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Archivio mensile:settembre 2010

Dio è Spirito..

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Pubblicato da su 30 settembre 2010 in Uncategorized

 

INVOCAZIONI AI NOVE CORI DEGLI ANGELI

coro degli angeli
I – O Angeli Santissimi, Creature purissime, Spiriti nobi­lissimi, Nunzi e Ministri del Sommo Re della gloria e fede­lissimi esecutori dei suoi comandi, vi prego di purificare le mie preghiere e offrendole alla Maestà dell'Altissimo fate che spirino un soave odore di Fede, di Speranza e di Carità.

Gloria al Padre…

II – O fedelissimi Arcangeli, Capitani della milizia cele­ste, ottenetemi la luce dello Spirito Santo, istruitemi nei divi­ni misteri e fortificatemi conto il comune nemico.

Gloria al Padre…

III – O Principati sublimi, Governatori del mondo, gover­nate così anche l'anima mia, affinché l'anima mia non sia mai dominata dai sensi.

Gloria al Padre…

IV – O invittissime Potestà, frenate il maligno quando mi assale e tenetelo lontano da me, perché non mi allontani da Dio.

Gloria al Padre …

V – O potentissime Virtù, fortificate il mio spirito, affin­ché pieno del vostro valore avanzi nella conquista di ogni virtù e resista ad ogni assalto infernale.

Gloria al Padre …

 

VI – O beatissime Dominazioni, ottenetemi un perfetto dominio di me stesso e una santa forza, affinché io riesca ad allontanare subito tutto ciò che dispiace a Dio.

Gloria al Padre…

 

VII – O Troni stabili, insegnate all'anima mia la vera umiltà, affinché divenga domicilio di quel Signore che risie­de benignamente negli ultimi.

 Gloria al Padre…

VIII – O sapientissimi Cherubini, assorti nella contem­plazione divina, fate ch'io conosca la mia miseria e la gran­dezza del Signore.

Gloria al Padre…

IX – O ardentissimi Serafini, accendete con il vostro fuoco il mio cuore, perché ami solo Colui che voi amate incessantemente.

Gloria al Padre…
 

 

Ai nove cori degli Angeli
 

Angeli Santissimi, vegliate su di noi, dovunque e sempre. Arcangeli nobilissimi, presentate a Dio le nostre preghiere e i nostri sacrifici. Virtù celesti, donateci forza e coraggio nelle prove della vita. Potenze dell'Alto, difendeteci contro i nemici visibili e invisibili. Principati sovrani, governate le nostre anime e i nostri corpi. Dominazioni altissime, regna­te di più sulla nostra umanità. Troni supremi, otteneteci la pace. Cherubini pieni di zelo, dissipate tutte le nostre tene­bre. Serafini pieni di amore, infiammateci di ardente amore per il Signore. Amen

 
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Pubblicato da su 28 settembre 2010 in Uncategorized

 

Messaggio della Madonna di Medjugorje – 25 Settembre 2010

Mar...roseCari figli, oggi sono con voi e vi benedico tutti con la mia benedizione materna di pace, e vi esorto a vivere ancora di più la vostra vita religiosa, perchè siete ancora deboli e non siete umili.
Vi esorto figlioli, a parlare di meno e a lavorare di più sulla vostra conversione personale, affinchè il vostro testimoniare sia fruttuoso, e la vostra vita sia una preghiera incessante.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata".

 
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Pubblicato da su 25 settembre 2010 in Uncategorized

 

Al mio angelo244279
 

Guardami ancora angelo custode,
Dimmi attraverso il tuo sguardo
Che le guerre sono solo un brutto sogno,
Che quella bestia feroce non esiste,
Che l’uomo in via d’estinzione è protetto dal tuo amore
Guarda angelo custode,
Che la bellezza della vita non scompaia come la speranza di un cuore disperato,
Che vede nella morte la felice salvezza di un grande vuoto..
Tienimi la mano….
Al buio raffiorano le mie paure
Prigioniera di questo mondo riporto cicatrici invisibili
Guardami ancora e non lasciare la mia mano…
Perché so di essermi perduta e so di non vederti più..

edywild
 

 
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Pubblicato da su 24 settembre 2010 in Uncategorized

 

L'Angelo custode..

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… L'uomo non è in grado di custodire la propria anima, il Padre la affida agli Angeli che la difenderanno con la "fiamma della spada folgorante", cioè con tutta la potenza dell'Amore di Dio.

E poichè l'anima è un tutt'uno con il corpo, l'uomo ha un Angelo che lo aiuterà e lo custodirà nell'impari lotta col satana.

L'Amore immenso del Padre sopperisce alla precarietà della decaduta natura umana affidando ogni uomo ad un Angelo Custode.

 
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Pubblicato da su 23 settembre 2010 in Uncategorized

 

“la verità sull’esistenza degli angeli”

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1. Nelle recenti catechesi abbiamo visto come la Chiesa, illuminata dalla luce proveniente dalla Sacra Scrittura, ha professato lungo i secoli la verità sull’esistenza degli angeli come esseri puramente spirituali, creati da Dio. Lo ha fatto fin dall’inizio con il simbolo niceno-costantinopolitano e lo ha confermato nel Concilio Lateranense IV (1215), la cui formulazione è ripresa dal Concilio Vaticano I nel contesto della dottrina sulla creazione: Dio “creò insieme dal nulla fin dall’inizio del tempo l’una e l’altra creatura, quella spirituale e quella corporea, cioè l’angelica e la terrena, e quindi creò la natura umana come ad entrambi comune, essendo costituita di spirito e di corpo” (DS 3002). Ossia: Dio creò fin dal principio entrambe le realtà: quella spirituale e quella corporale, il mondo terreno e quello angelico. Tutto ciò egli creò insieme (“simul”) in ordine alla creazione dell’uomo, costituito di spirito e di materia e posto secondo la narrazione biblica nel quadro di un mondo già stabilito secondo le sue leggi e già misurato dal tempo (“deinde”).

2. Assieme all’esistenza, la fede della Chiesa riconosce certi tratti distintivi della natura degli angeli. Il loro essere puramente spirituale implica prima di tutto la loro non materialità e la loro immortalità. Gli angeli non hanno “corpo” (anche se in determinate circostanze si manifestano sotto forme visibili in ragione della loro missione a favore degli uomini) e quindi non sono soggetti alla legge della corruttibilità che accomuna tutto il mondo materiale. Gesù stesso, riferendosi alla condizione angelica, dirà che nella vita futura i risorti “non possono più morire, perché sono uguali agli angeli” (Lc 20, 36).

3. In quanto creature di natura spirituale, gli angeli sono dotati di intelletto e di libera volontà, come l’uomo, ma in grado a lui superiore, anche se sempre finito, per il limite che è inerente a tutte le creature. Gli angeli sono quindi esseri personali e, in quanto tali, sono anch’essi a “immagine e somiglianza” di Dio. La Sacra Scrittura si riferisce agli angeli adoperando anche appellativi non solo personali (come i nomi propri di Raffaele, Gabriele, Michele), ma anche collettivi” (come le qualifiche di Serafini, Cherubini Troni, Potestà, Dominazioni, Principati), così come opera una distinzione tra angeli e arcangeli. Pur tenendo conto del linguaggio analogico e rappresentativo del testo sacro, possiamo dedurre che questi esseri-persone, quasi raggruppati in società, si suddividono in ordini e gradi, rispondenti alla misura della loro perfezione e ai compiti loro affidati. Gli autori antichi e la stessa liturgia parlano anche dei cori angelici (nove, secondo Dionigi l’Areopagita). La teologia, specialmente quella patristica e medievale, non ha rifiutato queste rappresentazioni cercando invece di darne una spiegazione dottrinale e mistica, ma senza attribuirvi un valore assoluto. San Tommaso ha preferito approfondire le ricerche sulla condizione ontologica, sull’attività conoscitiva e volitiva e sulla elevazione spirituale di queste creature puramente spirituali, sia per la loro dignità nella scala degli esseri, sia perché in loro poteva meglio approfondire le capacità e le attività proprie dello spirito allo stato puro, traendone non poca luce per illuminare i problemi di fondo che da sempre agitano e stimolano il pensiero umano: la conoscenza, l’amore, la libertà, la docilità a Dio, il raggiungimento del suo regno.

4. Il tema cui abbiamo accennato potrà sembrare “lontano” oppure “meno vitale alla mentalità dell’uomo moderno. Eppure la Chiesa, proponendo con franchezza la totalità della verità su Dio Creatore anche degli angeli, crede di recare un grande servizio all’uomo. L’uomo nutre la convinzione che in Cristo, Uomo Dio, è lui (e non gli angeli) a trovarsi al centro della divina rivelazione. Ebbene, l’incontro religioso con il mondo degli esseri puramente spirituali diventa preziosa rivelazione del suo essere non solo corpo ma anche spirito, e della sua appartenenza a un progetto di salvezza veramente grande ed efficace, entro una comunità di esseri personali che per l’uomo e con l’uomo servono il disegno provvidenziale di Dio.

5. Notiamo che la Sacra Scrittura e la Tradizione chiamano propriamente angeli quegli spiriti puri che nella fondamentale prova di libertà hanno scelto Dio, la sua gloria e il suo regno. Essi sono uniti a Dio mediante l’amore consumato che scaturisce dalla beatificante visione, faccia a faccia, della santissima Trinità. Lo dice Gesù stesso: “Gli angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli” (Mt 18, 10). Quel “vedere sempre la faccia del Padre” è la manifestazione più alta dell’adorazione di Dio. Si può dire che essa costituisce quella “liturgia celeste”, compiuta a nome di tutto l’universo, alla quale incessantemente si associa la terrena liturgia della Chiesa, specialmente nei suoi momenti culminanti. Basti qui ricordare l’atto col quale la Chiesa, ogni giorno e ogni ora, nel mondo intero, prima di dare inizio alla preghiera eucaristica nel cuore della santa Messa, si richiama “agli angeli e agli arcangeli” per cantare la gloria di Dio tre volte Santo, unendosi così a quei primi adoratori di Dio, nel culto e nell’amorosa conoscenza dell’ineffabile mistero della sua santità.

6. Sempre secondo la rivelazione, gli angeli, che partecipano alla vita della Trinità nella luce della gloria, sono anche chiamati ad avere la loro parte nella storia nella salvezza degli uomini, nei momenti stabiliti dal disegno della divina Provvidenza. “Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero inviati per servire coloro che devono entrare in possesso della salvezza?”, domanda l’autore della Lettera agli Ebrei (Eb 1, 14). E questo crede e insegna la Chiesa, in base alla Sacra Scrittura dalla quale apprendiamo che compito degli angeli buoni è la protezione degli uomini e la sollecitudine per la loro salvezza. Troviamo queste espressioni in diversi passi della Sacra Scrittura, come ad esempio nel Salmo 90 già più volte citato: “Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Sulle loro mani ti porteranno perché non inciampi nella pietra il tuo piede” (Sal 90, 11-12). Gesù stesso, parlando dei bambini e ammonendo di non dar loro scandalo, si richiama ai “loro angeli” (Mt 18, 10); attribuisce inoltre agli angeli la funzione di testimoni nel supremo giudizio divino sulla sorte di chi ha riconosciuto o ha rinnegato il Cristo: “Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio” (Lc 12, 8-9). Queste parole sono significative perché se gli angeli prendono parte al giudizio di Dio, sono interessati alla vita dell’uomo. Interesse e partecipazione che sembrano ricevere una accentuazione nel discorso escatologico, nel quale Gesù fa intervenire gli angeli nella parusia, ossia nella definitiva venuta di Cristo alla fine della storia (cf. Mt 24, 31; 25, 31. 41).

7. Tra i libri del Nuovo Testamento, sono specialmente gli Atti degli apostoli che c
i fanno conoscere alcuni fatti che attestano la sollecitudine degli angeli per l’uomo e per la sua salvezza. Così, quando l’angelo di Dio libera gli apostoli dalla prigione (cf. At 5, 18-20)e prima di tutto Pietro, che era minacciato di morte dalla mano di Erode. (cf. At 12, 5-10) O quando guida l’attività di Pietro nei riguardi del centurione Cornelio, il primo pagano convertito (cf. At 10, 3-8; 11, 12-16), e analogamente l’attività del diacono Filippo lungo la via da Gerusalemme a Gaza. (cf. At 8, 26-29)

Da questi pochi fatti citati a titolo esemplificativo, si comprende come nella coscienza della Chiesa abbia potuto formarsi la persuasione sul ministero affidato agli Angeli in favore degli uomini. Perciò la Chiesa confessa la sua fede negli angeli custodi, venerandoli nella liturgia con una festa apposita, e raccomandando il ricorso alla loro protezione con una preghiera frequente, come nell’invocazione dell’“Angelo di Dio”. Questa preghiera sembra fare tesoro delle belle parole di san Basilio: “Ogni fedele ha accanto a sé un angelo come tutore e pastore, per portarlo alla vita” (Adversus Eunomium, III,1; si veda anche san Tommaso, Summa Theologiae, I, q. 11, a. 3).

8. È infine opportuno notare che la Chiesa onora con culto liturgico tre figure di angeli, che nella Sacra Scrittura sono chiamati per nome. Il primo è Michele arcangelo (cf. Dn 10, 13. 20; Ap 12, 7; Gd 9). Il suo nome esprime sinteticamente l’atteggiamento essenziale degli spiriti buoni. “Mica-El” significa infatti: “Chi come Dio?”. In questo nome si trova dunque espressa la scelta salvifica grazie alla quale gli angeli “vedono la faccia del Padre” che è nei cieli. Il secondo è Gabriele: figura legata soprattutto al mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio. (cf. Lc 1, 19-26) Il suo nome significa: “la mia potenza è Dio” oppure “potenza di Dio”, quasi a dire che, al culmine della creazione, l’incarnazione è il segno supremo del Padre onnipotente. Infine il terzo arcangelo si chiama Raffaele. “Rafa-El” significa: “Dio guarisce”. Egli ci è fatto conoscere dalla storia di Tobia nell’Antico Testamento (cf. Tb 12, 15 ss), così significativa circa l’affidamento agli angeli dei piccoli figli di Dio, sempre bisognosi di custodia, di cura e di protezione.

A ben riflettere si vede che ciascuna di queste tre figure – Mica-El, Gabri-El, Rafa-El – riflette in modo particolare la verità contenuta nella domanda sollevata dall’autore della Lettera agli Ebrei: “Non sono forse essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono entrare in possesso della salvezza?” (Eb 1, 14).

( GIOVANNI PAOLO II )
 
UDIENZA GENERALE
 6 agosto 1986

 
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Pubblicato da su 22 settembre 2010 in Uncategorized

 

Il Fiume e il Deserto

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Un fiume, durante la sua tranquilla corsa verso il mare, giunse a un deserto e si fermò. Davanti ora aveva solo rocce disseminate di anfratti e caverne nascoste, dune di sabbia che si perdevano nell'orizzonte. Il fiume fu attanagliato dalla paura.
"E' la mia fine. Non riuscirò ad attraversare questo deserto. La sabbia assorbirà la mia acqua e io sparirò. Non arriverò mai al mare. Ho
fallito tutto" si disperò.
Lentamente, le sue acque cominciarono a intorpidirsi. Il fiume stava diventando una palude e stava morendo.
Ma il vento aveva ascoltato i suoi lamenti e decise di salvargli la vita.
"Lasciati scaldare dal sole, salirai in cielo sotto forma di vapor acqueo. Al resto penserò io" gli suggerì.
Il fiume ebbe ancor più paura. "Io sono fatto per scorrere fra due rive di terra, liquido, pacifico e maestoso. Non sono fatto per volare per
aria".
Il vento rispose: "Non aver paura. Quando salirai nel cielo sotto forma di vapor acqueo, diventerai una nuvola. Io ti trasporterà di là del deserto e tu potrai cadere di nuovo sulla terra sotto forma di pioggia, e ritornerai fiume e arriverai al mare".
Ma il fiume aveva troppa paura e fu divorato dal deserto.

Molti esseri umani hanno dimenticato che c'è un modo solo per superare gli improvvisi deserti dei sentimenti e le aridità feroci che sbarrano talvolta il tranquillo fluire dell'esistenza.
E' la vita spirituale. E' lasciarsi trasformare dal Sole che é Dio e trasportare dal Vento dello Spirito. Ma é un rischio che pochi accettano di correre. Perchè come dice Gesù, "il vento soffia dove vuole: uno lo sente, ma non può dire da dove viene né dove va".

Autore: Bruno Ferrero – Libro: A volte basta un Raggio di Sole
Casa Editrice: ElleDiCi

 
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Pubblicato da su 21 settembre 2010 in Uncategorized

 

La venuta intermedia di Gesù, annunciata dalla Madonna…

il ritorno di gesù

Da parecchi anni si vanno sempre più intensificando le notizie sulle apparizioni della Madonna, in varie parti del mondo, quasi sempre accompagnate da messaggi rivolti a particolari soggetti carismatici, di contenuto pressoché identico, anche se i destinatari tra loro non si conoscono.
Con tali messaggi, la Madonna, innanzi tutto, invita tutti alla conversione, preannunciando un periodo di grande tribolazione che precederà la venuta di Suo Figlio: a volte, autodefinendosi “celeste profetessa” dei nostri tempi, indica che il Suo Cuore Immacolato è la porta per entrare nell’Era Nuova, l’era della “civiltà dell’amore”. Maria Vergine assicura sempre, nei suoi messaggi, che chi si consacra al Suo Cuore Immacolato e vive la consacrazione, conserverà la lampada accesa come le vergini sapienti e potrà incontrare Gesù , lo Sposo della Chiesa e di tutte le nostre anime, il quale sta per tornare.
In un periodo storico come quello in cui viviamo, caratterizzato da sconvolgimenti sia naturali (come il susseguirsi di frequenti terremoti, inondazioni ed innumerevoli altre catastrofi) che riguardanti sempre più drammatiche vicissitudini che coinvolgono l’umanità intera (dalle turbolenze economiche-finanziarie, al terrorismo, alle lotte interne sia politiche che religiose, ad efferati atti di delinquenza comune ed, in genere, alla caduta verticale di tutti i valori cristiani e non cristiani), i messaggi su riferiti costituiscono valido sostegno all’istaurarsi di un sempre più diffuso convincimento che qualcosa di veramente eccezionale debba succedere, dato che, andando avanti di questo passo, l’umanità difficilmente potrebbe evitare un baratro irreversibile.
Sorge, così, il timore-aspettativa di un evento, ritenuto imminente, che taluni individuano come la fine del mondo ed altri, invece, con l’avvento di una nuova era di pace, di serenità e di gioia.
Inequivocabilmente le Sacre Scritture parlano che negli “ultimi tempi” vi sarà “una tribolazione grande, quale mai avvenne dall’inizio del mondo fino a ora” (Mt. 24, 21); “negli ultimi tempi verranno momenti difficili. Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, senza religione, senza amore, sleali, maldicenti, intemperanti, intrattabili, nemici del bene, traditori, sfrontati, accecati dall’orgoglio, attaccati ai piaceri più che a Dio, con la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore” (2 Tm. 3, 2-5).
Sulla “venuta del Signore nostro Gesù Cristo”, San Paolo (2 Ts. 2, 1-4) avvertiva che nessuno si lasci confondere “da pretese ispirazioni….quasi che il giorno del Signore sia imminente. Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l’apostasia e dovrà essere rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio”: la venuta del Signore sarà, pertanto, preceduta, oltre che da una “grande tribolazione”, anche da una generalizzata perdita della fede e dalla manifestazione dell’Anticristo.
Resta da chiarire che cosa debba intendersi per “ultimi tempi” e se la prossima venuta di Gesù Cristo coinciderà con quella finale del Giudizio Universale, ovvero si tratterà di una venuta “intermedia”.
Fin dai primi tempi del cristianesimo, si era diffusa la convinzione di un imminente ritorno di Gesù Cristo sulla terra, che avrebbe instaurato, anche con riferimento al famoso “regno di mille anni”, di cui si parla al cap. 20 dell’Apocalisse di San Giovanni, un lungo periodo di pace e serenità: nel IV secolo d.C., Sant’Agostino ritenne, però, che il testo apocalittico dovesse essere forse interpretato non più nel senso letterale ma allegoricamente, assimilando questa venuta intermedia, nella quale anche lui aveva fino ad allora creduto, alla venuta precedente della incarnazione. Tale netta presa di posizione va essenzialmente inquadrata nella preoccupazione, avvertita da Sant’Agostino, di contrastare una falsa raffigurazione, che si andava diffondendo, sulla reale portata del suddetto “regno di mille anni”.
Pur prendendo atto che “il Regno di Cristo non è ancora compiuto” e che “per questa ragione i cristiani pregano, soprattutto nell’Eucarestia, per affrettare il ritorno di Cristo, dicendogli: vieni, Signore”, la Chiesa, infatti, ha sempre assunto una posizione nettamente contraria “ogniqualvolta si pretende di realizzare nella storia la speranza messianica che non può essere portata a compimento che al di là di essa, attraverso il giudizio escatologico; anche sotto la sua forma mitigata, la Chiesa ha rigettato questa falsificazione del Regno futuro sotto il nome di millenarismo, soprattutto sotto la forma politica di un messianismo secolarizzato intrinsecamente perverso” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 676)
Obbiettivamente, taluni testi biblici farebbero propendere, sulla base di un’interpretazione letterale, per una distinzione tra “venuta finale” e “venuta intermedia” di Gesù Cristo; i testi richiamati dai sostenitori di detta tesi sono essenzialmente: Lc 18, 8 (“Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”); Mt 26,64 (“Io (Gesù) vi dico : d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio, e venire sulle nubi del cielo”) ;
At 1, 11 (“ Questo Gesù….tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo”) ;
Ap 20,4-6 (“Essi ripresero vita e regnarono con Cristo mille anni”);
Mt 24, 30 ( “ Allora comparirà nel cielo il Segno del Figlio dell'uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell'uomo venire sopra le nubi del cielo con grande potenza e gloria”); 1 Gv 2, 28 (“E ora , figlioli, rimanete in Lui, perché possiamo aver fiducia quando apparirà”); Eb 9, 28 (“ Cristo, dopo essersi offerto una volta per tutte allo scopo di togliere i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione col peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza”); I Cor 15, 24-25 (“poi sarà la fine, quando Egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza. Bisogna infatti che egli regni finché non abbia posto tutti nemici sotto i suoi piedi”). In tali riferimenti, in effetti, sembra, sempre sulla base di un’interpretazione letterale, che la “venuta” di cui si parla possa riferirsi ad una “venuta” cui faccia seguito un ulteriore periodo della storia dell’umanità, prima del Giudizio Universale.
D’altra parte, la Chiesa, pur esprimendosi in termini chiaramente contrari ad ogni forma di “millenarismo”, non risulta che abbia mai affrontato e risolto in termini definitivi la questione della venuta intermedia di Gesù Cristo.
Nell’ultimo decennio, infatti, ci sono stati diversi teologi che hanno approfondito la questione della venuta intermedia di Cristo, a cominciare da P. Martino Penasa che ha pubblicato già la seconda edizione del Suo Libro “ Viene Gesù”, ed. Segno 199
9, fino a Mons. Aldo Gregori, il quale nel suo libro “ La Venuta Intermedia di Gesù”, ed. Alone, Terni 1993, a p. 8, riferisce che lo stesso P. Penasa, ha interrogato, alcuni anni fa, su questo problema, l’allora Card. Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede ed ha avuto la risposta che il problema è aperto alla libera discussione, “ giacché la S. Sede non si è ancora pronunciata in modo definitivo”.
D’altra parte, lo stesso Card. Ratzinger, in una conferenza tenuta a Parigi nel 1997, alla Académie des Sciences Morales et Politiques, su “Il dialogo delle religioni e il rapporto tra ebrei e cristiani”, con riferimento allo “sguardo della speranza” (degli ebrei), alla loro ”attesa del Messia, anzi, alla certezza che Dio stesso entrerà in questa storia e realizzerà la giustizia”, faceva presente che “anche la Chiesa attende il Messia, che già conosce e a cui per prima manifesterà la sua gloria”, per concludere che “la figura di Cristo” che è “garanzia della speranza nel Dio che non lascia cadere la storia nell’insussistenza dell’effimero, ma la sostiene e la conduce alla meta……ci tiene insieme sulla via di colui che viene”, con ciò, implicitamente, non contestando che “Dio stesso entrerà in questa storia e realizzerà la giustizia”.
Non sembra, comunque, inverosimile, né in contrasto con le Sacre Scritture, ipotizzare una venuta intermedia di Gesù, da collocarsi negli “ultimi tempi”, identificabili con il periodo di “grande tribolazione”, cui farà seguito l’apostasia ed il manifestarsi dell’Anticristo, con l’instaurazione, dopo la Sua venuta, di un lungo periodo di pace e giustizia, riservato agli “eletti”, intendendo, per tali, i convertiti al Vangelo. In tale periodo, satana sarà rinchiuso ed “incatenato per mille anni….perché non seducesse più le nazioni” (Ap. 20, 2-3): successivamente “quando i mille anni saranno compiuti, satana sarà liberato dal suo carcere e uscirà per sedurre le nazioni ai quattro punti della terra” (Ap. 20, 7-8), forse perché gli uomini, pur in assenza del tentatore, torneranno a peccare. Sarà quello il momento della venuta ultima di Gesù, per il Giudizio Universale, alla fine dei tempi.
Ed è proprio in previsione degli “ultimi tempi”, come sopra definiti, che, secondo un convincimento sempre più radicato, stiamo già vivendo, i recenti ed insistenti messaggi della Madonna invitano tutti ad una profonda conversione al Vangelo, dato che agli “eletti” sarà riservato quel periodo di pace e giustizia, che si realizzerà, infatti, solo in presenza di una conversione che coinvolga tutti i superstiti, nessuno escluso.
Con riferimento alle Sacre Scritture, forse è lecito formulare un ulteriore considerazione anche se, a prima vista, potrebbe apparire azzardata.
Più volte, nelle innumerevoli apparizioni, la Madonna si è autodefinita “celeste profetessa”: in questa ottica potrebbe, infatti, essere riletto il Suo “Magnificat” (Lc. 1, 46-55).
Va, innanzi tutto, premesso un necessario richiamo alla decisiva importanza che riveste la presenza della Madonna, nella storia della salvezza dell’uomo.
Come affermato nell’enciclica sulla Beata Vergine Maria, “Redemptoris Mater” di Giovanni Paolo II, “l’umanità ha fatto mirabili scoperte e ha raggiunto risultati portentosi nel campo della scienza e della tecnica, ha compiuto grandi opere sulla via del progresso e della civiltà, e nei tempi recenti si direbbe che è riuscita ad accelerare il corso della storia; ma la svolta fondamentale che si può dire originale, accompagna sempre il cammino dell’uomo e, attraverso le vicende storiche, accompagna tutti e ciascuno. E’ la svolta tra il cadere e il risorgere, tra la morte e la vita. Essa è anche una incessante sfida alle coscienze umane, una sfida a tutta la coscienza storica dell’uomo: la sfida a seguire la via del non cadere nei modi sempre antichi e sempre nuovi, e del risorgere, se è caduto……… La Chiesa……..vede…..la Beata Madre di Dio nel mistero salvifico di Cristo e nel suo proprio mistero; la vede profondamente radicata nella storia dell’umanità, nell’eterna vocazione dell’uomo, secondo il disegno provvidenziale che Dio ha per lui eternamente predisposto; la vede maternamente presente, partecipe nei molteplici e complessi problemi che accompagnano oggi la vita dei singoli, delle famiglie e delle nazioni; la vede soccorritrice del popolo cristiano nell’incessante lotta tra il bene e il male, perché non cada o, caduto, risorga……Le parole usate da Maria sulla soglia della casa di Elisabetta costituiscono un’ispirata professione di questa sua fede, nella quale la risposta alla parola della rivelazione si esprime con l’elevazione religiosa e poetica di tutto il suo essere verso Dio. (‘Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e santo è il suo nome…..Ha spiegato la potenza del suo braccio; ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni; ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati; ha rimandato i ricchi a mani vuote..’)……In queste sublimi parole, che sono ad un tempo molto semplici e del tutto ispirate ai testi sacri del popolo di Israele, traspare la personale esperienza di Maria, l’estasi del suo cuore. Splende in esse un raggio del mistero di Dio, la gloria della sua ineffabile santità, l’eterno amore che, come un dono irrevocabile, entra nella storia dell’uomo…..Maria, l’eccelsa figlia di Sion, aiuta tutti i suoi figli – dovunque e comunque essi vivano – a trovare in Cristo la via verso la casa del Padre. Pertanto, la Chiesa, in tutta la sua vita, mantiene con la Madre di Dio un legame che abbraccia, nel mistero salvifico, il passato, il presente e il futuro e la venera come madre spirituale dell’umanità e avvocata di grazia”.
Nel Magnificat di Maria è mirabilmente proclamato l’avvento del mistero della salvezza, la venuta del Messia dei poveri (Is.11, 4; 61,1); “il Dio dell’Alleanza, cantato nell’esultanza del suo spirito dalla Vergine di Nazareth, è insieme colui che rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili,….ricolma di beni gli affamati, e rimanda i ricchi a mani vuote,…disperde i superbi….e conserva la sua misericordia per coloro che lo temono” (dall’enciclica “Redemptoris Mater”); tutto ciò manifesta chiaramente “il Suo amore di preferenza per i poveri” (come indicato nella stessa enciclica), ma, quando, nella storia dell’uomo, i superbi sono stati dispersi nei pensieri del loro cuore, i potenti rovesciati dai troni, gli umili innalzati, gli affamati ricolmati di beni, i ricchi rimandati a mani vuote?
Quando, nelle Sacre Scritture, la parola ha per oggetto “cose future”, la parola può assumere valore profetico (se riferita ad un futuro da realizzarsi nella storia dell’umanità) o escatologico (se riferita al mistero della vita eterna, dopo la fine del mondo).
Così, con riferimento al “Discorso della montagna” (Mt. 5, 1-11), che racchiude i valori fondamentali della fede e della cultura cristiane, le beatitudini preannunciate (“beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli,….beati i puri di cuore, perché vedranno Dio,…..beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di es
si è il regno dei cieli,…..”) indicano chiaramente le condizioni etiche di una felicità escatologica che conseguirà la sua piena realizzazione solo nel “Regno dei cieli”; nel messaggio contenuto nel Magnificat traspare, invece, qualcosa che appare entrare “nella storia dell’uomo”, destinata, pertanto, a trovare in essa la sua concreta realizzazione; d’altra parte l’uso dei verbi al passato prossimo (“ha disperso i superbi…, ha rovesciato i potenti……., ha ricolmato…,”), che, comunque, non trova mai riscontro, nelle Sacre Scritture, in discorsi di natura escatologica, è proprio, invece, dei discorsi profetici, come, per esempio, quello del profeta Isaia (53, 1-10), il quale, otto secoli prima dell’Avvento di Gesù Cristo, di quest’ultimo parlava come chi “era disprezzato……, è stato trafitto……, maltrattato, si lasciò umiliare…., era come agnello……, al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori…..”: il profeta, infatti, attualizzando nella sua visione, quanto dovrà ancora accadere, è portato a descrivere il futuro come se si trattasse di un evento o un avvenimento già compiuti.
In questo senso, nel canto del Magnificat, può leggersi una profezia di come Gesù – al di là del valore intrinseco della Sua Incarnazione e del Suo amore preferenziale per i “poveri” – rivelerà con il suo agire, l’agire del Padre. La rivoluzione di Dio, cantata da Maria, prelude all’attuazione del progetto di Dio sull’umanità: costruire una comunità di fratelli che abbia come base la liberazione dal peccato; Egli non vuole annientare i superbi, i potenti, i ricchi; li vuole convertire, togliere la superbia da loro cuore e mettervi l’amore. Solo chi non si converte non avrà più speranza di salvezza.
Nulla, quindi, di contrario all’ortodossia cattolica può ravvisarsi nella lettura delle parole del Magnificat, interpretate come annuncio profetico di un periodo di pace, giustizia e serenità universali da realizzarsi concretamente nella storia dell’umanità.
Nel libro di Giobbe può, inoltre, individuarsi un ulteriore conferma che, prima della fine del mondo, ci sarà un periodo di pace e serenità universali.
Nel libro di Giobbe, che concordemente viene indicato come il libro che tratta il dramma angoscioso per l’umanità di tutti i tempi e rispecchia il comportamento dell’uomo al cospetto del mistero di Dio, il protagonista è sottoposto da Satana, col permesso di Dio, a prove durissime; sicuro della propria innocenza, si domanda, irato, perché Dio lo castiga come se fosse un empio. Dio stesso, provocato, interviene per rispondere a Giobbe, ma le sue risposte non sono tali da risolvere il problema: Giobbe, però, comprende che Dio non può che volere il suo bene ed accetta con fede il mistero dell’agire divino. Dopo una lunghissima serie di estenuanti tribolazioni, Dio gli concede, però, una “nuova condizione” di pace, serenità e sazietà di ogni bene e “Giobbe visse ancora centoquarant’anni….poi morì, vecchio e sazio di giorni”.
Ma quale significato e contenuto è ravvisabile in una terza venuta di Gesù Cristo, (oltre la prima realizzata con la Sua Incarnazione e, l’ultima, del Giudizio Universale) che dovrebbe coincidere, dopo la lunga “tribolazione” e l’annientamento dell’Anticristo, con l’inizio del “millennio felice” di cui si parla in Ap. 20, 4 ?
Nel suo libro: “La venuta intermedia di Gesù”, Mons. A. Gregori afferma : “L'interpretazione basata sul senso letterale del cap. XX dell'Apocalisse, se guidata dall'amore all'ortodossia, non porta affatto alla grossolanità del millenarismo carnale, e nemmeno alle esagerazioni di quello mitigato”. I sostenitori della venuta intermedia di Gesù, preoccupati di evitare ogni contrasto, sull’argomento, con l’ortodossia cattolica aggiungono che: “Il decreto del S. Ufficio del 21 luglio 1944 contro il Millenarismo mitigato : ‘ Il sistema del Millenarismo mitigato non si può insegnare con sicurezza’, non riguarda noi, che non parliamo di ‘Millenarismo mitigato', ma di ‘Millennio felice', come in Ap 20,4 all'interno della concezione biblica del messianismo regale”. Affermazioni, comunque, che non eliminano del tutto certe convinzioni, secondo cui, tutti vedranno Gesù Risorto, nella Sua venuta intermedia, che viene per “regnare” su questo mondo.
Per eliminare infondate e false aspettative, è, pertanto, opportuno richiamare l’attenzione di quanti prestano ascolto a discorsi avventati di chi si ritiene particolarmente “informato” sull’argomento (anche sulla base di personali ed incontrollate suggestioni), che se e quando ci sarà una venuta intermedia di Gesù Cristo, questa avverrà a livello personale ed interiore, in chiave del tutto spirituale, anche se riguarderà la generalità degli esseri umani e, pertanto, correttamente potrà, in tal senso, definirsi realmente “storica”.
La venuta intermedia di Gesù Cristo potrà, infatti, paragonarsi (sempre rimanendo nell’ambito di un’intima e personale percezione, ancorché, questa volta, assolutamente generalizzata) ad una nuova Pentecoste, ad un fascio di luce abbagliante – come rivelato, in visione, ad una mistica – che, provenendo dall’inestinguibile fiamma del Suo Amore Misericordioso, investirà tutti, indistintamente, per trasformarli in creature nuove, conformi al Suo progetto divino.
Sull’argomento, nel suo discorso: “Il Verbo di Dio verrà in noi”, (riportato nella liturgia delle ore: seconda lettura del mercoledì della prima settimana di Avvento), il grande San Bernardo di Chiaravalle, Dottore ella Chiesa, ammoniva “perché ad alcuno non sembrino per caso cose inventate quelle che stiamo dicendo di questa venuta intermedia”. Testualmente, in quel discorso, San Bernardo così si esprimeva: “Conosciamo una triplice venuta del Signore. Una venuta occulta si colloca, infatti, fra le altre due che sono manifeste. Nella prima il Verbo fu visto sulla terra e si intrattenne con gli uomini, quando, come egli stesso afferma, lo videro e lo odiarono.
Nell’ultima venuta ‘ogni uomo vedrà la salvezza di Dio’ (Lc 3,6) e vedranno colui che trafissero (cfr. Gv. 19, 37). Occulta è invece la venuta intermedia, in cui solo gli eletti lo vedono entro se stessi, e le loro anime ne sono salvate.
Nella prima venuta dunque egli venne nella debolezza della carne, in questa intermedia viene nella potenza dello Spirito, nell’ultima verrà nella maestà della gloria.
Quindi questa venuta intermedia è, per così dire, una via che unisce la prima all’ultima: nella prima Cristo fu nostra redenzione, nell’ultima si manifesterà come nostra vita, in questa è nostro riposo e nostra consolazione”.

Avv. Federico Pellettieri
Pubblicato il 23 Maggio 2010

 
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Pubblicato da su 19 settembre 2010 in Uncategorized

 

Il diavolo e le sue azioni

satana

Del diavolo e delle sue azioni nei confronti dell’uomo se ne parla sempre di meno, quasi che se ne voglia dimenticare la sua esistenza, se non addirittura metterla in dubbio, come purtroppo avviene anche da parte di taluni sacerdoti.
Il diavolo, invece, esiste: la sacra scrittura non esita a presentare la vita come una lotta, una vera guerra, contro i demoni.
Secondo San Tommaso d'Aquino e i Padri della Chiesa, agli inizi dei tempi Dio avrebbe voluto sottoporre a prova gli angeli, chiedendo loro un grande atto d'umiltà: la Seconda Persona della Santissima Trinità – Gesù Cristo, il figlio dell'Eterno Padre – si sarebbe fatto uomo, ed essi – gli angeli – avrebbero dovuto adorarlo. Lucifero – superiore agli uomini per natura – al solo pensiero di doversi inginocchiare dinanzi a un uomo (per quanto quell'uomo – Gesù – fosse un "uomo-Dio") si inorgoglì tanto da rifiutarsi categoricamente.
Isaia (14,11-21) e Ezechiele (28,11-19) ci forniscono un chiaro ritratto del diavolo prima della sua ribellione. Egli viene raffigurato come l'essere più elevato e bello di tutta la creazione: una creatura grandiosa, l’opera perfetta di Dio, "un cherubino ad ali spiegate a difesa” posto da Dio a svolgere il santo incarico di sorvegliare il Suo stesso trono. La Bibbia ce lo descrive come un essere “pieno di sapienza, perfetto in bellezza” (Ez 28,12), “coperto di ogni pietra preziosa” (Ez 28, 13), “perfetto nella condotta” (Ez 28,15).
Il peccato entrò nell’Universo a seguito della sua ribellione. E’ Isaia a raccontarci il suo intento peccaminoso: “salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono, dimorerò sul monte dell’assemblea, nelle parti più remote del settentrione. Salirò sulle regioni superiori delle nubi, mi farò uguale all’Altissimo” (Is 14,13-14).
"E vi fu una guerra in cielo: Michele con i suoi angeli ingaggiò battaglia con il dragone; e questo combatté insieme ai suoi angeli; ma non prevalsero: il loro posto non si trovò più nel cielo. Fu infatti scacciato il grande dragone, il serpente antico, quello che è chiamato diavolo e Satana; colui che inganna tutta la terra fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli" (Ap 12,7-9).
La caduta del diavolo non avvenne a causa di Dio: fu egli stesso nella tentazione/prova, a scegliere il peccato. Essendo una creatura dotata di libero arbitrio, egli autonomamente e coscientemente decise di peccare orientando la sua libertà di scelta verso il male: il diavolo è l’unico responsabile della sue azioni peccaminose contro Dio. Poiché egli era stato creato come un essere “pieno di sapienza” non poteva non conoscere la gravità delle sue azioni. Inoltre, la caduta del diavolo e degli altri angeli ribelli, e la loro conseguente separazione da Dio, è definitiva e irrevocabile: per loro non esiste possibilità di redenzione. La scelta di peccare è così radicata in loro, da rendere impossibile ogni possibilità di perdono: il diavolo e i suoi angeli ribelli sono incapaci di chiedere perdono!
In seguito alla suo peccato, il diavolo, insieme ai suoi angeli ribelli, fu scacciato dal cielo: "Dio infatti non perdonò agli angeli che avevano peccato, ma, condannandoli al tartaro, li confinò nelle fosse tenebrose perché vi fossero trattenuti fino al giudizio" (2 Pt 2,4). Di lì continuano, però, ad esercitare la loro nefasta influenza sull’uomo, cercando con tutti i mezzi di allontanarlo da Dio.
L’azione del demonio sull’uomo, può esercitarsi come azione ordinaria o straordinaria.
Per quanto attiene all'azione straordinaria di satana, con questa si intende l'opera del diavolo che si manifesta con effetti visibili o percepibili: disturbi esterni, possessione diabolica, vessazioni diaboliche, ossessioni diaboliche e infestazioni diaboliche. Di tutte, la più importante è la possessione diabolica: la convinzione di essere invasi da un'entità estranea è, però, tipica di molte sindromi psichiatriche, come alcune forme di psicosi schizofreniche, nevrosi isteriche e deliri depressivi. In molte situazioni la convinzione di essere posseduti è solo la conseguenza di una suggestione grazie alla quale un soggetto, che crede nel demonio, si "auto-convince" di essere governato da esso e si comporta seguendo il ruolo dettato dalla sua tradizione religiosa. Ci sono occasioni in cui alcuni individui utilizzano, più o meno volontariamente, la "scusa" della possessione per ottenere benefici secondari, come quelli di attribuire la colpa al diavolo per giustificare un'azione negativa, per esempio un delitto.
Esiste, comunque, un’ampia varietà di possibili sintomi di possessione demoniaca, come una menomazione fisica che non possa essere attribuita a un vero problema fisiologico, cambiamenti di personalità come una profonda depressione o un’insolita aggressività, forza soprannaturale, disprezzo per il decoro o la “normale” interazione sociale e, forse, la capacità di comunicare informazioni che non si sono acquisite in modo naturale. È importante notare che quasi tutte, se non tutte, queste caratteristiche potrebbero avere altre spiegazioni, perciò è importante non tacciare per indemoniata ogni persona depressa o epilettica.
Nel suo libro “Nuovi racconti di un esorcista”, padre G. Amorth, noto esorcista, fa riferimento alla categoria delle “soggezioni diaboliche”: con questo termine si vuole intendere il caso in cui una persona sia assoggetta al potere del diavolo in maniera volontaria, con un patto esplicito o implicito, sottomettendosi alla signoria dello stesso.
La Bibbia fornisce alcuni esempi di persone possedute dai demòni, dai quali possiamo evincere alcuni sintomi dell’influenza demoniaca come anche ottenere alcune delucidazioni riguardo al modo in cui un demòne possiede qualcuno. Ecco alcuni passi biblici: Matteo 9:32-33; 12:22; 17:18; Marco 5:1-20; 7:26-30; Luca 4:33-36; Luca 22:3; Atti 16:16-18. In alcuni di questi passi, la possessione demoniaca provoca disturbi fisici come l’incapacità di parlare, sintomi epilettici, cecità, ecc. In altri casi, induce l’individuo a fare del male, e Giuda ne è l’esempio principale. In Atti 16:16-18 lo spirito dà apparentemente a una serva qualche capacità di sapere le cose al di là della sua conoscenza. Nel caso dell’indemoniato gadareno che era posseduto da una moltitudine di demòni, questi aveva una forza soprannaturale, andava in giro nudo e viveva fra le tombe.
Per quanto concerne, invece, l’azione ordinaria del diavolo, quella, cioè, che coinvolge tutti, cristiani e non, è evidente come, nella nostra cultura occidentale, noi non prendiamo abbastanza sul serio la sua azione: eppure le tentazioni demoniache ci riguardano quotidianamente, tutti ed indistintamente, anche in considerazione delle occasioni che il mondo stesso in cui viviamo ci presenta. “Il Male non è un’astrazione; indica invece una persona : Satana, il Maligno, l’angelo che si oppone a Dio. Il diavolo (“dia-bolos”, colui che “si getta di traverso”) è colui che “vuole ostacolare” il Disegno di Dio e la sua “opera di salvezza” compiuta in Cristo.” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2851); quanto, poi, alla possibilità che anche un credente possa essere infl
uenzato dal diavolo, ne è sufficiente prova l’apostolo Pietro (Mt. 16: 23).
Aderire alla tentazione demoniaca non costituisce, comunque, una giustificazione od un’attenuante alla colpa individuale dell’uomo che resta sempre libero nelle sue scelte e, pertanto, responsabile esclusivo del male commesso
Per descrivere l’azione del diavolo, soprattutto nel mondo contemporaneo, è opportuno trascrivere quanto esplicitamente fatto dallo stesso presente, durante un esorcismo, come riferito dal padre Gesuita Domenico Mondrone (Prete Esorcista) nel suo libro, intitolato: "A tu per tu col maligno" (Ediz. La Roccia – Roma).
“Satana gli dice:
"Non vedi che il suo regno (di Gesù) si sgretola e il mio si allarga di giorno in giorno sulle rovine del suo? Provati a fare un bilancio tra i suoi seguaci e i miei, tra quelli che credono nelle sue verità e quelli che seguono le mie dottrine, tra quelli che osservano la sua legge e quelli che abbracciano le mie. Pensa soltanto al progresso che sto facendo per mezzo dell'ateismo militante, che è il rifiuto totale di Lui. Ancora poco tempo e il mondo cadrà in adorazione dinanzi a me. Sarà completamente mio. Pensa alle devastazioni che sto portando in mezzo a voi servendomi principalmente dei suoi ministri. Ho scatenato nel suo gregge uno spirito di confusione e di rivolta che mai finora mi era riuscito di ottenere. Avete quel vostro (…) vestito di bianco che tutti i giorni chiacchiera, grida, blatera. Ma chi lo ascolta? Io ho tutto il mondo che ascolta i miei messaggi e li applaude e li segue. Ho tutto dalla mia parte. Ho le cattedre con le quali ho dato scacco alla Vostra filosofia. Ho con me la politica che vi disgrega. Ho l'odio di classe che vi dilacera. Ho gli interessi terreni, l'ideale di un paradiso in terra che vi accanisce gli uni con gli altri. Vi ho messo in corpo una sete di denaro e di piaceri che vi fa impazzire e vi sta seducendo in un'accozzaglia di assassini. Ho scatenato in mezzo a voi una sensualità che sta facendo di voi una sterminata mandria di porci. Ho la droga che presto farà di voi una massa di miserabili larve, di folli e di moribondi. Vi ho portati a praticare l'aborto con cui fate stragi di uomini prima che nascano. Tutto quello che può rovinarvi non lascio intentato, e ottengo ciò che voglio: ingiustizie a tutti i livelli per tenervi in continuo stato di esasperazione; guerre a catena che devastano tutto e vi portano al macello come pecore; e insieme a questo la disperazione di non sapersi liberare dalle sciagure con le quali devo portarvi alla distruzione. Conosco fin dove arriva la stupidità degli uomini, e la sfrutto fino in fondo. Alla redenzione di quello che si è fatto ammazzare per voi bestie ho sostituito quella di governanti massacratori, e voi vi buttate al loro seguito come stupidissime pecore. Con le mie promesse di cose che non avrete mai sono riuscito ad accecarvi, a farvi perdere la testa, fino a portarvi dove voglio. Ricorda che io vi odio infinitamente, come odio lui che vi ha creati."
Poi aggiunse:
"In un secondo momento mi lavorerò uno per uno i parroci rispetto al loro pastore. Oggi il concetto di autorità non funziona più come una volta. Sono riuscito a dargli uno scossone irreparabile. Il mito dell'ubbidienza sta tramontando. Per questa via la Chiesa sarà portata alla polverizzazione. Intanto vado avanti con la decimazione continua di preti, dei frati, delle suore, ad arrivare allo spopolamento totale dei seminari e dei conventi: tolti di mezzo i suoi "operai della Vigna", subentreranno i miei e avranno via libera nel loro lavoro definitivo".
Quindi rivelò:
a)quali sono i suoi migliori collaboratori:
"A me preme incrementare il numero dei preti che passano dalla mia parte. Sono i migliori collaboratori del mio regno. Molti o non dicono più messe o non credono a ciò che fanno all'altare. Molti di essi li ho attirati nei miei templi, al servizio dei miei altari, a celebrare le mie messe. Vedessi che meravigliose liturgie ho saputo imporre loro a sfregio di quelle celebrate nelle vostre chiese. Le mie messe nere”.
b)quali i suoi più grandi nemici:
"Quelli più legati alla Sua amicizia, quelli che Egli riesce a conservare sempre suoi. Quelli che lavorano e si consumano per i Suoi interessi. Che zelano la Sua gloria. Un malato che per gli amici soffre e si offre per gli altri. Un prete che si conservi fedele, che preghi molto, che non siamo mai riusciti a contaminare, che si serve della messa, di quella tremenda maledettissima messa, per farci un male immenso e strapparci una moltitudine di anime. Questi sono per noi gli esseri più odiosi, quelli che maggiormente pregiudicano gli affari del nostro regno".
Infine Satana, mostrandogli una folla sterminata di giovani in una piazza di città gli disse:
"Guarda, guarda che spettacolo meraviglioso!…E' tutta gioventù passata dalla mia parte. E' gioventù mia. Molta l'ho irretita con la lussuria, con la droga, con lo spirito del materialismo ateo. Quasi tutti sono venuti su senza i soliti sciacqui battesimali. Questi giovani sono passati attraverso scuole programmate su un ateismo sindacale. Lì, hanno imparato che non è stato quello di lassù a creare l'uomo, ma l'uomo ha creato stupidamente Lui. Ora sono agguerriti a una lotta attiva contro di Lui, che resiste a scomparire. Ma scomparirà. E' fatale! Questi miei giovani hanno imparato a disfarsi di tutte le cosiddette verità eterne. Per essi esiste solo il mondo materiale e sensibile. E' stato un gigantesco lavaggio del cervello, e ci serviremo di questo per tutti coloro che osassero tenersi ancora aggrappati alle vecchie credenze. Egli deve scomparire in modo assoluto dalla faccia della terra. Presto verrà il giorno che neppure il Suo nome verrà più ricordato. Le poche cose di resistenza che non riusciremo ad eliminare con la nostra filosofia, le annienteremo col terrore. Ci sono per i resti decine e decine di lager dove li manderemo a marcire. Così per tutti i paesi della terra. Uno dopo l'altro devono cadere ai miei piedi, abbracciare il mio culto, riconoscere che l'unico signore sono io”
C’è però qualcosa che non bisogna dimenticare: Satana e il suo esercito malvagio non possono far niente che il Signore non permetta loro di fare (Giobbe 1-2). Stando così le cose, Satana, pensando di stare compiendo i suoi piani, sta compiendo in realtà quelli buoni di Dio… anche nel caso del tradimento di Giuda. Alcune persone hanno un fascino malsano per l’attività occulta e demoniaca; questo è insensato e antibiblico: se seguiamo Dio con la nostra vita e siamo rivestiti della Sua armatura, confidando nella Sua forza, non nella nostra (Ef. 6:10-18), non abbiamo nulla da temere da parte del maligno perché Dio governa su tutto.
“Omicida fin dal principio, menzognero e padre di menzogna, Satana che seduce tutta la terra, è a causa sua che il peccato e la morte sono entrati nel mondo, ed è in virtù della sua sconfitta definitiva che tutta la creazione sarà liberata dalla corruzione del peccato e della morte. ‘Sappiamo che chiunque è nato da Dio non pecca: chi è nato da Dio preserva se stesso e il Maligno non lo tocca. Noi sappiamo che siamo nati da Dio, mentre tutto il mondo giace sotto il potere del Maligno’ (1 Gv. 5, 18-19): il Signore ha cancellato il vostro peccato e ha perdonato le vostre colpe, è in grado di proteggervi e di custodirvi contro le insidie del diavolo che è il vostro avversario, perché il nemico, che suole generare la colpa, non vi sorprenda. Ma chi si affida a Dio, non teme il diavolo. ‘Se infatti Dio è dalla nostra parte, chi sar&agr
ave; contro di noi ?’ (Rm. 8, 31)” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2852).

Avv. Federico Pellettieri
Pubblicato il 14 Aprile 2010

 
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Pubblicato da su 18 settembre 2010 in Uncategorized

 

PREGHIERA PER I GIORNI IN CUI SI E' STANCHI DEGLI ALTRI !


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Signore, come mi stancano tutti.

Come mi stancano quelli che mi hai dato per fratelli.

I miei fratelli… non sono sempre divertenti . E poi, sono tutti diversi:

Questa è la cosa più dura: DIVERSI, TUTTI DIVERSI;

e ciascuno mi impone qualcosa in particolare, qualcosa di singolare, che mi turba, che disorienta, o mi urta.

Ciascuno di loro mi impone qualcosa.

E non è facile ammettere che gli altri siano fatti in modo diverso.

Ciascuno di loro mi impone qualcosa da capire.

Non ne ho sempre voglia, Signore, è faticoso!

Ciascuno di loro mi impone qualcosa da amare, da fare entrare in me tale e quale.

Anche se trovo questo penoso, fastidioso, assurdo.

Quanto è fastidioso, Signore, amare i propri fratelli !

Ho tanto desiderio, a volte, di chiudermi nel cerchio intimo di un piccolo gruppo di amici,

che comprendo immediatamente, che conosco così bene,

la cui presenza ha sempre lo stesso calore di simpatia,

la stessa pace rassicurante,

stavo per dire CONFORTEVOLE.

Ma tutti gli altri, Signore, quanto mi costa accoglierli ! Signore,

fa che io non chiuda il mio cuore agli altri.

Fa che io non dica mai " NON VI CAPISCO "

prima di ritornare in pace al mio regno ben ordinato,

dove non c è posto per loro.

Fa che non appunti mai su nessuno un etichetta da museo una scheda informativa :

" COSTUI E QUESTO O QUELLO ".

Signore aiutami a non classificare mai i miei fratelli.

Aiutami piuttosto a saper ritrovare sul volto di ognuno di loro i lineamenti cancellati del fanciullo che era un tempo.

Allora, soltando allora, io comprenderò…..

 
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Pubblicato da su 17 settembre 2010 in Uncategorized