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Festa di CRISTO RE'

22 Nov
CristoRe-XXXIV-Anno_


 Gesù Cristo Re

O Signore Nostro Gesù Cristo, io Ti riconosco per Re universale. Tutto ciò che  è stato creato, è stato fatto per Te. Esercita pure sopra di me tutti i Tuoi diritti. 

Io rinnovo le mie promesse battesimali rinunciando a Satana, alle sue opere e prometto di vivere da buon cristiano. 

In un modo tutto particolare m’impegno a far trionfare, secondo i  miei poveri mezzi, i diritti di Dio e della Santa Chiesa.

Divin Cuore di Gesù, Ti offro le mie povere azioni per ottenere che tutti i cuori riconoscano la Tua sacra Sovranità e affinchè il Regno della Tua Pace si stabilisca nel mondo intero. 

Amen


SPUNTI DI RIFLESSIONI PER LA FESTA DI CRISTO RE

  Anche per la riflessione che ci accingiamo a fare ora è importante che teniamo presente quanto abbiamo detto lo scorso anno in questa occasione e che non stiamo a ripetere. La regalità cui fa riferimento Pilato nel domandare a Gesù di Nazaret se sia effettivamente il re dei Giudei si colloca in un contesto che non ha niente a che vedere con l’Evangelo, con quello che Gesù è. In quei tempi essere re significava  occupare il gradino più alto della scala sociale ed era la realizzazione del sogno di tanta parte degli uomini. Il re era il simbolo più alto del potere e di potere sono in tanti ad essere “assetati” o “drogati”. Succede spesso, infatti, che  alcune persone, presidenti di più associazioni  o che ricoprono in esse incarichi di responsabilità, non si preoccupano nemmeno di presenziare alle riunioni né di dare le dimissioni quando le loro assenze risultino ingiustificate. Pensiamo anche alle numerose assenze dei nostri parlamentari, alle tristi immagini che molto spesso abbiamo sotto i nostri occhi di ministri che relazionano ad una camera dei deputati quasi vuota o a un senato quasi deserto. Nel nostro piccolo, pensiamo, per esempio, al potere di chi ha in mano una chiave che nessun altro possiede, che gli dà la facoltà di decidere se una festa “s’ha da fare o no” nel luogo da lui gelosamente custodito, o alla smania di ricoprire in esclusiva determinati ruoli che danno potere, magari piccolo, senza mai volerli cedere ad altri. Dobbiamo con coraggio riconoscere che ogni “potere” è sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Gesù di Nazaret è stato, per questo, un uomo senza potere. La sua forza era quella della verità, quella della coerenza di vita che lo rendeva autorevole per quello che affermava e, nello stesso, tempo inquietante, perché non era possibile rinfacciargli alcunché. Ne consegue che ogni potere che ha bisogno della forza delle armi per affermarsi è fondato sull’ingiustizia. Non c’è mai stato movimento rivoluzionario che, nel realizzare i suoi intenti, non abbia usato e giustificato la violenza e non abbia creato altra ingiustizia al posto di quella che voleva sradicare. Purtroppo, per noi è difficile credere nella forza dell’amore, nella non violenza. Bisogna riflettere, però, che la violenza, più che esprimere forza, manifesta una grande debolezza: il violento, il prepotente, in fondo è un debole. Il racconto evangelico ci ricorda da vicino la crocifissione di Gesù: dobbiamo essere tutti consapevoli che, quando qualcuno viene crocifisso, quando qualcuno subisce violenza, è perché viene lasciato solo, perché siamo in tanti a lavarcene le mani, pronti a passare, per interesse o per codardia, dalla parte del prepotente di turno. Proviamo a chiederci tutti da che parte saremmo stati nella situazione descritta dall’’Evangelo: avremmo forse chiesto anche noi la condanna di Gesù? Non è forse vero che capita anche a noi di consigliare a qualche nostro amico di non mettersi nei guai, magari per difendere qualche giusta causa, perché non vogliamo rischiare la pelle o altro per tirarlo giù dalla croce? Pietro che nega di conoscere Gesù, di essere galileo, nonostante la sua parlata, ci rappresenta molto bene. In conclusione, possiamo ritenere che, se nel “crocefisso” fossimo capaci di vedere rappresentati con Gesù di Nazaret i vari crocefissi della storia, cioè tutti coloro che hanno lottato, pagando di persona, per la giustizia, per la difesa dei deboli, a nessuno verrebbe in mente di chiedere che questo simbolo venga tolto dalle pareti degli edifici pubblici e tutti, indipendentemente dalle religioni di appartenenza, ci riconosceremmo facilmente in esso. (Dn 7,13-14; Sal 92,1-2. 5; Ap 1,5-8; Gv 18,33-37)

 
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Pubblicato da su 22 novembre 2009 in Uncategorized

 

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