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Archivio mensile:aprile 2012

il Buon Pastore…

 

QUALE ALLEGRIA…

Questa settimana Gesù si definisce il Buon Pastore…
E noi quindi saremmo delle pecore?
La pecora non è un animale con l’indole che ammiriamo…
Mica avete mai visto una squadra di calcio che nello stemma porta una pecora?
Tutti leoni, aquile, tori, zebre, cavalli…
Vediamo di capirci qualcosa.
Noi non siamo molto abituati agli esempi che Gesù faceva ai suoi discepoli.
Nei luoghi e nei tempi in cui è vissuto Gesù, le attività di tutti i giorni erano l’agricoltura, la pastorizia, la pesca.
Era naturale che Cristo, per farsi capire dai suoi discepoli, facesse degli esempi relativi a quelle attività.
Dobbiamo quindi, per capire il Vangelo, capire bene la realtà del tempo.
Il pastore,ad esempio, non era armato di fucili o pistole o bombe atomiche…e neppure aveva il telefonino per chiamare aiuto…
Aveva unicamente un bastone che in realtà non gli serviva per difendersi ma per guidare meglio il gregge.
Voi capite allora che se il gregge veniva assalito da lupi o da briganti, il pastore doveva intervenire per difenderlo in prima persona, mettendo a rischio la sua vita.
E’ chiaro che se il pastore non era anche il padrone del gregge, di fronte ad una situazione di pericolo, secondo voi che faceva?
Se la svignava!
Sì, scappava lasciando nel pericolo le pecore.
Se invece il pastore è colui che ama le pecore, che le conosce una per una, che le chiama per nome, pur di difendere il suo gregge offre la sua vita.
Se le cose stanno così dobbiamo dire che c’è poco da sentirsi offesi ad essere pecore.
In realtà, peraltro, una vita da pecore spesso la conduciamo… ma, non è colpa di Dio!
La moda che ci impone di vestire tutti in una stessa maniera, griffati:
o siamo di tendenza o non esistiamo…;
magari dimenticando chi, non su un altro pianeta ma a poche centinaia di metri da noi, non ha un tozzo di pane!
La pubblicità che scandisce i ritmi dei nostri desideri.
Vi faccio un esempio:
qualche anno fa tutti con la play station 1;
dopo un po’ tutti con la play station 2 e poi la 3 e così via fra qualche anno avrete tutti la play station 100.
Il mondo ci prende e ci riduce veramente come un gregge anonimo dove tutti quanti noi siamo chiamati a fare sempre di “sì” con la testa, anche alle cose più stupide o, a volte, anche alle più dannose.
“Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore”.
Ragazzi, ma voi ci avete mai pensato che Cristo ci conosce personalmente?
Lui ci conosce per nome, non siamo un numero anonimo in mezzo ad altri miliardi di altri numeri!
Lui ci vede sempre, in ogni istante, in ogni difficoltà, in ogni peccato.
Lui ci conosce!
Conoscere per Dio significa semplicemente che LUI CI AMA!
Questa è la conoscenza che Dio ha per noi.
Questo Vangelo ci fa intendere che non siamo soli, che nelle difficoltà della vita non siamo abbandonati, che nelle amarezze del quotidiano, Dio è con noi!
Chissà quante volte abbiamo fatto questa esperienza con i nostri amici:
Quando le cose vanno bene, quando sei in gamba, quando hai l’ultima novità di telefonino o l’ultimo gioco o magari quando hai qualche euro di più in tasca, hai tanti amici, tante persone che ti stanno intorno, che non ti lasciano mai solo.
Quando invece hai delle difficoltà, quando non puoi permetterti di avere determinati oggetti, quando sei triste e hai bisogno di sfogarti, di parlare di un tuo problema spesso sperimenti la solitudine, l’abbandono.
Una bella notizia:
Cristo ci è accanto sempre, anche e soprattutto quando veniamo attaccati dai lupi.
Dio è sempre con noi, è Lui l’amico che non ti lascia mai solo.
In ogni situazione di vita, anche la più disperata Gesù ti è accanto e ti tiene per mano.
Il Vangelo oggi ci ammaestra, ci invita a confidare in Cristo.
“Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita…”
E’ Gesù che parla, è Gesù che ci dice che ci offre la Sua vita e che Dio, per questo Suo donarsi, lo ama.
Questo versetto ci fa intendere anche come Dio ci vuole:
Dio ama chi si dona, chi si dona all’amico in difficoltà, chi si dona al fratellino, chi si dona ai genitori, chi si dona a chi non lo merita…
A volte la presenza di Dio la possiamo trovare anche nel nostro prossimo quando ci è accanto in momenti tristi.
A volte anche noi possiamo essere presenza di Gesù stando vicino a quell’amico…,
dai, coraggio, mettici tu il nome!
E che, potevo salutarvi senza il raccontino?
Durante una scalata in montagna, a causa di una improvvisa tempesta, uno scalatore rimane senza nessun appiglio di corda a poche decine di metri dalla cima.
Con tutte le sue forze si mantiene alla roccia e comincia a gridare forte “C’è nessuno lassù in cima? Aiutatemi…..”. Per ore le urla dello sventurato risuonano. All’improvviso, come d’incanto, una corda viene calata e l’uomo quasi incredulo si aggrappa e inizia la risalita. Con il cuore colmo di gratitudine aggrappato alla corda chiede allo sconosciuto soccorritore non ancora visibile: “Ma tu chi sei?”.
Risponde una voce dall’alto “Sono tuo padre, ho sempre vegliato su di te, ti ho seguito anche questa volta e anche in futuro ti aiuterò a seguire la via buona, ti sosterrò nel portare la croce, ti spingerò a rinunciare alle comodità della vita per donarti la vera gioia, con me abbandonerai tutti i tuoi peccati…”.
Lo scalatore all’udire questo programma di vita si ferma nella risalita, lascia la corda, si aggrappa alla montagna e ricomincia a gridare: “C’è qualcun altro lassù? Aiutooooooooooooo”.
E’ un Papà a volte scomodo Dio ma con Lui si arriva direttamente in cima cioè, volevo dire, in Paradiso!

servo inutile
Don Michele Cuttano
http://www.novena.it/narrare_la_fede_ai_figli/2012/290412.htm

PREGHIERA A GESU’ BUON PASTORE

Gesù mio, sono anch’io una Tua pecorella; quante volte ho voluto allontanarmi da Te, ho lasciato i pascoli erbosi, le acque tranquille dove Tu mi conducevi, ho rifiutato di seguirTi, di stare dentro il Tuo gregge; ma ho trovato sassi e spine, acque amare e serpenti velenosi; nella solitudine e nel buio ho belato di paura, ho bramato di vedere il Tuo volto, di sentire la Tua voce… E Tu pure hai provato tanta pena per me, mi hai chiamato e cercato, nei fossi e tra i dirupi, infine mi hai raccolto, tremante, fra le Tue braccia, sul Tuo cuore mi hai fatto riposare, hai fasciato il mio piede sanguinante. Ed ora che ci siamo ritrovati, o mio Signore, voglio restare sempre con Te, vicino a Te, non voglio più separarmi, mai più!  Ti amo, Gesù, mio Buon Pastore, mio Signore e mio Dio; fai che possa restare sempre con Te, sempre con Te, in questo mondo e per tutta l’eternità. Grazie, Signore Gesù, mio Signore e mio Dio, mio tutto, ora e sempre. Amen. 

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Pubblicato da su 29 aprile 2012 in Uncategorized

 

MESSAGGIO DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE DEL 25 APRILE 2012

 

“Cari figli! Anche oggi vi invito alla preghiera e ad aprire il vostro cuore verso Dio, figlioli, come un fiore verso il calore del sole. Io sono con voi e intercedo per tutti voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

 
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Pubblicato da su 25 aprile 2012 in Uncategorized

 

LA MISERICORDIA DIVINA

Frammenti del libro del reverendo
prof. don Michele Sopocko        direttore spirituale di suor Faustina
LA MISERICORDIA DI DIO NELLE SUE OPERE

“I pensieri umani che riguardano Dio sono molto annebbiati perché “Dio nessuno l’ha mai visto” (Gv 1,18).
(…) Se non avessimo mai visto il sole, ma soltanto lo giudicassimo  dalla luce che si vede in un giorno nuvoloso, non saremmo in grado di farci una giusta concezione sulla sorgente della luce del giorno. Oppure se non avessimo mai visto la luce bianca
e se la conoscessimo attraverso i sette colori dell’arcobaleno, non potremmo conoscere il bianco. Similmente, da soli non possiamo farci un’idea sull’Essenza Divina, ma possiamo unicamente conoscere la sua perfezione che le creature ci dimostrano nello stato di moltitudine e  divisione, mentre in Dio esse costituiscono un’unità assolutamente semplice. Dio – in quanto essere perfettissimo – è lo spirito più puro e più semplice, che non racchiude in sé nessun elemento costitutivo.

(…) Non c’è modo di approfondire tutte le perfezioni che riguardano l’Essenza di Dio: esse sono molteplici e difficili da conoscere. (…) Tra tutte queste perfezioni, il Signore Gesù ne sottolinea una, per la quale, come da una fonte, scaturisce tutto quello che ci succede sulla terra e nella quale Iddio vuole essere glorificato per tutta l’eternità: é la Misericordia Divina. “Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro”
(Lc 6,36).

La Misericordia di Dio è la perfezione del Suo agire che si china verso gli esseri inferiori per portarli fuori dalla miseria e per completare le loro mancanze – è Sua volontà operare il bene verso tutti coloro che soffrono di qualche difetto e da soli non sono in grado di rimediarvi. Un atto singolare di misericordia è la compassione mentre lo stato continuo di compassione è la misericordia.
La relazione di Dio nei confronti delle creature si rivela nell’eliminazione dei loro difetti e nell’elargire perfezioni più o meno grandi. Il fatto di accordare perfezioni, meditato in se stesso, indipendentemente da qualsiasi circostanza, è opera di bontà Divina, che elargisce i doni ad ognuno secondo la propria predilezione.

Pur vedendo in Dio un disinteresse assoluto nell’elargire le grazie, possiamo attribuire questo alla generosità Divina. Il fatto che Dio veglia su di noi affinché, con l’ausilio delle grazie ricevute, possiamo raggiungere la mèta che ci è stata prefissata – lo chiamiamo provvidenza. Accordare  le perfezioni secondo un piano e ordine fissato in anticipo, èopera di giustizia. Infine, accordare le perfezioni alle creature per farle uscire dalla loro miseria e per eliminare i loro difetti – è opera di Misericordia.

Non è proprio di ogni essere che una mancanza costituisca una miseria, perché ad ogni creatura spetta unicamente quello che Iddio aveva prima previsto e deciso per essa. Per esempio, per una pecora non è una disgrazia non avere ragione, e nello stesso modo la mancanza di ali non è una miseria per l’uomo. Al contrario la mancanza di ragione per un uomo o la mancanza di ali per un uccello, sarà una disgrazia e una miseria. Qualsiasi cosa Iddio faccia per le creature, lo fa secondo un piano dovuto, previsto e stabilito che costituisce la giustizia Divina. Ma siccome quest’ordine è stato stabilito del tutto liberamente e siccome nessuno l’ha imposto a Dio, nella scelta di un tale ordine e non di un altro, bisogna vedere anche un’opera di Misericordia.

Per questo, penetrando le cause prime ed i motivi dell’opera Divina, vediamo
la Misericordia come fonte di ogni azione esteriore. Perché se qualcosa è dovuto alla creatura, è soltanto in virtù di un disegno precedente. Siccome non è possibile risalire in questo modo all’infinito, occorre soffermarsi su quello che dipende unicamente dalla volontà di Dio, quindi, dalla Divina Misericordia. In ogni opera di Dio, a seconda del nostro modo di vederla, è possibile vedere le perfezioni Divine appena menzionate.

Per esempio, Mosé che è stato salvato, messo in una cesta sulle acque del fiume Nilo, in generale, indipendentemente da qualsiasi circostanza, lo chiameremo bontà di Dio. Nella misura in cui facciamo notare il disinteresse di Dio che non aveva alcun bisogno di salvare il bambino e che il bambino non l’aveva meritato, sarà un’opera di generosità  Divina. Il fatto che Mosé sia stato salvato perché per mezzo di lui Dio aveva deciso di condurre gli Israeliti fuori dall’Egitto, sarà giustizia Divina. Il fatto di vegliare sul bambino abbandonato nel fiume ed esposto a diversi pericoli, sarà attribuito alla Divina Provvidenza. Infine, il fatto di aver sollevato il bambino dalla miseria e abbandono e da numerose mancanze come anche il dono di perfezione sotto forma di condizioni adeguate di vita, crescita, educazione, istruzione, sarà opera della Divina Misericordia.

Siccome in ogni momento citato in quest’esempio ci colpiscono la miseria del bambino e le diverse mancanze, possiamo dire che la bontà Divina è Misericordia che crea e dona; la generosità Divina è  Misericordia che colma di doni in abbondanza senza alcun merito da parte nostra; la Provvidenza Divina è Misericordia che veglia; la Giustizia Divina è Misericordia che premia al di sopra dei meriti e punisce al di sotto delle colpe commesse; infine l’Amore Divino è Misericordia che ha pietà della miseria umana e ci attira a Sé. In altre parole, la Misericordia Divina è il movente principale dell’azione Divina all’esterno e quindi si trova alla fonte di ogni opera del Creatore.

 In ogni libro della Sacra Scrittura, nell’Antico e nel Nuovo Testamento, la Misericordia Divina è menzionata parecchie volte: il Libro dei Salmi ne parla di più degli altri e nel modo più eloquente. Tra i centocinquanta Salmi ce ne sono ben cinquantacinque che lodano in modo specifico proprio questa perfezione di Dio, e nel salmo 135 dopo ogni versetto torna come ritornello: “Perché eterna è la sua misericordia”.

In tutta la Sacra Scrittura si trovano più di quattrocento passi che lodano direttamente
la Divina Misericordia, nel libro dei Salmi centotrenta, e altri brani molto più numerosi lodano la Divina Misericordia indirettamente. Il Salmista, parlando della Misericordia Divina non si accontenta di una sola parola “misericordioso” ma offre tutta una serie di sinonimi, come se volesse rinforzare la nostra convinzione sull’incommensurabile Misericordia Divina.

Chi non rimarrebbe meravigliato dall’abbondanza di espressioni delle Scritture che parlano della Misericordia Divina! Chi non chiederebbe perché l’Autore ispirato agisce
in questo modo? Vediamo in questo fatto la volontà di Dio che desidera donare la sua Misericordia agli uomini e risvegliare in loro la fiducia. Dio vuole istruirci sulla Sua vita interiore, sulla sua relazione verso le creature e particolarmente verso gli uomini. Dio vuole essere da noi adorato nella sua Misericordia per imitarlo nelle nostre azioni.” (Volume I, pag. 5 – 16).

ATTO DI AFFIDAMENTO

delle sorti del mondo alla Divina Misericordi 

Dio, Padre misericordioso,
che hai rivelato il Tuo amore
nel Figlio tuo Gesù Cristo,
e l’hai riversato su di noi
nello Spirito Santo Consolatore,
Ti affidiamo oggi i destini
del mondo e di ogni uomo.
ChìnaTi su di noi peccatori,
risana la nostra debolezza,
sconfiggi ogni male,
fa che tutti gli abitanti della terra
sperimentino la tua misericordia,
affinché in Te, Dio Uno e Trino,
trovino sempre la fonte della speranza.
Eterno Padre,
per la dolorosa Passione
e la Risurrezione del tuo Figlio,
abbi misericordia di noi
e del mondo intero! Amen.

(Papa Giovanni Paolo II)

“Amo la Polonia in modo particolare e, se ubbidirà al Mio volere, l’innalzerò in potenza e santità. Da essa uscirà la scintilla che preparerà il mondo alla Mia ultima venuta”
(Diario, 1732).


 


 
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Pubblicato da su 15 aprile 2012 in Uncategorized

 

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Incontrare pietosi “cirenei”

 
Fortunate quelle persone che, lungo il loro doloroso cammino, incontrano pietosi “cirenei”, operatori di consolazione, come l’angelo del Getsemani o le pie donne lungo il quotidiano calvario. Fortunate le persone che, dopo aver sperimentato con Cristo le sofferenze della passione o che, spinte dalla loro passione per l’uomo, sentono la forza interiore di diventare consolatrici, operatrici di beati…tudine. Sono tanti coloro, anche ai nostri giorni, che sanno impegnarsi nell’immenso campo dell’apostolato verso i sofferenti, compiendo un’opera di misericordia tra le più meritorie. Quanti, con amore e fedele dedizione, eseguono questa opera di misericordia spirituale nell’ambito della propria famiglia, per sostenere nella prova familiari in vari modi colpiti dalla sofferenza che, in tal modo, sono aiutati a trovare l’energia interiore necessaria per non avvilirsi e per sperare sempre nel Signore!
 
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Pubblicato da su 14 aprile 2012 in Uncategorized

 

PERDONO… E SAPER PERDONARE!!

 

saper perdonare gli altri..

Etimologicamente, perdono significa “dono per eccellenza”, quasi un super-dono. Già questa spiegazione ci fa capire che il perdono non è una piccola cosa…  Il nome deriva da una parola greca che nella Bibbia, in particolare nel Nuovo Testamento, è usata 142 volte di cui 47 solo in Matteo 34, in Marco e Luca e 14 in Giovanni. In tutte le altre Scritture del N.T. il termine è usato solo 13 volte. La parola greca che vi corrisponde è il verbo aphìemi che vuol dire: lasciar andare, rinunciare, ma anche condonare. La voce connessa, àphesis è un sostantivo che può indicare: liberazione dei prigionieri e degli schiavi. E questa è davvero una cosa importante!  Nella maggioranza dei casi il N.T. usa questo termine nel suo significato originario di lasciare, lasciar andare, mettere in libertà, mandare via , abbandonare, lasciare dietro a sé  rinunciare. Questo dà esattamente l’idea di ciò che avviene nell’animo di chi non riesce a perdonare. Infatti, il risentimento nella persona offesa continua a creare un profondo stato di disagio, che è il risultato del conflitto tra la coscienza, che vorrebbe essere liberata da questo peso, ed il senso dell’amor proprio che impedisce di compiere il primo passo verso la riconciliazione.  Qual è “quell’ingrediente” che mi permette dì perdonare? Innanzitutto il perdono di Dio!  Questo perdono bisogna prima di tutto riceverlo dal Signore. “Il perdono umano avviene come conseguenza del perdono di Dio”. Se il perdono di Dio “non è solo il condono del debito, ma è liberazione dal potere del peccato e riassunzione nella comunione con Dio”, anche il nostro perdono tenderà ad essere simile al suo! Se non abbiamo mai gustato l’amore ed il perdono di Dio sarà molto più difficile darlo. In I Giovanni 1:7-9 si legge che non dobbiamo camminare nel buio dell’ignoranza, né peccare. Se crediamo in Gesù, il Suo sangue ci purifica da ogni peccato. Nessuno può dire di non averne bisogno, altrimenti inganna sé stesso perché tutti gli uomini peccano. Similmente è bugiardo chi dice di avere comunione con Dio e continua a vivere nel peccato. Solamente se confessiamo i nostri peccati, e li abbandoniamo, otteniamo il perdono e la purificazione che ristabiliscono la nostra relazione con Dio. È importante perciò nascere di nuovo, ma è altresì necessario vivere, dopo la conversione, una comunione quotidiana col Signore. Vivere vicino a Gesù giorno per giorno renderà tutto molto più facile, anche riuscire a perdonare.

Saper perdonare:  

 1. Noi stessi… quando gli altri non ci perdonano;  2. Noi stessi… quando è difficile perdonarsi;   3. Gli altri a) Vivendo in pace con tutti per quanto dipende da noi; 4. Perdonando anche i nostri nemici (Matteo 5:44).   5. La nostra famiglia. • Nella vita di coppia: parlarsi e aiutarsi;  • Perdonare i figli; • Perdonare i genitori • Perdonare i fratelli;  Perdonare i fratelli in Cristo;  “Perdonare Dio”. Quante volte ci teniamo dentro del rancore anche verso il Signore. Da questa veloce carrellata scritturistica, possiamo ricavare qualcosa di sconcertante:

1) Quando chiedo il perdono di Dio, gli chiedo e ricevo, Dio stesso! Gli chiedo e ricevo di rinascere, di vivere con Lui e come Lui.

2) Quando chiedo il perdono d’un fratello, chiedo a Dio che lo penetri e lo rafforzi perché mi sappia perdonare; e che anche Lui mi perdoni e mi accolga!

3) Quando io perdono a un fratello, ricevo sempre Dio, perché è Lui che “suscita in me il volere e l’operare secondo i suoi benevoli disegni” (cfr.Fil 2,13): è Lui, quindi, che mi dà il suo desiderio di perdonare, e mentre ricevo il Signore, offro il Signore al fratello, perché in me agisce quel Cristo che ha voluto perdonare il buon Ladrone e chiamarlo a Sé. Quindi, ogni perdono, e ogni richiesta di perdono, richiama Dio. Altro che pensare al perdono come un’esperienza di debolezza o di pigrizia, un qualcosa di rinunciatario! È l’azione più forte che ci sia, con il risultato più grande che possiamo ricevere e dare.

I risultati che si riceve è:  Serenità ritrovata, pace, gioia, perdono ricevuto perché dato.

 

 “E se dopo aver perdonato, l’altra parte approfitta del mio perdono convincendosi di poter continuare a fare quel che vuole senza conseguenze?”Cosa fare allora? Dobbiamo essere semplici ma prudenti, rimetterci nelle braccia del Signore. “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Il Signore ci aiuterà. Quanto a noi dobbiamo essere sereni mentre aspettiamo il Signore. Se saremo maledetti, noi benediremo, se riceveremo oltraggi, noi non lo faremo ma ci rimetteremo con serenità nelle mani di Colui che giudica giustamente (cfr.I Pietro 2:22,23).  — Fin da piccoli ci hanno sempre detto che bisogna perdonare. Poi ci siamo convertiti e abbiamo gustato la gioia del perdono. Ma dobbiamo ammetterlo, pur avendolo ricevuto, tante volte è difficile darlo. È difficile, ma non impossibile. Col Suo aiuto certamente ce la possiamo fare. Ed alla stessa maniera del perdono “ricevuto”, anche il perdono “dato”, ci guarirà!  “Egli perdona tutte le tue colpe, risana tutte le tue infermità”(Salmo 103:3).

 

 

MEDITAZIONE QUOTIDIANA

 1.     Se chiedo perdono, Dio mi restaurerà?

    “Se ti penti io ti restaurerò affinché tu possa servirmi” (cf. Gv 15,19) –

2.     Posso contare sul perdono di Dio?

      “Se confessiamo i nostri peccati Egli è fedele e perdonerà i nostri peccati e ci purificherà da ogni errore”   (cf.     1 Gc 1,9).

3.     Perché Dio mi perdona?

    “Io sono il Dio che perdona i vostri peccati, e lo faccio perché sono quello che sono” (cf. Is 43,25).

4.     Dio terrà presenti i miei peccati passati contro di me?

   “Io perdonerò la loro iniquità e non Mi ricorderò più dei loro peccati” (Geremia 31,34).

5.     In che modo dovrei perdonare gli altri?

“Indossate allora, quali prediletti di Dio, santi e amati, sentimenti di compassione, gentilezza, mitezza e pazienza, sopportandovi gli uni gli altri e, se qualcuno ha da lamentarsi di un altro, perdonatevi a vicenda; come il Signore ha perdonato voi, così anche voi dovete perdonare. E sopra tutto, mettete l’amore, perché soltanto l’amore tiene perfettamente uniti in perfetta armonia” (cf. Colossesi 3,12-14).

6.     Se mi resta tanto difficile perdonare, potrò trovare aiuto?

“Gesù”può fare molto più di quanto possiamo chiedere, e persino pensare, mediante la potenza che agisce in noi” (cf. Efesini 3,20).

7.     Temo di cadere di nuovo.

“Nessuna tentazione ti ha vinto che non sia comune agli uomini. Dio è fedele e non permetterà che tu sia tentato oltre le tue forze, ma con la tentazione ti darà anche una via d’uscita affinché tu sia in grado di sopportarla” (cf. 1 Corinzi 10,13).

 

PREGHIERA

Signore Gesù, Ti ringrazio perché sei “l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”.

Manda ogni giorno il Tuo Spirito per convincermi del peccato nella mia vita

 e dammi ogni giorno la grazia del pentimento gioioso.

 Aiutami, Signore, a perdonare gli altri come Tu perdoni me.

 
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Pubblicato da su 12 aprile 2012 in Uncategorized

 

IL PENTIMENTO VERO ( PIANGO PER I MIEI PECCATI )

 

Il pentimento, secondo il Vangelo, consiste in una trasformazione profonda del nostro modo di vedere noi stessi, la realtà, ed il mondo. Si tratta di passare dalla visione carnale delle cose ad una spirituale. Per questo occorre, attraverso la preghiera, acquisire lo sguardo di Dio e divenire capaci di vedere come Dio vede. Solo il Suo sguardo può stanare il male che è in noi, nelle cose, nelle vicende della vita e che noi non riusciamo a vedere, perché siamo esseri carnali. Il pentimento mira a fare a pezzi il mondo tenuto ben assemblato nell’io più profondo, là dove spesso abbiamo paura di entrare per non correre “il rischio” di imbatterci nella verità  del nostro essere. Esso è il luogo della separazione, è la nostra terra di peccato che deve diventare il terreno sul quale Dio Incarnato continuamente discende per caricarsi la pecorella smarrita sulle Sue spalle. Spesso, tuttavia, amiamo fuggire da un sano esercizio di introspezione che ci aiuterebbe a conoscere la verità su di noi stessi: ne abbiamo paura! Ma se ci lasciamo penetrare dallo sguardo di Dio, allora la paura è vinta dal desiderio di riacquistare la libertà e dalla gioia di vivere e di uscire finalmente dal tunnel di tutte le nostre notti esistenziali.  Il pentimento nasce dalla conoscenza di sé e del peccato che alberga dentro il nostro cuore. L’impenetrabilità del nostro mondo interiore viene attraversata dallo sguardo amoroso di Dio, che ci aiuta a tirare fuori ciò che negativamente siamo, per essere rinnovati nell’uomo interiore, come afferma san Paolo. Perché possa prendere corpo in noi, il pentimento, ha bisogno di essere reso cosciente. Da qui nasce la compunzione. Essa è il cuore di pietra che si sbriciola con il sopraggiungere della tenerezza divina. Quando sgorgano lacrime dal cuore, esse non sono mai di tristezza ma di anelito, di desiderio e di nostalgia. Le lacrime, nate da  una profonda compunzione, sono il frutto più prelibato del desiderio di Lui e della sua Bellezza.  Chi di noi ha mai pianto perché totalmente preso/a dalla forza “violenta” di un desiderio appassionato? Chiediamolo ai grandi mistici che cosa significhi piangere per amore di Lui… Il pianto sgorga perché abbiamo compreso ciò che con il peccato abbiamo perduto! Da questo punto di vista occorre andare a rileggere il brano della peccatrice perdonata perché ha molto amato di cui ci parla il vangelo di Luca (7, 36-50). Sant’Agostino piangendo gridava: “Troppo tardi ti ho amato, o Bellezza sempre antica e sempre nuova…”! La compunzione, come il dono delle lacrime, è la nostalgia della Patria, la memoria del Paradiso intravisto nel balenio dei Suoi occhi che guardandoci ci hanno attirato a Lui. Tanto più amara è stata l’esperienza del peccato, tanto più preziosa ora è la percezione di un tempo perduto ma finalmente ritrovato: il tempo dell’Amore, come grida la Sposa del Cantico dei Cantici. Le lacrime ci immettono nel mistero dei momenti più tragici della vita di Gesù, perché proprio lì si manifestata la potenza dell’Amore. Ci immettono nell’agonia di Cristo al Getsemani e poi nel mistero della Croce, poiché la sorgente delle lacrime scaturisce dal Cuore trafitto di Cristo. Nelle lacrime risuona il gemito dello Spirito che ci fa anelare all’unione sponsale con Cristo, come le lacrime della prostituta nella casa di Simone il fariseo. Lacrime che mettono il cuore in festa ed impregnano gli occhi della sfolgorante luce di Dio. Esse ricordano l’acqua del Battesimo, là dove tutti siamo nati da Dio e ripieni di Spirito Santo. Là dove tutti fummo cristificati.  Attraverso la compunzione ritorniamo alle nostre origini.  Tale presa di coscienza può essere operata attraverso la preghiera e la grazia del Signore Gesù. Così facendo, arriviamo come  nel esempio del colloquio con la Samaritana Gesù stesso, gradatamente, porta alla luce il male oscuro che era nascosto nel fondo del cuore di quella donna (Gv 4,5-30). Solo allora, si prende consapevolezza di un limite e di un fallimento sostanziale, che ha impedito alla nostra vita spirituale di spiccare il volo. Dalla scoperta di questo grande limite, scocca la scintilla del pentimento. Quando il cuore si è pentito e la vita di Cristo ha cominciato a germogliare in noi, inizia il cammino di “salita”. Ascesi significa  “salita” con tutte le difficoltà che essa comporta, ma anche con la bellezza di guardare alla vetta con occhi di desiderio. Si cominciano a rimuovere gli ostacoli, a partire da quelli che sono nel cuore, come luogo più profondo e centrale del nostro intimo. La grazia del pentimento è detestare il peccato e accusarlo. Essa può essere descritta come una lotta ingaggiata contro tutte le forme di morte a cui, prima del pentimento, ci eravamo assuefatti e che si sono introdotte nella nostra esistenza. L’ascesi si oppone alla morte e permette al sole della Resurrezione di irradiare il suo calore e la sua luce, di cicatrizzare le ferite e di guarire.

Preghiera per il dono delle lacrime Giovanni Thekaras (secolo XIII) dai libri liturgici greci

 

Rallegrati, o ricolma della grazia di Dio, ornamento dei sacri pontefici e abbellimento dei monaci santi, felicità dei beati e vanto dei martiri ; rallegrati, bastone che puntella la debolezza dei vecchi e forza di quanti salmodiano : “gloria alla tua potenza, Signore”. Rallegrati, colomba che regge il segno della serenità dopo il moto dell’empietà, e guida alla fede in Dio, o Vergine, misticamente quanti erano trattenuti nelle tenebre dell’ignoranza e ora acclamano con fede : “Gloria alla tua potenza, Signore”. Divina Madre, con la verga del tuo divin potere apri il mio cuore arido, fai sgorgare in abbondanza le onde delle mie lacrime, che puliranno l’arsura del peccato per la gloria di tuo Figlio.  Povera anima, svegliati, e con profondi gemiti grida all’unico nostro Dio : “Salvatore, ho peccato contro di te, ma abbi pietà, salvami per l’intercessione di colei che ti ha verginalmente messo al mondo e, nella tua bontà, mettimi nel novero degli eletti.”

 
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Pubblicato da su 11 aprile 2012 in Uncategorized

 

Restare con LUI !

 Per diventare amici del Signore Gesù è assolutamente necessario restare con lui. Ora, noi sappiamo bene dove abita. Lui stesso ce lo ha detto.

In modo realissimo, corpo, sangue, anima e divinità, nel santissimo sacramento: allora, perchè non venire spesso, appena possiamo, a trovarlo, e a restare un po’ con lui? a tu per tu?

Nella sua Parola, nel Vangelo, letto, ascoltato, meditato: è durante questa riflessione che lui ci rivela il suo cuore, i suoi sentimenti, le sue preferenze, il modo con cui dobbiamo comportarci…

Nella preghiera comunitaria e liturgica, nei suoi ministri…

Di preferenza poi si è messo nei piccoli, nei deboli, nei poveri, nei malati, nei nullatenenti: ero ammalato, ero affamato, ero nudo, pellegrino, senza tetto… Ecco, stare un po’ con lui: amarlo e servirlo in queste sue abitazioni preferite. Ci tiene tanto che ci giudicherà in modo particolare su questo…

Abita dov’ è la sua volontà. Il dovere quotidiano, inteso come esecuzione della sua volontà, diventa uno stare con lui, un faticare con lui, un servire lui.

E sopra tutto con la sua grazia e il suo amore è presente nel nostro cuore. Cercarlo qui è restare con lui…

L’offerta quotidiana vissuta ti aiuta a vivere in questa comunione con Gesù: e il pensiero del Signore, che abita nel tuo cuore, ti aiuterà ad essere più fedele e generoso nella tua offerta, specialmente nei momenti difficili…

 
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Pubblicato da su 10 aprile 2012 in Uncategorized