profondo, ostinato, pronto a tutti i sacrifici e a tutte le rinunce, cosa non avrà posto nel cuore della Madre sua e Ma­dre di tutti noi? Ogni Madre deve sentirsi par­ticolarmente da lei protetta e soprattutto deve affidare a lei la protezione dei suoi figli. Ma­ria ripete a tutte le Mamme l’invito di Gesù: «Lasciate che i pargoli vengano a me». Egli li vuole vicini perché innocenti e deboli, per­ché sono il simbolo al quale ci si deve con­formare – come vuole Gesù – per essere degni del Regno dei Cieli.

Il bambino vive di fede e di fiducia nei ge­nitori e ad essi si abbandona con totale di­sposizione, perché sa che lo amano. La sua vita è sacra fin dallo sprigionarsi sotto il cuo­re materno al momento del concepimento, né bisogna dimenticare che il concepimento di una nuova vita è un dono del Creatore e la conferma della cooperazione che l’uomo dà a Dio nella creazione.

Il bambino è sorgente di speranza, fa com­prendere ai genitori lo scopo della loro vita, è il frutto del loro amore, stringe più tena­cemente il legame che si giura all’altare, in­vita a guardare con fiducia al futuro. Quan­ta gioia sprigiona anche nel cuore dei geni­tori un bambino che con loro si sente felice anche per piccole cose! Il bambino – dice Giovanni Paolo II – è il punto nevralgico intorno al quale si forma o si spezza la mo­rale della famiglia, della società, delle nazioni.

Una volta le mamme, non appena il loro bimbo era in grado di comprendere e di bal­bettare le prime parole, gli insegnavano a re­citare l’Ave Maria.

L’infanzia diventa fanciullezza, la fanciul­lezza adolescenza, la vita diviene più diffici­le. Quella creatura sente man mano e sem­pre di più il bisogno di stringersi alla sua mamma e di sentirsi da lei protetto. Nella ma­turità e perfino nella tarda età, ricorderà sempre quel volto dolcissimo chinato su di lui e la preghiera che gli ha insegnato.

Quanti bambini sfortunati, o crudelmen­te abbandonati, vittime di egoismi e di divi­sioni incoscienti, «chiusi» in quegli agglome­rati chiamati orfanotrofi e case dell’infanzia, o addirittura in carceri minorili, sognano ma­dri mai conosciute, che li prendano in grem­bo, come gli altri bambini, li stringano al cuo­re, gli cantino una nenia e versino sul loro capo dolci e confortanti parole d’amore! Essi non potranno mai ricordare quella dolce pre­ghiera, perchè nessuna mamma gliel’ha in­segnata. Di essi Maria è l’unica Madre che ripete ad ognuno le parole di Dio: Può for­se una madre dimenticare il suo bambino al punto di non aver pietà del figlio del suo se­no? E Maria aggiunse: Anche se la tua mam­ma terrena ti ha abbandonato e dimenticato, io non ti abbandonerò e dimenticherò giam­mai. Sarò io la tua mamma, corri tra le mie braccia, ti cullerò, ti bacerò, ti parlerò carez­zandoti come facevo col mio Gesù. Desidero che tutti i pargoli vengano a me, ma desidero che più degli altri, tu orfanello, venga tra le mie braccia, perché io sono la Madre degli orfani.

È Maria che esorta chi, sulla terra, fa le veci delle loro madri, sia parenti che educa­tori, a guidarli con amore a lei, che gli inse­gnino quella dolce preghiera e infondano nei loro cuori, vuoti di affetto, ad avere fiducia. Sarà la via della loro salvezza e anch’essi un giorno potranno ricordare con riconoscen­za, chi gli ha insegnato quella soave pre­ghiera.

Ave Maria! Se è bella 1’Ave Maria del bambino, è soffusa di commozione 1’Ave del vegliardo e del morente; anche allora 1’Ave è la nota dolcissima che unisce nei ricordi e nella speranza i due volti indimenticabili della madre terrena e della Madre celeste: sono en­trambe una realtà di amore, di difesa, di dol­cezza, di conforto, di salvezza.

Vergine immacolata, da te il Dio Santo si è degnato nascere bambino; nelle tue brac­cia il Dio Forte ha voluto riposare: insegna­ci ad accogliere e ad amare i piccoli e a nu­trirli col sangue del nostro sacrificio offerto con te sotto l’Albero divino della Croce.

 
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Pubblicato da su 23 maggio 2012 in Uncategorized

 

MARIA NELLA NOSTRA FAMIGLIA

«Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuo­re. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia». Lc. 2,51-52

Quando si parla della famiglia cristiana il pensiero corre subito alla Casa di Nazareth. Paolo VI, nel suo viaggio in Terra Santa, pre­so da nostalgica dolcezza, disse in questa cit­tadina: «Come volentieri vorremmo torna­re fanciulli e metterci a quest’umile e subli­me scuola di Nazareth e ricominciare la vita vicino a Maria! La Casa di Nazareth è la scuola che ci inizia a comprendere la vita di Gesù, ci insegna a vivere la vita di famiglia in comunione di bellezza, di amore, di inti­mità inviolabile! ».

Maria e Giuseppe, uniti nella fede e nella preghiera, pronunciano ubbidienti un peren­ne sí a Dio in ogni circostanza e portano a compimento la loro grande missione. Essi so­no vissuti realmente l’una per l’altro; il lo­ro casto amore è andato sempre più cre-

scendo, tanto da poter affermare con certezza che mai sposa fu amata dal marito come Ma­ria e nessun marito fu tanto amato come Giu­seppe da Maria. Nessuno al mondo fu vera­mente figlio, né mai lo sarà, come lo fu Ge­sù e certamente egli amò Maria e Giuseppe come mai altri figli hanno amato i loro ge­nitori. In tutti e tre poi si attua all’unisono il fine principale per cui la Famíglia di Na­zareth è stata voluta dal Padre: la salvezza dell’umanità. All’annuncio del grande Mistero che si sta compiendo in lei, Maria, piena di trepidazio­ne e traboccante di gioia, corre a farne par­tecipe la cugina Elisabetta, perché non può trattenere per sé sola la Buona Novella: la Redenzione è vìcìna! Ma non passa molto tempo che la terribile profezia di Simeone tra­figge come una spada il suo cuore e rompe quell’idillio che lo aveva colmato nella ca­panna di Bethlem. È un duro richiamo alla realtà della sua missione: quel Bambino è na­to per l’umanítà, egli è il Salvatore, Luce ve­nuta ad illuminare tutte le genti, che sarà im­molato per tutti. Nella Famiglia di Nazareth si delinea già la tragedia del Calvario! Maria sa di essere Madre e Corredentrice, asso­ciata per sempre alla vita del Figlio in un con­tinuo olocausto.

Hanno inizio di qui i lunghi anni della vi­ta nascosta nella povera Casa di Nazareth, che l’Evangelista, con tocco semplice ed ispi­rato, tratteggia con queste brevissime paro­le: «Stava loro sottomesso… Cresceva in sa­pienza, età e grazia davanti a Dio e davanti agli uomini». Con queste parole cala sulla vita della Sacra Famiglia il velo del silenzio fino alle Nozze di Cana, quando Gesù ha trent’anni. Non occorre però fantasticare molto per comprendere che Maria, durante tutti questi anni, si è comportata da vera ma­dre, come tutte le madri del suo popolo, de­dicandosi interamente alle cure domestiche, proprie della donna capace di comandare e di accogliere con semplicità la sottomissio­ne del Figlio-Dio. Ovviamente la sua psico­logia femminile era ricca di intuizione, d’in­ventiva e di delicatezze nei momenti diffici­li. Come la più perfetta delle mamme, ella si dimostrò anche perfetta educatrice, for­mando Gesù ad affrontare la vita. Ella vede in lui riprodursi i propri lineamenti nella fisionomia umana e spirituale. Gesù è un ve­ro essere umano e va da sé ch’egli dev’esse­re allevato ed educato come tale da Maria e da Giuseppe. Ne consegue che i caratteri sa­lienti della Natura Umana di Gesù sono tri­butari alla fisionomia umana e alle virtù di Maria, come ogni altro uomo. Nel Cristo si trovano i caratteri della Madre, perchè l’a­zione di Maria non è limitata all’Incarnazio­ne, ma si protrae nell’esercizio concreto della maternità, che consiste nel tirare su il bam­bino e farne un uomo. L’infanzia, l’adole­scenza, la maturità di un figlio sono misteri che una madre non dimentica giammai e l’E­vangelista dice che «Maria conservava tutte queste cose nel suo cuore».

I primi balbettii di Gesù e il dolce appel­lativo di mamma sono riservati a lei. Quale sussulto nel suo cuore e quale motivo di me­ditazione e di estasi per lei: Dio che la chia­ma teneramente «mamma»!

Ovviamente, anche se l’atmosfera familia­re è impregnata precipuamente dalla presenza materna, che avvolge e riscalda tutti coloro che là dentro vivono, a questa vita ha parte­cipato in modo attivo Giuseppe. Egli è 1’uomo giusto prescelto da Dio come sposo, e cu­stode della Vergine, come padre putativo del Figlio di Dio e capo della Famiglia di Nazareth.

Anch’egli con Gesù e con la Vergine ha vis­suto la persecuzione, l’esilio, la povertà, il lavoro e il dolore.

Meditando sul quadro sublime della Fa­miglia di Nazareth a nessuno sfugge il pro­fondo contrasto con la famiglia della nostra società. È impossibile nascondersi che, nella maggior parte delle famiglie, oggi regna un completo sfacelo. Nascono le tensioni, non sempre dovute a cause economiche, sociali e demografiche, ma per lo più al perenne conflitto con le nuove generazioni e per il rap­porto tra uomo e donna. Esso è oscurato dal­la poligamia di fatto, dalla piaga del facile divorzio, dal cosiddetto libero amore. L’a­more coniugale è profanato dall’egoismo, da una relazione puramente carnale, dalla infe­deltà coniugale, dagli usi illeciti contro la generazione, dalla soppressione dei figli an­cor prima di nascere, dalla emarginazione de­gli anziani. Tutto ciò si ripercuote sull’edu­cazione dei figli, che insoddisfatti dell’ambiente familiare e delusi, si danno alla con­testazione, alla droga e fuggono da casa. Ecco il messaggio della Famiglia di Naza­reth alla famiglia d’oggi: Sia la vostra casa una piccola chiesa «dove regni fede e preghie­ra»; non dimenticate la corona «dolce cate­na che rannoda a Dio» e rinsalda la comu­nione familiare. Non fate del male ai vostri figli, anche a quelli che sono ancora nel se­no materno. Non li educate a furia di strilli e percosse, ma col vostro esempio, con pa­zienza ed amore. Ragionate con loro, riflet­tendo che per essi la vita si apre con prospet­tive diverse dalle vostre. Il mondo cammina e non si è fermato ai vostri tempi lontani. Di­mostrate di aver tanta fiducia nei vostri fi­gli; non intralciate in essi il piano di Dio, che a volte li chiama al suo servizio proprio quan­do state facendo sogni e progetti per il loro avvenire. La chiamata di Dio è un dono che non li strappa al vostro affetto.

Par che dica la Vergine: il mio Gesù nel tempio fu preso tra le braccia di due vegliar­di: Simeone ed Anna, che gioirono al suo contatto e furono lieti di morire dopo aver­lo stretto al cuore. Ebbene, date ai vostri anziani la gioia di stringere al cuore i loro ni­potini, non li chiudete nelle così dette “Ca­se di Riposo”, teneteli in famiglia. Tra gli anziani ed i piccoli si intreccia una unione in­tima di amore e comprensione davvero me­ravigliosa!

Infine dal Vangelo, dove si narra il mira­colo delle Nozze di Cana, col quale Gesù tra­mutando l’acqua in vino, simbolo del suo Sangue, elevò il matrimonio a sacramento, ci giunge un altro messaggio da Maria. So­no le ultime sue parole che troviamo scritte nel libro santo: «Fate quello che egli vi di­ce!» A tutte le famiglie d’oggi, la Vergine di­ce: «Non scacciate Gesù dalla vostra casa, fate quello ch’Egli vi dice e sarete felici».

Con il Sangue Prezioso che il Figlio tuo ha preso da te, o Madre, aspergi la nostra famiglia; con le gocce del suo Costato tra­fitto segna le nostre case. perchè la nostra vita familiare sia ricca di virtù a imitazione della santa Famiglia di Nazareth.

 
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Pubblicato da su 22 maggio 2012 in Uncategorized