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Archivio mensile:giugno 2011

Arrabbiato con Dio..

silenzio e solitudine
  
Nel 1921, due giovani coppie di Stoccolma, Svezia, risposero alla chiamata di Dio di andare nel campo di missione africano. Erano membri della Chiesa Pentecostale di Filadelfia, che ha mandato missionari in diverse parti del mondo. Durante una riunione speciale sulle missioni, queste due coppie sentirono il peso di andare nel Congo belga, che attualmente è lo Zaire.
Si chiamavano David e Svea Flood, e Joel e Bertha Erickson. Svea Flood non raggiungeva nemmeno il metro e mezzo di altezza, era una cantante molto nota in Svezia. Ma entrambe le coppie lasciarono tutto per dare la loro vita per l'Evangelo.
Quando giunsero nel Congo Belga, si fecero conoscere alla stazione missionaria locale. Presero il loro machete, e letteralmente si fecero strada verso l'entroterra, infestato da insetti, del Congo. David e Svea avevano un figlio di due anni, David jr., e dovevano portarlo sulle spalle. Lungo la strada, tutte e due le famiglie presero la malaria. Nonostante ciò, continuarono ad avanzare con grande zelo, pronti ad essere martiri per il Signore.
Finalmente raggiunsero un certo villaggio dell'entroterra. Ma, per loro sorpresa, gli abitanti di quel villaggio non li vollero far entrare. Dissero a quei missionari: "Non possiamo accettare nessun bianco, altrimenti i nostri dèi si offenderanno." Così le famiglie si diressero verso un secondo villaggio, ma anche lì furono rigettati.
A questo punto non c'erano altri villaggi lì vicino. Le due famiglie, esauste, non ebbero altra scelta se non quella di sistemarsi lì da qualche parte. Così, disboscato un pezzo di terreno in quella giungla fra le montagne, costruirono delle capanne di fango, che usarono come case.
Col passare dei mesi, soffrirono tutti di solitudine, di malattia, e di malnutrizione. Il piccolo David jr. diventava sempre più debole, e loro non avevano quasi nessun rapporto con gli abitanti dei villaggi vicini.
Infine, dopo circa sei mesi, Joel e Bertha Erickson decisero di ritornare alla stazione missionaria. Cercarono di convincere i Flood a fare lo stesso, ma Svea non poteva viaggiare perché era appena rimasta incinta, e poi la sua malaria era peggiorata. Inoltre, David disse: "Voglio che mio figlio nasca in Africa. Sono venuto qui per dare la mia vita". Così i Flood salutarono i loro amici, che rifecero la strada di ritorno di cento miglia attraverso la giungla.
Per diversi mesi Svea sopportò una febbre da cavallo. Ma durante tutto quel tempo ministrava fedelmente ad un ragazzino che veniva a trovarli da uno dei villaggi vicini. Il bambino fu l'unico convertito dei Flood. Portava della frutta della famiglia, e mentre Svea gli parlava, lui le sorrideva con semplicità.
Alla fine, la malaria di Svea peggiorò al punto che la costrinse a rimanere a letto. Quando giunse il momento di partorire, diede alla luce una bambina bella e robusta; poi, nel giro di una settimana, si trovò in fin di vita. Nei suoi ultimi momenti, sussurrò a David: "Chiamala Aina"; poi morì.
 David Flood fu terribilmente scosso per la morte della moglie. Raccolse tutte le sue forze, prese una cassa di legno, e fece una bara per Svea. Poi, in una tomba primitiva fra le montagne, seppellì la sua amata moglie.
Mentre si trovava vicino alla tomba della moglie e guardava al figlio così giovane che gli era accanto, sentì dalla capanna di fango il pianto della bambina da poco nata. D'un tratto l'amarezza gli riempì il cuore. Una rabbia spuntò dentro di lui, pagò delle guide locali e si fece portare con i suoi bambini alla stazione missionaria. Quando vide gli Erickson, arrabbiato disse subito loro: "Me ne vado! Non riesco a seguire da solo i bambini. Riporto con me in Svezia mio figlio, ma lascio qui con voi mia figlia." E così lasciò agli Erickson Aina, affinché si prendessero loro cura di lei.
Lungo tutto il viaggio di ritorno a Stoccolma, David Flood stette sul ponte della nave, adirato con Dio. Aveva detto a tutti che andava in Africa per essere un martire, per portare anime a Cristo, non gli sarebbe importato il prezzo da pagare. Ed ora era lì che tornava da uomo sconfitto e distrutto. Credeva di essere stato fedele, ma che Dio lo aveva ripagato con una completa noncuranza.
 Quando arrivò a Stoccolma, decise di entrare in affari per fare fortuna. Avvertì tutti quelli che lo circondavano di non nominare mai il nome di Dio in sua presenza. Quando lo facevano, si adirava al punto che le vene del collo quasi gli scoppiavano. Dopo, cominciò a bere molto.
Dopo poco tempo che se n'era andato dall'Africa, i suoi amici, gli Erickson, morirono all'improvviso (forse avvelenati da qualche stregone del luogo). Perciò, la piccola Aina fu affidata ad una coppia di Americani, delle persone molto care che conosco, Arthur e Anna Berg. I Berg portarono Aina con loro in un villaggio che si chiamava Massisi, nel Congo del nord, dove cominciarono a chiamarla "Aggie". Ben presto la piccola Aggie imparò la lingua Swahili e giocava con i bambini del Congo.
Poiché molto del suo tempo lo trascorreva da sola, Aggie imparò a fare giochi di fantasia. Immaginava di avere quattro fratelli ed una sorella, e diede a tutti loro dei nomi di fantasia. Apparecchiava la tavola per i fratelli e parlava con loro. Poi immaginava che sua sorella stesse continuamente a cercarla.
Quando i Berg andarono in vacanza in America, portarono Aggie con sé, nella zona di Minneapolis. Alla fine decisero di rimanere lì. Aggie crebbe e si sposò con un uomo di nome Dewey Hurst, che più tardi sarebbe diventato il presidente dell'Istituto Biblico Northwest, la scuola delle Assemblee di Dio di Minneapolis.
 
Per Anni da Adulta,
Aggie Cercò di Contattare Suo Padre –
Ma Senza Esito!

 
Aggie non aveva mai saputo che suo padre si era risposato con la sorella più piccola di Svea, la quale però non amava Dio. Ed ora aveva cinque figli, oltre ad Aggie: quattro maschi ed una femmina (proprio come aveva immaginato Aggie). In quel periodo David Flood era diventato alcolista e la sua vista si era sempre più indebolita.
Per quarant'anni Aggie aveva cercato di ritrovare suo padre, ma le sue lettere non ricevevano nessuna risposta. Alla fine, la scuola biblica donò a lei e a suo marito dei biglietti di andata e ritorno per la Svezia. Questo le avrebbe dato l'opportunità di trovare personalmente suo padre.
Dopo aver attraversato l'Atlantico, i due trascorsero un giorno a Londra. Decisero di fare una passeggiata, e girovagarono nei pressi della Royal Albert Hall. Con gioia scoprirono che si stava tenendo un convegno sulle missioni. Entrarono, e ascoltarono un predicatore nero che testimoniava delle grandi opere che Dio stava facendo nello Zaire, il Congo Belga!
Il cuore di Aggie fece un balzo. Dopo la riunione, si avvicinò al predicatore e chiese: "Hai mai conosciuto i missionari David e Svea Flood?" Lui rispose: "Sì, Svea Flood mi ha condotto al Signore quando ero solo un ragazzino. Ebbero una figlia, ma non so cosa le sia successo." Aggie esclamò: "Sono io quella ragazzina! Sono Aggie – Aina!"
 All'udire ciò il predicatore afferrò le mani di Aggie, l'abbracciò e pianse di gioia. Aggie poteva a stento credere che quell'uomo era il ragazzino che si era convertito con la predicazione di sua madre. Aveva accettato Gesù come proprio salvatore ed era diventato missionario ed evangelista, annunciando il vangelo alla sua gente; ora il suo paese contava 110.000 cristiani, 32 stazioni missionarie, diverse scuole bibliche e un ospedale con 120 posti letto!
Il giorno dopo Aggie e Dewey partirono per Stoccolma, dove già si sapeva del loro arrivo. In quel periodo Aggie aveva saputo di avere quattro fratelli e una sorella. Fu una sorpresa per lei che tre dei suoi fratelli vennero a salutarla all'hotel. Chiese loro: "Dov'è David, mio fratello più grande?" Indicarono dall'altra parte della sala, una figura solitaria era lì, seduta su di una sedia. Suo fratello David Jr. ormai era un uomo pieno di rughe e dai capelli grigi. Come suo padre, era cresciuto nell'amarezza ed aveva quasi distrutto la sua vita con l'alcool.
 Quando Aggie chiese di suo padre, i suoi fratelli diventarono rossi di collera. Lo odiavano tutti. Nessuno di loro gli parlava più da anni.
Poi Aggie chiese: "E che mi dite di mia sorella?" Le diedero un numero di telefono, ed Aggie chiamò immediatamente. Sua sorella rispose, ma quando Aggie le disse chi era, la linea subito s'interruppe. Aggie cercò di richiamare ma non ottenne risposta.
Dopo pochissimo tempo, però, sua sorella arrivò all'hotel e gettò le braccia al collo di Aggie. Le disse: "Ti ho sognata per tutta la vita. Aprivo sempre una carta geografica del mondo, vi mettevo sopra un'auto giocattolo, e fingevo di guidare in cerca di te."
Anche la sorella di Aggie disprezzava suo padre David Flood. Però promise ad Aggie che l'avrebbe aiutata a ritrovarlo. Così si diressero in una zona povera di Stoccolma, poi entrarono in un vecchio edificio in cattive condizioni. Dopo aver bussato alla porta, una donna le fece entrare.
 All'interno, bottiglie di liquore giacevano dovunque. E, su di un lettino, in un angolo, era disteso suo padre, l'ex missionario David Flood. Ora aveva settantatre anni e soffriva di diabete. Aveva avuto anche un infarto e le cateratte gli avevano coperto entrambi gli occhi.
Aggie cadde vicino a lui piangendo: "Papà, sono la tua bambina – quella che lasciasti in Africa." Il vecchio si voltò e la guardò. Gli occhi gli si riempirono di lacrime. "Non avrei mai voluto abbandonarti, ma non riuscivo a prendermi cura di voi due." Aggie rispose: "Va tutto bene papà, Dio si è preso cura di me."
Ad un tratto il volto del padre si oscurò. "Dio non si è preso cura di te!" disse con rabbia. "Ha rovinato tutta la nostra famiglia! Ci ha portati in Africa e poi ci ha traditi. Non abbiamo avuto nessun frutto lì, è stato solo uno spreco di vite!"
Aggie allora gli parlò del predicatore nero che aveva appena incontrato a Londra, e di come la nazione fosse stata evangelizzata attraverso di lui. "E' tutto vero, papà," disse lei. "Tutti conoscono quel piccolo ragazzino convertito. La storia è stata su tutti i giornali."
All'improvviso lo Spirito Santo cadde su David Flood, e lui scoppiò in lacrime di dispiacere e di pentimento che rigarono il suo volto, e Dio lo ristabilì.
 Poco dopo il loro incontro, David Flood morì. E benché egli fosse stato restaurato dal Signore, aveva lasciato dietro di sé soltanto rovine. A parte Aggie, lasciava cinque figli, tutti non credenti e tragicamente amareggiati.
Aggie scrisse tutta la storia. Mentre vi stava lavorando sopra, sviluppò un cancro. Proprio dopo averla finita di scrivere, andò a stare con il Signore.
 
Questo Messaggio È per Tutti Coloro Che,
Come David Flood, Credono di Avere
Il Diritto di Essere Arrabbiati Con Dio!
 
David Flood rappresenta diversi cristiani di oggi. Si sono sentiti delusi, abbattuti, ed ora sono pieni di rabbia nei confronti di Dio!


La Bibbia ci dà un esempio di ciò nel libro di Giona. Come David Flood, Giona ricevette una chiamata missionaria da Dio. Andò a Ninive per predicare il messaggio di giudizio che Dio gli aveva dato: la città sarebbe stata distrutta dopo quaranta giorni.
Dopo aver portato il messaggio, Giona si sedette su di una collina, aspettando che Dio iniziasse la distruzione. Però, passati i quaranta giorni, non successe niente. Perché? Il popolo di Ninive si era pentito, e Dio aveva cambiato idea e non li distrusse più!
Questo fatto fece arrabbiare Giona che gridò: "Signore, mi hai tradito! Hai messo nel mio cuore il peso di venire qui a predicare il giudizio. Tutti in Israele lo sanno. Ma ora hai cambiato tutto senza dirmelo. Io faccio la figura del falso profeta!" Giona si sedette sotto al sole col broncio e adirato con Dio! Tuttavia, nella sua misericordia, Dio fece spuntare una pianta per riparare Giona dal caldo: "… per calmarlo della sua irritazione, fece crescere un ricino che salì al di sopra di Giona per fare ombra sul suo capo" (Giona 4:6).
Qui, la parola "irritazione" sta per "dispiacere, delusione". In altre parole, Giona era irritato perché le cose non erano andate come lui aveva pianificato. Dio aveva cambiato il corso degli eventi, e l'orgoglio di Giona era ferito!
 Ecco come inizia gran parte della rabbia nei confronti di Dio: con una delusione. Forse Dio ci ha chiamati, equipaggiati, e mandati, però Lui può fare dei cambiamenti senza includerci nel suo piano sovrano. Poi, quando le cose non vanno come noi abbiamo pianificato, può capitarci di sentirci ingannati e traditi.
A questo punto, Dio capisce il nostro grido di dolore e di confusione. Dopo tutto, il nostro grido è umano. E non è differente da quello di Gesù sulla croce: "Padre, perché mi hai abbandonato?"
Però se continuiamo a nutrire uno spirito irritato, esso si trasformerà in rabbia dentro di noi. E Dio ci farà la stessa domanda che fece a Giona: "Fai bene ad irritarti così?" (versetto 9).
Giona rispose: "Sì, faccio bene a irritarmi così, fino a desiderare la morte" (stesso verso). Ecco un profeta così contrariato, così irritato, così pieno di rabbia verso Dio, che dice: "Non m'importa se vivo o muoio! Il mio ministero è un fallimento. Tutta la mia sofferenza è stata inutile. Ho passato tre giorni e tre notti nella pancia puzzolente di quel grosso pesce, per cosa? Dio ha cambiato tutto. Ora ho tutto il diritto di essere arrabbiato con Lui!"
 
Molti cristiani sono come Giona, credono di avere il diritto di essere arrabbiati con Dio.
 
Il Pericolo Peggiore del Nutrire
Rabbia e Irritazione verso Dio
È Che Potresti Oltrepassare
il Punto della Consolazione!

 
E' possibile che si raggiunga un punto nel quale non ti si possa più toccare. E' un punto dove niente e nessuno può consolarti!

Geremia scrive: "…Si è udita una voce a Rama, un lamento, un pianto amaro: Rachele piange i suoi figli; lei rifiuta di essere consolata dei suoi figli, perché non sono più" (Geremia 31:15).
Nel periodo che Geremia scriveva ciò, Israele veniva portato in cattività dagli Assiri. Le loro case erano state bruciate e distrutte e tutti i loro vigneti devastati. Gerusalemme fu ridotta in un cumulo di pietrisco. Tutt'intorno a loro si vedevano solo rovine e desolazione. Così Geremia usò Rachele, l'ava d'Israele, come una figura che piange, distrutta nel vedere che le portano via i suoi figli e niente può consolarla.
In effetti, Geremia stava dicendo che quegli Israeliti afflitti si erano accomodati nel loro dolore, e non potevano essere più consolati! Geremia non li poteva confortare; non si otteneva niente nemmeno parlando loro. Secondo loro, Dio aveva permesso alla cattività di sorprenderli, e perciò avevano il diritto di essere amareggiati con lui!
 Eppure, è qui il pericolo: Quando conserviamo dentro di noi le nostre questioni e le lamentele per troppo tempo, si trasformano in irritazione. Poi la nostra irritazione si trasforma in amarezza. E, alla fine, la nostra amarezza si trasforma in rabbia. A questo punto, non ascoltiamo più il rimprovero. La parola di Dio non ci tocca più. E nessuno, nessun amico, pastore o coniuge, può raggiungerci. Escludiamo così tutte le maniere con le quali lo Spirito Santo possa persuaderci!
 
Per Coloro Che Ammettono di Essere Vicini o Di Aver Perfino
Superato il Punto di Rifiutare di Essere Consolati,
C'è Una Buona Notizia!


La parola di Dio dice che c'è speranza! "Così parla il Signore: Trattieni la tua voce dal piangere, i tuoi occhi dal versare lacrime; poiché l'opera tua sarà ricompensata, dice il Signore" (Geremia 31:16). In altre parole: "Non piangere più, non ti lamentare più. Io sto per premiarti per la tua fedeltà!"

"Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, incrollabili, sempre abbondanti nell'opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore" (1 Corinzi 15:58). Miei cari, il vostro pianto e le vostre preghiere non sono state vane! Tutto il tuo dolore e tutte le tue lacrime sono state per un proposito.
Dio ti sta dicendo: "Tu pensi che sia tutto finito. Vedi solo le circostanze: fallimento, rovina, nessun risultato. Perciò dici: ‘È la fine.’ Ma io ti dico che è il principio! Vedo la ricompensa che sto per versare su di te. Ho cose buone in mente per te, cose meravigliose. Perciò, non piangere più!"

Permetti allo Spirito di Dio di guarirti da ogni amarezza, ira, rabbia, prima che queste cose possano distruggerti! Forse vedi solo rovine nella tua vita, ma Lui vede la restaurazione! Lascia che ti ristabilisca dalla desolazione intorno a te. Lui ha in mente solo cose buone per te, perché "…ricompensa tutti quelli che lo cercano" (Ebrei 11:6).
 
di David Wilkerson

 
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Pubblicato da su 29 giugno 2011 in Uncategorized

 

Che cos’è la grazia?

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 Molti cristiani hanno paura che la loro relazione con Dio possa finire, probabilmente a causa di errori che (si preoccupano) possano arrecare dispiacere a Dio. In questo articolo si mostrerà che la nostra relazione con Dio non può finire perchéè basata sulla grazia, NON sulle opere. 
1. Che cos’è la grazia?
 

La parola “grazia” usata nella Bibbia (inglese “grace”) è la traduzione della parola greca “charis”, che significa “favore immeritato gratuito”. Nella Bibbia, il suo significato è “benevolenza immeritata da parte di Dio”. È estremamente importante capire il significato preciso di questa parola, perché troppo spesso le persone confondono la grazia con le opere. Ma la grazia e le opere sono cose completamente diverse. Leggiamo:
 
“Ora a colui che opera, la ricompensa non è considerata come grazia, ma come debito”(Romani 4:4)
In questo passo la parola “grazia” è l’equivalente della parola “charis” nel testo greco e, come abbiamo appena appreso, significa grazia.Questo passo ci dice che quando qualcuno opera per qualcosa, quello che riceve in cambio è una ricompensa per l’opera fatta. La ricompensa non gli viene data per grazia perché ha operato per questa e quindi l’ha meritata. Allo stesso modo, quando la Parola di Dio dice che qualcosa ci è stato dato per grazia, significa che ci è stato dato come dono, come qualcosa per cui non eravamo qualificati e per cui non abbiamo lavorato. Pertanto, è chiaro che le cose o si guadagnano per le opere o vengono date per grazia. Non è possibile averle sia per le opere sia per grazia contemporaneamente. Le difficoltà nel capire e nell’accettare questo fatto hanno portato molti cristiani a provare a ottenere con le opere quello che già avevano, invece di rallegrarsi di quello che avevano già per grazia e utilizzarlo per costruire la loro relazione con Dio. In Romani 11:6 troviamo un altro passo che definisce la grazia e il suo legame con le opere.

 “E se è per grazia, non è più per opere, altrimenti (cioè per opere) la grazia non sarebbe più grazia.”(Romani 11:6)
Questo passo ci spiega ancora una volta quello che già abbiamo visto: se qualcosa è ottenuto per le opere, allora non può essere ottenuto per grazia altrimenti “la grazia non sarebbe più grazia”!!! La Parola di Dio è così chiara e pura. Molte persone che si avvicinano alla Parola di Dio pensano che quello che leggono debba avere un significato diverso da quello che è scritto. Dobbiamo invece capire che la Parola di Dio significa esattamente quello che dice e che dice esattamente quello che significa. Sta a noi, poi, non accettare che la Parola di Dio produca strane idee come ad esempio che dono significa ricompensa e grazia significa opere. Ci avviciniamo alla Parola di Dio con il preconcetto che dobbiamo fare qualcosa per raggiungere una posizione giusta davanti a Dio,e quando vediamo che la Parola di Dio dice che questa posizione ci è stata data per grazia, per mezzo di Gesù Cristo, allora ci preoccupiamo che c’è qualcosa di sbagliato nella Parola. Dovremmo piuttosto chiederci cosa c’è di sbagliato nei nostri preconcetti. Quando vi avvicinate alla Parola di Dio, NON DOVETE MAI FARLO CON DEI PRECONCETTI. Dovete avvicinarvi con l’intenzione di adattare le vostre idee alla Bibbia e non di adattare la Bibbia ai vostri preconcetti. Per quanto concerne l’argomento di salvezza e giustizia esaminato qui, e tenendo conto della confusione che abbonda a riguardo, è sorprendente come Dio stia particolarmente attento nel dirci che quando dice grazia intende dire grazia e non opere!!! Dobbiamo comprendere e apprezzare l’attenzione speciale da parte di Dio.

2.  Il giusto, salvato per grazia
  La buona novella[1] contenuta nella parte della Parola di Dio indirizzata ai credenti dopo il giorno di
Pentecoste è che Gesù Cristo aveva rispettato tutte le condizioni richieste, così semplicemente credendo in lui sarete giusti e salvati. È davvero una buona notizia, no? Come leggiamo sotto:

“Voi infatti siete stati salvati PER GRAZIA, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il DONO di Dio, non per opere, perché nessuno si glori.”(Efesini 2:8)

“Perché NESSUNA carne sarà giustificata davanti a lui (Dio) per le opere della legge; mediante la legge infatti vi è la conoscenza del peccato. Ma ORA, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, alla quale rendono testimonianza la legge e i profeti, cioè LA GIUSTIZIA DI DIO MEDIANTE LA FEDE IN GESÙ CRISTO VERSO TUTTI E SOPRA TUTTI COLORO CHE CREDONO, perché non c’è distinzione; poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma SONO GRATUITAMENTE GIUSTIFICATI PER LA SUA GRAZIA, MEDIANTE LA REDENZIONE CHE È IN CRISTO GESÙ .…. Noi dunque riteniamo che l’uomo è giustificato mediante la fede senza le opere della legge.”(Romani 3:20-23, 28)

I passi precedenti, insieme a molti altri, affermano che la nostra salvezza e la nostra giustificazione davanti a Dio non sono basate sul numero di opere buone che abbiamo fatto, che facciamo e che faremo, ma sulla grazia di Dio. Secondo questi passi, anche se rispettiamo tutta la legge non saremo giustificati davanti a Dio, in quanto è scritto che nessuno può essere giustificato davanti a Dio per le opere della legge. Ed è scritto anche che “tutti hanno peccato”. Anche se non commettete nemmeno un errore nella vostra vita (non è vero per me e credo che non lo sia neanche per voi), c’è ancora il peccato di Adamo che si tramanda di generazione in generazione. Ma grazie a Dio, c’è un altro modo attraverso cui possiamo essere giustificati davanti a Lui e questo è chiamato grazia. Sì, qualcuno ha dovuto lavorare per tutti questi doni, per renderli gratuitamente disponibili a noi. Tuttavia, non lo avete fatto voi e non l’ho fatto io: lo ha fatto il Signore Gesù Cristo. In Romani 3 leggiamo quelli che ha fatto Gesù Cristo:
“Poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono gratuitamente giustificati per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. Lui ha Dio preordinato  per far l’espiazione mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare così la sua giustizia per il perdono dei peccati, che sono stati precedentemente commessi durante il tempo della pazienza di Dio, per manifestare la sua giustizia nel tempo presente, affinché egli sia giusto e giustificatore di colui che ha la fede di Gesù.”(Romani 3:23-26)

La redenzione è IN CRISTO GESÙ, non in quello che voi o io abbiamo ottenuto. Questo è molto importante se vogliamo capire la relazione che abbiamo con Dio. La nostra relazione si basa sulla grazia di Dio e su quello che ha fatto Gesù Cristo, NON sul nostro valore, sulle nostre opere o sui nostri risultati. Siamo giusti davanti a Dio ventiquattro ore al giorno. Il motivo è che questa posizione giusta ci è stata data per grazia. Ci è stata data come conseguenza della benevolenza e dell’amore immeritati che Dio ha per noi. È la “giustizia DI Dio”, NON giustizia di noi stessi, cioè auto-giustizia. La preposizione “di” indica la fonte di giustizia, che non siete voi e non sono io, ma è solo Dio. In Galati leggiamo:

“sapendo che L’UOMO NON È GIUSTIFICATO PER LE OPERE DELLA LEGGE MA PER MEZZO DELLA FEDE IN GESÙ CRISTO, abbiamo creduto anche noi in Cristo Gesù, affinché fossimo giustificati mediante la fede di Cristo e non mediante le opere della legge, poiché NESSUNA CARNE SARÀ GIUSTIFICATA PER MEZZO DELLA LEGGE.”(Galati 2:16)

Ancora una volta vediamo che nessuno è giustificato per le opere. Se fosse così, potrei dire:“Io ho fatto più di te, quindi merito di più.” Nessuno ha meritato qualcosa da Dio. È Dio che, con il Suo amore, ha sacrificato Suo Figlio, in modo tale che, credendo in lui, saremo giustificati e salvati.Ecco cos’è la grazia! Grazia meravigliosa!

3.  “Egli è stato fatto per noi”
  Con un semplice sguardo ai pensieri e alle idee di molti cristiani possiamo vedere che l’idea di giustificazione per le opere, cioè auto-giustificazione, è ben radicata in molti cristiani. Tuttavia, le Scritture non sostengono questa idea. Infatti, quello che le Scritture sottolineano non è la nostra abilità di avere una posizione giusta davanti a Dio, ma il sacrificio di Cristo che ha raggiunto questa posizione per noi. In 1 Corinzi 1:30 leggiamo quello che Cristo ha fatto a nome nostro:

“Ora grazie a lui (cioè Dio) voi siete in Cristo Gesù ….”
Ancora una volta vediamo che è GRAZIE A LUI, cioè Dio, che ora siamo in Cristo Gesù. Non è grazie ai nostri meriti o alle nostre abilità, ma è per la grazia, per l’amore e la benevolenza di Dio che noi siamo in Cristo Gesù. Nel verso precedente (verso 29) è scritto “affinché nessuna carne si glori alla sua presenza” (cioè Dio). Tra poco vedremo dove possiamo gloriarci.

“Ora grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale da Dio è stato fatto (SI FECE nel testo greco) per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, affinché, come sta scritto: «CHI SI GLORIA, SI GLORI NEL SIGNORE»”(1 Corinzi 1:30)

Gesù Cristo è stato fatto per noi tutte queste cose. È STATO FATTO (passato). Non è scritto che NOI siamo stati fatti per lui. EGLI è stato fatto per noi. È stato fatto da Dio sapienza, giustizia, santificazione e redenzione. Sapete perché siamo giustificati, redenti e santi davanti a Dio? Perché Gesù Cristo È STATO FATTO per noi tutte queste cose. Quando è stato fatto? Quando avete creduto. Quando avete creduto siete stati giustificati, siete stati salvati, siete stati santificati. Lo so, sarebbe stato molto più logico se Dio ci avesse detto: “allora, dovete fare questa e quell’opera e sarete salvati, sarete giustificati ecc.” Nonostante ci siano molti che insegnano esattamente questo, Dio non lo ha mai detto.  Quello che Dio ci insegna nella Sua Parola è che, per essere giustificati e salvati, dovete credere in Gesù Cristo.
 
Ricordo che molte volte mi sono sentita condannata nel mio cuore perché pensavo di dover ottenere la mia posizione giusta davanti a Dio per mezzo delle opere, ma fallivo. È impossibile sviluppare la vostra relazione con Dio se non sapete che INIZIATE come uomini giustificati e salvati. Una volta che capite questo, potete utilizzare queste cose per costruire la vostra relazione con Dio. Se avete un buon rapporto con Dio, allora le opere saranno il frutto del vostro rapporto. Non si tratta di opere che voi avere pianificato di fare per Dio, ma di opere che “DIO ha preparato” (Efesini 2:10) per voi. È così che dovete iniziare. Se iniziate facendo opere buone per ottenere una buona posizione davanti a Dio, allora avete perso l’obiettivo. Andrà a finire che sarete condannati perché state provando a ottenere giustificazione attraverso le opere, che è impossibile. Se iniziate sapendo che Gesù Cristo è stato fatto per voi giustizia, redenzione ecc. e che tutte queste cose vi sono concesse come dono (per GRAZIA) quando avete creduto, allora potete andare avanti e fare le opere che Dio ha preparato per voi. Le opere non sono le fondamenta o il mezzo per la vostra relazione con Dio, ma il FRUTTO di questa relazione.

  Capite che davanti a Lui “nessuna carne sarà giustificata per mezzo della legge” e che “poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono GRATUITAMENTE giustificati PER LA SUA GRAZIA”. Dovete accettare che la grazia è grazia e che le opere sono opere. Dovete capire che quando la Parola dice grazia non intende grazia e alcune opere. Come dicono le Scritture:

“E se è per grazia, non è più per opere, altrimenti la grazia non sarebbe più grazia” (Romani 11:6)
“ORA DUNQUE NON VI È ALCUNA CONDANNA PER COLORO CHE SONO IN CRISTO GESÙ”(Romani 8:1)

[1] La parola greca tradotta con “vangelo” nella Bibbia (“gospel” inglese) è la parola “euaggelion”, che significa “buona notizia”.

"Infatti siete stati comprati a caro prezzo; glorificate dunque Dio nel vostro corpo e nel vostro spirito, che appartengono a Dio" 

(1 Corinzi 6:20)

 
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Pubblicato da su 27 giugno 2011 in Uncategorized

 

Messaggio dato dalla Madonna di Medjugorje – 25 Giugno 2011

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"Cari figli, ringraziate con me l’Altissimo per la mia presenza con voi. Gioioso è il mio cuore guardando l’amore e la gioia che avete nel vivere i miei messaggi. In molti avete risposto ma aspetto e cerco tutti i cuori addormentati affinché si sveglino dal sonno dell’incredulità. Avvicinatevi ancora di più, figlioli, al mio cuore Im…macolato perchè possa guidarvi tutti verso l’eternità. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

 
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Pubblicato da su 25 giugno 2011 in Uncategorized

 

O Signore Guardami..

 
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Pubblicato da su 24 giugno 2011 in Uncategorized

 

La preghiera quotidiana dona il riposo

Vergi.Imm.Siete particolarmente stanchi. Il lavoro vi stressa? Ecco che la Madonna a Medjugorje nel 1985 ha insegnato ai fedeli della Parrocchia di San Giacomo come la preghiera possa essere il balsamo contro la stanchezza. Se vi sentite stanchi e senza riposo la preghiera potrà essere la vera via di guarigione per il vostro corpo e la vostra anima. Ecco che cosa dice Maria al “suo” popolo.

(Messaggio del 30 maggio 1985)
Cari figli, vi invito nuovamente alla preghiera del cuore. Che la preghiera, o cari figli, sia nutrimento quotidiano per voi, soprattutto in questi giorni, in cui il lavoro dei campi vi affatica a tal punto da non poter pregare col cuore. Pregate, e così potrete superare ogni stanchezza. La preghiera sarà per voi gioia e riposo. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!
La preghiera come gioia e riposo per assaporare un po’ di Paradiso anche su questa terra così passeggera.

 
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Pubblicato da su 20 giugno 2011 in Uncategorized

 

La Stanchezza…

 
dici“Forza, dai che ce la fai”! Quando l’incessante sforzo di un corridore, fa affiorare la stanchezza, non di rado capita che egli riceva un incoraggiamento a proseguire verso il traguardo. Così capita che l’atleta cerchi di affrontare il restante percorso, facendo appello alle ultime sue risorse psico – fisiche per tagliare l’anelato traguardo. Vorremmo tanto che fosse sempre così, ma in realtà la stanchezza, “sintomo di indebolimento fisico e psichico”, troppo spesso riesce ad invadere la vita di tutti gli esseri umani che, pur ricorrendo ai diversi espedienti risolutivi, non sempre ne trovano sollievo. 
 

UNA STANCHEZZA INEVITABILE
 
 
La vita richiede un continuo impegno su diversi fronti, obiettivi diversi ci caratterizzano e anche se ci si vuole esimere, si è continuamente coinvolti; sembra proprio che siamo tutti presi dal vortice di mille faccende che inevitabilmente ci affaticano. Tuttavia, quando la fatica che ha prodotto stanchezza riesce anche a produrre delle soddisfazioni, l’entusiasmo aumenta, ma altresì spesso questo comporta un ulteriore indebolimento. Salomone a riguardo affermava: “Poi considerai tutte le opere che le mie mani avevano fatte, e la fatica che avevo provato a farle, ed ecco che tutto era vanità e un correr dietro al vento che non se ne trae alcun profitto sotto il sole” (Ecclesiaste 2:11)

I fattori che concorrono a determinare stanchezza sono tanti, non solo la fatica fisica, ma anche quella che ogni giorno viene dal relazionarci alle circostanze, alla gente, ai nostri impegni morali dai quali non possiamo fuggire, ma di cui dobbiamo trarre motivo di entusiasmo e non di avvilimento: “Val meglio una mano piena di riposo, che ambo le mani piene di travaglio e di corsa dietro al vento” (Ecclesiaste 4:6). Bisogna avere un obiettivo preciso, come l’Apostolo Paolo che poté dire “….queste mani hanno provveduto ai bisogni miei e di coloro che erano con me. In ogni cosa vi ho mostrato che bisogna venire in aiuto ai deboli lavorando cosí, e ricordarsi delle parole del Signore Gesú, il quale disse: “Vi è piú gioia nel dare che nel ricevere”"(Atti 20:34,35).

 
UNA STANCHEZZA ESTENUANTE 
 

Vi è sempre una corsa a tutti i palliativi che pubblicizzano una soluzione allo stress, si è attratti facilmente da “battage” che rivitalizzano lo stanco, subito dopo aver ingerito il piccolo bolo. Viviamo in un tempo dove, senza accorgercene, le energie sono spese continuamente non solo per il naturale lavoro, impegni secolari o sport, ma anche per molte sfide di carattere morale e spirituale, le quali creano ansie che spesso sfiniscono gli uomini, lasciando uno stato di stanchezza a cui non si trova riposo: “Poiché sappiamo che fino ad ora tutta la creazione geme insieme ed è in travaglio” (Romani 8:22). L’unico in grado di donare il vero riposo è Dio: Egli, amando tutti gli esseri umani, ascolta con l’intento di portare riposo ai cuori. “Il Signore disse: "Ho visto, ho visto l'afflizione del mio popolo che è in Egitto e ho udito il grido che gli strappano i suoi oppressori; infatti conosco i suoi affanni. Sono sceso per liberarlo…” (Esodo 3:7,8)

Quando circostanze avverse portano allo stremo delle forze è facile dire “non ce la faccio più”, ma fino a quanto non ci si rivolgerà all’unica Persona che non è mai stanca, non ci sarà nulla al mondo in grado di risollevarci dalla stanchezza morale e spirituale: “Non lo sai tu? non l'hai tu udito? L'Eterno è l'Iddio d'eternità, il creatore degli estremi confini della terra. Egli non s'affatica e non si stanca; la sua intelligenza è imperscrutabile” (Isaia 40:2). Arriva sempre per ogni “Sansone” che vanta di grandi vittorie, il momento di una stanchezza dove solo il grido del cuore farà muovere Dio per aprire una fonte di vera forza: “Poi ebbe molta sete, invocò il Signore, e disse: "Tu hai concesso questa grande liberazione per mano del tuo servo; ora, dovrò forse morire di sete e cadere …..? Allora Dio fendé la roccia concava che è a Lechi e ne uscí dell'acqua. Sansone bevve, il suo spirito si rianimò ed egli riprese vita….” (Giudici 15:18,19). 

 
UN RIPOSO CONSOLANTE 

Sottoposti a tensioni e per quanto sollevati da tecniche anti stress, rimarrà sempre uno stato d’angoscia nell’animo che non permetterà di realizzare un vero riposo. Vi è una bella storia biblica che racconta dell’intervento di tre uomini che vedendo spossato il Re Davide, in fuga da un suo detrattore, si disposero per dare a lui riposo: “Quando Davide fu giunto a Mahanaim,… Shobi,… Makir… e Barzillai,… portarono dei letti,….del miele, del burro, delle pecore e de' formaggi di vacca, per Davide e per la gente ch'era con lui, affinché mangiassero; perché dicevano: "Questa gente deve aver patito fame, stanchezza e sete nel deserto" (II Samuele 17:27-29). Questo mostra la disponibilità di Dio che è a conoscenza della fuga umana da ciò che vuol togliere pace, felicità, sicurezza e benedizione lasciando, piuttosto, una totale sensazione di spossatezza. Proprio come accadde al malcapitato della storia biblica del Samaritano, Dio vuole disporre il Suo soccorso a nostro favore: “Un uomo…s'imbatté in ladroni i quali, spogliatolo e feritolo, se ne andarono, lasciandolo mezzo morto….. Ma un Samaritano … giunse presso a lui; e vedutolo, n'ebbe pietà;…e accostatosi, fasciò le sue piaghe….. (Luca 10:30-34). Dobbiamo sapere che questo Dio meraviglioso ci ha raggiunto nella persona di Gesù che, donando se stesso per noi, ha voluto tirarci fuori dalla stanchezza che opprime l’anima: “Perché, mentre eravamo ancora senza forza, Cristo, a suo tempo, è morto per gli empi” (Romani 5:6). 
 
CONCLUSIONE 

Gesù non era cieco alle stanchezze dei suoi discepoli e,  a noi come a  loro cerca di far comprendere che, quando abbiamo bisogno di vero riposo, dobbiamo andare a Lui e parlarGli, attraverso  le nostre preghiere, delle cose che ci stancano “Ed egli disse loro: Venitevene ora in disparte, in luogo solitario, e riposatevi un po'….” (Marco 6:31). Spesso le angosce, dopo momenti di svago, piacevoli serate tra amici, spumeggianti sorrisi tra baldorie spensieranti, ritornano galoppanti i pensieri, con il carico pressante di una stanchezza che solo Gesù può togliere dal nostro cuore; migliaia di persone, nella storia umana, hanno trovato nella fede in Lui la vera felicità e il vero riposo. Oggi il suo invito è anche per te; finalmente puoi trovare in Gesù un vero e consolante riposo: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo” (Matteo 11:28)

 
 
Non andare più in altre direzioni: Gesù ti aspetta!

 
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Pubblicato da su 19 giugno 2011 in Uncategorized

 

Come si arriva in Paradiso?

114-22066Come si arriva in Paradiso? E’ una domanda che il buon cristiano si fa spesso. Possiamo prendere l’esempio del giovane ricco sulla base del Vangelo di Matteo al capitolo 19. Il giovane ricco chiede a Gesù come fare ad ottenere la vita eterna. Gesù chiede al giovane se osservi i comandamenti. E il giovane risponde affermativamente. Allora il “Maestro Buono” va avanti chiedendo al giovane se fosse in grado di lasciare tutto per il Paradiso. Il giovane rimase impressionato e andò via. Dopo questo episodio nel Vangelo si riporta la famosa frase di Gesù:”E’ più facile che un cammello passi dalla cruna di un ago che un ricco possa andare nel Regno dei Cieli”. Ma la nostra riflessione sulla salvezza non può fermarsi qui.

 

Il brano del Vangelo va avanti

Non finisce il capitolo con la frase di Gesù. Il brano va avanti. I discepoli infatti rimasero sconcertati da queste parole di Gesù, visto che nell’Antico Testamento la ricchezza veniva considerata una “benedizione” di Dio. E allora? I discepoli chiedono intimoriti al Maestro: “ma allora nessuno va in Paradiso?”. Ecco quindi la frase di Gesù che ci interessa: ” Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile”.

Il brano del Vangelo certamente è un ammonimento di Gesù sulla Ricchezza che comporta spesso un atteggiamento contrario a Dio. “Non si può servire a due padroni” dirà Gesù anche in un’altra occasione. Tuttavia la riflessione che ci interessa è quella su come meritare il Paradiso. In pratica: nessuno va in Paradiso solo per i meriti propri. Ricchi e poveri e anche coloro che osservano i comandamenti e al limite lasciano tutto per Gesù non sono degni del Paradiso. Il Paradiso si conquista con il proprio merito e con la grazia di Dio perchè è qualcosa di troppo grande per meritarcelo anche con le nostre sole opere. Quindi anche il ricco che condividesse i suoi beni potrebbe essere come quel cammello che per grazia di Dio potrebbe passare la cruna dell’ago ed accedere dunque alla vita eterna. Ma solo per grazia ricevuta. Chiediamo quindi sempre l’aiuto del Nostro Signore affinchè la grazia possa scendere copiosa su di noi e possa aiutarci a fare il bene a conseguire il Paradiso.

 
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Pubblicato da su 18 giugno 2011 in Uncategorized