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Archivio mensile:gennaio 2010

31 gennaio si festeggia S.Giovanni Bosco.

Salve, Don Bosco Santo,
Tu giovane nel cuor!
Guarda: il mondo muore
dove non cè l’amor.
Quanti giovani smarriti
che non sanno dove andar,
quanti giovani perduti,
né fede, né pace, né luce, né amor;
Don Bosco vieni incontro a noi!
Vedi ancor come lottiamo
per servir la verità!
Vedi ancora il nostro impegno
per dare al mondo un soffio di vita;
Don Bosco, vieni incontro a noi!
Tu conosci quanto costa
proclamar la libertà,
Tu conosci quanto soffre
chi vede violenza, menzogna e dolor;
Don Bosco, vieni incontro a noi.
 
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La religione New Age di Avatar? E' quella di Damanhur, e nessuno se n'è accorto

 

un-immagine-promozionale-del-film-di-james-cameron-avatar-125752Il film di James Cameron Avatar unisce a una tecnologia prodigiosa e apprezzabile solo in 3D e sul grande schermo, davvero in grado di riportare al cinema chi si nutre di solo Internet e televisione, una trama tutto sommato molto semplice e un’ideologia discutibile. I Na’vi, i pacifici abitanti del pianeta Pandora attaccati da mercenari terrestri al soldo di una multinazionale, sono infatti un’ovvia metafora di tutti i «diversi»: e il messaggio è che i «diversi» sono sempre e comunque migliori di noi. Se si trattasse solo di una critica di quello che Giulio Tremonti chiama il «turbocapitalismo» delle multinazionali – compreso il suo scarso rispetto per la cultura e per l’ambiente – non ci sarebbe niente da obiettare. Ma il fatto – come hanno notato molti critici cristiani negli Stati Uniti – è che la superiorità morale dei Na’vi deriva dalla loro religione, che lo spettatore è indotto ad ammirare e condividere.

Questa religione è superiore a quelle dei terrestri, insegna il film, perché non divide ma unisce. Perché non è dualista, ma monista, non distingue fra Creatore e creature e venera Eywa, la Madre o il Tutto, una sorte di mente collettiva dell’universo che lo rivela come una rete fittissima di interconnessioni. Tutto è collegato con tutto, e le sciamane Na’vi compiono prodigi, guarigioni comprese, perché riescono a penetrare in queste linee di collegamento e ad entrare in sintonia con Eywa. Il nome classico di questa religione – non usato nel film di Cameron – è panteismo: ma si tratta di un panteismo rivisitato in salsa ecologistica e New Age. Il riferimento al New Age è ovvio, e convince di più dell’ipotesi – che in India è arrivata fino alla prime pagine dei quotidiani – di vedere nella religione dei Na’vi una variante neppure troppo modificata dell’induismo. L’espressione «New Age» indica tuttavia un genere, non una specie. I gruppi New Age sono moltissimi, e abbastanza diversi tra loro.

Chi ha qualche familiarità con questo mondo di fronte ad Avatar non può fare a meno di notare che il gruppo New Age che si avvicina di più alle idee dei Na’vi non sta negli Stati Uniti ma in Italia, in provincia di Torino. È Damanhur, il centro «acquariano» fondata nel 1976 in Valchiusella da Oberto Airaudi, famosa per il suo grande tempio sotterraneo e che, per quanto i suoi «cittadini» – come preferiscono farsi chiamare – non amino questa etichetta rappresenta la più grande comunità New Age del mondo. L’ipotesi secondo cui Cameron potrebbe essersi ispirato a Damanhur non è peregrina. Libri e video in inglese su Damanhur sono molto diffusi nel circuito New Age americano, e la storia del tempio sotterraneo che la comunità è riuscita incredibilmente a tenere segreto fino al 1992 ha affascinato anche i grandi quotidiani. Le somiglianze sono sorprendenti. Come il tempio sotterraneo di Damanhur, il centro del potere e della spiritualità dei Na’vi è nascosto: in un enorme albero.

Come i damanhuriani, i Na’vi hanno una loro lingua sacra, il cui uso sia nel film di Cameron sia a Damanhur in Valchiusella aiuta a segnare la differenza con chi non fa parte della comunità. Sia i Na’vi sia i cittadini di Damanhur sottolineano il valore dell’appartenenza un «popolo» che non è solo etnica ma iniziatica e – come dimostra il caso stesso del protagonista del film – volontaria. I damanhuriani si salutano, riconoscendo la comunione profonda che regna fra loro, con le parole «Con te», non con il consueto buongiorno; lo stesso fanno i Na’vi dicendo «Ti vedo». A Damanhur ogni fedele stabilisce uno speciale legame – bilaterale – con un animale, di cui prende il nome. Tra i Na’vi ogni guerriero o guerriera diventa tale scegliendo un animale alato da cavalcare ed essendone nel contempo scelto.

Il cittadino di Damanhur, scrive il fondatore Airaudi, diventa «goccia cosciente di sé e di tutte le altre gocce formanti il mare dell’Essere». I Na’vi sarebbero d’accordo. Sia i Na’vi sia i damanhuriani credono panteisticamente in un grande Tutto dove ogni manifestazione della natura e della vita è in collegamento con tutte le altre. Come i Na’vi, i damanhuriani cercano di interagire con queste connessioni – anche attraverso l’uso di speciali simboli – ottenendone, o così dicono, risultati anche in campo terapeutico.Si capisce – negli Stati Uniti e altrove – la diffidenza delle Chiese e comunità cristiane, per cui il panteismo e la negazione della differenza ontologica fra il Creatore e il creato sono nemici secolari che oggi ritornano con il New Age. Ma finora non sono stati in molti a vedere l’origine di questa nuova religione hollywoodiana molto vicino a casa nostra, in Valchiusella.

Massimo Introvigne ("Avvenire", 30 dicembre 2010)

 
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LA VERGINE A PARATICO ANNUNCIA PESANTI SOFFERENZE PER I POPOLI ALL'INIZIO DI QUESTO NUOVO ANNO

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LE APPARIZIONI DI PARATICO – BRESCIA –

 

Dal 1992 Marco si ritrovava, ogni sabato sera, con alcuni amici per la recita del Santo Rosario. Gli eventi straordinari iniziarono il 26 marzo 1994 quando egli fu invitato, presso una famiglia, per un incontro di preghiera e per festeggiare poi un compleanno. Durante la serata sentì dentro di sé, per ben tre volte, una voce che gli diceva… "figliolo, scrivi!" La quarta volta …"Marco, figlio caro, non temere sono la Mamma, scrivi per tutti i tuoi fratelli…". Erano le ore 22.35 quando la Mamma donava il suo primo messaggio in locuzione, cioè sotto dettatura. Per circa sei mesi la Vergine, che aveva chiesto di essere venerata con il titolo di MAMMA DELL’AMORE, portò privatamente e ogni giorno i suoi messaggi al suo strumento Marco, per aiutarlo nella sua crescita spirituale e per rafforzare la sua fede, in vista di una futura "missione pubblica", come la definiva LEI.
Nel mese di luglio dello stesso anno, per la prima volta, Marco ebbe la visione della Vergine che gli si presentò, come ancora oggi, sotto sembianze umane: "Una giovane di 15-16 anni con indosso un abito lungo di color oro chiaro ed un manto, che le scende dal capo lungo il corpo fino ai piedi, di color oro più scuro, come la fascia che le cinge i fianchi". Sempre secondo il racconto del veggente, quando lui cade in estasi, vede la Madonna avvolta in una luce forte, ma allo stesso tempo delicata e si ferma a circa un metro e mezzo da lui. A volte si presenta con in braccio Gesù Bambino, altre volte con la corona del Santo Rosario. Nel 1995 Marco ricevette due messaggi privati: uno per il Papa ed uno per il Vescovo di Brescia, che furono consegnati scrupolosamente come richiesto. La Vergine Maria donò al veggente ben 11 segreti che egli definisce "grandi ed importanti" e che riguardano: il Mondo, l’Italia, le Apparizioni nel Mondo, il Ritorno di Gesù sulla terra, la Chiesa, il Papa ed altri segreti personali inerenti la sua vita e il suo cammino. Marco a chi chiede di questi segreti, risponde: "Nessuno deve essere curioso dei segreti, essi devono rimanere tali. Posso solo dire che il mondo si salva tramite la PREGHIERA e la devozione a MARIA, ultima ancora di salvezza per tutto il genere umano". La Mamma inoltre, a ricordo del primo anniversario delle Apparizioni e per confermare la sua presenza, ha donato al suo strumento una stimmate, a forma di croce, sul petto, che da allora ha sanguinato otto volte o durante la settimana santa o come preannuncio di avvenimenti difficili e particolari per l’umanità. Nel 1997, su volere e desiderio della Mamma dell’Amore, è nata l’Associazione che diffonde i messaggi della Vergine e che aiuta chi ha bisogno. Il 18 settembre 1998 Marco è stato ricevuto in udienza dal Vescovo di Brescia Mons. Bruno Foresti. Il 10 novembre dello stesso anno è stata nominata una "commissione" per constatare la veridicità delle Apparizioni della Vergine e il contenuto dei messaggi. Il vescovo di Bergamo, Mons. Amadei, ha confermato, tramite il suo vescovo ausiliario Mons. Belotti, la possibilità di compiere pellegrinaggi a Paratico. Il vescovo ha chiesto soltanto che la celebrazione delle S. Messe del Movimento Mariano, nato dalle apparizioni, siano svolte nella chiesa parrocchiale di Paratico (la parrocchia appartiene al territorio della provincia di Brescia, ma come curia dipende da quella di Bergamo) ed ha quindi invitato e consigliato il parroco, che non crede alle apparizioni, ad accogliere fraternamente i Sacerdoti e i Missionari ospiti del Movimento Mariano della Mamma dell’Amore. – mariadinazareth –

 

 

 

Il 31 dicembre, dopo la Messa del "Te Deum" nelle rispettive parrocchie, il veggente Marco con la sua famiglia ed un gruppo di persone (una ventina) si sono ritrovati presso l’Oasi di Paratico per la consueta cena in fraternità e la veglia di preghiera di fine anno. Dopo alcune ore trascorse in fraternità e gioiosa allegria è iniziata la preghiera. Canti, preghiere e meditazioni ci hanno accompagnati verso il nuovo anno. Pochi minuti dopo la mezzanotte, alle 00.02, mentre il gruppo era in preghiera, la Madonna ha donato il messaggio tramite il suo strumento. L’apparizione è durata circa 10 minuti. I presenti possono testimoniare che il volto di Marco, durante la lunga apparizione, ha avuto momenti di gioia, con ripetuti sorrisi, ma anche lunghi momenti di tristezza. Alcune lacrime, come avvenuto alcuni giorni prima durante la preghiera della quarta domenica di dicembre, sono scese dal volto del veggente durante l’estasi. Marco ci riferisce che la Madonna indossava l’abito tradizionale di color oro.

Ecco il messaggio dato il 1° Gennaio 2010:
Figlioli miei cari, ho pregato e prego con voi all’inizio di un nuovo anno. Vi ho radunati attorno a me in questo luogo a me tanto caro, mio piccolo gregge, perché voglio aiutarvi a camminare e desidero che voi stessi aiutiate i vostri fratelli a riscoprire la bellezza della fede. La fede, ricordate sempre, è l’unica grande gioia e felicità della vita. Senza fede siete affaticati ed oppressi nel condurre la barca della vostra vita. Senza la fede le forze vengono meno e la fatica aumenta. Senza la fede vi sentite confusi e senza meta. Figlioli, la barca della vostra vita, quando fate la volontà di Dio, va contro corrente ed il vento è contrario a voi… quindi la fatica è molta. Fermatevi un attimo, figlioli miei, fermatevi un attimo e lasciate salire sulla vostra barca Gesù. Sì, figli, lasciate entrare nella vostra vita e nel vostro cuore Gesù. Il vento cesserà, la corrente sarà meno forte se il vostro cuore si aprirà a Lui. Vi ripeto con il Cuore in mano le parole che Gesù disse ai suoi discepoli: "Coraggio, sono Io, sono con voi, non abbiate paura!" Figlioli miei cari, mentre vi benedico ad uno ad uno all’alba del nuovo giorno, vi invito a pregare incessantemente. Figlioli, interi popoli saranno provati da calamità naturali, migliaia e migliaia di vostri fratelli periranno in un minuto-secondo proprio all’inizio di questo nuovo anno. Tante sofferenze andranno ad aggiungersi a sofferenze già presenti. Interi popoli scenderanno nel buio e nella tenebra. I sistemi del mondo e degli uomini, costruiti sulla sabbia, cadranno. I governi e le nazioni, che non terranno le loro radici radicate nella Parola di Dio, vacilleranno e creeranno grande confusione. I poveri soffriranno ancora di più in questi tempi perché vittime dell’atroce egoismo dei ricchi… Figlioli, voi pregate per loro ed operate per le loro necessità. Sì, mi rivolgo a tutti i miei figli, mi rivolgo a tutti coloro che mi amano in questo luogo così come in ogni angolo della terra ove io poso i miei piedi per volere di Dio. Figli, ripeto a tutti con il cuore: "Amate i vostri fratelli che sono nella prova… Amate Dio nei fratelli che allungano le loro mani vuote e malate verso di voi!" Oh, figlioli miei, molti vostri fratelli saranno perseguitati per la loro fede. La Chiesa stessa si prepara alla grande sofferenza. Ecco perché vi esorto a pregare per il Papa e per tutti coloro che Gesù ha chiamato al Suo servizio. Tante prove dovrete superare a causa della vostra fede e del vostro buon operato ma non temete: Io sono con voi! Le sciagure e le sofferenze vi avvicinano all’alba di un nuovo giorno, il giorno del trionfo dei nostri Cuori… Non abbiate timore di nulla, figli: chi ha fede nulla deve temere. Vi accolgo tutti nel mio Cuore e vi esorto a camminare uniti verso la santità. Vi accarezzo ad uno ad uno… Il mio strumento porterà a ciascuno di voi la mia carezza. Figli, vi faccio un dono questa sera, anche voi accarezzate i vostri fratelli e sorelle: nel vostro gesto la mia carezza e la mia materna benedizione. Al mio docile strumento dico: "Amato figlio, ti sorreggo in ogni attimo e ti benedico di cuore. Sei nel Cuore di Dio e nel mio Cuore materno". A voi tutti ripeto con il cuore di amare Gesù e di vivere la sua Parola. Benedico il nuovo anno, che questa notte avete consacrato ai nostri Cuori, e benedico ciascuno di voi nel nome di Dio che è Padre, in nome di Dio che è Figlio, in nome di Dio che è Spirito d’Amore. Amen. Grazie, figli, della vostra presenza e delle vostre preghiere… resto con voi e vi accarezzo. Ciao, figli miei.

 
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Pubblicato da su 29 gennaio 2010 in Uncategorized

 

Sessantacinque anni fa, il 27 gennaio 1945

giornatamemoria2Sessantacinque anni fa, il 27 gennaio 1945, venivano aperti i cancelli di Auschwitz. Le immagini che apparvero agli occhi dei soldati sovietici che liberarono il campo, sono impresse nella nostra memoria collettiva. Ad Auschwitz, come negli innumerevoli altri campi di concentramento e di sterminio creati dalla Germania nazista, erano stati commessi crimini di incredibile efferatezza. Tali crimini non furono commessi solo contro il popolo ebraico e gli altri popoli e categorie oppressi, ma contro tutta l’umanità, segnando una sorta di punto di non ritorno nella Storia.

L’uomo contemporaneo, con il suo grande bagaglio di conoscenze, nel cuore del continente più civile e avanzato, era caduto in un baratro. Aveva utilizzato il suo sapere per scopi criminali, tramutando quelle conquiste scientifiche e tecnologiche, di cui l’Europa era allora protagonista indiscussa, in strumenti per annichilire e distruggere intere popolazioni, primi fra tutti gli ebrei d’Europa.

Da quel trauma l’Europa e il mondo intero si risvegliarono estremamente scossi. Si domandarono come era stato possibile che la Shoah fosse avvenuta. E, soprattutto, quali comportamenti e azioni mettere in atto per scongiurare che accadesse di nuovo.

Dalla consapevolezza dei crimini di cui il nazismo si era macchiato nacque nel 1948 la Dichiarazione universale dei diritti umani, promulgata dalle Nazioni Unite allo scopo di riconoscere a livello internazionale i diritti inalienabili di tutti gli uomini in ogni nazione.

La consapevolezza di ciò che era stato Auschwitz fu tra gli elementi fondamentali per la costruzione, identitaria prima ancora che giuridica, della futura Europa unita.

Scriveva il filosofo Theodor Adorno che dopo Auschwitz sarebbe stato “impossibile scrivere poesie”, intendendo rendere l’idea di quali implicazioni radicali comportava assumersene la responsabilità, negli anni della ricostruzione e della nascita dell’Europa unita.

Era indispensabile stabilire con esattezza ciò che l’Europa non sarebbe stata. Alle radici dell’impostazione ideale dell’attuale Unione Europea c’è il rispetto per la dignità umana e il rigetto per ciò che era accaduto, sia prima che durante la guerra, a causa di idee razziste e liberticide. Auschwitz è la negazione dei principi ispiratori dell’Europa coesa, economicamente, socialmente e culturalmente avanzata che conosciamo oggi.

Il 27 gennaio 2010 il Giorno della Memoria si celebra in Italia per la decima volta. Dieci anni sono passati da quando fu chiesto all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane di partecipare all’attuazione delle iniziative, promosse dalle istituzioni dello Stato italiano e in particolare dal Ministero dell’Istruzione, che avrebbero caratterizzato lo svolgimento di questa giornata. Oggi il Giorno della Memoria è diventato un’occasione fondamentale, per le scuole, di formare tanti giovani tramite una importante attività didattica e di ricerca.

Da allora l’ebraismo italiano si è a più riprese interrogato sul modo di proporre una riflessione che non fosse svuotata dei suoi significati più profondi, riducendosi a semplice celebrazione. Al di là delle giuste, necessarie parole su Shoah e Memoria, crediamo infatti che occorra cercare di perpetuare il senso vero di questo giorno.

Molti sono stati in questi anni gli studi, gli articoli, le riflessioni, le pubblicazioni di studiosi e intellettuali che hanno tentato di definire e ridefinire costantemente il senso della Memoria.

Esiste infatti una problematica della relazione tra Storia e Memoria. La Shoah è ormai consegnata ai libri di Storia, al pari di altri avvenimenti del passato. Pochi testimoni sono rimasti a raccontarci la loro esperienza. Si potrebbe ipotizzare una Memoria cristallizzata nei libri, come un evento importante ma lontano nel tempo, da studiare al pari di qualsiasi altro capitolo di un libro scolastico, con il rischio di rendere distante il significato e la ragione vera per cui il Giorno della Memoria è stato istituito per legge.

L’umanità esige che ciò che è avvenuto non accada più, in nessun luogo e in nessun tempo. E’ di enorme importanza che le nuove e future generazioni facciano proprio questo insegnamento nel modo più vivo e partecipato possibile, stimolando il dibattito, le domande, i “perché” indispensabili per la comprensione di quei tragici eventi.

Scriveva la filosofa Hannah Arendt, che il male non ha né profondità, né una dimensione demoniaca. Può ricoprire il mondo intero e devastarlo, precisamente perché si diffonde come un fungo sulla sua superficie. E’ una sfida al pensiero, perché il pensiero vuole andare in fondo, tenta di andare alle radici delle cose, e nel momento che s’interessa al male viene frustrato, perché non c’è nulla. Questa è la banalità. Solo il Bene ha profondità, e può essere radicale.

La filosofa che forse più in profondità ha studiato le aberrazioni del nazismo, coniando quella ormai famosa espressione, “la banalità del male”, riferita a uno dei principali esecutori della Shoah, dà una definizione di tetra neutralità e ignavia a chi non pensa, a chi non riflette, a chi non ha idee proprie, a chi non dà valore e giudizio alle proprie azioni e alle loro conseguenze. La Arendt collega il “bene” direttamente al pensiero, fonte vitale di comprensione del mondo.

Favorendo noi una riflessione vivace nei ragazzi, renderemo forse il servizio migliore a questo Giorno che, per essere vissuto nel modo più autentico, necessita di un pensiero non statico, non nozionistico.

Occorre fornire alle nuove generazione gli strumenti, anche empirici, per riflettere su cosa l’umanità è stata in grado di fare, perché non accada mai più.

Questo, forse, è il senso più vero del Giorno della Memoria, ed è un bene prezioso per tutti.

Renzo Gattegna, Presidente Unione Comunità Ebraiche Italiane

 
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Pubblicato da su 27 gennaio 2010 in Uncategorized

 

ESPERIMENTI SUGLI EFFETTI DELLA PREGHIERA…

Il premio nobel Prof. Med. Alexis Carrel ha denominato la preghiera la più potente forma di energia.

cristalli20acqua201Un ricercatore di fama, lo scienziato americano Dr. N.J. Stowel, ha misurato l’effetto della preghiera. Racconta. “Ero un cinico, un ateo e credevo che Dio fosse solo un’immaginazione della mente umana. Un giorno lavorava in  un grande laboratorio patologico di una clinica. Ero occupato a misurare la lunghezza d’onda e l’intensità di irradiamento dei cervelli umani. Con i miei collaboratori decidemmo di studiare quello che succede nel cervello umano durante il passaggio dalla vita alla morte. A tale scopo avevamo scelto una donna che soffriva di un tumore maligno al cervello. La donna era perfettamente normale fisicamente e mentalmente. La sua serenità ci colpiva tutti. Sapevamo che doveva morire, e anche lei lo sapeva. Poco prima della sua morte mettemmo nella sua stanza un apparecchio di registrazione ultrasensibile che doveva indicarci quello che sarebbe accaduto nel suo cervello negli ultimi minuti di vita. Sopra al letto aggiungemmo un piccolo microfono nel caso avesse detto qualcosa negli ultimi momenti. Nell’intervallo ci recammo nella stanza accanto. Eravamo 5 scienziati ed io ero quello più insensibile. Nell’attesa restammo in piedi davanti ai nostri strumenti. L’ago era sullo zero e poteva oscillare a 500 gradi a destra nei valori positivi e 500 gradi a sinistri in quelli negativi.

            Qualche tempo prima, con l’aiuto dello stesso apparecchio, avevamo misurato una stazione radio il cui programma si irradiava nell’etere con una potenza di 50 chilowat, doveva essere una notizia che doveva essere trasmessa in tutto il pianeta. Durante questa prova constatammo una misura positiva di 9 gradi.

            L’ultimo istante dell’ammalata sembrava avvicinarsi. Ad un tratto sentimmo che si mise a pregare e a lodare Dio. Gli domandò di perdonare tutte le persone che le avevano fatto dei torti nella vita e poi disse: “So che tu sei l’unica sorgente di vita degna di fiducia per tutte le tue creature”. Lo ringraziò per la sua forza, con la quale l’aveva guidata in tutta la sua esistenza. Affermava che il suo amore non era diminuito malgrado tutte le sue sofferenze. E nella prospettiva del perdono dei suoi peccati per mezzo di Gesù emanava una gioia inesprimibile. Frementi restammo intorno ai nostri apparecchi senza vergognarci delle nostre lacrime. Improvvisamente mentre la donna continuava a pregare sentimmo un tintinnio sul nostro apparecchio: l’ago si era posizionato a 500 gradi a destra e si agitava a più riprese contro l’ostacolo. Avevamo fatto una scoperta prodigiosa: il cervello di una morente in contatto con Dio sviluppava una potenza 55 volte più forte di tutto l’irradiamento universale della radio diffusione. Per verificare le nostre osservazioni decidemmo di fare un altro esperimento. Chiedemmo all’infermiera di stimolare in tal senso un ammalato. L’uomo reagì con delle ingiurie e delle imprecazioni e si rivolse a Dio in maniera blasfema. Vi furono dei tintinnii sul nostro apparecchio. Eravamo sbalorditi: l’ago battendo contro l’ostacolo si era rotto al di sotto dei 500 negativi a sinistra. Eravamo riusciti a dimostrare incontestabilmente in modo scientifico la potenza positiva di Dio ma anche la forza negativa dell’avversario. Da quel momento la mia concezione atea comincio a crollare. 

 In un ospedale furono fatti esperimenti per verificare l’efficacia della preghiera nella guarigione degli ammalati. Un gruppo di persone si rese disponibile a pregare per alcuni degenti scelti a caso. Il risultato fu che questi guarivano prima di altri. Furono fatte altre prove, ma questa volta si associarono dei numeri alle persone ammalate in modo che non si sapesse per chi si stava pregando. Anche in questo caso i risultati furono sorprendenti. Le persone abbinate, a loro stessa insaputa, a dei numeri guarirono prima delle altre.

 per http://happyfeet84.files.wordpress.com/2009/07/crista

 

 

 
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Pubblicato da su 26 gennaio 2010 in Uncategorized

 

Messaggio della Madonna a Medjugorje – 25 gennaio 2010

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Cari figli, questo tempo sia per voi il tempo della preghiera personale affinchè nei vostri cuori cresca il seme della fede e che cresca nella gioiosa testimonianza agli altri. Io sono con voi e vi voglio esortare tutti: crescete e rallegratevi nel Signore che vi ha creati. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

 
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Pubblicato da su 26 gennaio 2010 in Uncategorized

 

Anche un bambino può insegnarci qual cosa…

mammaC’era una volta una bambina che si chiamava Cecilia. Il papà e la mamma lavoravano tanto. La loro era una bella famiglia e vivevano felici. Mancava solo una cosa, ma Cecilia non se ne era mai accorta.
Un giorno, quando aveva nove anni, andò per la prima volta a dormire a casa della sua amica Adele…
Quando fu ora di dormire, la mamma di Adele rimboccò loro le coperte e diede a ognuna il bacio della buonanotte.
"Ti voglio bene!" disse la mamma ad Adele.
"Anch’io!" sussurrò la bambina.
Cecilia era così sconvolta che non riuscì a chiudere occhio. Nessuno le aveva mai dato il bacio della buonanotte o le aveva detto di volerle bene. Rimase sveglia tutta la notte, pensando e ripensando: "È così che dovrebbe essere"…
Quando tornò a casa, non salutò i genitori e corse in camera sua. Li odiava. Perché non l’avevano mai baciata? Perché non l’abbracciavano e non le dicevano che le volevano bene? Forse non gliene volevano?
Cecilia pianse fino ad addormentarsi e rimase arrabbiata per diversi giorni. Alla fine decise di scappare di casa.
Preparò il suo zainetto, ma non sapeva dove andare! Era bloccata per sempre con i genitori più freddi e peggiori del mondo. All’improvviso, trovò una soluzione.
Andò dritta da sua madre e le stampò un bacio sulla guancia: "Ti voglio bene!".
Poi corse dal papà e lo abbracciò: "Buonanotte papà", disse, "ti voglio bene!".
Quindi andò a letto, lasciando i genitori ammutoliti in cucina…
Il mattino seguente, quando scese per colazione, diede un bacio alla mamma e uno al papà.
Alla fermata dell’autobus si sollevò in punta di piedi e diede ancora un bacio alla mamma: "Ciao, mamma. Ti voglio bene!".
Cecilia andò avanti così giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese.
A volte, i suoi genitori si scostavano, rigidi e impacciati. A volte ne ridevano. Ma Cecilia non smise.
Aveva il suo piano e lo seguiva alla lettera.
Poi, una sera, dimenticò di dare il bacio alla mamma prima di andare a letto…

Poco dopo, la porta della sua camera si aprì e sua madre entrò.
"Allora, dov’è il mio bacio?" chiese, fingendo di essere contrariata.
Cecilia si sollevò a sedere: "Oh, l’avevo scordato!".
La baciò e poi: "Ti voglio bene, mamma!".
Quindi tornò a coricarsi e chiuse gli occhi. Ma la mamma rimase lì e alla fine disse: "Anch’io ti voglio bene!".
Poi si chinò e baciò Cecilia proprio sulla guancia. Poi aggiunse con finta severità:
"E non ti dimenticare più di darmi il bacio della buonanotte!".
Cecilia rise e promise: "No mamma, non succederà più!"…

 Un bambino può insegnare sempre tre cose ad un adulto

 – a essere contento senza motivo,

 – a essere sempre occupato con qualche cosa,

– e a pretendere con ogni sua forza quello che desidera.

 
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Pubblicato da su 25 gennaio 2010 in Uncategorized