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Archivio mensile:novembre 2011

REGALA…

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Regala agli altri la luce che non hai,
la forza che non possiedi,
la speranza che senti vacillare in te,
la fiducia di cui sei privo.
Illuminali dal tuo buio.
Arricchiscili con la tua povertà.

Regala un sorriso
quando tu hai voglia di piangere.
Produci serenità
dalla tempesta che hai dentro.
“Ecco, quello che non ho te lo dono”.
Questo sia il tuo paradosso.

Ti accorgerai che la gioia
a poco a poco entrerà in te,
invaderà il tuo essere,
diventerà veramente tua nella misura
in cui l’avrai regalata agli altri.

 

( Alessandro Manzoni )

 

 

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Pubblicato da su 29 novembre 2011 in Uncategorized

 

“C’è tanta spiritualità nella tecnica”

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 Giuseppe Stagnitto, ingegnere umanista:
“C’è tanta spiritualità nella tecnica”

Conoscere e stare ad ascoltare l’ing. Giuseppe Stagnitto è esperienza affascinante. Preparatissimo e coltissimo – i superlativi sono d’obbligo – ha affiancato all’attività di progettista strutturale di complesse opere edili e civili interagenti con reperti architettonici di interesse storico-artistico, quella didattica e di ricerca presso l’Università di Pavia. È docente di Tecnica delle Costruzioni e, dal 2004/5, incaricato del nuovissimo insegnamento di Sviluppo storico della Scienza e della Tecnica delle Costruzioni.  Gli allievi lo reclamano a gran voce per conferenze loro dedicate. Immediatamente conquistati dalla sua cultura, dall’autenticità dei contenuti, dall’entusiasmo che trasmette non lo lascerebbero più andare, assetati come sono delle sue parole.
— Prof. Stagnitto, come mai calamita tanti giovani?
Credo sia perché parlo loro come quasi nessuno parla più. Non se lo aspettano da un ingegnere, da un loro insegnante di tecnica delle costruzioni, ponti, storia della meccanica. I ragazzi sono turbati dalla cultura contemporanea. Dicono di sentirsi fragili, privi di radici e di ideali, di non riuscire a individuare valori per cui valga la pena dedicare la vita.
— Perché la cultura contemporanea turba i giovani?
Perché è disumana. Ai giovani, che sono intelligenti, affamati di certezze, di ciò che permane, viene detto che la ragione non esiste. Vattimo, ad esempio, propaga che il bisogno di un pensiero chiaro e distinto è solo un retaggio metafisico. Molti insegnano che – come sosteneva Nietzsche – non esistono fatti, ma solo opinioni. Questa visione è conseguente, secondo i maestri del sospetto, alle tre “umiliazioni al narcisismo umano”, famosa espressione coniata da Freud. La prima umiliazione fu quella cosmologica, inferta da Copernico, per cui la terra non è più il centro dell’universo. Darwin avrebbe aggiunto quella biologica, per cui l’uomo non è più degli animali, Freud quella psicologica, per cui l’io non è più padrone a casa propria.
Si è così aperta la strada al relativismo che si beffa di valori come “obbligo morale” o “idea di giustizia”, al riduzionismo che appiattisce la realtà impedendo di coglierne lo spessore e i livelli cui è leggibile, allo scientismo, vera e propria parodia della scienza. Per non parlare, poi, della tendenza ad applicare l’evoluzionismo alla stessa attività umana. Grave questo fatto, perché contribuisce a distruggere le categorie stesse del pensiero.
— Può spiegare più chiaramente?
Se tutto è frutto di mutazioni occasionali, se il progresso della scienza avviene a colpi di rivoluzioni senza riconoscere un nucleo stabile di conoscenza, allora si perdono addirittura le tracce del raziocinio umano. Tesi completamente antistorica. Può dirlo chiunque approfondisca la storia della scienza. Ogni passo avanti della scienza è una rilettura del passato.
Un esempio: Keplero racconta nella sua “Astronomia nova” dei suoi decenni di lotte con Marte, dei cui movimenti, accuratamente registrati da Tycho Brahe, non riusciva a render conto con la precisione necessaria. “Sembrerebbe una ellisse, ma segue una librazione sul diametro” (ovvero un’oscillazione di valori) diceva a sé stesso. E dopo anni di riflessioni: “Oh, me ridiculum! Come se la librazione sul diametro non conducesse proprio all’ellisse”, trasalendo per uno dei più intensi brividi intellettuali della storia del pensiero.  Non è certo, come sostiene Bellone, che una mattina alcune sinapsi si sono casualmente attivate nel cervello di Keplero inducendo l’intuizione dell’ellisse!
— Qual è il suo “vaccino” per i giovani?
Dico ai giovani cose che dovrebbero essere normali: l’importanza della tradizione, che non è vero che l’uomo va ricostruito da capo, che è vero che il sapere si trasmette di padre in figlio. Comunico loro la spiritualità della tecnica. Trasmetto il mio stupore di fronte a una catena che penzola prendendo l’unica forma che deve prendere. Comunico ai ragazzi la gioia che ho dentro io. Dico loro, citando Bacone e sorprendendoli, che noi comandiamo alla natura obbedendole. Che l’uomo, in quanto sa leggere i rapporti, ovvero esprimere matematicamente le leggi della natura, è figlio del Padrone di casa, di colui che queste leggi le ha fatte e ne ha dato al figlio le chiavi.
Al giovane basta sapere che non possiamo cambiare le leggi naturali ma solo le circostanze del fenomeno e di colpo si rassicura. Ogni invenzione umana rilegge infatti una costrizione della natura adattandola ai nostri fini. La natura è “costretta” ad abbassare il baricentro dei corpi: se essi sono collegati, abbasserà il baricentro dell’insieme. Così, legando tra loro due pietre, possiamo usare la gravità per sollevarne una.
Oggi è però tabù parlare di leggi naturali.
— Qualche consiglio particolare ai ragazzi?
Avere il coraggio di inseguire il bello: nessuna scoperta è mai derivata ricercando solamente l’utile. Volontà e intelligenza sono accese dalla luce del bello. Studiare dà più occasioni di felicità: la conoscenza diminuisce le paure, fornisce oggetti degni dell’attenzione umana, riducendo enormemente la possibilità di attriti interpersonali, causa di tante inutili sofferenze.
Rendersi conto che la felicità è un sovrappiù, che non la si può cercare direttamente: “Cercate il regno di Dio e la sua giustizia e il resto vi sarà dato in sovrappiù”.
Sapere che la falsa cultura di oggi vuole evitare quello che don Giussani chiama “il rischio educativo”, che consiste nel fatto che l’educatore ricambia la fiducia accordatagli dall’allievo facendolo crescere fino al punto in cui sarà in grado di contraddirlo. Rischio, certo, ma anche l’unica vera libertà.
— Come ha incontrato Comunione e Liberazione?
Ho conosciuto da poco tempo il movimento. Ma credo che un po’ ciellino lo sia da sempre. Tant’è che un paio d’anni fa alcuni miei allievi notarono una consonanza tra quello che dicevo io e quello che diceva don Giussani. Di lui non avevo quasi mai sentito parlare. Incominciai a leggere i suoi libri e me ne innamorai subito: per la ragione sono una fonte di gioia.
Nell’aprile di quest’anno il prof. Ceroni dell’Università di Pavia mi ha invitato a presentare, in pubblica conferenza, il libro di Giussani “Si può vivere così?”, insieme al noto filosofo Carmine di Martino.

Luisa Follini


“Sono un ingegnere cristiano”
“Oggi spetta a noi cristiani difendere la ragione”

Nonostante l’ing. Stagnitto abbia a suo carico tante importanti realizzazioni ingegneristiche, sia consulente del Governo Svizzero per i ponti, abbia fatto parte del Gruppo Europeo per le Applicazioni Strutturali dell’Intelligenza Artificiale, abbia tante interessanti aperture nel suo specifico campo di attività, ritiene importante, in questo momento, dedicarsi ai giovani. Una scelta abbastanza controcorrente.
— Ing. Stagnitto, lei è tante cose: progettista, consulente, docente universitario a Pavia, marito e padre, ora conferenziere richiesto a gran voce dai giovani. Cosa le sta più a cuore?
La famiglia, senza dubbio. Ho scritto anche un libretto “Il mestiere di papà”, tanto mi sta a cuore. Ovviamente c’è la soddisfazione per la professione, per la quale mi sono preparato molto seriamente, ma al momento la mia creatività è orientata ai giovani. Considero questo come un vero dovere. So di andare controcorrente.
Ho stupito anche mia moglie, ma dedicarmi ai giovani è diventato quasi un imperativo categorico, dopo la tempesta emotiva susseguente alla morte del mio Maestro, quasi padre, il prof. Aldo Cauvin. Era persona di cultura abissale vissuta come strumento di moralità.
Cercare di diffondere presso i giovani quello che ho appreso da lui è il miglior modo di onorarlo.
— Cosa pensa dell’Università di oggi?
Oggi l’idea di Università è degradata nel concetto di “avviamento professionale”; il suo autentico scopo dovrebbe essere invece, come diceva Newman, quello di formare una persona che si possa autogovernare, tenendo degnamente testa alle circostanze. L’università attuale rischia di sacrificare l’uomo: riflesso, questo, della “crisi della ragione”.
— Lei si definisce “ingegnere cristiano”.
Mi sento un ingegnere cristiano quando con il mio lavoro colgo l’ordine della natura: è già un contemplare verità divine.
Ricordo, ad esempio, la gioia provata insieme al mio maestro Aldo Cauvin quando abbiamo posato all’Università Statale di Milano la cupola di acciaio e cristallo nel cortile detto “della ghiacciaia”.
Avevamo calcolato che questa opera originale di architettura strutturale, sotto il carico di collaudo, si sarebbe abbassata al centro di 7 mm e mezzo. E così è stato.
Per meglio risponderle dirò una cosa insolita: la scienza moderna poteva trovare solo nel cristianesimo la propria culla. Il germe greco (innamorato del Logos), passato al cristianesimo, sbocciò nel medioevo e determinò la nascita della scienza. I Padri della Chiesa ritenevano, infatti, la dottrina cristiana erede legittima del pensiero filosofico greco.
Come Socrate e i primi martiri, noi subiamo persecuzioni, accusati praticamente, al di là delle parole, ancora di “ateismo” nei confronti di relativismo, nichilismo, scientismo etc., gli dei attualmente incensati da molti celebrati attuali maestri del pensiero.
Come spettò a Socrate il compito di affrontare la degenerazione filosofica della sofistica, così oggi spetta a noi cristiani il compito di difendere la ragione.

Lu. Fo.

 

 

 
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Pubblicato da su 29 novembre 2011 in Uncategorized

 

IL PERDONO

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La profondita’ e la grandezza dell’amore si scopre nel perdono.
A volte come dei bambini crediamo di saper amare,pensiamo di amare,una persona ,il nostro Signore,tutto va’ a gonfie vele se’ riceviamo una vita terrena facile e nel benessere,ma cio’ non ci permette di valutare la forza del nostro amore,finche’ siamo soddisfatti ed abbiamo tutto cio’ che piace,allora siamo bravi e’ diciamo di amare,ma se il nostro Signore ci mette alla prova,siamo pronti a rinnegarlo,il Signore dai suoi discepoli pretende l’amore piu’ sviscerato,non con la bocca ,con i fatti,e’ a chi si promuove nel seguire la sua vita,mette contro di lui le cose piu’ belle ce si possano avere nel proprio cuore,proprio per vedere quando e’ grande l’amore che si possiede per lui,una prova basata nella distruzione e nella sofferenza di cio’ che sta’ nel proprio cuore,ecco la reazione nel perdonare ,nell’amare cio che Dio propone e’ un segno di profondo AMORE per il nostro Signore, tutto viene fatto con uno scopo preciso,che serve per innalzarci ai suoi occhi e a quelle persone che ci circondano,che vivono la nostra esperienza ed apprezzano lo spirito ed il coraggio di essere fermi nel’amare cio’ che ci viene dato,questo ragionamento che il nostro Signore insegna,e’ una dimostrazione di forza,la vera forza,arma del nostro Signore,dare e perdonare e’ un dimostrazione di potenza, fare del male e’ una dimostrazione di debolezza,questo e’ cio che dice il nostro Signore,quindi amiamo chi ci fa’ del male,e’ dimostriamo con i fatti di essere forti nell’amore del nostro Signore e per il nostro prossimo,pentiamoci amaramente la’ dove non abbiamo saputo reagire con equilibrio ,e’ imploriamo il perdono,suscitiamo amore con la nostra umilta’ piccolezza per toccare ed ingrandire il cuore altrui,mostrandoci umiliati nel non essere stati in grado fin da subito a comprendere e perdonare,allora possiamo dire che il nostro amore e’ forte contro ogni prova,cosi’ il nostro Signore ci dara’ cio’ che desideriamo in questa o nell’altra dimensione.

Gesu’ insegna a scoprire l’amore nel perdono.
Gesu’oggi indica a vivere nella sua scia amando e’ perdonando dove nella mentalita’umana ce’ una ferma azione di cattiveria e di persecuzione,e’molto difficile seguire questo concetto per un essere umano magari che conosce gia’ una persecuzione ,che vive in una persecuzione e nel dolore ,il condannare il gesto del persecutore che manifesta violenza al piu’ debole che magari vive contemplando il volto del nostro Signore mette in notevole difficolta’ ogni essere umano,come si puo’ ad esempio perdonare l’uomo che pur ubbidendo con la sua volonta’ fa’ del male a una persona per uno scopo o per un’altro,come si fa’a comprenderlo e perdonarlo anche non sposando i suoi ideali.
Bisogna aprire il cuore,il cuore e’ la chiave di tutto,bisogna ricercare le proprie gioie nell’amore del nostro Signore,che nella sua perfezione ci sazia di cosa noi abbiamo bisogno e non ci delude mai,ci da’ un grande conforto,amore e’ benessere,l’importante e’ costruire un grande sentimento verso il nostro Signore,piu’ e’ forte il sentimento piu’ con facilita’ si riesce a perdonare chi magari ci mette in croce,quindi bisogna essere fermo nella convinzione nel rispondere al male con l’amore ,ed amare con tutto il nostro cuore il nostro Signore,tutta la famiglia Divina,diventa un dono da offrire al Signore Gesu’ il perdono che noi manifestiamo verso chi erroneamente ci fa’ del male,bisogna vivere la vita terrena come una prova di forza,la forza del perdono,la forza dell’amore,e’ guardare aldila’ del percorso ,dove tutti ci aspettano ,e’ oggi da lontano guardano come ci muoviamo nella liberta’del nostro arbitrio,e’ una questione di scelte,saper scoprire i valori,quelli che sono di nostro interesse,se ad esempio noi ci interessiamo al calcio ,lo seguiamo cerchiamo di conoscere a fondo questo sport che tanto ci interessa ,e magari lo pratichiamo anche,e’ cosi e’ anche l’amore e il perdono del nostro Signore,se’ di nostro interesse lo comprendiamo fino in fondo e lo pratichiamo nella nostra vita,sono parametri che elevano l’essere umano nel comprendere i misteri di cio’che non si vede ma si sente,cose che danno sapore alla nostra esistenza,ricordo una volta una madre Superiora a cui sono molto devoto diceva,il sale quando e’ sciolto nella minestra non si vede, pero’ si sente,assaggiando si puo’ percepire il gusto,e’ cosi e’ anche l’amore del nostro Signore,bisogna assaggiarlo,solo allora si comprende che e’ buono,e’ che ogni persona puo’ saziarsi di quel tipo di amore,cibo caldo per ogni essere umano.
(Korazym.quotidiano.org)
 
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Pubblicato da su 29 novembre 2011 in Uncategorized

 

La rondine e la rosa

 

Rondine_sotto_il_tettoxLilianaBellux

"Perchè piangi, bella rosa?"
disse la rondine
alla rosa

Mi svegliai con il canto di una rondinella posatasi sulla ringhiera del mio balcone. Alzandomi in punta di piedi, mi avvicinai lentamente per sentire ed ammirare meglio quel suo canto così melodioso, oserei dire, quasi angelico.
Vidi che la rondine era volta verso una candida rosa rossa già sbocciata.

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La rondine  restò per un po’ ferma lì ad ammirare i potali così apparentemente vellutati.
Ma poi si accorse che in mezzo a questi petali, una lacrimosa lucente come un cristallo trasparente scendeva giù lungo il suo stelo spinoso.

“Perché piangi, bella rosa?” chiese la rondine.
“Piango per un amore perduto e per il vuoto che ormai ho dentro radicato, nel mio dentro più profondo”, rispose la rosa, rattristata.
“Tu sei libera", aggiunse la rosa, "…e puoi volare libera nel cielo, invece io sono condannata quì con il cuore ormai in mille pezzi, fino al resto  dei miei giorni”.
“Mia cara e triste rosa", rispose la rondine, "…vorrei tanto colmare quel vuoto che hai dentro di te; so di non poterlo fare, ma c’è qualcuno che può farlo, e quel qualcuno è Dio, il Dio di tutti e di tutto, l’amore universale”.
"Si, si…" interruppe la rosa ancora più triste, ”So di questo tuo Dio, ma io non ho mai avuto né la fede e tanto meno la voglia di credere e di sperare; Ormai sono giunta al calar del sole, ma tu mia cara rondine, non fare mai come me; tu che hai la fede e la speranza, fa che il tuo Dio e il tuo amore, restino sempre dentro di te e vola, vola lontano verso l’ignoto, vola in alto su nel cielo, fino a sfiorare quel Dio e quell’amore di cui parli, vola mia cara rondine”.
“No, non voglio abbandonarti, lascia che io ti faccia compagnia”, supplicò la rondine.
“No, mia cara rondine", rispose la rosa,
"…vai e porta con te l’amore, la gioia e la speranza; tienili stretti stretti dentro il tuo cuore, dagli il posto migliore, vai, vola via da me spirito libero”.

E la rondine volò via con la tristezza nel cuore a causa della triste rosa ma, con la gioia dell’ immensa luce, amore, speranza di quel Dio così grande  e amorevole, che ci ha donato la vita e per questo suo immenso e profondo amore, da arrivare a tal punto da sacrificarsi per tutto quello che ha vita.
E così la rondine scomparve portando una preghiera con sé, nell’immenso splendore del cielo.

 
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Pubblicato da su 29 novembre 2011 in Uncategorized

 

TUTTI NOI POSSIAMO FARE LA DIFFERENZA.

untitledRicordati che TU fai la differenza.
Non cercare mai mezzi termini: non ce ne sono.
Leggi in ogni caso. La mia domanda è:
tu avresti fatto la stessa scelta che ho fatto io?

Ad una cena di beneficenza per una scuola che cura bambini con problemi di apprendimento, il padre di uno degli studenti fece un discorso che non sarebbe mai più stato dimenticato da nessuno dei presenti.
Dopo aver lodato la scuola ed il suo eccellente staff, egli pose una domanda:
‘Quando non viene raggiunta da interferenze esterne, la natura fa il suo lavoro con perfezione. Purtroppo mio figlio Shay non può imparare le cose nel modo in cui lo fanno gli altri bambini. Non può comprendere profondamente le cose come gli altri. Dov’è il naturale ordine delle cose quando si tratta di mio figlio?’
Il pubblico alla domanda si fece silenzioso.
Il padre continuò: ‘Penso che quando viene al mondo un bambino come Shay, handicappato fisicamente e mentalmente, si presenta la grande opportunità di realizzare la natura umana e avviene nel modo in cui le altre persone trattano quel bambino.’
A quell punto cominciò a narrare una storia:
Shay e suo padre passeggiavano nei pressi di un parco dove Shay sapeva che c’erano bambini che giocavano a baseball.
Shay chiese: ‘Pensi che quei ragazzi mi faranno giocare?’
Il padre di Shay sapeva che la maggior parte di loro non avrebbe voluto in
squadra un giocatore come Shay, ma sapeva anche che se gli fosse stato permesso di giocare, questo avrebbe dato a suo figlio la speranza di poter essere accettato dagli altri a discapito del suo handicap, cosa di cui Shay aveva immensamente bisogno.
Il padre si Shay si avvicinò ad uno dei ragazzi sul campo e chiese (non
aspettandosi molto) se suo figlio potesse giocare.
Il ragazzo si guardò intorno in cerca di consenso e disse:
‘Stiamo perdendo di sei punti e il gioco è all’ottavo inning. Penso che
possa entrare nella squadra: lo faremo entrare nel nono.
Shay entrò nella panchina della squadra e con un sorriso enorme, si mise su la maglia del team.
Il padre guardò la scena con le lacrime agli occhi e con un senso di calore
nel petto.
I ragazzi videro la gioia del padre all’idea che il figlio fosse accettato
dagli altri.
Alla fine dell’ottavo inning, la squadra di Shay prese alcuni punti ma era
sempre indietro di tre punti.
All’inizio del nono inning Shay indossò il guanto ed entrò in campo.
Anche se nessun tiro arrivò nella sua direzione, lui era in estasi solo all’idea di giocare in un campo da baseball e con un enorme sorriso che
andava da orecchio ad orecchio salutava suo padre sugli spalti.
Alla fine del nono inning la squadra di Shay segnò un nuovo punto: ora, con
due out e le basi cariche si poteva anche pensare di vincere e Shay era
incaricato di essere il prossimo alla battuta.
A questo punto, avrebbero lasciato battere Shay anche se significava
perdere la partita?
Incredibilmente lo lasciarono battere.
Tutti sapevano che era una cosa impossibile per Shay che non sapeva nemmeno tenere in mano la mazza, tantomeno colpire una palla.
In ogni caso, come Shay si mise alla battuta, il lanciatore, capendo che la
squadra stava rinunciando alla vittoria in cambio di quel magico momento
per Shay, si avvicinò di qualche passo e tirò la palla così piano e mirando
perché Shay potesse prenderla con la mazza.
Il primo tirò arrivò a destinazione e Shay dondolò goffamente mancando la palla.
Di nuovo il tiratore si avvicinò di qualche passo per tirare dolcemente la
palla a Shay.
Come il tiro lo raggiunse Shay dondolò e questa volta colpì la palla che
ritornò lentamente verso il tiratore.
Ma il gioco non era ancora finito.
A quel punto il battitore andò a raccogliere la palla: avrebbe potuto darla all’ uomo in prima base e Shay sarebbe stato eliminato e la partita sarebbe finita.
Invece…
Il tiratore lancio la palla di molto oltre l’uomo in prima base e in modo
che nessun altro della squadra potesse raccoglierla.

Tutti dagli spalti e tutti i componenti delle due squadre incominciarono a
gridare: ‘Shay corri in prima base! Corri in prima base!’
Mai Shay in tutta la sua vita aveva corso così lontano, ma lo fece e così
raggiunse la prima base.
Raggiunse la prima base con occhi spalancati dall’emozione.
A quell punto tutti urlarono:’ Corri fino alla seconda base!’
Prendendo fiato Shay corse fino alla seconda trafelato.
Nel momento in cui Shay arrivò alla seconda base la squadra avversaria
aveva ormai recuperato la palla..
Il ragazzo più piccolo di età che aveva ripreso la palla quindi sapeva di
poter vincere e diventare l’eroe della partita, avrebbe potuto tirare la
palla all’uomo in seconda base ma fece come il tiratore prima di lui, la
lanciò intenzionalmente molto oltre l’uomo in terza base e in modo che nessun altro della squadra potesse raccoglierla.
Tutti urlavano: ‘Bravo Shay, vai così! Ora corri!’
Shay raggiunse la terza base perché un ragazzo del team avversario lo
raggiunse e lo aiutò girandolo nella direzione giusta.
Nel momento in cui Shay raggiunse la terza base tutti urlavano di gioia.
A quel punto tutti gridarono:’ Corri in prima, torna in base!!!!’
E così fece: da solo tornò in prima base, dove tutti lo sollevarono in aria
e ne fecero l’eroe della partita.
‘Quel giorno’ disse il padre piangendo ‘i ragazzi di entrambe le squadre
hanno aiutato a portare in questo mondo un grande dono di vero amore ed
umanità’.
Shay non è vissuto fino all’estate successiva.
E’ morto l’inverno dopo ma non si è mai più dimenticato di essere l’eroe
della partita e di aver reso orgoglioso e felice suo padre..
non dimenticò mai l’abbraccio di sua madre quando tornato a casa e le
raccontò di aver giocato e vinto.

ED ORA UNA PICCOLA NOTA AL FONDO DI QUESTA STORIA:

In internet ci scambiamo un sacco di giochi e mail scherzose senza che queste ci facciano riflettere, ma quando si tratta di diffondere mail sulle scelte della vita noi esitiamo.

Il crudo, il volgare e l’osceno passano liberamente nel cyber spazio, ma
le discussioni pubbliche sulla decenza sono troppo spesso soppresse nella nostre scuole e nei luoghi di lavoro.
Se stai pensando di forwardare questo messaggio, c’è probabilità che
sfoglierai i tuoi contatti di rubrica scegliendo le persone ‘appropriate’ o
‘inappropriate’ a ricevere questo messaggio.
Bene: la persona che ti ha mandato questa e-mail pensa che
TUTTI NOI POSSIAMO FARE LA DIFFERENZA.

Tutti noi abbiamo migliaia di opportunità, ogni giorno, di aiutare il ‘naturale corso delle cose’ a realizzarsi.
Ogni interazione tra persone, anche la più inaspettata, ci offre una
opportunità:
passiamo una calda scintilla di amore e umanità o rinunciamo a questa
opportunità e lasciamo il mondo un po’ più freddo?
Un uomo saggio una volta disse che ogni società è giudicata in base a come
tratta soprattutto i meno fortunati.
Ora tu hai 2 scelte:
1.cancellare
2.inoltrare
Possa questo giorno essere un giorno luminoso.

 
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Pubblicato da su 29 novembre 2011 in Uncategorized

 

La preghiera delle cinque dita

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Il pollice è il dito più vicino a noi.

Iniziamo a pregare per quelli che ci sono più vicini.

Sono i più facili da ricordare.

Pregare per coloro che amiamo è molto bello.

 

L’indice è il dito che puntiamo.

Preghiamo per coloro che insegnano,

che guidano, che guariscono:

insegnanti, medici, religiosi.

Hanno bisogno di sostegno e saggezza

per guidare gli altri sulla via giusta.

 

Il medio è il dito più lungo.

Ci ricorda i nostri responsabili.

Preghiamo per i responsabili del nostro paese,

coloro che si occupano di noi nella vita quotidiana,

i responsabili delle nostre comunità.

Sono coloro che ci guidano,

hanno bisogno di essere guidati da Dio.

 

L’anulare è il dito dell’alleanza,

e allo stesso tempo il più debole,

come potrebbe dimostrarci un insegnante di piano.

Per questo preghiamo per i deboli, i sofferenti,

per coloro che vivono nella miseria.

Hanno bisogno delle nostre preghiere giorno e notte.

 

Il mignolo è il dito più piccolo,

occorre farsi piccoli nella relazione con Dio.

Questo dito ci ricorda di pregare per noi stessi.

 Dopo aver pregato per tutti gli altri,

è venuto il gran momento di pregare per noi stessi con tutto il cuore.

 

 
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Pubblicato da su 29 novembre 2011 in Uncategorized

 

Storia di Rachele

crocefissoRachele piange i suoi figli
 
Avevo quattro figli e coltivavo, con mio marito Pepe, i nostri campi a mais e fagioli” ha raccontato Rachele, una donna delle montagne boliviane, invitata a fare la sua testimonianza ad un Convegno internazionale su “Droghe e Sud del mondo”.
“A causa del cattivo raccolto, determinato da semi transenici, che una multinazionale aveva dato a lui e ad altri contadini per sperimentare le rese, e a causa dell’impossibilità di restituire i prestiti che gli avevano fatto gli anni precedenti, mio marito si suicidò.
Io, che non avevo diritto ad ereditare il campo, andai bracciante da mio cognato cui spettò il terreno.
Nel primo anno di vedovanza il mio figlio più piccolo, che aveva solo pochi mesi, morì di diarrea. Qualche mese dopo morì la mia figlia maggiore, e non si è mai capito di quale malattia, oppure se di sfinimento, dato che lavorava con me nei campi e aveva solo otto anni. Fu poi la volta del mio secondogenito che prese il morbillo e non aveva nessuna difesa immunitaria, almeno così dissero al dispensario.
Quell’anno si presentò compare Paco che tutti conoscevamo bene per la sua ricchezza fatta commerciando coca,
Mi offrì di andare in montagna a coltivare coca, mi avrebbe regalato lui un campo, e così mio figlio superstite ed io avremmo potuto sopravvivere.
Lo guardai dritto negli occhi e gli dissi un secco no”
 
Nella sala delle conferenze, che si svolgeva in una città del Nord del mondo, e dove le parole di Rachele erano state ascoltate in un silenzio assoluto, una signora, visibilmente sconvolta, si alzò e quasi urlò: “Ma che madre sei? Perché non ci sei andata?”
 
Rachele, senza neanche avere la forza di sollevare lo sguardo, continuando a contorcere il manico della sua borsa di pezza, rispose semplicemente:
“Perché sarebbe morto tuo figlio”
(cf. Ger 31,15)
 
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Pubblicato da su 29 novembre 2011 in Uncategorized