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Archivio mensile:febbraio 2010

LA TRASFIGURAZIONE.

trasf_La Sacra Scrittura ci dice che l’uomo non può vedere Dio e continuare a vivere. Sappiamo già con quale amore e con quali precauzioni Dio si è manifestato a Mosè e ad Elia per non annientarli. Quando Dio passa davanti a Mosè nella spaccatura della roccia, lo protegge con la sua mano. Quando Elia se ne sta davanti all’apertura della roccia, Dio non viene nel vento fortissimo per travolgere, né nel terremoto per distruggere, né nel fuoco per bruciare, bensì nel lieve sussurro, ed Elia è salvo.

Dio ci prepara e ci insegna ad incontrarlo quando il suo Figlio si è incarnato, si è fatto Figlio dell’uomo. Egli non si è mostrato nella sua Gloria, perché gli uomini non sarebbero stati capaci di sopportarlo. Si è fatto simile a loro, a noi, ha assunto la condizione umana, la condizione di schiavo sino alle estreme conseguenze. Niente lasciava trasparire la divinità di Gesù. Nella sua vita ci sono stati soltanto due momenti nei quali si è manifestato come Dio: il momento del Battesimo ed il momento della Trasfigurazione.

Il Battesimo nel Giordano ha rivelato che Gesù è il Figlio di Dio, la seconda persona della Trinità. Giovanni Battista l’ha visto e ne ha reso testimonianza. Alla Trasfigurazione, sul monte Tabor, i tre apostoli, Pietro, Giacomo e Giovanni, hanno visto Gesù risplendere nella sua Gloria divina. Accanto a Lui c’erano due grandi testimoni che avevano visto questa stessa Gloria durante l’Antica Alleanza. Nel giorno della Trasfigurazione essi compaiono per attestare che si tratta di quella stessa Luce, di quello stesso Dio.

Mosè ed Elia stanno lassù, sul monte, come ce lo rappresenta l’icona della festa, e riescono a sostenere la Luce di Dio che mai tramonta, perché durante la vita terrena sono stati, insieme ad Isaia, le uniche persone a cui Dio, dopo la caduta, abbia concesso di vederlo. Elia è sceso dal cielo sul monte Tabor per contemplare Dio fattosi uomo, mentre Mosè, riunitosi con la morte ai suoi antenati, rappresenta coloro che aspettano la venuta di Cristo negli Inferi. Mosè personifica la legge. Con lui Elia viene in nome dei profeti a rendere testimonianza alla divinità di Cristo che è il compimento della Legge e dei Profeti. Al contrario, i tre apostoli riversi per terra fanno parte dell’umanità ancora viva. Nonostante il loro sbigottimento, alla vista del Cristo glorioso si sentono colmi di gioia e vorrebbero fermare questo istante, ma questo non era possibile perché era troppo presto e non erano ancora pronti per l’eternità. Dovevano passare con Cristo attraverso la morte per rivederlo glorioso dopo la Risurrezione.

L’ultimo versetto del racconto evangelico parla di una nuvola luminosa che avvolge gli apostoli, e dalla quale essi sentono una voce proclamare: “Questo è il Figlio mio, che io amo. Ascoltatelo!”. E’ la voce del Padre, la voce che aveva sentito S. Giovanni Battista al momento del battesimo di Gesù nel Giordano. La nuvola luminosa è lo Spirito Santo che avvolge e protegge gli apostoli, perché senza la presenza e l’illuminazione dello Spirito Santo l’uomo non può contemplare la Gloria di Dio. La trasfigurazione è una Teofania come il Battesimo di Cristo. Come San Giovanni anche gli apostoli hanno avuto la rivelazione dell’unico Dio in tre persone.

Il significato generale di questa sublime festa è riassunta in un breve versetto, tratto dall’esperinòs: “In questo giorno, sul Tabor, il Cristo trasformò la natura oscurata di Adamo. Avendola illuminata, la divinizzò”. La semplicità di queste poche parole, come quelle del racconto evangelico, hanno una profondità straordinaria. Come in ogni avvenimento della vita del Cristo e come in ogni festa, qui si ha un compimento e, insieme, una prefigurazione. Questi due elementi appaiono con altrettanta evidenza e forza anche a Pasqua. La Trasfigurazione di nostro Signore Gesù Cristo trasferisce l’esistenza umana nella dimensione gloriosa, mostrando ai tre apostoli vivi dinanzi ai due profeti defunti l’attualità illuminata del passato e dell’avvenire. La Trasfigurazione rivela così il senso intimo del cristianesimo: Il Dio-uomo mostra loro l’uomo divinizzato.

padre Atanasio Marcacci

 
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Pubblicato da su 28 febbraio 2010 in Uncategorized

 

Messaggio della Madonna a Medjugorje – 25 febbraio 2010

 

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"Cari figli, in questo tempo di grazia quando anche la natura si prepara ad offrire i colori più belli nell’anno, io vi invito, figlioli, aprite i vostri cuori a Dio Creatore perchè Lui vi trasfiguri e vi modelli a propria immagine affinchè tutto il bene, addormentatosi nel vostro cuore, possa risvegliarsi alla vita nuova e come anelito verso l’eternità. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

 
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Pubblicato da su 26 febbraio 2010 in Uncategorized

 

Preghiera: Mia Martini

                

Preghiera: Mia Martini
Finché tramonta il sole
finché la terra va
tu dona o mio Signore
a chi ti chiederà.
A chi non vede, gli occhi
la pace a chi non l’ha
e la speranza ai vecchi
che vogliono restar.
Ma l’uomo non capisce
e cosa fa?
Ha il mare in tasca
e l’acqua va a cercar.
A chi chiede il potere
dagliene a sazietà
e a chi denaro chiede
dagliene a volontà.
E poi dona al vigliacco
le gambe per fuggir
e a tutti i vagabondi
un letto per dormir.
Ma l’uomo non capisce
e cosa fa?
Ha il mare in tasca
e l’acqua va a cercar.
Finché tramonta il sole
tutto puoi fare tu
e a chi chiede violenza
tu dagliene di più
la libertà agli oppressi
ai giusti l’umiltà
io chiedo, solamente
di me non ti scordar!
Ma l’uomo non capisce
e cosa fa?
Ha il mare in tasca
e l’acqua va a cercar.
Ma l’uomo non capisce
e cosa fa?
Ha il mare in tasca
e l’acqua va a cercar

 
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Pubblicato da su 25 febbraio 2010 in Uncategorized

 

PERCHÉ DIGIUNARE A PANE E ACQUA?

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di Padre Slavko

 

La Madonna, a Medjugorje, ci ha chiesto, dunque, di tornare a praticare il digiuno.

Alla domanda: “Qual è il miglior tipo di digiuno?”, la Vergine ha risposto: “Pane ed acqua, naturalmen­te”.

Noi constatiamo che il pane e l’acqua non rappre­sentano l’unico modo di digiunare, ma il modo “mi­gliore”, secondo l’affermazione dalla Vergine. Inoltre, una persona deve arrivare a digiunare a pane ed acqua progressivamente. Se non si è mai digiunato, può essere molto scorag­giante iniziare solo con pane ed acqua senza avere ricevuto mai una chiamata dal Signore. Ci sono altri modi di digiunare che raggiungono gli stessi fini dentro di noi e, allo stesso modo, ci aiutano ad incamminarci verso il vero digiuno. Per esempio: non mangiare determinati cibi, oppure mangiarli senza condimento; mangiare cose che normal­mente non ci piacciono, saltare il dessert o, semplice­mente, mangiare molto meno in ciascun pasto: questi sono solo alcuni modi per iniziare la pratica del digiuno. La cosa importante è che si inizi a digiunare, in qualche modo. A Medjugorje tuttavia, viene sempre ribadito il valore del digiuno a pane ed acqua, perché esso ha un profondo significato: il pane è il cibo dei poveri! Avere o meno il pane rappresenta uno dei problemi essenziali della nostra esistenza!

 

Nella Bibbia poi si parla spesso del pane! Dio donò il pane (la manna) al suo popolo durante il cammino attraverso il deserto (Es. 16.). Nei suoi insegnamenti, Gesù parla del pane che è disceso dal cielo. Un angelo portò il pane ed una giara d’acqua al profeta Elia quando questi era sfinito dalla stanchezza (1 Re, 19) e, dopo aver mangiato e bevuto, Elia riacquistò forza e continuò il suo cammino. Non bisogna dimenticare, d’altra parte, che, secondo quanto scritto nel Vangelo, i poveri furono i più vicini a Gesù! Essi infatti mangiarono con Lui, Lo seguirono ed ascoltarono le Sue parole. Dopo aver parlato ad una folla affamata non solo delle Sue parole, ma anche di cibo corporale, Gesù moltiplicò i pani (Mc 8,1-9; Mt 15,32-39). Ed è, moltiplicando il pane terreno, che Gesù preparò il Suo popolo per il Pane del cielo!

 

Essere disposti a vivere di pane ed acqua per una gior­nata, significa essere disposti ad essere poveri davanti a Dio, ben disposti ad accettare la Sua volontà! Questo significa seguire le tracce dei profeti e di coloro che sono stati scelti perché testimoniassero la loro fede! Il pane è il cibo fondamentale del popolo di Dio e, allo stesso tempo, simboleggia la vita. Anche l’acqua è insostituibile nella nostra vita; essa simboleggia la purificazione spirituale. E il messaggio del Signore, in questo caso, viene ad esprimere due verità: tornate alla vita e vivete. Uscite dalla vostra impurità e siate puri. La Madonna ci chiede di vivere di pane ed acqua per due giorni alla settimana: questo non rappresenta solo il digiuno ideale, è anche il modo ideale per educare il proprio corpo, spirito ed anima. La Madre di Dio ci ha esortati nella piena libertà: ciò significa che, se siamo molto stanchi, o abbiamo lavorato duramente, o non siamo in buona salute, possia­mo bere del tè o del caffè o mangiare persino qualcosa.

 
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Pubblicato da su 24 febbraio 2010 in Uncategorized

 

Il termometro Spirituale..

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L ‘indice della maturità

L’amore può essere definito come il termometro che misura la maturità spirituale: si è «adulti» spiritualmente secondo il grado di motivazione prodotto dall’amore. In altre parole, se ci si comporta correttamente soltanto perché esiste una norma che deve essere rispettata, allora si dimostra di essere soltanto degli adolescenti spiritualmente; se si è, invece, indotti ad agire unicamente da «quel che mi sento di fare», si è ancora bambini incapaci di un adeguato rapporto con la legge. Qual è il comportamento che delinea l’uomo maturo spiritualmente?  La Bibbia fornisce il modello di confronto che consente di riconoscere questa condizione di maturità spirituale:
è un credente guidato dall’amore!  

 Ma quali sono le caratteristiche di un atteggiamento che si articola in amore?

L’amore è paziente
L’amore è benigno
L’amore non invidia
L’amore non si vanta
L’amore non si gonfia
L’amore non si comporta in modo sconveniente
L’amore non cerca il proprio interesse
L’amore non s’ inasprisce
L’amore non sospetta il male
L’amore non gode dell’ingiustizia
L’amore gioisce con la verità
L’amore soffre ogni cosa
L’amore crede ogni cosa
L’amore spera ogni cosa
L’amore sopporta ogni cosa

Si provi a porre a confronto il comportamento dell’amore con quello di un bimbo: il bambino è impaziente e, talvolta, può anche dimostrarsi «crudele», invidia il giocattolo d’un coetaneo, non ha il senso della modestia ed è per natura egocentrico. È anche molto facile che un bambino vada su tutte le furie e faccia i «capricci» per niente.

Certo, rintracciare questo tipo di comportamento in un bambino non meraviglia ne preoccupa, in quanto è ovvio che non sappia distinguere compiutamente il bene dal male e agisca, quindi, in modo incoerente rispetto alla logica adulta; ha bisogno di essere «educato» I ed è certo che, lentamente, imparerà! Se, però, non si notano cambiamenti, allora ci si comincia a preoccupare: prima si interviene con insegnamenti, poi con riprensioni, fino a giungere, se necessario, alla punizione. Perché? Per il fatto che un comportamento «puerile» è una «vergogna» in un individuo ormai non più bambino, ma in età da potersi condurre come un persona cosciente. È necessario, allora, adottare dei provvedimenti: si stabiliscono delle norme di comportamento nella famiglia, nella scuola; altre ancora nella società, nel lavoro, ecc. E quelle norme debbono essere rispettate, in quanto infrangerle significherebbe incorrere nelle pene previste per i trasgressori.

Tuttavia, finchè i ragazzi si comportano correttamente soltanto per il timore d’essere puniti in caso d’una trasgressione, dimostrano d’ essere ancora immaturi, non adulti. Soltanto quando un individuo comprende la necessità e l’utilità di una norma, e si attiene ad essa senza alcuna coercizione, dimostra la propria vera maturità. A questo stadio dello sviluppo, la persona è capace di regolare la propria condotta, divenendo cosi idonea alla funzione di genitore in grado di insegnare ai propri figli il giusto comportamento.

Quello che è stato detto, è motivato dal fatto che esiste un’ analogia tra la crescita naturale e quella spirituale. Quando un peccatore «nasce di nuovo», inizia la propria vita spirituale; inizialmente, è ovvio che commetta molti errori e spesso agisca in modo improprio, secondo la sua «vecchia natura». Non ci si preoccupa troppo di questo, sapendo che, in quanto «neonato» nella fede, non può ancora valutare il significato della legge divina, ne la potenza dell’amore cristiano. Se però il credente continua a condursi impropriamente, senza mostrare alcuno sviluppo, allora ci si comincia a preoccupare: la sua crescita non è normale. È, quindi, necessario stabilire nella chiesa delle norme di comportamento, esortando il nuovo credente a conformarsi ad esse, vivendo in modo coerente con la Bibbia. Se necessario, viene sottoposto alla disciplina della comunità, nella speranza che impari a comportarsi adeguatamente. Purtroppo, molti credenti imparano ad ubbidire e a rispettare gli insegnamenti della Bibbia, nella famiglia e nella chiesa, non perché siano giunti ad amare la giustizia, ma soltanto perché temono la punizione divina e l’eventuale disapprovazione degli altri membri della chiesa: sono spiritualmente immaturi, adolescenti; si comportano bene solo per il timore di subire ripercussioni negative.

Soltanto quando il credente è motivato da una profonda esigenza d’amore può considerarsi maturo spiritualmente; quando crede veramente e profondamente nel valore della pazienza, della benignità, dell’umiltà, della correttezza, dell’altruismo, della verità e della speranza, …allora può dire d’aver trovato la via per eccellenza, quella dell’amore! Allora diviene adulto spiritualmente e la sua vita somiglierà a quella di Cristo; e sarà rivestito del frutto dello Spirito: amore, allegrezza, pace, longanimità, benignità, bontà, fedeltà, dolcezza, temperanza, e contro tali cose non c’è legge (Galati 5:23), per il fatto che l’amore, non la legge, stimola il credente!

I° Corinzi 13:8-13

"L’amore non verrà mai meno. Quanto alle profezie, esse verranno abolite; quanto alle lingue, esse cesseranno; quanto alla conoscenza, essa verrà abolita; poiché noi conosciamo in parte, e in parte profetizziamo; ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito. Quand’ ero fanciullo, parlavo da fanciullo, pensavo da fanciullo, ragionavo da fanciullo; ma quando son diventato uomo, ho smesso le cose da fanciullo. Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò appieno, come anche sono stato appieno conosciuto. Or dunque queste tre cose durano: fede, speranza e amore; ma la più grande di esse è l’amore".

 valore permanente dell’amore

Nel verso 8, l’ apostolo Paolo continua a descrivere il confronto tra il «frutto dello Spirito» e i «doni dello Spirito», mettendo in evidenza la validità del frutto rispetto alla natura temporanea dei doni: l’amore non verrà mai meno perché è eterno; i doni sono per questa età e le profezie verranno abolite, assieme alla conoscenza ed alle lingue.

Non soltanto questo, ma i doni, oltre che elargiti dallo Spirito Santo alla chiesa nella dimensione terrena, possono anche esser definiti come «limitati»; si può esercitare il dono della «parola di conoscenza» , ma questo non sta a significare che si conosca ogni cosa: la conoscenza rimane parziale; si può esercitare il dono di profezia, ma questo non sta a significare che si possa avere conoscenza di tutto il futuro, o che si possa dire tutto di Dio. Si profetizza soltanto «in parte»!

Ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito (v. 10). Questa è un’affermazione meravigliosa! L’apostolo Paolo ha già mostrato la superiorità dell’amore sui doni, per il fatto che l’amore è eterno; ha poi dimostrato le limitazioni proprie della natura dei doni, sia nel tempo che nella perfezione; ora l’ Apostolo afferma: Ma quando la perfezione sarà venuta. ..quello che è solo in parte (i doni), sarà abolito. Certamente, nel momento in cui l’amore avrà completato l’opera sua nel credente, anche l’esercizio dei doni ne verrà permeato, contribuendo, cosi, a dare un nuovo carattere alla testimonianza. li fatto è che l’ amore deve costituire l’ elemento motivante della dinamica spirituale nel credente in vista della realizzazione completa dell’amore di Dio. La Scrittura si riferisce, infatti, al giorno in cui saremo col Signore: che gran giorno! Ma non c’ è bisogno d’aspettare di giungere in cielo per «conoscere» e «comprendere» il Signore: smettendo le cose puerili, la cattiva condotta, la pigrizia e gli antagonismi; divenendo adulti, motivati dall’amore, spiritualmente maturi; è possibile cominciare a conoscerlo sin d’ora. L’amore renderà sempre più limpido quello specchio «opaco» , consentendo di vedere Cristo sempre più limpidamente. Finche si rimarrà bambini spiritualmente, si potrà conoscere solo in parte, ma quando l’amore guiderà completamente la vita del credente, allora Gesù sarà per lui una realtà.

Naturalmente, il Cielo porterà a perfezione tutte le cose, persino il parziale amore dei credenti per il loro Signore Cristo Gesù: in Cielo non ci sarà bisogno di doni, perché in Lui sarà raggiunta la completezza. Or, dunque, queste tre cose durano: fede, speranza, amore; ma anche la fede e la speranza non occorreranno nella nuova dimensione «faccia a faccia» con Cristo, nell’eternità.

L’amore soltanto resterà ..il più grande di tutti!

 
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Pubblicato da su 23 febbraio 2010 in Uncategorized

 

LE VIE CHE PORTANO ALLA LUCE…


laC’era una volta un uomo che viveva una vita normale. Pensava di non essere stato cattivo, ma neppure di essere stato un santo. Un giorno Gesù toccò il suo cuore e quest’uomo lo accettò come suo Signore e Salvatore. Sentì tanta gioia che promise al Signore di parlare di Lui a tutte le persone che avrebbe incontrato e che avrebbe portato almeno 100 persone a questa cosa grande che aveva trovato. Ma quest’uomo subito si accorse che portare persone a Cristo non era una cosa facile da fare. La maggior parte dei suoi amici pensava che fosse impazzito e si allontanava da lui.

A volte voleva ritirarsi dalla sua promessa ma continuò a raccontare a chi gli era possibile della buona novella del vangelo e come lo aveva cambiato riempiendolo di tanta pace e gioia.

Poi un giorno quest’uomo morì e si trovò in una stanza, con tutte le cose che aveva fatto e detto durante la sua vita: tutte le cose cattive che aveva fatto, tutti i brutti pensieri che aveva avuto, ritornati a lui come un lampo in un momento di tempo. Poi vide una visione di sé, nel giorno in cui la salvezza l’aveva toccato, quando aveva promesso a Gesù che avrebbe portato a Lui almeno 100 persone. L’uomo cadde in ginocchio piangendo.

Allora Gesù si avvicinò a lui e gli disse: "Alzati figliolo e dimmi: perché piangi?". L’uomo rispose: "Signore ho commesso tutte queste cose terribili nella mia vita, e ti ho detto perfino bugie!". Il Signore lo guardò chiedendogli: "Quando mi hai detto bugie?". "Ti avevo promesso di portare 100 persone a te Signore. E anche se ho provato non sono riuscito a portarne nemmeno una alla salvezza! Non ho mantenuto la mia promessa e ho detto bugie a Te".

Allora Gesù gli sorrise, gli asciugò le lacrime sul viso, e gli disse: "Figliuolo, tu non hai rotto la tua promessa con me". "Ma Signore, non ho portato neanche una persona a te!!!". Gesù rispose: "Mio figliuolo, ti ricordi quel giorno quando ti sei seduto al ristorante e hai mangiato ringraziando il Padre per il cibo? C’era una donna seduta in quel ristorante, era malata di peccato. Anche se ho provato tante volte a toccare il suo cuore, lei mi aveva sempre ignorato. Pensava di ritornare a casa per togliere la vita a sé stessa e a quella dei suoi figliuoli. Ma questa signora ti ha visto pregare e le si è aperto il cuore. Una porta si aprì nel suo cuore e mi lasciò entrare. La signora andò a casa e invece di togliersi la vita accettò me chiedendomi di diventare il Signore della sua vita. Uno dei suoi bambini diventò un presbitero santo e guidò molte anime a me. Quindi mio figliuolo sii felice, tu hai mantenuto la tua promessa. Il tuo piccolo consistente atto di fede guidò non 100 ma 100.000 persone a me!".

L’uomo prese coraggio, ma ancora si sentiva colpevole: "Mio Dio, e tutte le altre cose brutte che ho fatto?". Gesù sorrise dicendo: "Ho pagato il prezzo io per te: vedi le mie mani e i miei piedi trafitti, il mio costato perforato, il mio capo grondante sangue per te, tutto il mio corpo flagellato? Tutti e due abbiamo mantenuto la promessa!".



Ricordiamoci che un nostro piccolo atto insignificante può toccare il cuore di altri fratelli, anche quando non se ne accorgiamo.
Un sorriso, una dolce parola, una preghiera in pubblico, sono vie che portano luce e possono cambiare una vita.
 
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Pubblicato da su 22 febbraio 2010 in Uncategorized

 

Vivere in Quaresima.

                      

Vivere in Quaresima

è aprire la porta e re-imparare a muoversi,
a spostarsi, a vivere…

E’ rifiutare di restare asserragliati sulle proprie posizioni,
i propri dogmi o le personali certezze assolute.

Vivere in Quaresima

è far rotta su Dio lasciandoci disturbare dai costumi,
le usanze, le lingue degli altri…
E’ lasciarsi sorprendere dalla musica dell’altro,
che porta un altro ritmo, un’altra canzone…

Vivere in Quaresima

è anche mettersi in ascolto della Parola,
quella che arriva al cuore e ci sradica dalle
nostre pseudo certezze…
E’ un gesto di perdono,
d’amore e di pace.

Vivere in Quaresima

è mettersi in ascolto del
successo di Dio…
Quello che accetta la ferita,
che non approfitta dello scacco
del derelitto, che non sfrutta
la particolarità o il sudore del
debole…

Vivere in Quaresima

è mettersi in ascolto
dell’amore di Dio.

Un amore che insegna a leggere in
modo nuovo, a parlare, a condividere,
ad incontrarsi in modo diverso…
 

 
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Pubblicato da su 21 febbraio 2010 in Uncategorized