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Archivio mensile:ottobre 2008

RISPONDIAMO AD HALLOWEEN

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RISPONDIAMO AD HALLOWEEN CON LA

 PREGHIERA: LOTTIAMO

CONTRO QUESTA BRUTTA TRADIZIONE.

 Accogliamo l’invito che ha fatto Padre Gabriele Amorth  

 a tutte le Diocesi a tutte le Parrocchie e a tutti i Cristiani di:

– celebrare la Santa Messa per offrire al Signore attraverso

 l’Eucaristia una riparazione a questa "orrenda" festa, e di accostarsi

 tutti a prendere  l’Eucaristia;

– recitare il S. Rosario, meglio se in famiglia, in parrocchia, anche

 attraverso  l’ascolto di Radio Maria ( per gli orari della recita  del 

 S. Rosario vai su  http://www.radiomaria.it). Se proprio siete impossibilitati,

 recitatelo da soli;

– Alla fine della Santa Messa recitare la Coroncina della

 Divina Misericordia per chiedere perdono al Signore.

 
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Pubblicato da su 30 ottobre 2008 in Uncategorized

 

La leggenda della quercia e il diavolo

Quercia

Un giorno il diavolo volle andare da Dio a chiederle una cosa.

Fattosi coraggio gli rivolse la domanda: “tu o Signore sei padrone di tutto l’universo,

mentre io povero diavolo, non posseggo nulla in questo mondo…

Ti prego pertanto di concedermi la potestà su una minima parte del creato.”

E  Dio gli chiese : “ cosa desidereresti avere” e il diavolo: “ il potere sui boschi e le foreste!”

E  Dio decretò: “così avvenga. Il potere su boschi e foreste ti appartenga quando questi d’inverno  quando saranno senza foglie. Tornerà a me, invece, nelle altre stagioni,

quando gli alberi saranno coperti di foglie.”

Saputa la notizia dell’avvenuto patto, tutti gli alberi del bosco cominciarono

 a preoccuparsi  finchè  l’inquietudine si trasformò in agitazione.

Il carpino, il tiglio, il platano, il faggio, l’olmo si chiedevano avviliti:

“ Cosa possiamo fare? A noi le foglie cadono proprio in autunno, e noi non vogliamo

appartenere  al diavolo, neanche per una sola stagione.”

Finchè al faggio venne l’idea di consultare l’albero più saggio dei saggi,  la quercia.

 La quercia quando sentì la storia del patto  riflettè molto, e alla fine disse:

“ Faremo così, cari amici… io tenterò di trattenere sui rami le foglie secche, finchè

a voi non saranno spuntate le nuove! In tal modo il demonio non potrà avere

il dominio su nessuno di noi.” Così avvenne e il diavolo rimase beffato.

 

Da allora la quercia trattiene il fogliame secco per tutto l’inverno, finchè in primavera spuntano le prime foglie verdi.

LA QUERCIA D

Dovremmo fare tutti come la saggia quercia, non permettere che il demonio prenda uno dei nostri  cari amici,  basterebbe cosi poco: Preghiamo per loro.

 

 

 

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Preghiera per gli amici

 

Signore, tu ci hai comandato di amare tutti gli uomini in te e per te: per tutti imploro la tua clemenza. Ci sono però molti per i quali tu hai impresso nel mio cuore un affetto più intimo e familiare: a loro voglio bene con più ardore, per loro voglio pregare con più intensità.

Abbracciali nel tuo amore, tu che sei la fonte dell’amore, tu che mi comandi di amarli e insieme me ne dai la capacità. Se la mia preghiera non vale ad ottenere per loro dei vantaggi perché ti è offerta da un peccatore, valga almeno perché nasce in risposta ad un tuo comando.

Per te, dunque, che sei l’autore e la fonte dell’amore, per te, e non per me, continua ad amarli, e fa’ che essi pure ti amino con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l’anima, così che possano volere, dire e fare solo quanto piace a te e giova al loro bene.

La mia preghiera è troppo tiepida, poiché debole è la fiamma del mio amore, ma tu, che sei ricco di misericordia, non misurare i doni che ti chiedo per gli amici sul torpore delle mie invocazioni, ma come la tua benignità supera ogni amore umano, così la tua risposta trascenda lo scarso fervore della mia supplica.

Fa’ per loro e con loro, Signore, quanto li aiuta a procedere nel cammino che hai tracciato per loro, così che siano sempre e ovunque guidati e protetti da te, fino a che raggiungano la sicurezza gloriosa del cielo.

S.Anselmo

 

Dedico questa preghiera a tutti i miei amici, quelli che conosco personalmente e quelli che vengono a trovarmi nel mio blog…Grazie Signore Gesù tu proteggili sempre.

 
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Pubblicato da su 28 ottobre 2008 in Uncategorized

 

L'amicizia

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Pubblicato da su 27 ottobre 2008 in Uncategorized

 

INNO ALLA VITA

Riporto questo " INNO ALLA VITA" che mi a dedicato la mia amica…

 

 

Madre Teresa di Calcutta

INNO ALLA VITA

La vita è un’opportunità, coglila.
La vita è bellezza, ammirala.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne una realtà.
La vita è una sfida, affrontale.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, conservala.
La vita è una ricchezza, conservala.
La vita è amore, godine.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.
La vita è tristezza, superala.
La vita è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, vivila.
La vita è una gioia, gustala.
La vita è una croce, abbracciala.
La vita è un’avventura, rischiala.
La vita è pace, costruiscila.
La vita è felicità, meritala.
La vita è vita, difendila.
(Madre Teresa di Calcutta)

 

 
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Pubblicato da su 25 ottobre 2008 in Uncategorized

 

" OGGI IL TUO SORRISO"

 

 

tratto da: "Quando il Maestro parla al cuore"

Partecipa alla gioia del cielo e alla gioia del tuo Signore. Nulla ti impedisca di nutrirti di essa. Dimenticati e pensa alla gioia degni altri, sia sulla terra sia in cielo.

Non è necessario essere ricco o in buona salute per essere felice la gioia è un dono del mio Cuore che Io concedo a tutti coloro che si aprono alla vita degli altri; infatti la gioia egoistica non dura. solo la gioia del dono è durevole. questo caratterizza la gioia dei beati.

Donare la gioia: sia questo il segreto della tua felicità, anche  nelle cose più ordinarie.

Chiedimi spesso il buon umore, la vivacità e, perché no? L’allegria franca e sorridente.

Nella tua preghiera, se anche trascorressi il tempo a guardarmi senza parlare e a sorridermi, non sarebbe perduto. Ti voglio gioioso nel mio servizio, gioioso quando preghi, gioioso quando lavori, gioioso quando ricevi, gioioso perfino quando soffri. Sii gioioso comunicando la mia gioia. 

GRAZIE SIGNORE per la gioia che sai  darmi nel cuore quando ti penso…

 

Oggi mi è accaduta una cosa davvero bella…nonostante in questi  ultimi giorni ero d’avvero a terra, oggi nel cuore sentivo una gioia come un sorriso nel mio profondo…cosi pensai di mettere questo piccolo brano citato qui sopra "Quando il Maestro parla al cuore". Poi come al solito, cercai una immagine in rete che mi rapresentase Gesù sorridente. E trovai questa immagine con la sua rivelazione. Penso che nulla avviene per caso…e  quel sorriso che avertivo nel mio profondo era la gioia che mi avrebbe recato il ritrovamento di questa immagine con la sua rivelazione…

Grazie Gesù perchè ogni giorno mi regali qual cosa…***OGGI IL TUO SORRISO***

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 Gesù Sorridente
Questa immagine è il risultato dello sviluppo di una tra le diverse fotografie scattate da una sorella durante un ritiro sulla Divina Volontà, tenutosi a Leon, Guanajuato (Messico), dal 23 al 25 maggio 1998. Tale foto è stata scattata il 25 maggio durante la Santa Messa di chiusura, al momento dell’elevazione dell’Ostia appena consacrata dal sacerdote. Allo sviluppo del rullino, sulla stampa della foto suddetta non si vide l’oggetto inquadrato dalla sorella, cioè il sacerdote che eleva l’Ostia, ma la presente immagine di Gesù sorridente.
Al livello del petto di Gesù si apprezza la sagoma del sacerdote celebrante, nelle vesti sacre della Santa Messa, in atto di elevare l’Ostia della Santissima Eucarestia.

Dedica che Gesù stesso diede alla sorella, quando essa vide per la prima volta questa fotografia di Gesù sorridente ed intese nel suo intcriore le seguenti parole:

"Io sono il Maestro divino, il Maestro della Divina Volontà, e le anime che vivono nel mio Volere sono il mio sorriso".

 
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Pubblicato da su 23 ottobre 2008 in Uncategorized

 

Sono così… … …

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In questi giorni sto trascurando un pò il mio blog…

Sono triste, amareggiata, delusa, preoccupata…

Dopo 25 anni di lavoro in un una ditta…

Ora vogliono diminuire il personale ed eliminare le più anziane…

 

 
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Pubblicato da su 22 ottobre 2008 in Uncategorized

 

DIOL’ assenza  di  Dio

 

 

 

 Un giorno un professore universitario chiese ai suoi studenti: "Dio ha creato tutto quello che esiste?"

 

Uno studente si alzò in piedi coraggioso e rispose: "Sì, lo ha fatto!"

Allora gli disse il professore: "Se Dio ha creato tutto, allora Dio ha creato il male; infatti il male esiste, e siccome vale il precetto che le nostre opere sono un riflesso di noi stessi, allora Dio  è male".

Lo studente si sedette silenzioso davanti a questa risposta, e il professore si rallegrò che ancora una volta avesse dimostrato che la fede era un’illusione.

Un altro studente alzò la mano e disse: "Posso farle una domanda professore?" e quegli rispose: "Certamente".

Il giovane si alzò in piedi e disse: "Professore, esiste il freddo?"

"Che domanda  è questa? Certo che esiste, per caso lei non ha mai avuto freddo?" gli rispose quello.

Gli disse allora il ragazzo: "Di fatto, professore, il freddo non esiste. Secondo le leggi della Fisica, quello che consideriamo freddo, in realtà  è l’assenza di calore. Ogni corpo  è oggetto di studio quando ha o trasmette energia. Il calore  è quello che fa questo corpo quando possiede o trasmette energia. Lo zero assoluto  è l’assenza totale e assoluta di calore, quando tutti i corpi diventano inerti, incapaci di reazioni, ma il freddo non esiste. Abbiamo creato questo termine per descrivere quello che sentiamo quando non abbiamo calore.

Ed esiste l’oscurità?" continuò lo studente.

“Certamente" rispose il professore. Ed egli disse "Nuovamente si sbaglia, l’oscurità nemmeno esiste.

Essa in realtà  è l’assenza di luce. La luce si può studiare, l’oscurità no, infatti il prisma di Nichols può scomporre la luce bianca nei suoi vari colori di cui  è composto, con le differenti lunghezze d’onda. L’oscurità no. Un semplice raggio di luce irradia le tenebre e illumina la superficie dove termina il fascio luminoso. Come si può sapere quanto scuro è uno spazio determinato? In base alla quantità di luce lì presente, non  è così? Oscurità è un termine che l’uomo ha inventato per descrivere quello che succede quando non c’è luce presente".

Finalmente il giovane chiese al professore: "Esiste il male?"

Ed egli rispose "Certo che esiste, come ho detto all’inizio. Ogni giorno vediamo violenza, crimini e violazioni in tutto il mondo, questo cose sono male"

Allora quello studente disse: "Il male non esiste, o almeno non esiste per sé stesso. Il male è semplicemente l’assenza di Dio, è come le cose di prima, un termine che l’uomo ha creato per descrivere questa assenza di Dio. Dio non ha creato il male. Non è come la fede o l’amore, che esistono come il calore e la luce. Il male è il risultato che l’umanità non ha presente Dio nel suo cuore. E’ come il freddo, quando non c’è calore, o l’oscurità quando non c’è luce."

Allora il professore, annuendo con il capo, si sedette, in silenzio.

 

Il giovane si chiamava Albert Einstein.

 
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Pubblicato da su 19 ottobre 2008 in Uncategorized

 

ALLA RICERCA DELLA RISPOSTA ALL' INTERROGATIVO SUL SENSO DELLA SOFFERENZA

Papa Wojtyla
All’interno di ogni singola sofferenza provata dall’uomo appare inevitabilmente l’interrogativo: perché?E’ un interrogativo circa la causa, la ragione, ed insieme un interrogativo circa lo scopo (perché?) e, in definitiva, circa il senso. Esso non solo accompagna l’umana sofferenza, ma sembra addirittura determinarne il contenuto umano, ciò per cui la sofferenza è propriamente sofferenza umana. Ovviamente il dolore, specie quello fisico, è ampiamente diffuso nel mondo degli animali. Però solo l’uomo, soffrendo, sa di soffrire e se ne chiede il perché; e soffre in modo umanamente ancor più profondo, se non trova soddisfacente risposta. Questa è una domanda difficile, così come lo è un’altra, molto affine, cioè quella intorno al male. Perché il male? Perché il male nel mondo? Quando poniamo l’interrogativo in questo modo, facciamo sempre, almeno in una certa misura, una domanda anche sulla sofferenza.L’uno e l’altro interrogativo sono difficili, quando l’uomo li pone all’uomo, gli uomini agli uomini, come anche quando l’uomo li pone a Dio. L’uomo, infatti, non pone questo interrogativo al mondo, benché molte volte la sofferenza gli provenga da esso, ma lo pone a Dio come al Creatore e al Signore del mondo. Ed è ben noto come sul terreno di questo interrogativo si arrivi non solo a molteplici frustrazioni e conflitti nei rapporti dell’uomo con Dio, ma capiti anche che si giunga alla negazione stessa di Dio. Se, infatti, l’esistenza del mondo apre quasi lo sguardo dell’anima umana all’esistenza di Dio, alla sua sapienza, potenza e magnificenza, allora il male e la sofferenza sembrano offuscare quest’immagine, a volte in modo radicale, tanto più nella quotidiana drammaticità di tante sofferenze senza colpa e di tante colpe senza adeguata pena. Perciò, questa circostanza — forse ancor più di qualunque altra — indica quanto sia importante l’interrogativo sul senso della sofferenza, e con quale acutezza occorra trattare sia l’interrogativo stesso, sia ogni possibile risposta da darvi.L’uomo può rivolgere un tale interrogativo a Dio con tutta la commozione del suo cuore e con la mente piena di stupore e di inquietudine; e Dio aspetta la domanda e l’ascolta, come vediamo nella Rivelazione dell’Antico Testamento. Nel Libro di Giobbe l’interrogativo ha trovato la sua espressione più viva.E’ nota la storia di questo uomo giusto, il quale senza nessuna colpa da parte sua viene provato da innumerevoli sofferenze. Egli perde i beni, i figli e le figlie, ed infine viene egli stesso colpito da una grave malattia. In quest’orribile situazione si presentano nella sua casa i tre vecchi conoscenti, i quali — ognuno con diverse parole — cercano di convincerlo che, poiché è stato colpito da una così molteplice e terribile sofferenza, egli deve aver commesso una qualche colpa grave. La sofferenza — essi dicono — colpisce infatti sempre l’uomo come pena per un reato; viene mandata da Dio assolutamente giusto e trova la propria motivazione nell’ordine della giustizia. Si direbbe che i vecchi amici di Giobbe vogliano non solo convincerlo della giustezza morale del male, ma in un certo senso tentino di difendere davanti a se’ stessi il senso morale della sofferenza. Questa, ai loro occhi, può avere esclusivamente un senso come pena per il peccato, esclusivamente dunque sul terreno della giustizia di Dio, che ripaga col bene il bene e col male il male.Nell’opinione espressa dagli amici di Giobbe, si manifesta una convinzione che si trova anche nella coscienza morale dell’umanità: l’ordine morale oggettivo richiede una pena per la trasgressione, per il peccato e per il reato. La sofferenza appare, da questo punto di vita, come un « male giustificato » La convinzione di coloro che spiegano la sofferenza come punizione del peccato trova il suo sostegno nell’ordine della giustizia, e ciò corrisponde all’opinione espressa da un amico di Giobbe: « Per quanto io ho visto, chi coltiva iniquità, chi semina affanni, li raccoglie »(24).Giobbe, tuttavia, contesta la verità del principio, che identifica la sofferenza con la punizione del peccato. E lo fa in base alla propria opinione. Infatti, egli è consapevole di non aver meritato una tale punizione, anzi espone il bene che ha fatto nella sua vita. Alla fine Dio stesso rimprovera gli amici di Giobbe per le loro accuse e riconosce che Giobbe non è colpevole. La sua è la sofferenza di un innocente; deve essere accettata come un mistero, che l’uomo non è in grado di penetrare fino in fondo con la sua intelligenza.Il Libro di Giobbe non intacca le basi dell’ordine morale trascendente, fondato sulla giustizia, quali son proposte dalla Rivelazione, nell’Antica e nella Nuova Alleanza. Al tempo stesso, però, il Libro dimostra con tutta fermezza che i principi di quest’ordine non si possono applicare in modo esclusivo e superficiale. Se è vero che la sofferenza ha un senso come punizione, quando è legata alla colpa, non è vero, invece, che ogni sofferenza sia conseguenza della colpa ed abbia carattere di punizione. La figura del giusto Giobbe ne è una prova speciale nell’Antico Testamento. La Rivelazione, parola di Dio stesso, pone con tutta franchezza il problema della sofferenza dell’uomo innocente: la sofferenza senza colpa. Giobbe non è stato punito, non vi erano le basi per infliggergli una pena, anche se è stato sottoposto ad una durissima prova. Dall’introduzione del Libro risulta che Dio permise questa prova per provocazione di Satana. Questi, infatti, aveva contestato davanti al Signore la giustizia di Giobbe: « Forse che Giobbe teme Dio per nulla? … Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani, e il suo bestiame abbonda sulla terra. Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha, e vedrai come ti benedirà in faccia »(25). E se il Signore acconsente a provare Giobbe con la sofferenza, lo fa per dimostrarne la giustizia. La sofferenza ha carattere di prova.I1 Libro di Giobbe non è l’ultima parola della Rivelazione su questo tema. In un certo modo esso è un annuncio della passione di Cristo. Ma, già da solo, è un argomento sufficiente, perché la risposta all’interrogativo sul senso della sofferenza non sia collegata senza riserve con l’ordine morale, basato sulla sola giustizia. Se una tale risposta ha una sua fondamentale e trascendente ragione e validità, al tempo stesso essa si dimostra non solo insoddisfacente in casi analoghi alla sofferenza del giusto Giobbe, ma anzi sembra addirittura appiattire ed impoverire il concetto di giustizia, che incontriamo nella Rivelazione.Il Libro di Giobbe pone in modo acuto il « perché » della sofferenza, mostra pure che essa colpisce l’innocente, ma non dà ancora la soluzione al problema.Già nell’Antico Testamento notiamo un orientamento che tende a superare il concetto, secondo cui la sofferenza ha senso unicamente come punizione del peccato, in quanto si sottolinea nello stesso tempo il valore educativo della pena sofferenza. Così dunque, nelle sofferenze inflitte da Dio al popolo eletto è racchiuso un invito della sua misericordia, la quale corregge per condurre alla conversione: « Questi castighi non vengono per la distruzione, ma per la correzione del nostro popolo »(26).Così si afferma la dimensione personale della pena. Secondo tale dimensione, la pena ha senso non soltanto perché serve a ripagare lo stesso male oggettivo della trasgressione con un altro male, ma prima di tutto perché essa crea la possibilità di ricostruire il bene nello stesso soggetto sofferente.Questo è un aspetto estremamente importante della sofferenza. Esso è profondamente radicato nell’intera Rivelazione dell’Antica e, soprattutto, della Nuova Alleanza. La sofferenza deve servire alla conversione, cioè all
a ricostruzione del bene nel soggetto, che può riconoscere la misericordia divina in questa chiamata alla penitenza. La penitenza ha come scopo di superare il male, che sotto diverse forme è latente nell’uomo, e di consolidare il bene sia in lui stesso, sia nei rapporti con gli altri e, soprattutto, con Dio.Ma per poter percepire la vera risposta al « perché » della sofferenza, dobbiamo volgere il nostro sguardo verso la rivelazione dell’amore divino, fonte ultima del senso di tutto ciò che esiste. L’amore è anche la fonte più ricca del senso della sofferenza, che rimane sempre un mistero: siamo consapevoli dell’insufficienza ed inadeguatezza delle nostre spiegazioni. Cristo ci fa entrare nel mistero e ci fa scoprire il « perché » della sofferenza, in quanto siamo capaci di comprendere la sublimità dell’amore divino.Per ritrovare il senso profondo della sofferenza, seguendo la Parola rivelata di Dio, bisogna aprirsi largamente verso il soggetto umano nella sua molteplice potenzialità. Bisogna, soprattutto, accogliere la luce della Rivelazione non soltanto in quanto essa esprime l’ordine trascendente della giustizia, ma in quanto illumina questo ordine con l’amore, quale sorgente definitiva di tutto ciò che esiste. L’Amore è anche la sorgente più piena della risposta all’interrogativo sul senso della sofferenza. Questa risposta è stata data da Dio all’uomo nella Croce di Gesù Cristo.
LETTERA APOSTOLICA SALVIFICI DOLORIS DEL SOMMO PONTEFICE GIOVANNI PAOLO II AI VESCOVI, AI SACERDOTI,ALLE FAMIGLIE RELIGIOSE ED AI FEDELI DELLA CHIESA CATTOLICA SUL SENSO CRISTIANO DELLA SOFFERENZA UMANA Lourdes, l’11 febbraio dell’anno 1984, sesto  di Pontificato.
di Pontificato.

 
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Pubblicato da su 16 ottobre 2008 in Uncategorized

 

Nella vita ci sono cose che non possiamo farne a meno.

 

  

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Nella vita ci sono cose di cui l’uomo sente la necessità. Dell’acqua non possiamo farne a meno perché altrimenti moriremmo, l’amore così come l’acqua, ci disseta, ci da forza, ci permette di dare un senso alla nostra vita.

Ci sono persone che pensano che dell’amore si possa farne a meno, perché ci fa star male, perché ci delude, o perché semplicemente ci fa paura.

 Paura di metterci in gioco, di scoprirci deboli nei confronti di altri. Chi vive con questa paura, forse, il vero amore non lo ha mai provato.

Iniziamo da bambini a ricercare l’amore, quando andiamo dai nostri genitori, ci attacchiamo a loro in attesa e nella ricerca di una carezza, di una coccola. Con il diventare grandi, questa ricerca persiste, anzi, forse si fa più forte perché non andiamo più a ricercare l’affetto di coloro che ci hanno messo al mondo, ma lo cerchiamo nelle persone che, il destino o il fato, ci hanno messo di fronte. Non è facile, inizialmente abbiamo paura, è difficile aprirsi con le persone, chi per timidezza, chi perché ha paura di mostrarsi in ogni suo lato, debole e forte che sia.

 L’amore è una cosa che va donata a tutti, nemico o amico, a chi è in difficoltà, a chi magari non se lo merita perché ci ha fatto soffrire, a coloro che mai si sono aperti e che mai hanno ricevuto affetto. 

 Ogni persona ci lascia qualcosa, ci da insegnamenti, e probabilmente nella nostra immensa ricerca d’amore, anche donandolo…  noi da loro lo riceviamo. Se le persone ci fanno male, forse lo fanno perché sono stati loro i primi a soffrire nella loro vita. Non chiudiamo mai le porte alle persone che ci circondano, anzi apriamole e diamo la possibilità a tutti di darci qualcosa, dolce o amara che sia.

L’amore è serenità, l’amore è dolcezza. Non dobbiamo avere paura, se una persona ci fa del male, sforziamoci di capire ancora di più perché ha bisogno di amore lui più di noi. L’amore e anche preghiera…

Preghiamo per loro anche se avvolte puo sembrarci difficile fare questo, per chi ci ha fatto del male.Preghiamo per loro e, sentiremo l’amore di DIO che ci unisce e ci sostiene nel cammino della vita…

 

 
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Pubblicato da su 15 ottobre 2008 in Uncategorized

 

Andiamo con DIO.

va vetta Andiamo con Dio…
 Quando si parla di spiritualità si ricorre a parlare in termini di “alta”
 spiritualità, si pensa a una spiritualità "rarefatta", riservata a pochi
 eletti. Si presenta spesso come unione estatica che si leva in alto o come
 un mare di sofferenze drammatiche più intense dei reali e abituali problemi
 della vita. Il Cristo nudo sulla croce, dalla prospettiva del Padre

 che guarda il suo Figlio crocifisso, evoca qualcosa di troppo distante da noi.
 Cristo, monte di Dio. E la via al monte è ardua.
 Le vie del possesso non raggiungono la vetta; soltanto la via
 del dono di sé porta alla vetta dove Dio è niente e tutto, non una cosa, ma
 ogni cosa! Parlare di spiritualità può sembrare un eroico e persino epico
 viaggio a Dio. Ed è soltanto per gli esperti montanari che osano scalare
 tali vette. Ma se l’ascesa del Monte è un fatto epico, che cosa allora siamo
 chiamati a fare noi cristiani ordinari? Sentiamo di essere talora guardiani
 di una tradizione di cui non abbiamo fatto esperienza? Sentiamo di essere di
 "seconda mano" nella sequela di Cristo, ma mai realmente noi stessi? Nella
 trasformazione dell’amore, con audacia possiamo dire: Diventiamo Dio!…
 Quanto raro è questo far respirare la vita divina in noi!
 rinascere in Cristo, vivere una vitalità nuova,
 risorgere dalle antiche rovine dell’egoismo e del timido ripiegarsi tra le
 proprie cose… Alziamo lo sguardo e andiamo: Lui è con noi, ci ha raggiunto
 
prima ancora che ci mettessimo in cammino!!!

CristoTramontoBig

 
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Pubblicato da su 14 ottobre 2008 in Uncategorized