RSS

Archivi giornalieri: 17 agosto 2009

 
Il mio orizzonte….
 
Ho sempre pensato che noi tutti abbiamo bisogno, ogni tanto, di “spostare il nostro orizzonte” e ritrovare quella sensazione di “nomadismo” abbandonata ormai dalle nostre generazioni civilizzate o più semplicemente necessitiamo di “tornare nel tempo” rivisitando un posto familiare o dove conserviamo un ricordo anche se triste.
Ho associato questa necessità moderna con una esigenza dei “Cristiani”…..quella del pellegrinaggio trovandone diverse analogie forse osservando le numerose rievocazioni di processioni, tipiche di questo periodo di Agosto.
Non per nulla i primi Cristiani erano chiamati “quelli della via”…..per loro ogni terra straniera è patria e ogni patria è terra straniera…in un cammino che troverà fine solo nel “faccia a faccia” con Dio.
Nel viaggio non si attraversa solo lo spazio ma anche il tempo. Si scopre la non contemporaneità delle diverse culture. Si tocca con mano che, anche se il calendario indica la stessa data, i tempi restano diversi e a volte inconciliabili. Differenze di approccio alla realtà, di costumi, di memoria storica e di tradizione.
I Cristiani nel “viaggio” prima di fissare una nuova dimora, sperimentavano quella che i padri del deserto chiamavano la “xeniteria” cioè la estraneità….
Il Cristianesimo era straniero senza nessuna protezione sociale, in balia di leggi e costumi di altri con linguaggi e paesaggi sconosciuti.
Così anche quando questo cammino incessante assumeva la concretezza di una strada da percorrere per giungere in un luogo “santo” diverso dal nostro quotidiano, ci accorgiamo che il mettersi in movimento è già preparazione a vivere in modo diverso il “tempo e lo spazio”.
Pensiamo al pellegrinaggio ai luoghi santi per eccellenza come il Monte Sinai o Gerusalemme….ma anche a tappe più “nostrane” ….
Nulla di magico, niente che possa catturare o obbligare Dio a “sconti” o “grazie”…..nessuna garanzia di un posto privilegiato, ma sicuramente una capacità di evocare un evento, di richiamare l’uomo, di invitarlo a sollevare lo sguardo verso l’alto e di indicargli attraverso l’evento, colui che l’evento lo ha operato.
Non a caso il pellegrinaggio è divenuto metafora della nostra vita aperto verso un futuro diverso.
In fondo, anche noi, come i nostri padri, non siamo altro che “nomadi” in cerca di Dio e come i nomadi abbiamo la necessità di “spostare i nostri orizzonti”.
In una visione positiva e romantica del nomadismo, quasi a soffrire di un “mondo perduto” si accosta però quella visione negativa secondo cui il nomadismo sarebbe un “residuo” del passato e queste due contraddizioni li vediamo nei “rom” delle nostre strade.
E tutto questo mentre la nostra società esalta la mobilità…(mi sono sempre chiesto se ho percorso più strada io nel recarmi al lavoro o un nomade “peul” del Niger…)
Ma il problema non è nella strada percorsa ma nel modo di pensarla…il nomade porta con sé, sempre, il suo passato e il suo presente e non lo delega a beni o oggetti da conservare ed inoltre è un modello di “leggerezza”. La società nomade infatti è fondata su un investimento minimo, elemento, questo che ha permesso loro la sopravvivenza sfruttando gli interstizi del sistema dei “sedentari”.
E domani, quando mi recherò nei luoghi dove ero bambino o in quel posto dove ho lasciato la mia anima…lo farò con un altro spirito…spostando il “mio orizzonte” e con esso il “tempo e lo spazio” anche se temo che per me…..quel “faccia a faccia” con Dio non potrà avvenire…….
 
Lascia un commento

Pubblicato da su 17 agosto 2009 in Uncategorized