RSS

Archivio mensile:settembre 2009

 
Considero valore ogni forma di vita,
la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto,
un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e’ risparmiato,
due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente,
e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua,
riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo,
accorrere a un grido,
chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordarsi di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord,
qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo,
la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare
e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.
Erri de Luca, Opera sull’acqua e altre poesie, Einaudi (2002)
Annunci
 
Lascia un commento

Pubblicato da su 30 settembre 2009 in Uncategorized

 

Immersi nel caotico ritmo dei giorni


 

Immersi nel caotico ritmo dei giorni, tra volti e voci, ci ritroviamo smarriti e in cerca di pace.

Abituati ad ascoltare radio, tv, cellulari, ipod..siamo schiavi di parole e suoni che solo in apparenza sembrano rilassarci ma che di fatto creano in noi un vuoto sempre più grande ed incolmabile; un vuoto che lentamente partendo dal baratro del nostro cuore, si estende fino ad inglobarci completamente. Come una bolla che espandendosi ci intrappola e ci impedisce di ascoltare le uniche Parole veramente significative!

Così, isolati da ciò che può rendere la nostra vita piena, rimaniamo assordati dall’eco delle parole vuote che ci bombardano.

Rinchiusi in queste bolle ci isoliamo.
In un autistico impulso di ribellione, gridiamo e nessuno ci ascolta, soffriamo e nessuno sembra poterci aiutare.
Incapaci di reagire rimaniamo il più delle volte inermi a rispecchiare il nostro volto deformato sulle pareti interne della bolla di vetro in cui ci siamo chiusi. A contemplare ciò che non siamo a rimirare null’altro che noi stessi, come narcisi incantati.

Bolle vaganti, autistici intellettuali, guardoni senza cervello…

Fino a quando permetteremo che il mondo ci trasformi in una mostra natalizia di variopinte palle di vetro da appendere all’albero di turno?

E’ giunto il momento di rompere senza indugi questo involucro per iniziare ad essere veramente quelli per i quali un giorno siamo stati creati.

Dentro una bolla di vetro niente appare chiaro…la visione di ciò che è al di fuori appare distorta, tutto sembra troppo grande ed irraggiungibile; perfino la luce filtrata assume un colore diverso, innaturale.

Rompere questa bolla ipocrita e falsa è possibile solo mettendosi in ascolto dell’unica Parola significativa. La Parola di Dio.
Quella Parola che non viaggia alla velocità delle onde sonore, utilizzando l’unica lunghezza d’onda che nessuno schermo può filtrare… l’Amore!
Solo l’Amore può farci vedere il mondo per quello che è.
Solo l’Amore può farci riscoprire la bellezza del nostro essere creature amate alla follia da un Dio che non ha esitato a comunicarci la sua stessa vita, per permetterci di sperimentare già in terra quel Paradiso che come instancabili pellegrini attendiamo!

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 29 settembre 2009 in Uncategorized

 

L'uso del no e del sì ….

Venerdi 25 Settembre 2009 SFIDA EDUCATIVA – L’uso del no e del sì Il Rapporto-proposta e la "credibilità degli educatori"

2870242065_8ecccb7ebd_b1

All’interno di una concezione di educazione intesa come "processo umano globale e primordiale" entra in gioco la "credibilità degli educatori", ha osservato il card. Camillo Ruini, presidente del Comitato per il progetto culturale della Conferenza episcopale italiana, presentando il 22 settembre a Roma il Rapporto-proposta della Cei "La sfida educativa". Ma qual è oggi il volto degli educatori? Il SIR ne ha parlato con Tonino Cantelmi, presidente dall’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici (Aippc) ed esperto di questioni giovanili.

Sembra che insegnanti e genitori non sappiano più trasmettere – o a volte addirittura rinneghino – valori e norme di cui un tempo si facevano interpreti
"Oggi si è accreditata una sorta di educatore fragile, quasi un fratello maggiore o un accompagnatore che accudisce i giovani ma non è in grado di trasmettere loro assetti valoriali. Genitori, insegnanti e educatori non sanno più essere maestri di vita. Una tendenza che è urgente invertire: l’emergenza educativa richiede anzitutto educatori forti, in grado di intervenire concretamente con la propria esperienza e convinta testimonianza nella vita dei giovani".

I ragazzi hanno dunque bisogno di qualcuno che sia anche testimone di certezze?
"Sì, per diventare grandi e maturare le proprie scelte devono ricevere proposte forti con cui confrontarsi: per accoglierle oppure contestarle e opporvisi. Solo così i giovani hanno la possibilità di misurarsi e crescere; se viceversa avvertono la fragilità e l’insicurezza degli adulti di riferimento, ai ragazzi rimane la possibilità di confrontarsi unicamente con se stessi. Non a caso oggi le comunità dei giovanissimi sono autoreferenziate: non fanno riferimento a modelli adulti ma unicamente a modelli che si costruiscono tra loro, e i ragazzi sono in qualche modo costretti a compiere da soli anche le scelte più impegnative e significative per la loro esistenza. Oggi, paradossalmente, i nuovi educatori sono gli psicoterapeuti e in alcuni casi l’educazione diventa cura, terapia".

È una provocazione?
"Assolutamente no. Vengono spesso da me genitori che non riescono a gestire il rapporto con figli adolescenti o anche più piccoli: ragazzi perfettamente sani ma incontenibili e privi di regole ai quali i genitori non sanno imporre norme e divieti. Nella mia attività professionale sperimento quanto il non sapere fare i conti con il sì o il no da dire ai figli sia un problema molto diffuso tra gli adulti".

Che cosa si è smarrito?
"In primo luogo i valori sui quali, lo sappiamo, oggi c’è molta incertezza, ma anche la capacità di narrazione. I nostri figli non sanno più la nostra storia, il vissuto della nostra famiglia che è anche la loro, vivono come staccati dalle proprie radici. Eppure i bambini avrebbero desiderio di questa esperienza. Purtroppo non ci si pensa, e c’è ancora scarsa consapevolezza che l’impegno educativo dovrebbe essere concentrato nelle prime fasi della vita, quando però i genitori sono spesso impegnati nell’affermazione di sé e quindi poco presenti. È possibile lavorare sui ragazzi fino a 10-12 anni".

Chi può formare gli educatori e come?
"Un paio d’anni fa ho promosso una scuola per genitori. Moltissimi i partecipanti: spaesati e disorientati. Parlando della frustrazione del bambino è emerso il diffuso sconcerto – e disaccordo – sull’uso del no e del sì, questione che crea conflitti anche all’interno della coppia. Più che valori, occorre offrire agli educatori i criteri per l’uso del no e del sì, il coraggio e la forza di essere se stessi fino in fondo nelle proprie scelte da trasmettere ai giovani, ed è necessario incoraggiare il recupero del racconto della storia della propria vita. Chi siamo, da dove veniamo, per che cosa abbiamo lottato e sofferto: la relazione con l’educando non deve essere asettica. Il genitore, ma in generale ogni educatore, deve offrire la propria persona, mettersi in gioco nella relazione, stare «tutto intero» dentro il rapporto con il giovane. L’educazione è una relazione di amore e fiducia reciproci, all’interno della quale l’educatore deve sapersi assumere la responsabilità di guida".

Quale il ruolo della Chiesa?
"Partendo dal territorio, ossia dalle parrocchie, la Chiesa potrebbe lanciare la sfida di un’alleanza con tutte le agenzie educative – famiglia, scuola, associazioni e mondo dello sport – non solo per educare ma anzitutto per elaborare un progetto educativo concertato e unitario, che superi l’attuale frammentarietà e contradditorietà dei contenuti. Oltre che sulla Chiesa e sulla scuola, a mio avviso occorre puntare sul ruolo delle associazioni di volontariato, in grado di proporre concrete esperienze di vita buona, e sullo sport".

Perché lo sport?
"Perché è scuola di vita: insegna che per ottenere un traguardo occorrono impegno, disciplina, tenacia e sacrificio; insegna a vincere e a perdere, e mi sembra che oggi sia l’unica grande realtà in grado di unire giovani e adulti. Per questo può divenire efficace veicolo di comunicazione tra le generazioni. Anche l’allenatore, oltre al genitore, all’animatore a all’insegnante, potrebbe costituire una significativa figura di riferimento".
 

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 26 settembre 2009 in Uncategorized

 

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 23 settembre 2009 in Uncategorized

 

d11c58ac3b471aa16ba3ef27607a5739

IL MIO DIO…..

Il mio Dio…

Il mio Dio non è un Dio duro, impenetrabile, insensibile, stoico, impassibile.
Il mio Dio è fragile.
È della mia razza. E io della sua.
Lui è uomo e io quasi Dio. Perché io potessi assaporare la divinità lui amò il mio fango. L’amore ha reso fragile il mio Dio.
Il mio Dio conobbe l’allegria umana, l’amicizia, il gusto della terra e delle sue cose.
Il mio Dio ebbe fame e sonno e si riposò. Il mio Dio fu sensibile. Il mio Dio si irritò, fu passionale. E fu dolce come un bambino.
Il mio Dio fu nutrito da una madre e sentì e bevve tutta la tenerezza femminile.
Il mio Dio tremò dinanzi alla morte. Non amò mai il dolore, non fu mai amico della malattia. Per questo curò gli infermi. Il mio Dio patì l’esilio. Fu perseguitato e acclamato. Amò tutto quanto è umano il mio Dio: le cose e gli uomini; il pane e la donna; i buoni e i peccatori.
Il mio Dio fu un uomo del suo tempo.
Vestiva come tutti, parlava il dialetto della sua terra, lavorava con le sue mani, gridava come i profeti. Il mio Dio fu debole con i deboli e superbo con i superbi. Morì giovane perché era sincero. Lo uccisero perché lo tradiva la verità che era nei suoi occhi. Ma il mio Dio morì senza odiare. Morì scusando che è più che perdonare.
Il mio Dio è fragile. Il mio Dio ruppe con la vecchia morale del dente per dente, della vendetta meschina, per inaugurare la frontiera di un amore e di una violenza totalmente nuova. Il mio Dio gettato nel solco, schiacciato contro la terra, tradito, abbandonato, incompreso, continuò ad amare. Per questo il mio Dio vinse la morte e comparve con un frutto nuovo tra le mani: la resurrezione. Per questo noi siamo tutti sulla via della resurrezione: gli uomini e le cose.
È difficile per tanti il mio Dio fragile.
Il mio Dio che piange, il mio Dio che non si difende.
È difficile il mio Dio abbandonato da Dio.
Il mio Dio che deve morire per trionfare.
Il mio Dio che fa di un ladro e criminale il primo santo canonizzato della sua Chiesa.
Il mio Dio giovane che muore con l’accusa di agitatore politico.
Il mio Dio sacerdote e profeta che subisce la morte
come la prima vergogna di tutte le inquisizioni della storia.
È difficile il mio Dio fragile, amico della vita.
Il mio Dio che soffrì il morso di tutte le tentazioni.
Il mio Dio che sudò sangue prima di accettare la volontà del Padre.
È difficile questo Dio. Questo mio Dio fragile per chi pensa di trionfare soltanto vincendo, per chi si difende soltanto uccidendo, per chi salvezza vuol dire sforzo e non regalo, per chi considera peccato quello che è umano, per chi il santo è uguale allo stoico e Cristo a un angelo. È difficile il mio Dio fragile per quelli che continuano a sognare un Dio che non somigli agli uomini.
Da: JUAN ARIAS “IL DIO IN CUI NON CREDO”, Cittadella Editrice
 
Lascia un commento

Pubblicato da su 18 settembre 2009 in Uncategorized

 

Non ti sei tirato indietro.

Un video con delle parole che sento dentro il  mio cuore…

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 16 settembre 2009 in Uncategorized

 

 
Ama la vita così com’è
Amala pienamente,senza pretese;
amala quando ti amano o quando ti odiano,
amala quando nessuno ti capisce,
o quando tutti ti comprendono.

Amala quando tutti ti abbandonano,
o quando ti esaltano come un re.
Amala quando ti rubano tutto,
o quando te lo regalano.
Amala quando ha senso
o quando sembra non averlo nemmeno un po’.

Amala nella piena felicità,
o nella solitudine assoluta.
Amala quando sei forte,
o quando ti senti debole.
Amala quando hai paura,
o quando hai una montagna di coraggio.
Amala non soltanto per i grandi piaceri
e le enormi soddisfazioni;
amala anche per le piccolissime gioie.

Amala seppure non ti dà ciò che potrebbe,
amala anche se non è come la vorresti.
Amala ogni volta che nasci
ed ogni volta che stai per morire.
Ma non amare mai senza amore.

Non vivere mai senza vita!

(Madre Teresa di Calcutta)

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 15 settembre 2009 in Uncategorized