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Archivio mensile:gennaio 2009

Don Bosco chiamava il Rosario:

Rinunzierei a tutto ma non al rosario

 

Don Bosco chiamava il Rosario «la bancarotta del diavolo». Diceva: L’opera salesiana riposa sulla corona: da questa pratica nessuno può dispensarsi. Su questa recitazione quotidiana l’opera è fondata. 

 

 

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Nel segreto della comunione fraterna Dio opererà i suoi prodigi per le mani di Maria.

 

Noi ci uniamo all’intercessore  di Don Bosco per la recita della Corona,

la preghiera dei poveri e dei semplici,

un filo invisibile che ci mette in contato con il Cielo e con la Terra

Silenziosi Oranti Solidali.

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Pubblicato da su 31 gennaio 2009 in Uncategorized

 

Le persone che sanno amare

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Le persone che sanno amare
sono quelli che rendono bello il mondo;
le persone più importanti della terra
sono le persone profondamente buone.
Perché solo loro sanno dare alla gente
quello di cui ha più bisogno: la bontà.
Chi porta bontà comunica pace,
sicurezza, forza, perché comunica Dio.

Abbiamo bisogno di tante cose:
di salute, di pane, di lavoro,
di tranquillità e di pace,
ma più di tutto di bontà.

Abbiamo bisogno di gente che insegni ad amare.
    Amare è calarsi nei problemi degli altri,
è sacrificare il proprio tempo
è aiutare le persone fino in fondo,
come sa fare Dio con ciascuno di noi.
Amare è comprendere.
Amare è perdonare, è cambiare il male con il bene.
Amare è dare affetto,
attenzione e forza a chi non l’ha.
Amare è dare, senza attendere il ricambio.

 
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Pubblicato da su 27 gennaio 2009 in Uncategorized

 

Vetri colorati

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La storiella dei vetri colorati
di Bruno Ferrero



Uscirono dalla vetreria lo stesso giorno. Gli operai le trattarono con attenzione e cautela. Le impilarono tra morbidi panni e poi le riposero in una cassa immerse in soffici materiali antiurto.
Erano dieci lastre di vetro colorato. Lastre blu, azzurro, verde, arancione, giallo rosso, viola.
«Avete visto come ci trattano?», esclamò fieramente una lastra blu.
«Siamo certamente tra le cose più preziose dell’universo», le fece eco una lastra gialla.
«I migliori tra i migliori, però siamo noi!», gridarono all’unisono quelle rosse. «Siamo il colore del sangue, della vita, della lotta!».
«I rossi si credono sempre speciali», brontolarono le lastre verdi.
«Sono solo dei palloni gonfiati», aggiunsero tutti i toni dell’azzurro.
La cassa fu chiusa, sollevata, caricata su qualcosa di veloce e puzzolente. Le lastre, timorose e sorprese, tacquero per un po’.
Il viaggio fu lungo, ma alla fine la cassa tornò a essere posata sulla salda terra e aperta.

Nel grande stanzone
«Finalmente, un po’ d’aria!», esclamarono insieme le lastre di vetro. Si trovavano in un grande stanzone, formicolante di operai indaffarati. Uno di essi afferrò la prima lastra, quella blu, tracciò sulla sua superficie degli strani ghirigori.
«Ehi, smettila di farmi il solletico!», strillò la lastra. Il blu è tremendamente suscettibile.
Ma l’uomo impugnò uno strumento affilato e cominciò a tagliare la lastra in frammenti di varie dimensioni.
«No! Non rompermi!», gridava disperata la lastra blu. Le altre lastre inorridirono e cominciarono a lagnarsi e a piangere: «Qui ci fanno a pezzi!».
«Facciamo sciopero!», gridarono le lastre rosse.
Ma non servì a niente. Una dopo l’altra furono fatte a pezzi. Solo la lastra viola, facendo finta di niente, riuscì a nascondersi dietro a un armadio.
Gli operai raccolsero i pezzi di vetro e li disposero attentamente su un grande tavolo. Un pezzo rosso e uno giallo si trovarono a contatto e cominciarono a litigare.
«Non voglio stare vicino a questo qui!», protestavano contemporaneamente.
Gli azzurri  contestavano i verdi: «State lontani, profeti di sventura!».
Ma i solerti operai non avevano finito e tra frammento e frammento fecero scorrere una lama ardente di piombo fuso che saldò in modo indissolubile un pezzo di vetro all’altro.
Questa volta i pezzi di vetro colorato non ebbero neanche la forza di protestare. Si rassegnarono. Il loro destino era segnato per sempre.

Insieme, in attesa della luce
Seguirono altri trasferimenti, altre sistemazioni. Si trovarono in una specie di cantina buia, sotto una grande volta.
«Qui siamo tutti uguali: grigi e squallidi. Così va la vita», filosofeggiò un giallo. Giocarono un po’ agli indovinelli per passare il tempo, ma si annoiavano e si addormentarono.
Poi arrivò la luce.
Furono svegliati da una sfilza di «Ooooh!». Meravigliati, videro davanti a loro una folla che si accalcava con il naso all’insù. Gli occhi della gente erano sgranati per lo stupore.
E nei loro occhi si rispecchiarono e poterono vedersi per la prima volta. Ammutolirono per la sorpresa: erano diventati una sbalorditiva vetrata multicolore che rappresentava una splendida Madonna con il Bambino Gesù in braccio. La luce del sole, che li aveva inondati, faceva risaltare ogni colore in tutta la sua intensità.
«Gente, ma siamo una bomba!», gridarono i rossi.
«Tutti insieme, effettivamente, facciamo un certo effetto», replicarono gli azzurri.
«Puoi ben dirlo, fratello», esclamò un giallo. Non aveva mai chiamato «fratello» nessuno.
Finalmente i pezzi di vetro, nel loro piccolo colorato cuore erano felici e appagati. Insieme, avevano capito il motivo per cui erano stati creati.
E la lastra viola? La trovarono alcuni mesi dopo, dietro l’armadio. Era coperta di polvere e non sapendo che farsene, la buttarono nella discarica.

La storia racconta la difficoltà di «fare gruppo». Ognuno dei componenti di un gruppo, soprattutto se si raduna per la prima volta, è dotato di carattere, temperamento, situazione familiare, «colore», diversi. Bisogna accettare di essere «spezzati», cioè rinunciare all’egoismo e all’egocentrismo, far scorrere del piombo fuso, cioè la capacità di accettazione e di collaborazione, infine essere illuminati dalla luce che proviene dall’alto, cioè avere un ideale, una finalità.

 

 

 
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Pubblicato da su 26 gennaio 2009 in Uncategorized

 

Dedicato a mia figlia

Oggi la mia piccola Maria Letizia compie 8 anni,

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Pubblicato da su 24 gennaio 2009 in Uncategorized

 

Racconti Mariani

                                     

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                                           Una corona

 

In Francia. Il tempo della persecuzione contro gli Ebrei. Una giovane Ebrea che amava teneramente la Madonna, abbraccia la religione cattolica. Praticava in modo tutto speciale la devozione del Rosario. Un giorno pregò la sua mamma di tenere sempre nella sua borsa una corona. La mamma anche se non troppo volentieri, acconsentì a questo desiderio. La persecuzione diventava sempre più violenta. La giovane e la sua figlia cambiarono nome e andarono altrove. Improvvisamente due membri della Gestapo vennero alla loro casa per compiere una perquisizione. Uno di essi apre un armadio prende la borsa della signora, la apre e vi trova la corona, la prende in mano la guarda e dice non senza stupore: "Abbiamo sbagliato. Certamente non è questa  la casa" e se ne andarono.

 

 
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Pubblicato da su 23 gennaio 2009 in Uncategorized

 

I doni di Dio

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Un giorno, Dio decise di aprire
anche Lui un negozio sulla Terra.
Chiamò l’Angelo più bello e più gentile e gli disse:

“Tu sarai il mio commesso.

Ti metterai dietro il banco e venderai i Miei Prodotti”.
Non appena si sparse la notizia dell’apertura
del “Negozio di Dio”, tutti corsero per gli acquisti.

Che cosa vendi, Angelo bello?”domandò il primo arrivato.
“Ogni ben di Dio!”.
“E fai pagare caro?”.
“Oh, no! I Doni di Dio sono tutti gratuiti”.
Il cliente, stupefatto, non sapeva darsi una spiegazione.
Contemplava, meravigliato, il grande scaffale con “anfore d’amore”, “pacchi di speranza”, “scatole di pace”, “flaconi di gioia”…

Si fece coraggio e, poiché aveva un immenso bisogno di tutta quella mercanzia, disse all’Angelo:
“Dammi un po’ di ‘Perdono’ – un po’ ‘d’Amor di Dio’ – un ‘cartoccio di Felicità’ – un ‘vasetto di pazienza’ – ‘una mestola di Umorismo’ – ‘un barile di Coraggio e Speranza’ quanto basta!”.

L’Angelo, gentile, si mette immediatamente a preparare tutta quella merce.
Dopo un po’, ritorna al bancone con un pacco piccolissimo, grande quanto un cuore umano.
Il cliente non può fare a meno di esclamare:

“Possibile? Tutto qui?”.
L’Angelo, con voce solenne, gli spiega:
Eh, sì, mio caro: nella Bottega di Dio non si vendono ‘frutti maturi’, bensì soltanto piccoli semi da coltivare!”.

Pino PELLEGRINO

MORALE:

I Doni di Dio ci vengono dati gratuitamente.
Sono come i “semi” che, per poterli accogliere, apprezzarli, farli conoscere e condividerli con tutti, hanno bisogno di “terreno fertile”, affinché, coltivati con diligenza, possano dare frutti abbondanti a sé stessi e agli altri.

 
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Pubblicato da su 21 gennaio 2009 in Uncategorized

 

La Chiesa, bellezza dell'unità

 

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Testimoni della bellezza: La Chiesa, bellezza dell’unità
 

di Rebecca Nazzaro

«Che stupendo mistero! Vi è un solo Padre dell’universo, un solo Logos dell’universo e anche un solo Spirito Santo, ovunque identico; vi è anche una sola vergine divenuta madre, e io amo chiamarla Chiesa!» (Clemente d’Alessandria, Paedagogus, 1, 6).

Riflettiamo insieme su questo mistero d’amore: la Chiesa a imitazione della Madre del suo Signore, conserva integra la fede, solida la speranza, sincera la carità; conserva la bellezza dell’unità! La bellezza della Chiesa è la sua unità nella grande diversità che proviene sia dalla varietà dei doni di Dio sia dalla molteplicità delle persone che li ricevono. Unità nella diversità dei popoli e delle culture.

Riflettere su questo mistero d’amore, impegna la comunità dei cristiani a farsi essa stessa dono, servizio e viva testimonianza. Per questo, l’amore è il segno sotto cui deve compiersi il destino della comunità dei fedeli, affinché essa possa riconfermarsi, sempre di nuovo, come "ecclesia".

La Chiesa è soprattutto un’assemblea, un raduno, una congregatio, che lavora a vincere le spinte alla disgregazione e alla sfiducia che spesso abitano l’uomo: essa è vera comunione non solo con il Padre ma anche dei fedeli tra di loro; un vincolo di unità fraterna che però non vive ripiegato sulla sola dimensione terrena ma rivolto verso le vertiginose altezze dell’Assoluto.

La Chiesa è, infatti, il luogo, attraverso il quale ciascun uomo ritrova l’accesso al Padre, entra in un orizzonte nuovo che è quello dell’Eterno e apprende la possibilità di approssimarsi al Mistero. Il senso della vocazione missionaria della Chiesa è infatti quello di far riflettere l’uomo sul senso della sua incompiutezza e ricordargli che Dio è amore, e bontà in tutte le sue fibre.

La Chiesa, per questo, vive dell’Eucaristia, della sua efficacia unificante, poiché è proprio attraverso lo stupore eucaristico che si compie la promessa: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20 Allo stesso modo, attingendo, di nuovo, alla sorgente limpida della Chiesa primigenia, troviamo l’immagine che meglio restituisce i modi autentici di vivere la bellezza della comunione ecclesiale: «Avevano un cuore e un’anima sola» (Atti degli apostoli 4, 32).

 
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Pubblicato da su 20 gennaio 2009 in Uncategorized