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Archivio mensile:giugno 2009

La gioia e il dolore…

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Allora una donna disse:


"Parlaci della Gioia e del Dolore".
E lui rispose:
"La vostra gioia è il vostro dolore senza maschera,
E il pozzo da cui scaturisce il vostro riso,
è stato sovente colmo di lacrime.
E come può essere altrimenti ?
Quanto più a fondo vi scava il dolore,
tanta più gioia potrete contenere.
La coppa che contiene il vostro vino
non è forse la stessa bruciata nel forno del vasaio ?
E il liuto che rasserena il vostro spirito
non è forse lo stesso legno scavato dal coltello ?
Quando siete felici, guardate nel fondo del vostro cuore
e scoprirete che è proprio ciò che vi ha dato dolore a darvi ora gioia.
E quando siete tristi, guardate ancora nel vostro cuore
e saprete di piangere per ciò che ieri è stato il vostro godimento.
Alcuni di voi dicono: "La gioia è più grande del dolore",
e altri dicono: "No, è più grande il dolore".
Ma io vi dico che sono inseparabili.
Giungono insieme,
e se l’una siede con voi alla vostra mensa,
ricordate che l’altro è addormentato nel vostro letto.
In verità voi siete bilance che oscillano tra il dolore e la gioia.
Soltanto quando siete vuoti, siete equilibrati e saldi.
Come quando il tesoriere vi solleva per pesare oro e argento,
così la vostra gioia e il vostro dolore
dovranno sollevarsi oppure ricadere".

(Gibran)

È bello scoprire che per ogni cosa c’è da ringraziare,
in ogni situazione c’è motivo per gioire,
per ogni vita c’è da sperare…

 
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Pubblicato da su 30 giugno 2009 in Uncategorized

 

Non andare via Signore…


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Quando trovi chiusa
la porta del mio cuore,
abbattila ed entra:
non andare via, Signore.

Quando le corde della mia chitarra
dimenticano il tuo nome,
ti prego, aspetta:
non andare via, Signore.

Quando il tuo richiamo
non rompe il mio torpore,
folgorami con il tuo dolore:
non andare via, Signore.

Quando faccio sedere altri
sul tuo trono,
o re della mia vita:
non andare via, Signore
. 

 ( Rabindranath Tagore )

 
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Pubblicato da su 29 giugno 2009 in Uncategorized

 

Nelle tenebre della notte

Bellissima preghiera di don Tonino Bello alla Vergine della Notte

 
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Pubblicato da su 23 giugno 2009 in Uncategorized

 

Camminando…

su un molo del baltico__
 
Si possono percorrere milioni
di chilometri in una sola vita
senza mai scalfire la superficie dei luoghi
nè imparare nulla dalle genti appena sfiorate.
Il senso del viaggio sta nel fermarsi ad ascoltare
chiunque abbia una storia da raccontare.
Camminando si apprende la vita,
camminando si conoscono le cose,
camminando si sanano le ferite del giorno prima.
Cammina guardando una stella
ascoltando una voce
seguendo le orme di altri passi.
Cammina cercando la vita
curando le ferite lasciate dai dolori.
Niente può cancellare il ricordo
del cammino percorso.
 
                                         R.Blades.
 
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Pubblicato da su 21 giugno 2009 in Uncategorized

 

O Signore… illumina la notte!

 

 

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O Signore, vieni presto
e illumina la notte!
A te anelo come i moribondi anelano a te.
Di’ all’anima mia, che niente succeda senza che tu lo permetta
e che nulla di quello che tu permetti sia senza conforto.

O Gesù, Figlio di Dio,
tu che tacevi
in presenza di tuoi accusatori,
frena la mia lingua
finché avrò trovato quello che dovrò dire
e come dirlo.

Mostrami la via e disponimi a seguirla.
Pericoloso è indugiare
e rischioso proseguire.
Rispondi alla mia supplica
e mostrami la via.
Vengo a te come il ferito va dal medico
in cerca di aiuto.
Dona, o Signore, pace al mio cuore!
Amen.

PREGHIERA
di S. BRIGIDA

 
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Pubblicato da su 18 giugno 2009 in Uncategorized

 

La strategia dell’Amore…

 

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Un giorno, un non vedente era seduto sul gradino di un marciapiede con un cappello ai suoi piedi e un pezzo di cartone con su scritto:
«Sono cieco, aiutatemi per favore».
Un pubblicitario che passava di lì si fermò e notò che vi erano solo alcuni centesimi nel cappello. Si chinò e versò della moneta, poi, senza chiedere il permesso al cieco, prese il cartone, lo girò e vi scrisse sopra un’altra frase.
Al pomeriggio, il pubblicitario ripassò dal cieco e notò che il suo cappello era pieno di monete e di banconote.
Il non vedente riconobbe il passo dell’uomo e gli domandò se era stato lui che aveva scritto sul suo pezzo di cartone e soprattutto che cosa vi avesse annotato.
Il pubblicitario rispose: "Nulla che non sia vero, ho solamente riscritto la tua frase in un altro modo".
Sorrise e se ne andò.
Il non vedente non seppe mai che sul suo pezzo di cartone vi era scritto:
«Oggi è primavera e io non posso vederla».

Cambia la tua strategia quando le cose
non vanno molto bene e vedrai che poi andrà meglio…

Ecco un modo per vivere “l’attesa”:
perseverare nell’amore con amore…
Diventare amabili:
ecco la strategia dell’amore

 
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Pubblicato da su 15 giugno 2009 in Uncategorized

 

festa del Corpus Domini

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Giovanni 6:1,15

Dopo questi fatti, Gesù andò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi. Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero. E quando furono saziati, disse ai discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire: «Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo.

Commento:

Il questo brano di Vangelo tratto dal capitolo 6 di San Giovanni, troviamo i grandi discorsi di Gesù sul Pane di Vita. Noi siamo abituati a leggere questi testi alla luce della nostra pratica eucaristica; ed è certo legittimo farlo, poiché già Giovanni, quando mette per iscritto questi discorsi circa 35 anni dopo i fatti, li interpreta anche lui alla luce della pratica sacramentale della Chiesa primitiva.

Per andare più in profondità nella comprensione di questi discorsi, dobbiamo considerare l’Eucaristia non come un rito isolato, ma vedendola nella sua relazione con tutta la nostra vita cristiana, che è una vita di fede. E’ opportuno anche considerare il testo stesso di Giovanni nel suo contesto letterario più generale.

Quando, dopo la moltiplicazione dei pani, la folla seguiva Gesù per avere ancora pane, Gesù dice loro, con un po’ di amarezza e di disillusione: "Non avete capito nulla. Non è questo pane materiale che voi dovete cercare. Il vero pane è quello disceso dal cielo. E’ il figlio dell’uomo, che dà la vita al mondo." Essi allora gli dicono: "Ebbene, allora dacci sempre di questo pane". Di nuovo non hanno capito niente. Allora Gesù dice loro chiaramente, in buon aramaico: "Io sono il pane di vita… E’ la volontà del Padre mio che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna, ed io lo risusciterò l’ultimo giorno…". Ma loro mormorano… e Gesù insiste: " Sono io il pane vivo…il pane che darò è la mia carne". La parola "carne", che è più forte di "corpo", colloca il suo insegnamento nel contesto globale dell’Incarnazione, per la quale la carne del Figlio dell’Uomo è diventata la realtà del Figlio di Dio.

Tutto il contesto di questi discorsi si riferisce alla fede. Il senso primitivo di questo testo si riferiva evidentemente alla ricezione del messaggio di Gesù nella fede. Poi, nella predicazione primitiva, lo si collegò al fatto di ricevere il pane eucaristico, espressione di fede.

Noi non possiamo comprendere l’Eucaristia come un rito isolato. Non veniamo all’Eucaristia come si va ad un distributore di benzina per fare il pieno. Non è semplicemente un rito con cui intendiamo ripristinare le nostre forze, acquistare energia, coraggio, per fare un altro pezzo di strada… Se questo è il nostro atteggiamento nei confronti dell’Eucaristia, non dobbiamo stupirci che dopo anni di pratica sacramentale, siamo sempre all’incirca allo stesso punto nel nostro cammino spirituale
Se invece noi facciamo tutto il possibile per incontrare il Cristo ogni giorno in una relazione di fede, di preghiera contemplativa, di amore concreto delle nostre sorelle e dei nostri fratelli, allora l’Eucaristia diventa una espressione di questa fede, e nello stesso tempo la nutre.

Non si tratta per noi semplicemente di avere "fede nell’Eucaristia", cioè fede in un segno. Gli Ebrei l’avevano questa fede nei segni! Si tratta piuttosto di una fede globale nella Persona del Cristo, che si esprime nell’Eucaristia.

TESTIMONIANZA
15 marzo 2007

 

Scrivo per raccontare brevemente un  fenomeno che mi accade da quando sono bambino, e cioè da quando ho fatto la prima comunione. Fui subito sensibile a quella sostanza, che mi toccava il cuore e mi faceva subito capire che era una sostanza meravigliosa. Quel giorno, da bambino, compresi che stavo gustando qualcosa che veniva da un altro mondo.  E così negli anni questa meravigliosa sostanza, che scende nel cuore e lo inonda di beatitudine e di  pace, mi ha sempre raggiunto. Io non faccio assolutamente nulla: è questa bellezza che, appena fatta la comunione, scende nel cuore, come se lo toccasse, e subito sento come se una fontana sgorgasse dal profondo. E sento salire una sostanza di indicibile dolcezza, che risale come un fiume e mi rende felice. Come un secondo respiro, che parte dal cuore e risale, e mi riempie di luce. Così negli anni ho capito che ho avuto la fortuna di essere sensibile all’eucarestia. Ho la piena consapevolezza, per esperienza diretta, che nell’eucarestia si nasconde il Cristo. A volte, dopo la comunione, sento come se il suo tocco prendesse il mio cuore tra le mani, e allora entro in uno stato di beatitudine che non si può raccontare, e si apre come un varco, e intuisco che davanti a me e dentro di me esiste un Regno di indescrivibile bellezza. Vedo il Suo Infinito. E scopro che non abbiamo neanche idea dell’Infinita Bellezza che ci attende. Il Paradiso è la realtà più presente che esiste, ed è già qui. E  l’eucarestia mi permette di gustare questa bellezza, di  pre-gustare l’Eterno. Io amo Cristo sopra ogni cosa.  Sono felicemente sposato, e tra pochi giorni nascerà il mio primo figlio. E la cosa più bella, è che l’amore per Cristo e questi incontri con Lui si intrecciano meravigliosamente con la vita di tutti i giorni.
Vorrei dire a tutti che non esiste bellezza più  profonda di Cristo, e di andare, se potete, ogni tanto davanti al Tabernacolo, e di non fare nulla: non parlare, non pregare, non fare sforzi. Ma aspettare che lui ci tocchi il cuore, perchè Gesù è come il sole. E l’eucarestia è acqua, sorgente, fuoco, pace, beatitudine, silenzio, Voce.  E’ lo stesso Paradiso, che silenziosamente respira sulla terra.

Arnoldo

Fonte: WWW.TUTELAEUCARESTIA.ORG

"Che la celebrazione della festa del Corpus Domini sia un’azione di grazie a Gesù per averci dato questo banchetto eucaristico come un mezzo per esprimere, in comunione con tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle, la nostra fede in Lui, ed esprimendola, per riceverla confermata, fortificata e purificata."

 

 
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Pubblicato da su 14 giugno 2009 in Uncategorized

 

PEDALA, PEDALA…

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In una calda sera di fine estate,

un giovane si recò da un vecchio saggio:


"Maestro, come posso essere sicuro
che sto spendendo bene la mia vita?
Che tutto ciò che faccio è quello che Dio mi chiede di fare?"


Il vecchio saggio sorrise compiaciuto e disse:


"Una notte mi addormentai con il cuore turbato,
 anch’io cercavo, inutilmente, un risposta a queste domande.
Poi feci un sogno.
Vidi che la mia vita era come una corsa
con una bicicletta  a due posti: un tandem.
 E notai che Dio stava dietro e mi aiutava a pedalare.
Ma avvenne che un giorno Dio mi suggerì di scambiarci i posti.
Acconsentii e da quel momento la mia vita  non fu più la stessa.
Dio alla guida rendeva la mia vita  più felice ed emozionante.

Ma qualcosa era successo da quando ci scambiammo i posti…
Capìì che quando guidavo io, conoscevo la strada.
Era piuttosto noiosa e prevedibile e a volte faticosa.
Era sempre la distanza più breve tra due punti.
Ma quando cominciò a guidare lui, conosceva bellissime scorciatoie,
su per le montagne, attraverso luoghi rocciosi

a gran velocità a rotta di collo.
Tutto quello che riuscivo a fare era tenermi in sella!
Anche se sembrava una pazzia, lui continuava a dire:
«Pedala, pedala!»

 Ogni tanto mi  preoccupavo, diventavo ansioso, e chiedevo:
«Signore, ma dove mi stai portando?»
Egli si limitava a sorridere e non rispondeva.
Tuttavia, non so come, cominciai a fidarmi.
 Presto dimenticai la mia vita noiosa ed entrai nell’avventura,
e quando dicevo: «Signore, ho paura…»

Lui si sporgeva indietro, mi toccava la mano e
subito una immensa serenità si sostituiva alla paura.

E io sto imparando a star zitto e pedalare nei luoghi più strani,
e comincio a godermi il panorama e la brezza fresca sul volto
con il mio delizioso compagno di viaggio, la mia potenza superiore.
E quando sono certo di non farcela più ad andare avanti,
Lui si limita a sorridere e dice:
«Non ti preoccupare, guido io, tu pedala!»".

                                                      

Per una vita riuscita non è sufficiente "pedalare"
ma è necessario sapere chi è alla "guida"…

 

 

***Che Gesù sia sempre alla guida delle tue scelte… ***

 

 
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Pubblicato da su 13 giugno 2009 in Uncategorized

 

Angeli, Demoni e Galileo Galilei…

Nel celebre libro di Dan Brown "Angeli e Demoni" recentemente trasposto in versione cinematografica e lanciato in tutto il mondo in una data casuale (il 13 maggio), troviamo nominato l’immancabile Galielo Galilei, tirato in ballo dai paladini della scienza quasi a baluardo contro l’oscurantismo della Chiesa. Sul conto del povero scienziato ne abbiamo sentite di tutti i colori: sovversivo, anticlericale, bruciato al rogo, settario, torturato dall’inquisizione, incarcerato… Ma la realtà è ben diversa. Per fare un pochino di chiarezza consiglio caldamente la lettura dell’intervista al sottosegretario del Pontificio Consiglio per la cultura fatta qualche giorno fa da Zenit.org.

di Carmen Elena Villa

ROMA, martedì, 9 giugno 2009 (ZENIT.org).- L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha dichiarato l’anno 2009 come Anno dell’astronomia, in occasione della commemorazione del quarto centenario della nascita del telescopio.

Perché alcuni dicasteri della Chiesa e alcune istituzioni religiose si uniscono alle celebrazioni dell’Anno dell’astronomia proposto dalle Nazioni Unite?

La pubblica opinione in generale manifesta una sorta di “allergia istintiva” ogni volta che si parla del caso della condanna della Chiesa a Galileo Galilei. Viene visto come un “santo laico”, come un “martire della scienza” e la Chiesa come la “grande inquisitrice” di questo genio dell’astronomia.

Il caso di Galileo è citato anche nel libro “Angeli e Demoni” di Dan Brown, il cui film è stato lanciato in tutto il mondo lo scorso 13 maggio.

ZENIT ha parlato con monsignor Melchor Sánchez de Toca, sottosegretario del Pontificio Consiglio della Cultura e coautore del libro “Galileo e il Vaticano”, su quei miti storici e sulle verità storiche del processo che la Chiesa ha svolto su questo controverso personaggio.

Parliamo un po’ delle leggende nere di Galileo…

Monsignor Sánchez de Toca: Lo scorso 9 maggio stavo dando una conferenza su Galileo a Toledo, in Spagna, ad un pubblico formato principalmente da seminaristi e ricercatori cattolici, ed ho esordito dicendo che molti si sorprendono di scoprire che Galileo non è stato bruciato sul rogo né è stato torturato o messo in prigione. Alla fine della conferenza uno dei partecipanti mi ha detto: “io sono uno di loro, io ho sempre pensato che Galileo fosse morto sul rogo”.

La cosa curiosa è che in realtà nessuno gliel’ha detto, né probabilmente l’ha letto da qualche parte. Semplicemente se lo immaginava. Questo dimostra la grande forza di questo mito che è stato costruito intorno a Galileo. Un mito in cui, diceva Giovanni Paolo II, la verità storica è molto lontana dall’immagine che è stata creata successivamente su Galileo. Tutti sono convinti che Galileo è stato maltrattato, condannato, torturato, dichiarato eretico, ma non è così.

Per fare un esempio molto recente, il libro di Dan Brown “Angeli e Demoni” contiene un breve dialogo in cui presenta Galileo come membro della setta degli Illuminati, con una serie di errori storici grossolani accanto ad altre cose che sono corrette.

Possiamo parlare di questi errori storici di “Angeli e Demoni” sul tema di Galileo?

Monsignor Sánchez de Toca: In realtà il libro riflette stereotipi molto diffusi. Il problema di fondo di questo libro è che mescola idee filosofiche ed elementi scientifici. La trama presenta il professore e sacerdote Leonardo Vetra che viene assassinato da una setta poiché ha scoperto il modo per rendere compatibili la fede e la religione. Inoltre, si afferma che la fisica è il vero cammino verso Dio. Il professore sarebbe infatti riuscito, in laboratorio, a creare la materia dal nulla. Questo è concettualmente un assurdo perché fisicamente dal nulla non esce fuori nulla. Si può creare la materia partendo dal vuoto, ma il vuoto non è il nulla. Il vuoto “è”, mentre il nulla “non è”. È un principio filosofico elementare.

Secondo questa tesi, la fisica rappresenta un cammino migliore e più sicuro per arrivare a Dio. Poi, riguardo in particolare Galileo, si ripropone lo stereotipo secondo cui Galileo fu condannato per aver dimostrato il movimento della terra. Non è così. Galileo non ha dimostrato questo. Anzi è proprio questo l’elemento che gli mancava nella sua argomentazione.

Galileo diceva, e in questo erano d’accordo anche i suoi accusatori, che non può esserci contraddizione tra il libro della Bibbia e il libro della natura, perché l’uno e l’altro procedono dallo stesso autore. La Bibbia, ispirata da Dio, e la natura ossequiosissima esecutrice dei suoi ordini. Se entrambi hanno lo stesso autore, non può esserci contraddizione. Quando sorge un’apparente contraddizione significa che stiamo leggendo male uno dei due libri. Al riguardo Galileo afferma: “È più facile che siamo noi ad equivocarci nel leggere il libro della Bibbia perché il senso delle parole della Bibbia a volte è recondito e occorre lavorare per tirarlo fuori, che sbagliare a leggere il libro della natura perché la natura non si sbaglia”.

Una verità naturale, scientificamente dimostrata, ha una forza maggiore dell’interpretazione che io do del libro della Bibbia. Per questo, dice lui, in presenza di una verità scientifica dimostrata, dovrò correggere il modo di interpretare la Bibbia. La Bibbia non si sbaglia, sono quelli che la interpretano che si sbagliano. Un criterio chiarissimo, condiviso dai suoi giudici e dal mondo intero.

D’altra parte, ciò che diceva il Concilio di Trento è che nella lettura della Bibbia bisognava seguire l’interpretazione letterale e il consenso unanime dei suoi padri, a meno che ci fosse una verità dimostrata che ci permettesse di dare una lettura spirituale o allegorica. Il criterio era molto chiaro: ciò che è avvenuto è che Galileo pensò di essere lì lì per dimostrare il movimento della Terra. Ma una cosa è esserne convinto, un’altra è dimostrare che la Terra si muove. E Galileo non ha mai dimostrato che la Terra si muovesse. Era convinto di questo, e oggi sappiamo che aveva ragione, ma i suoi giudici gli dicevano di non capire perché dovessero cambiare il modo di interpretare la Bibbia, senza una prova definitiva e quando il sentire comune affermava il contrario. I giudici adottarono una posizione prudente. Ma Galileo andò oltre. Quale fu l’errore dei giudici di Galileo? Si sarebbero dovuti astenere dalla condanna.
Come si svolse in realtà il processo a Galileo? Monsignor Sanchez de Toca: In sostanza Galileo fu processato nel 1633 per aver violato una disposizione del 1616. Tale disposizione, a cui Galileo non si attenne, gli vietava di insegnare la teoria copernicana, ovvero la dottrina secondo cui il Sole si trova al centro e la Terra gli ruota attorno.

Galileo pensò che il divieto non fosse così rigido, soprattutto dopo l’elezione di Papa Urbano VIII, e pubblicò un libro nel quale, sotto l’apparenza di un dialogo in cui vengono esposte le argomentazioni a favore e contro sia del sistema tolemaico che di quello copernicano, in realtà si celava un’apologia mascherata del sistema copernicano. Ma non fu solo questo, che già era una violazione del divieto che gli era stato imposto. Egli inoltre ottenne in modo fraudolento l’imprimatur, ingannando chi glielo concesse dicendo che era un’esposizione imparziale, mentre non lo era affatto. Per questo motivo fu accusato e quindi sottoposto ad un processo disciplinare.

Galileo non fu mai condannato per eresia, né la teoria copernicana fu dichiarata eretica. Semplicemente fu dichiarata contraria alle Scritture, perché sulla base delle prove allora esistenti non era possibile dimostrare il movimento della Terra. Per questo, dire che la Terra si muoveva sembrava andare contro le Scritture. Molto significativo fu che nel 1616 un gruppo di esperti dichiarò che la dottrina secondo cui la Terra si muoveva attorno al Sole era assurda e questo si comprende perfettamente nel contesto dell’epoca, perché era un assunto che non si poteva dimostrare e, in più, il sentire comune diceva che era il Sole che sorgeva e che tramontava.

Senza una fisica come quella di Newton, senza una prova ottica del movimento della Terra, la cosa sembrava assurda.

Noi siamo cresciuti sin da piccoli vedendo modelli e immagini del sistema solare, ma è un fatto che nessuno ha visto la Terra muoversi attorno al Sole, neanche un astronauta. Abbiamo prove ottiche del movimento della Terra, ma nessuno ha visto la Terra muoversi. Per questo la condanna di Galileo, pur rimanendo esagerata, risponde in realtà ad una logica.

E risponde non soltanto a ciò che pensava la Chiesa ma a ciò che pensava la società in generale… Monsignor Sánchez de Toca: Naturalmente. La teoria copernicana ha trovato una grane opposizione principalmente nelle università. È stata accettata solo in modo molto graduale e l’opposizione non proveniva solo dalla Chiesa cattolica. Anche le Chiese protestanti si opponevano a Copernico. Ancora nel 1670 l’Università di Upsala, in Svezia, ha condannato uno studente perché aveva difeso le tesi copernicane.
Quali furono gli errori commessi dalla Chiesa nel processo a Galileo e quali furono le conclusioni del lavoro svolto dalla Commissione creata da Giovanni Paolo II nel 1981 per studiare il caso Galileo? Monsignor Sánchez de Toca: Questo lo ha espresso molto bene il cardinal Poupard nel discorso conclusivo del lavoro di questa Commissione, in cui le sue parole appaiono sottolineate per evidenziare che si tratta della valutazione del cardinale su ciò che avvenne nel passato: “In quella congiuntura storico-culturale – quella di Galileo – molto lontana dalla nostra, i giudici di Galileo, incapaci di distinguere il dato di fede da una cosmologia millenaria, credettero che l’accoglimento della rivoluzione copernicana, che peraltro non era ancora approvata definitivamente, avrebbe potuto rompere la tradizione cattolica e che fosse loro dovere vietarne l’insegnamento. Questo errore soggettivo di giudizio, così chiaro per noi oggi, li ha condotti ad adottare una misura disciplinare a causa della quale Galileo deve aver molto sofferto. È giusto riconoscere questi errori, così come il Santo Padre ha chiesto”.

I giudici di Galileo hanno sbagliato dunque non solo perché oggi noi sappiamo che la Terra si muove. Cosa che a quel tempo non era possibile saperlo. Ma d’altra parte la storia dell’umanità è piena di matti che hanno affermato cose sorprendenti, poi rivelatesi false, e di cui oggi nessuno ricorda il nome. Se Galileo avesse proposto una teoria diversa, oggi nessuno si ricorderebbe di lui. Questo fu il primo errore oggettivo.

Il cardinal Poupard parla anche di un errore soggettivo. Quale fu questo errore? Di credere di dover vietare un insegnamento scientifico per timore delle conseguenze. Pensarono che permettere l’insegnamento di una dottrina scientifica che non era approvata poteva mettere in pericolo l’edificio della fede cattolica e soprattutto della gente più semplice. E credettero che fosse loro dovere vietare questo insegnamento.

Oggi sappiamo che vietare l’insegnamento di una dottrina scientifica è un errore. Non è compito della Chiesa dire se è stata dimostrata scientificamente o meno. Tocca alla scienza. Galileo chiedeva che la Chiesa non condannasse la teoria copernicana, non tanto per timore della propria carriera professionale, quanto perché se si fosse dimostrato in seguito che la Terra ruota intorno al Sole, la Chiesa si sarebbe trovata in una situazione molto difficile e si sarebbe ridicolizzata di fronte ai protestanti e Galileo voleva evitare questo perché era un uomo cattolico sincero. Egli diceva: “Se oggi si condanna come eretica una dottrina scientifica, come è quella secondo cui la Terra si muove attorno al Sole, cosa succederà il giorno in cui la Terra dimostri di muoversi intorno al Sole? Bisognerà dichiarare eretici quindi coloro che sostengono che la Terra sia al centro?”. Questo è ciò che era in gioco, ed è molto più complesso di ciò che solitamente si sente dire.
In cosa consistette il castigo inflitto a Galileo? Monsignor Sánchez de Toca: Si disse che Galileo si era reso veementemente sospetto di eresia, ma non fu mai dichiarato eretico. Gli fu chiesto di abiurare per dissipare ogni dubbio. Galileo abiurò. Disse che non aveva difeso le teorie copernicane. Venne messo all’indice il suo libro “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” e gli venne imposta una “pena salutare” che consisteva nel recitare una volta a settimana i sette salmi penitenziari, che la figlia si offrì di fare in sua vece, e – questo fu la cosa più umiliante – l’obbligo di inviare una copia della sentenza e dell’abiura a tutte le nunziature d’Europa. Fu condannato agli arresti domiciliari. In sostanza la condanna oggettivamente non fu pesante. Non stette in carcere neanche un momento. Per riguardo alla sua fama, alla sua età e alla considerazione che si aveva di lui, fu sempre trattato con grande venerazione.
Chi ha iniziato a diffondere la leggenda nera secondo cui Galileo fu bruciato sul rogo? Monsignor Sánchez de Toca: Questa è la cosa strana: nessuno l’ha detto ma tutti ne sono convinti. Probabilmente perché si sovrappongono le immagini di Galileo e di Giordano Bruno. In ogni caso, il mito di Galileo nasce con l’Illuminismo, che fa diventare Galileo una sorta di portabandiera del libero pensiero contro l’oscurantismo della Chiesa, un martire della scienza e del progresso.

Galileo, e questo è ciò che sorprende molti, non solo non è mai stato né bruciato né torturato, ma è stato in realtà un cattolico e un credente per tutta la vita. Non ha il minimo segno di un libero pensatore. Non è stato un cattolico modello, è vero, e vi sono momenti della sua vita poco edificanti, ma in nessun momento egli ha rinnegato la sua appartenenza alla Chiesa. Anzi, sente il dovere di difenderla dal rischio di esposizione al ridicolo di fronte ai protestanti.

Lo dice lui stesso, esagerando come sempre, in una lettera indirizzata ad un nobile francese: “altri possono aver parlato più piamente e più dottamente, ma nessuno è più pieno di zelo per l’onore e la reputazione della Santa Madre Chiesa di ciò che ho scritto io”. Ha un tono esagerato, ma in ogni caso dimostra che ciò è vero.

Aveva due figlie suore? Monsignor Sánchez de Toca: Ha avuto tre figli, due dei quali femmine. Quando si è trasferito da Padova a Firenze le ha messe in un convento, dovendo chiedere una dispensa perché erano molto giovani. Di una di loro, suor Maria Celeste, si conserva la corrispondenza con il padre, che è veramente ammirevole. Lei era una donna straordinaria, molto intelligente, di una grande perspicacia, una grande scrittrice; esiste un libro che si basa sull’epistolario tra suor Maria e il padre.
Ci parli del suo libro “Galileo e il Vaticano”, la cui edizione italiana è stata pubblicata di recente. Monsignor Sánchez de Toca: Questa ricerca non è esattamente sul caso Galileo, ma sul modo in cui la Commissione creata da Giovanni Paolo II ha studiato il caso Galileo. Come diceva don Mariano Artigas, il caso Galileo è un culebron (un tormentone) in un senso quasi letterale, che secondo il dizionario indica, oltre che una telenovela lunga e melodrammatica, anche una “storia reale con caratteristiche di un tormentone televisivo, ovvero insolita, strappalacrime, ed estremamente lunga”. La Commissione istituita da Giovanni Paolo II tra il 1981 e 1992 è stata oggetto di forti critiche. Dicono che non sia stata all’altezza delle aspettative di Giovanni Paolo II, che i discorsi conclusivi del cardinale Poupard e del Papa sono stati carenti e molto deboli, che la Chiesa non ha fatto realmente ciò che avrebbe dovuto. Il professor Artigas – l’altro autore del libro, che è morto nel 2006 – ed io abbiamo studiato l’intera documentazione che esiste negli archivi, per vedere esattamente ciò che la Commissione ha fatto e come lo ha lavorato.

La nostra opinione è che alcuni elementi sono mancati sin dall’inizio. Mancavano mezzi, voglia di lavorare, ma nonostante tutto, i risultati sono stati buoni: ha consentito l’apertura degli archivi del Sant’Uffizio e ha dimostrato che in realtà non esistono documenti tenuti nascosti. Sono state pubblicate importanti opere di riferimento e credo che questo abbia permesso alla Chiesa di fare una sorta di esame di coscienza. Rileggere il caso Galileo sotto una luce diversa, senza scoprire cose nuove, perché questo è difficile, e fare in modo che la Chiesa nel suo insieme guardi serenamente al caso Galileo senza rancore e senza timore.
Perché, secondo lei, il caso Galileo irrita tanto l’opinione pubblica, al punto che alcuni professori dell’Università La Sapienza hanno negato l’invito a Papa Benedetto XVI, l’anno scorso, ricordando una citazione su Galielo da lui fatta in un discorso pronunciato proprio a La Sapienza nel 1990? Monsignor Sánchez de Toca: Perché c’è chi vuole continuare a considerare Galileo una specie di “santo laico”, laico nel senso di anticristiano. Ma in realtà egli è stato un uomo di Chiesa, sebbene con tutte le sue mancanze. Ricordo, che un arcivescovo di Pisa, che era anche astronomo, nel 1922 propose di collocare in Piazza dei Miracoli, la piazza più famosa, quella della Torre di Pisa, una statua dedicata a Galileo. L’amministrazione comunale non lo ha permesso, perché voleva continuare ad avere l’esclusiva sulla figura di Galileo, come se fosse qualcuno che non apparteneva alla Chiesa ma al cosiddetto mondo laico.

Allo stesso modo, ogni volta che da parte della Chiesa qualcuno cita Galileo, si scatena una reazione di “allergia istintiva” in questi contesti pseudoscientifici in cui si dice: “come vi permettete di parlare di Galileo, voi che l’avete bruciato”?
Perché il Pontificio Consiglio della Cultura conserva un’immagine di Galileo nella sua biblioteca? Monsignor Sánchez de Toca: Proprio perché Galileo è un modello di scienziato credente. Studia il cielo, scopre cose nuove e cerca di integrare le sue nuove conoscenze all’interno della visione cristiana. Si sforza di dimostrare che queste non si pongono in contraddizione con le Scritture, con la Bibbia. Il problema è che l’ha fatto con un entusiasmo così esuberante da suscitare non poca irritazione in altre persone. Senza essere teologo, si era messo in un ambito che era riservato esclusivamente ai teologi. Nell’epoca della Controriforma, che un laico, senza aver svolto studi di teologia, si mettesse ad interpretare la Bibbia per proprio conto, per quanto fosse in sintonia con la Tradizione cattolica, suscitava immediatamente dei sospetti.
Lei ha fatto riferimento alla condotta poco esemplare di Galileo… Monsignor Sánchez de Toca: Non è un mistero che Galileo non fu esattamente un santo. Alcuni addirittura, incentrandosi sulla sua caratteristica di scienziato credente, arrivano persino a chiederne la beatificazione. Non esageriamo… Nella sua vita, Galileo aveva convissuto con Marina Gamba, a Padova, dalla quale ebbe tre figli. Ciò non era particolarmente scandaloso, ma neanche era una cosa ben vista.

Inoltre, Galileo aveva un carattere piuttosto irruente, come i grandi geni in generale. Aveva una lingua terribile. Era stato imprudente; si era rivolto alla Compagnia di Gesù, quando era un perfetto sconosciuto. I gesuiti lo accolsero a Roma e avallarono le sue scoperte. Fu un po’ presuntuoso, vanitoso e con un grande ego. Sono difetti che può avere chiunque e che non tolgono nulla alla genialità di Galileo.

 
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Pubblicato da su 11 giugno 2009 in Uncategorized

 

Nella vita

lacrimjo2

 

 

Nella vita ci sono giorni pieni di vento e pieni di rabbia,
ci sono giorni pieni di pioggia e pieni di dolore, ci sono giorni pieni di lacrime;
ma poi ci sono giorni pieni d’amore che ci danno il coraggio
di andare avanti per tutti gli altri giorni.

~ Romano Battaglia da Notte infinita ~

 
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Pubblicato da su 10 giugno 2009 in Uncategorized