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Archivio mensile:marzo 2009

ORA LEGALE E AEREI F35 A CAMERI

 

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Questo è un messaggio che mi a  passato una mia cara amica…Laura, che ringrazio tanto…e io vogli condividere con voi…

ORA LEGALE E AEREI F35 A CAMERI
Cosa c’entra l’ora legale con gli aerei F35 che saranno prodotti a Cameri? Nel 2008 con l’ora legale, in Italia, si sono risparmiati 99 milioni di euro. Un solo aereo F35, in produzione prossimamente a Cameri, vicino a Novara, costerà circa 100 milioni di euro. E’ un aereo fatto per bombardare ‘fuori area’ non certo di difesa. Potrà portare anche bombe atomiche. E’ un aereo fatto per ammazzare. Tutto il piano costerà dal 2009 al 2026 circa13 miliardi di Euro… Più altri miliardi di supporto. Quanti soldi, alla faccia della crisi. E il Governo, che entro il 16 aprile intende varare questo impegno economico, sa bene che non porterà se non qualche centinaia di posti di lavoro. Altro che migliaia e migliaia. Quante bugie! Quanti soldi che potrebbero essere usati davvero per dare lavoro a chi sta pagando questa pesante crisi.. No, non gli irregolari, ci mancherebbe. Già per il fatto di essere clandestini sono colpevoli di reato.. no, no, altrimenti i vari Cota, Nastri e Giordano si arrabbiano. Loro, difensori dei valori della vita, delle radici cristiane; loro che fanno parte di chi grida a difesa della vita e poi.. attaccano la Caritas e spingono per costruire aerei che uccidono. Aiutare almeno gli italiani, i nostri.. come direbbero loro!! Mamma mia, che vergogna!! Allora che fare? Qualcuno dice di non mettere più l’ora legale, almeno gli anziani sono più contenti. Come mio zio, che non spostava mai le lancette, perchè l’ora vera era quella.. vecchia! Oppure, difficile ma non impossibile, blocchiamo il progetto degli aerei JSF, più noti come F35. Secondo qualcuno la produzione di questo aereo F35, a Cameri, è una via d’uscita dalla crisi economica e aumenterà anche il Pil. Ma rilanciare l’industria militare in tempo di crisi sappiamo dove porta, lo abbiamo già visto con il fascismo e la seconda Guerra mondiale. E’ questo che vogliono? o.. vogliamo? Fermiamoli. Fermiamoci se siamo ancora in tempo. Sui settimanali diocesani di questi giorni il centro missionario ha pubblicato, insieme a interessanti riflessioni, anche una bella foto, dal Brasile, con la scritta in portoghese che dice: “Affinche il male trionfi basta che le brave persone restino inattive”.

Don Renato Sacco, 28 marzo 2009

 
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Pubblicato da su 30 marzo 2009 in Uncategorized

 

I due semi.

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I due semi.

 

Due semi erano insieme nella terra appena seminata.
Il primo disse all’altro:
"Voglio crescere! Voglio che le mie radici arrivino molto in fondo e che i miei germogli rompano la superficie della terra che mi ricopre… Voglio spiegare i miei teneri germogli come bandiere per annunciare l’arrivo della primavera… Voglio sentire il calore del sole sul mio viso e la carezza della rugiada mattutina sui miei petali".
E fu così che crebbe.
Il secondo seme disse:
"Ho paura… Se permetto che le mie radici vadano verso il basso, non so che cosa troverò nell’oscurità. Se mi faccio strada attraverso il suolo duro, posso danneggiare il miei germogli delicati… e se lascio che i miei boccioli si aprano ed un serpente tenta di mangiarli? Inoltre, se aprissi i miei petali, un bambino piccolo potrebbe strapparmi dal suolo. No, non lo farò, mi conviene aspettare fino a quando sarò al sicuro!".
Ed allora attese.
In quel momento, un uccello che volava su quel luogo alla ricerca di cibo, trovò il seme che decise di aspettare, e subito lo divorò.


Questa storiella vuole ricordarci che, chi si rifiuta di correre rischi non volendo crescere, ben presto sarà inghiottito dalla vita.

E’ importante che riflettiamo su questo messaggio: forse qualche volta vale la pena rischiare qualcosa.
Viviamo con più fiducia, confidando in Gesù, sapendo in anticipo che tutto ci andrà bene, come ci ha promesso Lui.

 

Anonimo

 

 
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Pubblicato da su 29 marzo 2009 in Uncategorized

 

ORA LEGALE E AEREI F35 A CAMERI

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Questo è un messaggio che mi a  passato una mia cara amica…Laura, che ringrazio tanto…e io vogli condividere con voi…

ORA LEGALE E AEREI F35 A CAMERI
Cosa c’entra l’ora legale con gli aerei F35 che saranno prodotti a Cameri? Nel 2008 con l’ora legale, in Italia, si sono risparmiati 99 milioni di euro. Un solo aereo F35, in produzione prossimamente a Cameri, vicino a Novara, costerà circa 100 milioni di euro. E’ un aereo fatto per bombardare ‘fuori area’ non certo di difesa. Potrà portare anche bombe atomiche. E’ un aereo fatto per ammazzare. Tutto il piano costerà dal 2009 al 2026 circa13 miliardi di Euro… Più altri miliardi di supporto. Quanti soldi, alla faccia della crisi. E il Governo, che entro il 16 aprile intende varare questo impegno economico, sa bene che non porterà se non qualche centinaia di posti di lavoro. Altro che migliaia e migliaia. Quante bugie! Quanti soldi che potrebbero essere usati davvero per dare lavoro a chi sta pagando questa pesante crisi.. No, non gli irregolari, ci mancherebbe. Già per il fatto di essere clandestini sono colpevoli di reato.. no, no, altrimenti i vari Cota, Nastri e Giordano si arrabbiano. Loro, difensori dei valori della vita, delle radici cristiane; loro che fanno parte di chi grida a difesa della vita e poi.. attaccano la Caritas e spingono per costruire aerei che uccidono. Aiutare almeno gli italiani, i nostri.. come direbbero loro!! Mamma mia, che vergogna!! Allora che fare? Qualcuno dice di non mettere più l’ora legale, almeno gli anziani sono più contenti. Come mio zio, che non spostava mai le lancette, perchè l’ora vera era quella.. vecchia! Oppure, difficile ma non impossibile, blocchiamo il progetto degli aerei JSF, più noti come F35. Secondo qualcuno la produzione di questo aereo F35, a Cameri, è una via d’uscita dalla crisi economica e aumenterà anche il Pil. Ma rilanciare l’industria militare in tempo di crisi sappiamo dove porta, lo abbiamo già visto con il fascismo e la seconda Guerra mondiale. E’ questo che vogliono? o.. vogliamo? Fermiamoli. Fermiamoci se siamo ancora in tempo. Sui settimanali diocesani di questi giorni il centro missionario ha pubblicato, insieme a interessanti riflessioni, anche una bella foto, dal Brasile, con la scritta in portoghese che dice: “Affinche il male trionfi basta che le brave persone restino inattive”.

Don Renato Sacco, 28 marzo 2009

 
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Pubblicato da su 28 marzo 2009 in Uncategorized

 

Perché alla matematica sfugge il divino

 

Questa intervista ad Antonio Ambrosetti apre un ciclo di colloqui dedicato ai rapporti tra la matematica (e i matematici) e la fede, che sfatano la fallace equazione che identifica scienze esatte con ateismo.

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«Sulla parete del mio studio campeggia il Crocifisso. La giornalista, che è di fronte a me, lo osserva. Poi, meravigliata, mi fa: "Professore, è credente?". "Sì", rispondo io, con naturalezza. E lei: "Ma come fa uno scienziato – anzi un matematico – a credere in Dio?". E sottolinea la parola "matematico", scandendo le sillabe. L’equazione razionalità-mancanza di fede è un luogo comune che oggi va molto di moda, e mi irrita. Perché è del tutto errata. Lo prova il gran numero di illustri pensatori, del passato e di oggi – in prima fila i matematici – la cui fede è nota a tutti. Negli ultimi anni in televisione è stato dato troppo spazio a personaggi come Odifreddi che hanno portato avanti la tesi dell’incompatibiltà tra fede e scienza con argomentazioni logico-filosofiche che, comunque, hanno poco a che fare con la matematica». Il professor Antonio Ambrosetti, per lunghi anni ordinario di Analisi matematica alla Normale di Pisa e ora alla Scuola internazionale superiore di Studi avanzati (Sissa) di Trieste, ha avuto due maestri sia nella scienza che nella fede: Giovanni Prodi, eminente matematico «e anche grande uomo», ed Ennio De Giorgi, uno dei massimi matematici del secolo scorso, entrambi animati da un profondo senso religioso.

Professore, c’è chi si propone addirittura di dimostrare matematicamente che Dio non esiste. «Un’impresa del genere è tempo perso. Cito un libro che mi ha colpito: Irreligion, di John Allen Paulos, alla cui versione in italiano, per fare sensazione, è stato dato il titolo La prova matematica dell’inesistenza di Dio. Ma nel libro non c’è nessuna dimostrazione matematica. Nessuno dei geni della matematica, dai Greci fino a oggi, ha potuto dimostrare matematicamente l’inesistenza (o l’esistenza) di Dio. Nemmeno una scienza precisa come la matematica può dare una risposta al quesito cruciale che ha tormentato gli uomini di ogni tempo. Ho appena finito di scrivere un breve saggio dal titolo Matematica e Dio in cui mostro, tra l’altro, come sia un inutile tentativo quello di usare la matematica per dimostrare che Dio esiste o no».

Oggi si è diffusa nell’immaginario collettivo l’idea che i matematici siano in qualche modo onnipotenti…
«Niente di più falso. Ognuno di loro, anche il più grande intelletto, aveva dei limiti imposti, se non altro, dalle limitate conoscenze scientifiche dell’epoca. Per esempio, il famoso teorema di Fermat, enunciato agli inizi del Seicento, è stato dimostrato solo pochi anni fa, e via dicendo. Anche in matematica ha luogo uno sviluppo graduale delle conoscenze che porta la ricerca a fare passi avanti. Ma c’è sempre qualche risultato che ci sfugge e che verrà dimostrato probabilmente nel futuro».

Ma che cosa vuol dire "dimostrazione matematica"?
«In matematica si dimostrano teoremi, e per far questo occorre, innanzi tutto, fissare dei postulati. Poi bisogna fare delle ipotesi, e infine si cerca di dimostrare la tesi. Ecco un esempio conosciuto: il Teorema di Pitagora. I postulati sono quelli della geometria euclidea; l’ipotesi è che il triangolo sia rettangolo, la tesi è che la somma dei quadrati costruiti sui cateti equivale al quadrato costruito sull’ipotenusa. Ma il teorema può non valere, se sostituiamo gli assiomi della geometria euclidea con altri postulati o se ci riferiamo a un triangolo che non sia rettangolo. Ora, quando si parla dell’esistenza di Dio, quali ipotesi si possono fare? E quali sono i postulati? Tutto è inevitabilmente vago e aleatorio. Stesso discorso, se voglio addirittura provare l’inesistenza di Dio. Si aggiunga che una proposizione può benissimo essere vera, anche se, dati i nostri limiti, non siamo in grado di dimostrarla compiutamente. Lungi dal fornirci certezze, un teorema di matematica non può svelare il mistero di Dio, che sovrasta le nostre capacità. Del resto, si sa che bisogna stare attenti quando si cerca di applicare i risultati matematici alle varie situazioni concrete».

La matematica non è un abito pret-à-porter.
«I teoremi sono spesso dei risultati teorici. Anche quando vengono usati per problemi di fisica o nelle applicazioni, vanno tenuti nei loro limiti e non estrapolati per adoperarli in situazioni che ci fanno comodo. C’è un famoso teorema di Poincaré in cui, in parole povere, si dimostra che un pneumatico bucato si rigonfia da solo dopo un tempo sufficientemente lungo. Ma chi è quel ciclista che si ferma ad aspettare questo evento straordinario? Potrebbe dover attendere secoli. Non parliamo poi di ragionamenti di tipo probabilistico che spesso si fanno quando si discute sull’esistenza di Dio»

Sono i più azzardati.
«Prendiamo la Legge dei grandi numeri, o di Bernoulli, di cui chi gioca alla roulette ha sentito parlare. In base a questa legge, dopo un numero "sufficientemente grande" di lanci, ci sono ottime speranze di vincere. Ma quanti lanci bisogna fare (aumentando sempre la puntata)? Mille, un milione o più ancora? Potrebbe non bastare una vita intera. L’incertezza è ancora maggiore, se pretendiamo di usare la matematica per discutere su Dio. D’altra parte, se per assurdo fosse possibile dimostrare matematicamente che Dio esiste o no, dovremmo essere tutti credenti o tutti atei, con buona pace della nostra libertà. Invece Dio la rispetta, permettendoci persino di rifiutarlo. Ma chi Lo cerca con la mente e soprattutto col cuore, ne sente la presenza e pregusta la visione di Dio quando i tempi saranno maturi».

La matematica non può dimostrare nulla sul mistero di Dio. Ma può sostenere la fede?
«La matematica mi fa intuire la presenza di Dio. Parliamo dell’infinito, l’argomento risale a Pascal. In matematica, ogni numero reale è superato da "+infinito". In questo io scorgo Dio, che è sempre al di sopra di noi. Dio che conosce tutti i teoremi ma non ce li svela, aspettando che noi lentamente progrediamo nella ricerca. Dio non vuole dei robot, ma degli uomini che con umiltà, coscienti dei propri limiti, vanno avanti e Lo cercano sapendo che non potranno mai capirne completamente il mistero. Alla fine, solo la nostra coscienza può dire sì a Dio, con scelte fatte liberamente con la mente e soprattutto con il cuore. Diceva Ennio De Giorgi: "All’inizio e alla fine, abbiamo il mistero.  La matematica ci avvicina al mistero, ma nel mistero non riesce a penetrare"».

di Luigi Dell’Aglio

 

 

 

 

 
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Pubblicato da su 28 marzo 2009 in Uncategorized

 

La bilancia

La bilancia

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Una donna, vestita sobriamente, con il volto triste, entrò in un negozio, si avvicinò al padrone e umilmente gli chiese se poteva prendere alcuni alimenti a credito. Con delicatezza gli spiegò che suo marito si era ammalato in modo serio e non poteva lavorare e i loro sette figli avevano bisogno di cibo. Il padrone non accettò e le intimò di uscire dal negozio. Conoscendo la reale necessità della sua famiglia la donna supplicò: «Per favore, signore, glielo pagherò non appena posso». Il padrone ribadì che non poteva farle credito, e che lei poteva rivolgersi ad un altro negozio. In piedi, vicino al banco, si trovava un cliente che aveva ascoltato la conversazione tra il padrone del negozio e la donna. Il cliente si avvicinò e disse al padrone del negozio che avrebbe pagato quello che la donna avrebbe preso per il bisogno della sua famiglia. Allora il padrone, con voce riluttante, chiese alla donna: «Ha la lista della spesa?» La donna disse, «Si, signore». «Bene!» disse il padrone. «Metta la sua lista sul piatto della bilancia e le darò tanta merce quanto pesa la sua lista». La donna esitò un attimo e, chinando la testa, cercò nel suo portafoglio un pezzo di carta, scrisse qualcosa e poi posò il foglietto su un piatto della bilancia. Gli occhi del padrone e del cliente si dilatarono per lo stupore, quando videro il piatto della bilancia, dove era stato posato il biglietto, abbassarsi di colpo e rimanere abbassato. Il padrone del negozio, fissando la bilancia, disse: «E’ incredibile!». Il cliente sorrise e il padrone cominciò a mettere sacchetti di alimenti sull’altro piatto della bilancia. Pur continuando a mettere molti alimenti, il piatto della bilancia non si muoveva, fino a che si riempì. Il padrone rimase profondamente stupito. Alla fine, prese il foglietto di carta e lo fissò ancora più stupito e confuso….   Non era una lista della spesa! Era una preghiera, che diceva:

«MIO DIO, TU CONOSCI LA MIA SITUAZIONE

E SAI CIò DI CUI HO BISOGNO :

METTO TUTTO NELLE TUE MANI!»

 

Il padrone del negozio, in silenzio, consegnò alla donna tutto ciò che aveva messo nel piatto della bilancia. La donna ringraziò e uscì dal negozio. Il cliente, consegnando una banconota da 50 dollari, disse al padrone:

«Ora sappiamo quanto pesa una preghiera»

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La forza della preghiera è la fede

e la forza della fede è l’abbandono…

 

«Nelle tue mani è la mia vita, o Dio…» (Sal 15)

…la mia come la tua vita.

 

 
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Pubblicato da su 26 marzo 2009 in Uncategorized

 

DIGUNIAMO COSI'

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In Quaresima: DIGIUNIAMO COSÌ…


 

CON LA MENTE

“Amerai il Signore, Dio tuo, con tutta la tua mente” (Mt 22,37)

COLTIVA

il pensiero di Dio e della sua bontà: Il Signore sia al vertice dei tuoi pensieri e dei tuoi progetti

EVITA

pensieri frivoli e malevoli verso i fratelli

 

CON GLI OCCHI

“Se il tuo occhio è limpido, tutto diventa trasparente” ( Mt 6,22)

GUARDA

il mondo, le cose e le persone con occhio limpido e buono

EVITA

Sguardi poco caritatevoli e spettacoli non edificanti

 

CON GLI ORECCHI

“Israele, se tu mi ascoltassi!” (Sal 81,9)

ASCOLTA

la Parola del Signore e il fratello che ti chiede qualcosa o ha bisogno di sfogarsi…

NON ASCOLTARE

discorsi vani, osceni o insinuazioni malevoli

 

CON LA BOCCA

“Effatà, apriti…” (Mc 7,34)

APRITI

alla lode  di Dio e alla preghiera personale,  in famiglia o nell’assemblea liturgica

EVITA

di  parlare male di chi ti fa soffrire

 

CON LA GOLA

“Quanto sono dolci le tue Parole, o Signore!”(Sal 118)

GUSTA

la Parola di Dio e prendi il cibo con sobrietà e gratitudine a Dio e a chi lo ha preparato

MORTIFICATI

un poco nel mangiare, nel bere, nel fumo, negli spettacoli …Fa un po’ di "digiuno televisivo"

 

CON LE MANI

“Non amiamo a parole ma coi fatti e nella verità” (1Gv 3,18)

AIUTA

chi ti chiede un favore, compi il tuo lavoro con serietà, soccorri i poveri secondo le tue possibilità

EVITA

l’ozio, la perdita di tempo e le chiacchiere inutili

 

CON IL CUORE
“Amerai il Signore Dio tuo, con tutto il tuo cuore e il prossimo tuo come te stesso” (Mt 22,37)

DIMOSTRA

il tuo affetto a chi ti sta vicino, cominciando da quelli di casa …Rispondi come Maria: "Eccomi"!

"Allora la tua luce sorgerà come l’aurora e la tua ferita si rimarginerà presto" (Isaia 58,8)

 
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Pubblicato da su 24 marzo 2009 in Uncategorized

 

Credere in Dio fa bene alla salute mentale.

Non è oppio del popolo, ma il segreto della felicità secondo una ricerca scientifica.

Dio fa bene alla vitaEbbene è confermato: l’ateismo è un grave peccato contro l’intelligenza che ha serie conseguenze. Migliore è la vita di chi crede in Dio. D’altronde la Sacra Scrittura chiama stolto chi non crede alla sua esistenza e si sa che la stoltezza arriva fino al delirio d’onnipotenza di credersi Dio. Salvo, poi, trovarsi con un pugno di mosche in mano.

Uno studio fatto da un gruppo di ricercatori della Paris School of Economics afferma che nella religione si trova il segreto della felicità. Altro che oppio dei popoli. Secondo dati raccolti intervistando migliaia di europei, i credenti sarebbero più abili nel fronteggiare shock e traumi legati, per esempio, ad un licenziamento o ad una separazione.

Lo studio è stato presentato da Andrew Clarck, che ha diretto il team di ricerca, alla conferenza della Royal Economic Society in corso all’Università di Warwick (GB). I numeri di questa ricerca indicano che chi è credente è più soddisfatto della vita.

Clark e Orsolya Lelkes dell’European Centre for Social Welfare Policy and Research hanno usato le informazioni di uno studio sulle casalinghe, per confrontare le attitudini di cristiani cattolici e protestanti in tema di felicità e problemi della vita, come ad esempio la disoccupazione. E confrontarle con quelle di persone non religiose. Il risultato è che la religione aiuti a prendere le cose in modo positivo.

"Abbiamo iniziato a lavorare sul perché alcuni Paesi europei avessero benefit più generosi per i disoccupati – racconta Clark alla Bbc online – ma la nostra analisi suggerisce che le persone credenti risentano meno delle insidie psicologiche dovute alla mancanza di lavoro, rispetto a chi non crede. E sono anche più soddisfatte della propria vita".

Inoltre, nonostante questo gruppo si opponga più strenuamente ai divorzi, a livello psicologico risente meno di una separazione, quando questa si verifica. Insomma, è come se le persone religiose sperimentassero piccole ricompense quotidiane, che le aiutano a fronteggiare i problemi di ogni giorno.

I ricercatori avvertono, comunque, che a regalare il sorriso ai credenti potrebbe contribuire anche uno stile di vita peculiare, basato su un nucleo familiare stabile e sulla costruzione di relazioni solide.

 
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Pubblicato da su 23 marzo 2009 in Uncategorized

 

“C’è tanta spiritualità nella tecnica”

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 Giuseppe Stagnitto, ingegnere umanista:
“C’è tanta spiritualità nella tecnica”

Conoscere e stare ad ascoltare l’ing. Giuseppe Stagnitto è esperienza affascinante. Preparatissimo e coltissimo – i superlativi sono d’obbligo – ha affiancato all’attività di progettista strutturale di complesse opere edili e civili interagenti con reperti architettonici di interesse storico-artistico, quella didattica e di ricerca presso l’Università di Pavia. È docente di Tecnica delle Costruzioni e, dal 2004/5, incaricato del nuovissimo insegnamento di Sviluppo storico della Scienza e della Tecnica delle Costruzioni.  Gli allievi lo reclamano a gran voce per conferenze loro dedicate. Immediatamente conquistati dalla sua cultura, dall’autenticità dei contenuti, dall’entusiasmo che trasmette non lo lascerebbero più andare, assetati come sono delle sue parole.
— Prof. Stagnitto, come mai calamita tanti giovani?
Credo sia perché parlo loro come quasi nessuno parla più. Non se lo aspettano da un ingegnere, da un loro insegnante di tecnica delle costruzioni, ponti, storia della meccanica. I ragazzi sono turbati dalla cultura contemporanea. Dicono di sentirsi fragili, privi di radici e di ideali, di non riuscire a individuare valori per cui valga la pena dedicare la vita.
— Perché la cultura contemporanea turba i giovani?
Perché è disumana. Ai giovani, che sono intelligenti, affamati di certezze, di ciò che permane, viene detto che la ragione non esiste. Vattimo, ad esempio, propaga che il bisogno di un pensiero chiaro e distinto è solo un retaggio metafisico. Molti insegnano che – come sosteneva Nietzsche – non esistono fatti, ma solo opinioni. Questa visione è conseguente, secondo i maestri del sospetto, alle tre “umiliazioni al narcisismo umano”, famosa espressione coniata da Freud. La prima umiliazione fu quella cosmologica, inferta da Copernico, per cui la terra non è più il centro dell’universo. Darwin avrebbe aggiunto quella biologica, per cui l’uomo non è più degli animali, Freud quella psicologica, per cui l’io non è più padrone a casa propria.
Si è così aperta la strada al relativismo che si beffa di valori come “obbligo morale” o “idea di giustizia”, al riduzionismo che appiattisce la realtà impedendo di coglierne lo spessore e i livelli cui è leggibile, allo scientismo, vera e propria parodia della scienza. Per non parlare, poi, della tendenza ad applicare l’evoluzionismo alla stessa attività umana. Grave questo fatto, perché contribuisce a distruggere le categorie stesse del pensiero.
— Può spiegare più chiaramente?
Se tutto è frutto di mutazioni occasionali, se il progresso della scienza avviene a colpi di rivoluzioni senza riconoscere un nucleo stabile di conoscenza, allora si perdono addirittura le tracce del raziocinio umano. Tesi completamente antistorica. Può dirlo chiunque approfondisca la storia della scienza. Ogni passo avanti della scienza è una rilettura del passato.
Un esempio: Keplero racconta nella sua “Astronomia nova” dei suoi decenni di lotte con Marte, dei cui movimenti, accuratamente registrati da Tycho Brahe, non riusciva a render conto con la precisione necessaria. “Sembrerebbe una ellisse, ma segue una librazione sul diametro” (ovvero un’oscillazione di valori) diceva a sé stesso. E dopo anni di riflessioni: “Oh, me ridiculum! Come se la librazione sul diametro non conducesse proprio all’ellisse”, trasalendo per uno dei più intensi brividi intellettuali della storia del pensiero.  Non è certo, come sostiene Bellone, che una mattina alcune sinapsi si sono casualmente attivate nel cervello di Keplero inducendo l’intuizione dell’ellisse!
— Qual è il suo “vaccino” per i giovani?
Dico ai giovani cose che dovrebbero essere normali: l’importanza della tradizione, che non è vero che l’uomo va ricostruito da capo, che è vero che il sapere si trasmette di padre in figlio. Comunico loro la spiritualità della tecnica. Trasmetto il mio stupore di fronte a una catena che penzola prendendo l’unica forma che deve prendere. Comunico ai ragazzi la gioia che ho dentro io. Dico loro, citando Bacone e sorprendendoli, che noi comandiamo alla natura obbedendole. Che l’uomo, in quanto sa leggere i rapporti, ovvero esprimere matematicamente le leggi della natura, è figlio del Padrone di casa, di colui che queste leggi le ha fatte e ne ha dato al figlio le chiavi.
Al giovane basta sapere che non possiamo cambiare le leggi naturali ma solo le circostanze del fenomeno e di colpo si rassicura. Ogni invenzione umana rilegge infatti una costrizione della natura adattandola ai nostri fini. La natura è “costretta” ad abbassare il baricentro dei corpi: se essi sono collegati, abbasserà il baricentro dell’insieme. Così, legando tra loro due pietre, possiamo usare la gravità per sollevarne una.
Oggi è però tabù parlare di leggi naturali.
— Qualche consiglio particolare ai ragazzi?
Avere il coraggio di inseguire il bello: nessuna scoperta è mai derivata ricercando solamente l’utile. Volontà e intelligenza sono accese dalla luce del bello. Studiare dà più occasioni di felicità: la conoscenza diminuisce le paure, fornisce oggetti degni dell’attenzione umana, riducendo enormemente la possibilità di attriti interpersonali, causa di tante inutili sofferenze.
Rendersi conto che la felicità è un sovrappiù, che non la si può cercare direttamente: “Cercate il regno di Dio e la sua giustizia e il resto vi sarà dato in sovrappiù”.
Sapere che la falsa cultura di oggi vuole evitare quello che don Giussani chiama “il rischio educativo”, che consiste nel fatto che l’educatore ricambia la fiducia accordatagli dall’allievo facendolo crescere fino al punto in cui sarà in grado di contraddirlo. Rischio, certo, ma anche l’unica vera libertà.
— Come ha incontrato Comunione e Liberazione?
Ho conosciuto da poco tempo il movimento. Ma credo che un po’ ciellino lo sia da sempre. Tant’è che un paio d’anni fa alcuni miei allievi notarono una consonanza tra quello che dicevo io e quello che diceva don Giussani. Di lui non avevo quasi mai sentito parlare. Incominciai a leggere i suoi libri e me ne innamorai subito: per la ragione sono una fonte di gioia.
Nell’aprile di quest’anno il prof. Ceroni dell’Università di Pavia mi ha invitato a presentare, in pubblica conferenza, il libro di Giussani “Si può vivere così?”, insieme al noto filosofo Carmine di Martino.

Luisa Follini


“Sono un ingegnere cristiano”
“Oggi spetta a noi cristiani difendere la ragione”

Nonostante l’ing. Stagnitto abbia a suo carico tante importanti realizzazioni ingegneristiche, sia consulente del Governo Svizzero per i ponti, abbia fatto parte del Gruppo Europeo per le Applicazioni Strutturali dell’Intelligenza Artificiale, abbia tante interessanti aperture nel suo specifico campo di attività, ritiene importante, in questo momento, dedicarsi ai giovani. Una scelta abbastanza controcorrente.
— Ing. Stagnitto, lei è tante cose: progettista, consulente, docente universitario a Pavia, marito e padre, ora conferenziere richiesto a gran voce dai giovani. Cosa le sta più a cuore?
La famiglia, senza dubbio. Ho scritto anche un libretto “Il mestiere di papà”, tanto mi sta a cuore. Ovviamente c’è la soddisfazione per la professione, per la quale mi sono preparato molto seriamente, ma al momento la mia creatività è orientata ai giovani. Considero questo come un vero dovere. So di andare controcorrente.
Ho stupito anche mia moglie, ma dedicarmi ai giovani è diventato quasi un imperativo categorico, dopo la tempesta emotiva susseguente alla morte del mio Maestro, quasi padre, il prof. Aldo Cauvin. Era persona di cultura abissale vissuta come strumento di moralità.
Cercare di diffondere presso i giovani quello che ho appreso da lui è il miglior modo di onorarlo.
— Cosa pensa dell’Università di oggi?
Oggi l’idea di Università è degradata nel concetto di “avviamento professionale”; il suo autentico scopo dovrebbe essere invece, come diceva Newman, quello di formare una persona che si possa autogovernare, tenendo degnamente testa alle circostanze. L’università attuale rischia di sacrificare l’uomo: riflesso, questo, della “crisi della ragione”.
— Lei si definisce “ingegnere cristiano”.
Mi sento un ingegnere cristiano quando con il mio lavoro colgo l’ordine della natura: è già un contemplare verità divine.
Ricordo, ad esempio, la gioia provata insieme al mio maestro Aldo Cauvin quando abbiamo posato all’Università Statale di Milano la cupola di acciaio e cristallo nel cortile detto “della ghiacciaia”.
Avevamo calcolato che questa opera originale di architettura strutturale, sotto il carico di collaudo, si sarebbe abbassata al centro di 7 mm e mezzo. E così è stato.
Per meglio risponderle dirò una cosa insolita: la scienza moderna poteva trovare solo nel cristianesimo la propria culla. Il germe greco (innamorato del Logos), passato al cristianesimo, sbocciò nel medioevo e determinò la nascita della scienza. I Padri della Chiesa ritenevano, infatti, la dottrina cristiana erede legittima del pensiero filosofico greco.
Come Socrate e i primi martiri, noi subiamo persecuzioni, accusati praticamente, al di là delle parole, ancora di “ateismo” nei confronti di relativismo, nichilismo, scientismo etc., gli dei attualmente incensati da molti celebrati attuali maestri del pensiero.
Come spettò a Socrate il compito di affrontare la degenerazione filosofica della sofistica, così oggi spetta a noi cristiani il compito di difendere la ragione.

Lu. Fo.

 

 

 
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Pubblicato da su 22 marzo 2009 in Uncategorized

 

IL Libro della Natura

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 IL Libro della Natura è stato scritto da Dio con caratteri matematici e se noi siamo in grado di leggerlo è perché quello stesso Creatore ha modellato anche la nostra mente, rendendola così capace di intendere il linguaggio del Libro della Natura.

 Galileo Galilei

 
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Pubblicato da su 21 marzo 2009 in Uncategorized

 

MA PERCHE’ ODIANO TANTO LA CHIESA ?

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da- (Lo Straniero-Antonio Socci)

MA PERCHE’ ODIANO TANTO LA CHIESA ?  
Ecco il messaggio della Madonna (affidato a Mirjana) del 18 marzo 2009: “Cari figli ! Oggi vi invito a guardare in modo sincero e a lungo nei vostri cuori. Che cosa vedete in essi ? Dov’è in essi mio Figlio e il desiderio di seguirmi verso Lui ? Figli miei, questo tempo di rinuncia sia un tempo nel quale domandarvi: che cosa vuole Dio da me personalmente ? Che cosa devo fare ? Pregate, digiunate e abbiate il cuore pieno di misericordia.
Non dimenticate i vostri pastori. Pregate che non si perdano e che restino in mio Figlio, affinchè siano buoni pastori per il loro gregge”.
A questo punto la Madonna ha guardato tutti i presenti e ha continuato:
“Di nuovo vi dico: se sapeste quanto vi amo, piangereste di gioia. Grazie”

In queste straordinarie parole, semplici e luminose, c’è tutto. Il mondo che non conosce l’amore (e spesso vive di odio ideologico) detesta la Chiesa. Continuamente l’attacca. Ogni giorno uno stillicidio di polemiche assurde, soprattutto contro il Papa (talora, tristemente, con la collaborazione di qualche cattolico)

Qua sotto gli episodi più assurdi degli ultimi giorni. Con uno splendido articolo iniziale di Roberto Fontolan uscito sul Sussidiario.net

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PAPA/ Un articolo senza titolo

di Roberto Fontolan

giovedì 19 marzo 2009

Possiamo immaginarci la scena. Una redazione qualsiasi. Stanze ex fumose (ora è vietato). Giovanotti trafficano ai computer chiacchierando di quant’era bella la professione e quanto non lo sarà più. Facciamoci due passi fino al bar. Sussurri sulle prossime nomine in Rai che daranno il via alla classica (e sempre attuale) “rumba dei direttori” (un gioco che si svolge a porte chiuse e al quale accedono da sempre gli stessi sette-otto nomi, a proposito di caste).

La tv è accesa, su Sky o Rainews. Giornata media, noia media. Fino a che sui monitor compare un flash d’agenzia, il cui titolo, presumiamo, sarà: “Papa in Africa: no al preservativo”. Ehi, esclama il caposervizio addetto al controllo delle notizie, abbiamo un titolo, finalmente! Già, i titoli. Con il titolo si fa tutto. Si condanna una persona (stupratore, ladro, corrotto, pedofilo, in questo caso viene meglio se prete). Si esaurisce un mondo. Si distrugge un pensiero.

Generalmente parlando i titoli “funzionano” (si dice proprio così) quando sono negativi e devastanti. Ne sa qualcosa lo stesso Papa, da Ratisbona all’affaire lefebvriani si sarà accorto di quanto costa, di quanto pesa un titolo. Ormai pochissimi leggono gli articoli per intero o ascoltano tutto il telegiornale. Bastano i titoli “per far capire”. L’evento, l’uomo, la storia e la filosofia. In tre o quattro parole, una o due righe, ecco fatto. Non serve altro.

Se il giornalismo fosse un mondo onesto e leale li dovrebbe abolire. O obbligarsi a usare solo una parola. L’altro ieri, sulla notizia che ha svegliato il caposervizio di turno in un giorno medio avrebbe dovuto esserci la parola Africa, o Papa, o anche Aids, o persino Preservativo (piuttosto parziale, ma almeno oggettivo). E così sui giornali e telegiornali di ieri. Niente altro, né occhielli, né sommari. Una parola per segnalare e basta, non una mannaia per decapitare. Che bellezza, che liberazione, essere costretti a leggere tutto, ad ascoltare tutto. O a ignorare tutto. Però tutto.

Certo, si può truffare anche scrivendo diecimila caratteri, ma noi lettori-telespettatori-ascoltatori siamo disposti a rischiare. Vogliamo tutto, dateci tutto. Non più giochi di parole, non più buchi della serratura da dove guardare l’immensità del reale, non più tramezzi di cartone dai quali origliare la faticosa esistenza dei vicini, non più strizzatine d’occhio compiaciute e sadiche, non più letture condizionate pregiudicate guidate.

Parlando in aereo con i vaticanisti, Benedetto XVI ha risposto a cinque domande. Nell’ordine: la “solitudine” del Papa, la crisi economica, la prossima enciclica, il cristianesimo e le sette in Africa, la posizione della Chiesa rispetto all’Aids. Ed ecco cosa ha risposto (lo riprendiamo dal Vatican Information Service, attendibile perché ufficiale e letterale): «Penso che la realtà più efficiente, più presente sul fronte della lotta contro l’Aids sia proprio la Chiesa cattolica, con i suoi movimenti. […] Direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con slogan pubblicitari. Se non c’è l’anima, se gli africani non si aiutano, non si può risolvere il flagello con la distribuzione di profilattici: al contrario, il rischio è di aumentare il problema. La soluzione può trovarsi solo in un duplice impegno: il primo, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro, e secondo, una vera amicizia anche e soprattutto con le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, ad essere con i sofferenti».

C’è qualcuno che possa dire che il giudizio del Papa non sia vero? Che possa sostenere che si può risolvere il flagello dell’Aids solo con i profilattici? Che non sia necessaria una «umanizzazione della sessualità»? Non desideriamo tutti «un nuovo modo di comportarsi»? E l’amicizia con i sofferenti è forse sbagliata? Anche i più accaniti mangiapreti, se sono uomini, devono essere d’accordo.

Ma poi su queste parole è arrivato il titolo che le ha demolite prima e annichilite poi (come accade ormai per ogni titolo di ogni notizia). Ed è stato il solito teatrino di commenti e notazioni intelligenti, tipo “è la prima volta che il Papa usa la parola profilattico” o “si vorrebbe evitare di cadere nella trappola che quella parola mette sul sentiero di una delle rare occasioni che si hanno in Italia di parlare delle realtà e dei problemi dell’Africa”.

Già, si vorrebbe evitare, ma non si può. La trimurti del giornalismo “moderno”, vouyerismo-cinismo-giustizialismo, lo vieta. In fondo, che ce ne frega dell’Africa?

(PS. Come titolo per questo articolo propongo: “Questo articolo non dovrebbe avere un titolo”. Confido in voi, amici deI Sussidiario)

Da IlSussidiario.net, del 19 marzo

 
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Pubblicato da su 19 marzo 2009 in Uncategorized