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Archivio mensile:febbraio 2009

La rondine e la rosa

 

Rondine_sotto_il_tettoxLilianaBellux

"Perchè piangi, bella rosa?"
disse la rondine
alla rosa

Mi svegliai con il canto di una rondinella posatasi sulla ringhiera del mio balcone. Alzandomi in punta di piedi, mi avvicinai lentamente per sentire ed ammirare meglio quel suo canto così melodioso, oserei dire, quasi angelico.
Vidi che la rondine era volta verso una candida rosa rossa già sbocciata.

Image

La rondine  restò per un po’ ferma lì ad ammirare i potali così apparentemente vellutati.
Ma poi si accorse che in mezzo a questi petali, una lacrimosa lucente come un cristallo trasparente scendeva giù lungo il suo stelo spinoso.

“Perché piangi, bella rosa?” chiese la rondine.
“Piango per un amore perduto e per il vuoto che ormai ho dentro radicato, nel mio dentro più profondo”, rispose la rosa, rattristata.
“Tu sei libera", aggiunse la rosa, "…e puoi volare libera nel cielo, invece io sono condannata quì con il cuore ormai in mille pezzi, fino al resto  dei miei giorni”.
“Mia cara e triste rosa", rispose la rondine, "…vorrei tanto colmare quel vuoto che hai dentro di te; so di non poterlo fare, ma c’è qualcuno che può farlo, e quel qualcuno è Dio, il Dio di tutti e di tutto, l’amore universale”.
"Si, si…" interruppe la rosa ancora più triste, ”So di questo tuo Dio, ma io non ho mai avuto né la fede e tanto meno la voglia di credere e di sperare; Ormai sono giunta al calar del sole, ma tu mia cara rondine, non fare mai come me; tu che hai la fede e la speranza, fa che il tuo Dio e il tuo amore, restino sempre dentro di te e vola, vola lontano verso l’ignoto, vola in alto su nel cielo, fino a sfiorare quel Dio e quell’amore di cui parli, vola mia cara rondine”.
“No, non voglio abbandonarti, lascia che io ti faccia compagnia”, supplicò la rondine.
“No, mia cara rondine", rispose la rosa,
"…vai e porta con te l’amore, la gioia e la speranza; tienili stretti stretti dentro il tuo cuore, dagli il posto migliore, vai, vola via da me spirito libero”.

E la rondine volò via con la tristezza nel cuore a causa della triste rosa ma, con la gioia dell’ immensa luce, amore, speranza di quel Dio così grande  e amorevole, che ci ha donato la vita e per questo suo immenso e profondo amore, da arrivare a tal punto da sacrificarsi per tutto quello che ha vita.
E così la rondine scomparve portando una preghiera con sé, nell’immenso splendore del cielo.

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Pubblicato da su 25 febbraio 2009 in Uncategorized

 

TUTTI NOI POSSIAMO FARE LA DIFFERENZA.

untitledRicordati che TU fai la differenza.
Non cercare mai mezzi termini: non ce ne sono.
Leggi in ogni caso. La mia domanda è:
tu avresti fatto la stessa scelta che ho fatto io?

Ad una cena di beneficenza per una scuola che cura bambini con problemi di apprendimento, il padre di uno degli studenti fece un discorso che non sarebbe mai più stato dimenticato da nessuno dei presenti.
Dopo aver lodato la scuola ed il suo eccellente staff, egli pose una domanda:
‘Quando non viene raggiunta da interferenze esterne, la natura fa il suo lavoro con perfezione. Purtroppo mio figlio Shay non può imparare le cose nel modo in cui lo fanno gli altri bambini. Non può comprendere profondamente le cose come gli altri. Dov’è il naturale ordine delle cose quando si tratta di mio figlio?’
Il pubblico alla domanda si fece silenzioso.
Il padre continuò: ‘Penso che quando viene al mondo un bambino come Shay, handicappato fisicamente e mentalmente, si presenta la grande opportunità di realizzare la natura umana e avviene nel modo in cui le altre persone trattano quel bambino.’
A quell punto cominciò a narrare una storia:
Shay e suo padre passeggiavano nei pressi di un parco dove Shay sapeva che c’erano bambini che giocavano a baseball.
Shay chiese: ‘Pensi che quei ragazzi mi faranno giocare?’
Il padre di Shay sapeva che la maggior parte di loro non avrebbe voluto in
squadra un giocatore come Shay, ma sapeva anche che se gli fosse stato permesso di giocare, questo avrebbe dato a suo figlio la speranza di poter essere accettato dagli altri a discapito del suo handicap, cosa di cui Shay aveva immensamente bisogno.
Il padre si Shay si avvicinò ad uno dei ragazzi sul campo e chiese (non
aspettandosi molto) se suo figlio potesse giocare.
Il ragazzo si guardò intorno in cerca di consenso e disse:
‘Stiamo perdendo di sei punti e il gioco è all’ottavo inning. Penso che
possa entrare nella squadra: lo faremo entrare nel nono.
Shay entrò nella panchina della squadra e con un sorriso enorme, si mise su la maglia del team.
Il padre guardò la scena con le lacrime agli occhi e con un senso di calore
nel petto.
I ragazzi videro la gioia del padre all’idea che il figlio fosse accettato
dagli altri.
Alla fine dell’ottavo inning, la squadra di Shay prese alcuni punti ma era
sempre indietro di tre punti.
All’inizio del nono inning Shay indossò il guanto ed entrò in campo.
Anche se nessun tiro arrivò nella sua direzione, lui era in estasi solo all’idea di giocare in un campo da baseball e con un enorme sorriso che
andava da orecchio ad orecchio salutava suo padre sugli spalti.
Alla fine del nono inning la squadra di Shay segnò un nuovo punto: ora, con
due out e le basi cariche si poteva anche pensare di vincere e Shay era
incaricato di essere il prossimo alla battuta.
A questo punto, avrebbero lasciato battere Shay anche se significava
perdere la partita?
Incredibilmente lo lasciarono battere.
Tutti sapevano che era una cosa impossibile per Shay che non sapeva nemmeno tenere in mano la mazza, tantomeno colpire una palla.
In ogni caso, come Shay si mise alla battuta, il lanciatore, capendo che la
squadra stava rinunciando alla vittoria in cambio di quel magico momento
per Shay, si avvicinò di qualche passo e tirò la palla così piano e mirando
perché Shay potesse prenderla con la mazza.
Il primo tirò arrivò a destinazione e Shay dondolò goffamente mancando la palla.
Di nuovo il tiratore si avvicinò di qualche passo per tirare dolcemente la
palla a Shay.
Come il tiro lo raggiunse Shay dondolò e questa volta colpì la palla che
ritornò lentamente verso il tiratore.
Ma il gioco non era ancora finito.
A quel punto il battitore andò a raccogliere la palla: avrebbe potuto darla all’ uomo in prima base e Shay sarebbe stato eliminato e la partita sarebbe finita.
Invece…
Il tiratore lancio la palla di molto oltre l’uomo in prima base e in modo
che nessun altro della squadra potesse raccoglierla.

Tutti dagli spalti e tutti i componenti delle due squadre incominciarono a
gridare: ‘Shay corri in prima base! Corri in prima base!’
Mai Shay in tutta la sua vita aveva corso così lontano, ma lo fece e così
raggiunse la prima base.
Raggiunse la prima base con occhi spalancati dall’emozione.
A quell punto tutti urlarono:’ Corri fino alla seconda base!’
Prendendo fiato Shay corse fino alla seconda trafelato.
Nel momento in cui Shay arrivò alla seconda base la squadra avversaria
aveva ormai recuperato la palla..
Il ragazzo più piccolo di età che aveva ripreso la palla quindi sapeva di
poter vincere e diventare l’eroe della partita, avrebbe potuto tirare la
palla all’uomo in seconda base ma fece come il tiratore prima di lui, la
lanciò intenzionalmente molto oltre l’uomo in terza base e in modo che nessun altro della squadra potesse raccoglierla.
Tutti urlavano: ‘Bravo Shay, vai così! Ora corri!’
Shay raggiunse la terza base perché un ragazzo del team avversario lo
raggiunse e lo aiutò girandolo nella direzione giusta.
Nel momento in cui Shay raggiunse la terza base tutti urlavano di gioia.
A quel punto tutti gridarono:’ Corri in prima, torna in base!!!!’
E così fece: da solo tornò in prima base, dove tutti lo sollevarono in aria
e ne fecero l’eroe della partita.
‘Quel giorno’ disse il padre piangendo ‘i ragazzi di entrambe le squadre
hanno aiutato a portare in questo mondo un grande dono di vero amore ed
umanità’.
Shay non è vissuto fino all’estate successiva.
E’ morto l’inverno dopo ma non si è mai più dimenticato di essere l’eroe
della partita e di aver reso orgoglioso e felice suo padre..
non dimenticò mai l’abbraccio di sua madre quando tornato a casa e le
raccontò di aver giocato e vinto.

ED ORA UNA PICCOLA NOTA AL FONDO DI QUESTA STORIA:

In internet ci scambiamo un sacco di giochi e mail scherzose senza che queste ci facciano riflettere, ma quando si tratta di diffondere mail sulle scelte della vita noi esitiamo.

Il crudo, il volgare e l’osceno passano liberamente nel cyber spazio, ma
le discussioni pubbliche sulla decenza sono troppo spesso soppresse nella nostre scuole e nei luoghi di lavoro.
Se stai pensando di forwardare questo messaggio, c’è probabilità che
sfoglierai i tuoi contatti di rubrica scegliendo le persone ‘appropriate’ o
‘inappropriate’ a ricevere questo messaggio.
Bene: la persona che ti ha mandato questa e-mail pensa che
TUTTI NOI POSSIAMO FARE LA DIFFERENZA.

Tutti noi abbiamo migliaia di opportunità, ogni giorno, di aiutare il ‘naturale corso delle cose’ a realizzarsi.
Ogni interazione tra persone, anche la più inaspettata, ci offre una
opportunità:
passiamo una calda scintilla di amore e umanità o rinunciamo a questa
opportunità e lasciamo il mondo un po’ più freddo?
Un uomo saggio una volta disse che ogni società è giudicata in base a come
tratta soprattutto i meno fortunati.
Ora tu hai 2 scelte:
1.cancellare
2.inoltrare
Possa questo giorno essere un giorno luminoso.

 
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Pubblicato da su 23 febbraio 2009 in Uncategorized

 

La preghiera delle cinque dita

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Il pollice è il dito più vicino a noi.

Iniziamo a pregare per quelli che ci sono più vicini.

Sono i più facili da ricordare.

Pregare per coloro che amiamo è molto bello.

 

L’indice è il dito che puntiamo.

Preghiamo per coloro che insegnano,

che guidano, che guariscono:

insegnanti, medici, religiosi.

Hanno bisogno di sostegno e saggezza

per guidare gli altri sulla via giusta.

 

Il medio è il dito più lungo.

Ci ricorda i nostri responsabili.

Preghiamo per i responsabili del nostro paese,

coloro che si occupano di noi nella vita quotidiana,

i responsabili delle nostre comunità.

Sono coloro che ci guidano,

hanno bisogno di essere guidati da Dio.

 

L’anulare è il dito dell’alleanza,

e allo stesso tempo il più debole,

come potrebbe dimostrarci un insegnante di piano.

Per questo preghiamo per i deboli, i sofferenti,

per coloro che vivono nella miseria.

Hanno bisogno delle nostre preghiere giorno e notte.

 

Il mignolo è il dito più piccolo,

occorre farsi piccoli nella relazione con Dio.

Questo dito ci ricorda di pregare per noi stessi.

 Dopo aver pregato per tutti gli altri,

è venuto il gran momento di pregare per noi stessi con tutto il cuore.

 

 

 
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Pubblicato da su 22 febbraio 2009 in Uncategorized

 

Storia di Rachele

crocefissoRachele piange i suoi figli
 
Avevo quattro figli e coltivavo, con mio marito Pepe, i nostri campi a mais e fagioli” ha raccontato Rachele, una donna delle montagne boliviane, invitata a fare la sua testimonianza ad un Convegno internazionale su “Droghe e Sud del mondo”.
“A causa del cattivo raccolto, determinato da semi transenici, che una multinazionale aveva dato a lui e ad altri contadini per sperimentare le rese, e a causa dell’impossibilità di restituire i prestiti che gli avevano fatto gli anni precedenti, mio marito si suicidò.
Io, che non avevo diritto ad ereditare il campo, andai bracciante da mio cognato cui spettò il terreno.
Nel primo anno di vedovanza il mio figlio più piccolo, che aveva solo pochi mesi, morì di diarrea. Qualche mese dopo morì la mia figlia maggiore, e non si è mai capito di quale malattia, oppure se di sfinimento, dato che lavorava con me nei campi e aveva solo otto anni. Fu poi la volta del mio secondogenito che prese il morbillo e non aveva nessuna difesa immunitaria, almeno così dissero al dispensario.
Quell’anno si presentò compare Paco che tutti conoscevamo bene per la sua ricchezza fatta commerciando coca,
Mi offrì di andare in montagna a coltivare coca, mi avrebbe regalato lui un campo, e così mio figlio superstite ed io avremmo potuto sopravvivere.
Lo guardai dritto negli occhi e gli dissi un secco no”
 
Nella sala delle conferenze, che si svolgeva in una città del Nord del mondo, e dove le parole di Rachele erano state ascoltate in un silenzio assoluto, una signora, visibilmente sconvolta, si alzò e quasi urlò: “Ma che madre sei? Perché non ci sei andata?”
 
Rachele, senza neanche avere la forza di sollevare lo sguardo, continuando a contorcere il manico della sua borsa di pezza, rispose semplicemente:
“Perché sarebbe morto tuo figlio”
(cf. Ger 31,15)
 
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Pubblicato da su 21 febbraio 2009 in Uncategorized

 

Sono felice…

Non so che dire!!!

sono felice, in questi giorni da parte di un’amica splinder…

http:// sharabby.splinder.com

o ricevuto dei premi che ora elencherò così come mi sono stati assegnati…

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Si tratta di un premio dato per l’impegno a trasmettere valori

culturali etici letterali umani e personali.

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Il Premio Brillante WEBMWS

Per i blog che risaltano nella loro brillantezza

sia nei temi che nel design...

E per finire…

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A chi DI RIDERE ne ha bisogno…

A chi vive un sogno…

A chi di sogni non ne ha e merita felicita’.

Che dire di più…

non so se merito tutto questo…

anche perchè non sono tanto brava con il computer,

come lo è invece…

( sharabby)

Che invito tutti voi a visitare il suo stupendo blog…

per tanto… ora la ringrazio di cuore,

per tutto…

con grande affetto.

( larosadigerico )

 
1 Commento

Pubblicato da su 17 febbraio 2009 in Uncategorized

 

S. Valentino

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” Più si ama, meno si osserva dall’alto; più si ama, meno si giudica; più si ama, più si perdona; più si ama, più si ascolta e meno si parla; più si ama, più si diventa roccia, appoggio, sicurezza per l’altro; più si ama, più si è veri! “

 (S. Agostino).

 

 

 

Dedicata a mio Marito che mi sopporta tanto…

Ti voglio bene…

 
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Pubblicato da su 14 febbraio 2009 in Uncategorized

 

L'amore e il timore

rose

IL TIMORE RIVERENZIALE NELLA PREGHIERA

L’amore e il timore non si oppongono; l’amore genera il timore, il quale custodisce e sviluppa l’amore. Chi ama ha paura. Ha paura di perdere ciò che ama; ha paura di dispiacergli, di vederlo allontanarsi, o raffreddarsi a suo riguardo. Il timore misura l’amore che, a sua volta, è misura del timore. Essi si bilanciano reciprocamente e producono l’equilibrio armonioso dei nostri rapporti con la maestà infinita che è tenerezza senza limiti. Noi ci sentiamo piccoli e indegni davanti alla grandezza che si offre; noi dimentichiamo l’eccellenza delle perfezioni, che ci inabisserebbero per lo spavento, davanti alla tenera bontà che accarezza e apre le braccia; noi siamo preservati dalla noncuranza e dall’irriverenza grazie alla grandezza, e siamo fiduciosi e attratti grazie alla bontà. E la nostra preghiera trova, sotto la direzione dello Spirito Santo, quasi naturalmente il giusto centro tra il terrore e la presunzione.

L’irriverenza nella preghiera è infinitamente frequente. E’ essa a paralizzare la maggior parte delle anime; essa è la piaga dei rapporti tra Dio e i suoi figliuoli. L’idea di " padre " viene falsata. Un padre è diventato un " compagno ", un amico, un confidente che si tratta da pari a pari. Un padre è tutt’altra cosa. Colui dal quale si riceve tutto, al quale non si dona se non ciò che egli stesso dona. Davanti a lui il figliuolo resta e deve restare colui che procede da Lui; il padre è il Principio, l’autore, senza il quale il figliuolo non è che nulla e non può nulla; questi non può agire che per lui, dipendendone in tutto e sempre, e dunque vivendo nei confronti del padre in una sottomissione totale e continua. L’amore non cambia nulla a tutto ciò. Colora di tenerezza confidente la sottomissione, ma non la sopprime né la diminuisce.

Oh, come gli angeli comprendono tutto ciò… e le anime veramente sante! Per loro, Dio resta Dio. Circondano il suo trono; una forza irresistibile li lega a Lui, li attira, li trattiene; li precipiterebbe, per inabissarvisi, nel focolare d’amore che è il suo Essere; strappa loro inni di lode, di adorazione ardente; ma la stessa forza li fa prostrare davanti a Lui, vela loro la faccia e dona a tutto il loro essere un fremito che non è mai di terrore e che resta sempre un sovrano rispetto.

Per il suo figliuolo della terra, Dio è per di più un giudice, un padre offeso. L’anima che prega non può dimenticarlo. Il divino Volto è Verità e Vita; essa se ne è distolta e gli ha preferito la menzogna e la morte. Dio l’ha ripresa con Sé; ha cancellato queste macchie, ma restano in essa delle tendenze e delle possibilità di ricaduta che le ricordano ciò che ha fatto e può ritornare a fare. La fisionomia divina ne reca l’impronta. Dei dolori vi appaiono impressi, prezzo delle colpe dell’anima e ricordo degli insegnamenti compiuti dall’Amore sui passi dei suoi traviamenti. L’amore ha dovuto farsi, per lei, Misericordia, cuore che si china verso la miseria per sollevarla. L’anima ha rifiutato quelle braccia che si aprono. Ma qualunque sia la forma con cui se Lo rappresenta, Egli resta sempre l’Essere più misconosciuto e più respinto che sia mai esistito. Quando si prega, bisogna essere dinanzi a Lui, al suo livello; bisogna comprendere questa sofferenza così come si scorge la sua grandezza, così come ci si rappresenta la sua tenerezza.

Bisogna anche tener presente che questa sofferenza, questa grandezza e questa tenerezza un giorno ci giudicheranno. Noi saremo posti sulla bilancia come contrappeso di esse, e se saremo più sotto del piatto che esse sollevano o se saremo trovati troppo leggeri, Dio ci dirà: " Allontanatevi da me, andate altrove, andate con coloro che hanno rifiutato la mia compagnia ".

Di A. Guillerand, monaco certosino

 
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Pubblicato da su 13 febbraio 2009 in Uncategorized