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Archivio mensile:marzo 2012

LA SEGNALETICA DEL CALVARIO

 

Rifressioni di Don Tonino Bello  

Cari fratelli,
sulle grandi arterie, oltre alle frecce giganti collocate agli incroci, ce ne sono ogni tanto delle altre, di piccole dimensioni, che indicano snodi secondari. Ora, per noi che corriamo distratti sulle corsie preferenziali di un cristianesimo fin troppo accomodante e troppo poco coerente, quali sono le frecce stradali che invitano a rallentare la corsa per imboccare l’unica carreggiata credibile, quella che conduce sulla vetta del Golgota? Ve ne dico tre.
Ma bisogna fare attenzione, perché si vedono appena.

La freccia dell’accoglienza.
É una deviazione difficile, che richiede abilità di manovra, ma che porta dritto al cuore del Crocifisso. Accogliere il fratello come un dono. Non come un rivale. Un pretenzioso che vuole scavalcarmi. Un possibile concorrente da tenere sotto controllo perché non mi faccia le scarpe. Accogliere il fratello con tutti i suoi bagagli, compreso il bagaglio più difficile da far passare alla dogana del nostro egoismo: la sua carta d’identità! Si, perché non ci vuole molto ad accettare il prossimo senza nome, o senza contorni, o senza fisionomia. Ma occorre una gran fatica per accettare quello che è iscritto all’anagrafe del mio quartiere o che abita di fronte a casa mia. Coraggio! Il Cristianesimo è la religione dei nomi propri, non delle essenze. Dei volti concreti, non degli ectoplasmi. Del prossimo in carne ed ossa con cui confrontarsi, e non delle astrazioni volontaristiche con cui crogiolarsi.

La freccia della riconciliazione.
Ci indica il cavalcavia sul quale sono fermi, a fare autostop, i nostri nemici. E noi dobbiamo assolutamente frenare. Per dare un passaggio al fratello che abbiamo ostracizzato dai nostri affetti. Per stringere la mano alla gente con cui abbiamo rotto il dialogo. Per porgere aiuto al prossimo col quale abbiamo categoricamente deciso di archiviare ogni tipo di rapporto. E’ sulla rampa del perdono che vengono collaudati il motore e la carrozzeria della nostra esistenza cristiana. E’ su questa scarpata che siamo chiamati a vincere la pendenza del nostro egoismo ed a misurare la nostra fedeltà al mistero della croce.

La freccia della comunione. Al Golgota si va in corteo, come ci andò Gesù. Non da soli. Pregando, lottando, soffrendo con gli altri. Non con arrampicate solitarie, ma solidarizzando con gli altri che, proprio per avanzare insieme, si danno delle norme, dei progetti, delle regole precise, a cui bisogna sottostare da parte di tutti. Se no, si rompe qualcosa. Non il cristallo di una virtù che, al limite, con una confessione si può anche ricomporre. Ma il tessuto di una comunione che, una volta lacerata, richiederà tempi lunghi per pazienti ricuciture. Il Signore ci conceda la grazia di discernere, al momento giusto, sulla circonvallazione del Calvario, le frecce che segnalano il percorso della Via Crucis. Che è l’unico percorso di salvezza.

 

 
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Pubblicato da su 31 marzo 2012 in Uncategorized

 

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Saluto alle virtù

Saluto alle virtù

Ave, regina sapienza,
il Signore ti salvi
con tua sorella, la santa, pura semplicità.
Signora santa povertà,
il Signore ti salvi
con tua sorella, la santa umiltà.
Signora santa carità,
il Signore ti salvi
con tua sorella, la santa obbedienza.
Santissime virtù,
voi tutte salvi il Signore
dal quale venite e procedete.
Non c’è proprio nessuno in tutto il mondo,
che possa avere una sola di voi,
se prima non muore [a se stesso].
Chi ne possiede una e le altre non offende,
le possiede tutte,
e chi anche una sola ne offende
non ne possiede alcuna e le offende tutte.
E ciascuna confonde i vizi e i peccati.
La santa sapienza
confonde Satana e tutte le sue malizie.
La pura santa semplicità
confonde ogni sapienza di questo mondo,
e la sapienza della carne.
La santa povertà
confonde la cupidigia e l’avarizia
e le preoccupazioni del secolo presente.
La santa umiltà
confonde la superbia
e tutti gli uomini che sono nel mondo,
e similmente tutte le cose che sono nel mondo.
La santa carità
confonde tutte le tentazioni diaboliche e carnali
e tutti i timori della carne.
La santa obbedienza
confonde ogni volontà propria
corporale e carnale,
e tiene il corpo di ciascuno
mortificato per l’obbedienza allo spirito
e per l’obbedienza al proprio fratello;
e allora l’uomo è suddito e sottomesso
a tutti gli uomini che sono nel mondo,
e non soltanto ai soli uomini,
ma anche a tutte le bestie e alle fiere,
così che possano fare di lui quello che vogliono,
per quanto sarà loro concesso dall’alto dal Signore.

(Preghiere Francescana)

 
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Pubblicato da su 28 marzo 2012 in Uncategorized

 

Messaggio della Madonna di Medjugorje del 25 Marzo 2012

 

“Cari figli! Anche oggi con  gioia desidero darvi la mia benedizione materna e invitarvi alla preghiera. Che la preghiera diventi per voi  bisogno affinché ogni giorno cresciate di più nella santità. Lavorate di più sulla vostra conversione perché siete lontani figlioli. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

 
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Pubblicato da su 25 marzo 2012 in Uncategorized

 

SIGNORE..SE TU FOSSI STATO QUI….

La resurrezione di Lazzaro mette in moto il processo che condurrà Gesù alla croce e rende evidente che Gesù dona la vita a prezzo della sua stessa vita e tenta di dare una risposta al mistero della morte.

Gesù ama Lazzaro eppure lascia passare due giorni prima di mettersi in viaggio …..si limita a dire che la sua malattia è “per la gloria di Dio”.

Sa di esporsi così a un pericolo mortale, come fanno osservare i discepoli, ma spiega che il suo amico si è solo addormentato e lui deve svegliarlo.

I discepoli confondono la morte con il sonno ma poi si rendono disponibili provocati dalle parole di Gesù…”Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinchè voi crediate”…. Come se volesse dare prova che non solo può guarire d malattie come aveva già fatto ma che può fare di più….guarire dalla morte.

Tommaso forse è l’unico a capire…e risponde :”Andiamo anche noi a morire con Lui”..perchè quel gesto è l’inizio della condanna a morte di Gesù ormai imminente.

Ciascuno di noi davanti alla morte ha provato l’assenza di Dio come Marta….”Signore se tu fossi stato qui!!!”……

Ma Marta sapeva che Lazzaro sarebbe risorto all’ultimo giorno ma quel suo “io so” diventa “io credo” e ha compreso che Gesù non elimina la morte, la vince mediante il dono della vita eterna che non viene meno persino davanti alla morte.

Il pianto di Maria commuove Gesù e a sua volta piange profondamente turbato…..l’ordine di togliere la pietra è seguito dalla preghiera di Gesù,….solo qui Gesù prega prima di compiere uno dei segni.

La scena culmina con il grido di Gesù e  Lazzaro che esce dal sepolcro e torna a vivere: il suo silenzio però perdura e pone il risalto solo Gesù, la sua vittoria sulla “morte” dell’amico “segno” della vittoria sulla propria morte e su quella di chi crede in lui.

Il “mistero della morte “ prende per mano ciascuno di noi …..Dio con questo mistero che è quello che ci angoscia di più ha scelto di riconciliarsi con l’uomo mediante la morte e resurrezione di suo Figlio.

Ognuno di noi di fronte alla morte di un suo caro o di un amico è tentato a rinnegare Dio…..”dove sei?“….”proprio adesso che avevo bisogno di te!!”…ci sentiamo abbandonati……

Ecco che la morte rimane per noi un “avvertimento” ma anche il “mezzo decisivo” per diventare degni, di comparire davanti al suo volto, attraverso  la purificazione scelta da Dio a cui non ha sottratto nemmeno suo Figlio.

L.d.P.

 
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Pubblicato da su 25 marzo 2012 in Uncategorized

 

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Fa’ digiunare il mio cuore:

Fa’ digiunare il mio cuore:
che sappia rinunciare a tutto quello che l’allontana
dal tuo amore, Signore, e che si unisca a te
più esclusivamente e più sinceramente.

Fa’ digiunare il mio orgoglio,
tutte le mie pretese, le mie  rivendicazioni,
rendendomi più umile e infondendo in me
come  unica ambizione, quella di servirTi.

Fa’ digiunare le mie passioni,
la mia fame di piacere,
la mia  sete di ricchezza,
il possesso avido e l’azione violenta;
che il mio  solo desiderio sia di piacere a Te in tutto.

Fa’ digiunare il mio  “io”,
troppo centrato su se stesso, egoista indurito,
che vuol trarre solo il suo vantaggio:
che sappia dimenticarsi, nascondersi, donarsi.

Fa’ digiunare la mia  lingua,
spesso troppo agitata, troppo rapida nelle sue repliche,
severa nei giudizi, offensiva o sprezzante:
fa’ che esprima solo stima e bontà.

Che il digiuno dell’anima,
con tutti i miei  sforzi per migliorarmi,
possa salire verso di Te come offerta gradita,
meritarmi  una gioia più pura, più profonda. Amen

(Ritorno alla sorgente – Jean Galot)

 
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Pubblicato da su 23 marzo 2012 in Uncategorized

 

IL VOLTO DI GIUDA

Un pittore aveva bisogno di un modello per disegnare la figura del Cristo nell’Ultima Cena. Gira e rigira, lo trovò in un contadino povero, con uno sguardo mansueto e luminoso. Lo pregò di posare per lui, e quello accettò. Ne venne un Cristo meraviglioso. Il pittore era molto contento. Disegnò anche gli apostoli, tutti tranne Giuda; anche per Giuda ci voleva un modello, perché era troppo importante per quella scena. Gira e rigira, questo modello non lo trovava, finché capita un giorno in un paese di campagna e vede un contadino torvo, bieco, violento, che stava bestemmiando in un casolare e litigando con i familiari. Lo guardò bene e gli parve adatto. Lo pregò di posare per lui, convincendolo con l’impegno che lo avrebbe pagato, e cominciò il ritratto di Giuda. A un certo punto si accorse che l’uomo piangeva. Pieno di stupore, gli chiese: “Perché piangi?”. “Perché”, rispose l’altro, “quel Cristo che avete dipinto la volta scorsa, sono io”. “E cos’hai fatto, dunque, per essere ora così diverso?”.
E l’uomo rispose: “Ho peccato”.

 
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Pubblicato da su 22 marzo 2012 in Uncategorized

 

Quando Cristo entra nel cuore..

 

Quando Cristo entra nel cuore umano, vi   porta con sé una duplice luce: la luce
della coscienza che rivela i peccati del  passato, e poi la luce della pace, la  speranza
della salvezza. La lanterna che Cristo porta nella mano sinistra è la luce della coscienza.”
John Ruskin

 
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Pubblicato da su 21 marzo 2012 in Uncategorized

 

San Giuseppe….

Dalle Conversazioni spirituali di san Francesco di Sales.

Che santo magnifico, il glorioso san Giuseppe! Non soltanto è patriarca, ma il corifeo di tutti i patriarchi; non fa semplicemente parte dei confessori della fede, ma ha qualcosa di più, giacché la sua santità abbraccia la dignità dei vescovi, la generosità dei martiri e quella di tutti gli altri santi. Giustamente san Giuseppe è paragonato alla palma, la regina degli alberi, che simboleggia la verginità, l’umiltà, la tenacia coraggiosa: tre virtù in cui san Giuseppe si è distinto particolarmente. A voler rischiare dei confronti, non pochi sosterrebbero che Giuseppe eccelle fra tutti i santi nelle tre virtù menzionate. Nella sua divina provvidenza, da sempre Dio stabilì che una Vergine avrebbe concepito un Figlio, il quale sarebbe stato insieme Dio e uomo; tuttavia ella avrebbe avuto marito. Ma per quale motivo, si domandano i santi dottori, Dio comandò due cose tanto incompatibili: l’essere vergine e sposata ad un tempo? La maggioranza dei Padri spiegano che ciò fu per evitare alla Madonna le calunnie dai Giudei; costoro, infatti, l’avrebbero coperta d’insulti e d’ingiurie, e si sarebbero messi a indagare sulla sua storia. Allora la divina Provvidenza, per salvare la purezza e la verginità di Maria, la affidò alla custodia dì un uomo casto, perché, all’ombra del santo sposalizio, ella concepisse e desse alla luce il dolce frutto di vita, Nostro Signore Gesù Cristo.L’unione tra Maria e il glorioso san Giuseppe era per così dire divina. Grazie ad essa, il bene dei beni eterni, cioè Nostro Signore, appartenne a san Giuseppe così come, secondo la grazia e non secondo la natura, apparteneva a Maria. Infatti Cristo ricevette la carne dal seno della Vergine santissima per opera dello Spirito Santo, mentre la grazia rese Giuseppe partecipe di tutti i beni della sua diletta sposa. Ciò spiega il suo progredire costante di virtù in virtù. Avvicinarsi alla perfezione di Maria, ornata di ogni virtù al massimo grado, è un vertice irrealizzabile per qualsiasi creatura umana; eppure san Giuseppe vi riuscì più di ogni altro, grazie all’intimità continua che aveva con la Vergine Santissima. L’albero della palma non mostra i fiori finché la vampa del sole non fa scoppiare le scorze da cui sono rivestiti, allora, d’un tratto, quella pianta offre il suo frutto. Capita lo stesso all’anima del giusto: egli conserva celati i suoi fiori, cioè le virtù, sotto il velo della santa umiltà fino alla morte, momento in cui Nostro Signore fa che si schiudano subito seguiti dai frutti. Questo processo si verificò alla lettera per san Giuseppe, al punto che non ci sono parole per esprimerlo. Quanto grandi furono la sua dignità e le sue virtù, altrettanto nascoste rimasero sotto il velo di una povertà e semplicità totali. Eppure pensiamo quale fu la dignità di san Giuseppe: era lui a prendersi cura di Nostro Signore, anzi gli era padre putativo oltre che sposo della sua santissima madre. Non posso dubitare che gli angeli, stupefatti, venissero, – un coro dietro l’altro ‑a contemplare estasiati l’umiltà di Giuseppe mentre egli custodiva quell’adorabile Bambino nella povera bottega, dove si affaticava per nutrire il Figlio e la Madre, a lui affidati. Nessuno dubita che san Giuseppe fu più valoroso di Davide e più sapiente di Salomone. Eppure, vedendolo ridotto a modesto carpentiere, chi avrebbe potuto immaginarlo senza un’illuminazione dall’alto, talmente Giuseppe celava i doni eccezionali ricevuti da Dio? Ma quale sapienza poteva mancargli, dato che Dio gli aveva affidato il Figlio suo gloriosissimo, e se l’era scelto come suo reggitore? Se i principi della terra si preoccupano con tanta sollecitudine di porre a fianco dei propri fanciulli un precettore valente e provato, non avrà fatto lo stesso il Padre dei cieli? Dio poteva scegliersi l’uomo più dotato al mondo quanto a perfezione; e si trattava del Figlio suo, il principe universale del cielo e della terra. San Giuseppe badava con cura a tenere le sue virtù celate sotto l’ombra della santa umiltà, ma soprattutto ci teneva a occultare la perla preziosa della sua verginità. Accettò di sposarsi, perché nessuno la conoscesse e sotto il velo sacro del matrimonio egli potesse vivere più nascosto. Questo insegna a chi è vergine o vuole vivere castamente che la verginità non basta se non si è umili e non si custodisce la propria virtù entro lo scrigno prezioso dell’umiltà. Altrimenti si rischia di finire come le vergini stolte, le quali, prive di umiltà e di carità misericordiosa, furono respinte dalle nozze dello Sposo e costrette ad andare alle nozze di questo mondo. Là non si osserva il monito dello Sposo celeste, il quale suggerisce di essere umili se vogliamo partecipare al suo banchetto. Nel vangelo Gesù dice infatti: Quando sei invitato a nozze da qualcuno, va’ a metterti all’ultimo posto. (Lc 14,8.10)  Vedete come l’umiltà è necessaria per conservarsi vergini? Senza questa virtù, non si prende parte al banchetto del cielo, al festino nuziale che Dio imbandisce nel Regno per chi è vergine. In ogni occasione san Giuseppe fu interamente sottomesso alla volontà divina. Chi può dubitarne? Fate attenzione: l’angelo lo gira e rigira, gli dice di andare in Egitto e Giuseppe ci va; gli ordina di tornare e lui torna. Dio lo vuole sempre povero, ciò che è una delle prove più pesanti da assumere. Ma Giuseppe sa accettare la povertà con amore e non per un certo tempo, giacché fu povero tutta la vita. Ma quale, la sua povertà? La più vile, cioè quella oscura ed esposta all’incertezza del domani, cioè davvero indigente. La povertà volontaria, di cui i religiosi fanno professione, è ben sopportabile, perché non vieta l’uso del necessario; solo il superfluo è interdetto. Ma la povertà di Giuseppe, di Gesù e di Maria non fu tale. Benché volontaria e amata, fu oscura e penosa. Saremo davvero fortunati se potremo godere dell’intercessione di san Giuseppe. Certamente né la Vergine Maria né il Figlio glorioso gli rifiuteranno qualcosa. Basterà aver fiducia in lui ed egli ci otterrà di crescere efficacemente in tutte le virtù, ma specialmente in quelle che lo connotarono: la purezza del corpo e dello spirito, l’amabilissima umiltà, la costanza e il coraggio perseverante. Assumiamo tali atteggiamenti e saremo in terra vincitori sui nostri nemici, per godere poi nell’eternità le ricompense preparate agli imitatori di san Giuseppe. Si tratta di una ricompensa enorme, della felicità di contemplare a faccia a faccia il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo per sempre.

Dal vangelo secondo Matteo.  1,16.1821.24a

Un angelo apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo”.

Discorso di papa Pio XI.

 Discorso per la proclamazione delle  virtù eroiche della ven.serva di Dio, Emilia de Vialar, in ”L’osservatore Romano”,20-21 marzo 1935,n.67,pag.1,col.2-6.

 San Giuseppe che cosa era, è stato ed è nel concetto della santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo? In che luce era veduto, di quale fiducia onorato, reputato degno e fatto degno? Fu l’uomo privilegiato di Dio e fu fatto degno a forza di grazie, di tutti i doni necessari appunto per ricevere tale fiducia. San Giuseppe fu l’oggetto della grande liberalità di Dio: Si tratta di uno di quei casi in cui Iddio commisura le sue grazie ai grandi favori che vuol fare. Il Santo, il Figlio di Dio, il Redentore del genere umano è affidato a Giuseppe. Il Figlio di Dio! Dopo avergli affidato la verginità di Maria, ecco l’altra fiducia, l’altro tesoro confidato alla custodia, alla cura, al governo di san Giuseppe. Proprio con l’annuncio di questa patria potestà, per la quale egli sarebbe stato l’impositore di quel nome, Tu lo chiamerai Gesù, gli aveva detto l’angelo ‑ Giuseppe custodirà il tesoro della divinità di Gesù Cristo stesso. Era già immensamente grande il tesoro della verginità di Maria, e sembrava che nulla di più prezioso si potesse affidare ad un uomo. Eppure – è la semplice, divina, gloriosa verità ‑ un ancor più ricco e vistoso tesoro viene ad aggiungersi alla verginità di Maria ed è la divinità stessa di Gesù. Alla duplice fiducia fatta da Dio a san Giuseppe, affidandogli la verginità della sposa e la divinità del Figlio, a questi due depositi di valore infinito, che cosa si può aggiungere? Eppure sì, si può aggiungere ancora qualcosa ed essa è costituita dall’insieme dell’uno e dell’altro tesoro. Si tratta della fiducia che affida un segreto. In tutti i rapporti umani non c’è nulla che possa paragonarsi alla fiducia, alla prova di un segreto, specialmente quando si tratta di un segreto intimo che sta proprio in fondo al cuore e all’animo, e ne esprime le più alte ispirazioni. Nessun tesoro può essere posto a confronto di quella ricchezza morale che è costituita dal segreto. Un segreto ha tanto maggiormente valore quanto più indica un’anima che passa in un’altra anima, un cuore che si trasfonde in un altro cuore, svelando ciò che vi può essere di più custodito e di più intimo. Quale dunque è il valore del segreto che viene confidato da una parte altissima? Qui il segreto è comunicato dalla santissima Trinità, qui si contiene il segreto di Dio nascosto nella profondità della divinità del Dio trino, negli infiniti, negli impenetrabili misteri del Padre; del Figlio e dello Spirito Santo. Il segreto affidato a Giuseppe è il mistero della divina incarnazione, della redenzione, che la divina Trinità rivela all’uomo. Veramente più alto non si può andare. Siamo nell’ordine della redenzione, dell’incarnazione, dell’unione personale di Dio con l’uomo. E’ in quest’attimo che il cenno di Dio ci invita a considerare l’umile e grande Santo, è in quest’attimo che egli detta la parola che spiega tutto nei rapporti tra san Giuseppe e tutti i grandi profeti e tutti gli altri grandi santi, anche quelli che hanno avuto elevati uffici pubblici come gli apostoli. Nessun’altra celebrità può superare quella di aver avuto la rivelazione dell’unione ipostatica del Verbo divino. Per noi gli angeli custodi sono i protettori speciali e ad essi noi dobbiamo onore e devozione. Per Gesù e per Maria, invece, sono gli angeli che hanno rispetto e venerazione. A loro volta, poi, Gesù e Maria stessi ubbidiscono e porgono ossequio a Giuseppe: sono essi a riverire quello che la mano di Dio aveva in lui costituito: l’autorità di sposo, l’autorità di padre. Grandissima, dunque, deve essere la fiducia che dobbiamo verso il Santo che è in così prolungati, anzi unici rapporti con le sorgenti stesse della grazia e della vita, la santissima Trinità.  Sorgente di ogni grazia è il Redentore divino: accanto a lui è Maria santissima, dispensatrice dei divini favori. Ma se c’è qualche cosa che deve suscitare ancor più grande fiducia da parte nostra, è, in un certo qual modo, il riflettere che è san Giuseppe colui che “comanda” all’uno e all’altra; colui che tutto può presso il Redentore divino e presso la Madre divina in una forma e in un potere che non sono soltanto quelli di chi serve e custodisce.

 
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Pubblicato da su 19 marzo 2012 in Uncategorized

 

Messaggio della Madonna dato a Mirjana Dragicevic,18 Marzo 2012

 
Cari figli! Vengo tra di voi perché desidero essere la vostra Madre, la vostra interceditrice.
Desidero essere il legame tra voi e il Padre celeste, la vostra media…trice. Desidero prendervi per le mani e camminare con voi nella lotta contro lo spirito impuro.
Figli miei consacratevi a Me completamente. Io prenderò le vostre vite nelle mie mani materne e vi insegnerò la pace e l’amore affidandole allora a mio Figlio.
Vi chiedo di pregare e digiunare perché soltanto così saprete testimoniare il mio Figlio per mezzo del mio cuore materno in modo giusto. Pregate per i vostri pastori perché in mio Figlio possano sempre annunciare gioiosamente la Parola di Dio. Vi ringrazio.
 
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Pubblicato da su 18 marzo 2012 in Uncategorized

 

ERO CIECO E ORA CI VEDO……..

Il racconto del “segno” del cieco nato mostra la lotta tra la luce e le tenebre, tema di fondo del Quarto Vangelo, già annunciato dal prologo: “Veniva nel mondo la luce vera….e le tenebre non l’hanno accolta “

Gesù vede il cieco, vuole guarirlo per manifestare il senso di quanto poco prima ha detto:”Io sono la luce del mondo”.

Prende del fango, quasi per ricordare il gesto con cui Dio ha formato l’uomo, lo spalma sugli occhi del cieco, lo manda a Siloe, che significa “Inviato” in una chiara allusione a se stesso, inviato dal Padre per liberare l’uomo dalle tenebre.

Di fronte al “segno” rilevatore di Gesù, Giovanni descrive con ironia le reazioni di quanti si chiudono alla luce mentre il cieco passa dalla luce degli occhi a quella della fede.

La gente, stupita, conduce il cieco dai Farisei anch’essi imbarazzati: Gesù non può essere da Dio perché non rispetta il Sabato, ma come può un peccatore operare simili sogni?

La risposta lapidaria del cieco, “è un profeta” non può di certo soddisfarli.

Poi l’imbarazzo lascia il posto alla denuncia: “Noi sappiamo che quell’uomo è un peccatore” ma il cieco risponde: “ero cieco e ora vedo” .

La sua guarigione è radicale e lo porterà a dire “Credo, Signore!”

Il cieco è la figura delle tenebre in cui l’uomo vive prima di essere illuminato dalla rivelazione del Figlio.

Il vero peccato è nella presunzione di vedere e di sapere già tutto..non essere cieco e sapere di essere tale aprendosi alla luce ma essere tra chi “crede di vedere” e sprofondare nelle tenebre.

Oggi il Don ha esordito dicendo che in chiesa c’era qualcosa di strano …..

Io l’avevo vista quella lattina di coca cola ai bordi dell’altare…..inusuale e fuori posto…. Ma non ne diedi importanza fino alle sue parole….

Lattina messa volutamente dal Don in modo provocatorio per capire quanti andavano a messa attenti o per andarci….un monito per tutti…grandi e piccoli ma non solo per chi non l’aveva notata ma anche per chi non aveva agito…..

È stato peggio che non notarla…..il peggio è stato non intervenire per levarla….. e le sue parole furono dure ….

A volte vediamo un cieco o una situazione nella vita che consideriamo quasi un soprammobile nel contesto della vita stessa e non interveniamo….. ormai diventiamo ciechi anche davanti a situazioni che sono di chiaro degrado….

Già ….il vero peccato è nella presunzione di vedere e sapere tutto ma anche quello di non intervenire…

 
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Pubblicato da su 18 marzo 2012 in Uncategorized

 

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